{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} Io prete disabile e felice

Chiesa

di don Francesco Cristofaro

Io prete disabile e felice

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Posso affermare che il bullismo esisteva già 37 anni fa. “Mamma, perché cammina così?...”, era questa la frase che da piccolino mi rendeva più triste. Quante volte l’ho sentita dalla bocca di bimbi che vedendomi camminare si rivolgevano alle loro mamme per chiedere, capire, scoprire, e poi mi guardavano e sghignazzavano o tante volte mi prendevano in giro tra di loro. E mi mettevo davanti allo specchio per vedermi camminare. Provavo un senso di disagio. Un bimbo bellissimo nel volto, nelle guance paffutelle, negli occhi scuri e nei capelli riccioli ma brutto nelle gambe, storte, fragili che, spesso non si reggevano in piedi.

E mi sentivo sempre più diverso da loro. E mi facevano sentire diverso da loro quando mi dicevano: “tu non puoi venire con noi perché poi cadi e ti fai male…”.

Tutto questo mi faceva piangere e soffrire e pregavo, pregavo tanto per guarire.

La Madonnina, però non mi ascoltava e i santi erano sordi con me. Pensavo di essere cattivo e di non meritare nulla, perché come può un bambino non essere ascoltato?

Vi racconto la mia storia.

Il 10 novembre del 1979 vengo alla luce di sette mesi e con una paresi spastica alle gambe. Ci sono voluti anni per comprendere cosa in concreto significassero queste due parole strane. Solo una cosa avevo capito e, cioè, che fino ai primi tre anni di vita non camminavo. Sempre tra le braccia della mamma o del papà, della nonna materna o di qualche zia. Iniziò così un lungo calvario fatto di visite mediche, viaggi della speranza, viaggi da falsi cristi e falsi profeti, spilla denari che illudono i cuori semplici e, tante volte, non formati nella fede e nel Vangelo di Gesù.

Ricordo le mie lacrime nascoste. Ricordo le lacrime e la sofferenza dei miei genitori. Non si sono mai risparmiati in nulla per non farmi mancare niente. Ma, in mezzo a tanto girovagare, nulla di nuovo, nulla di più. Il problema c’era, il problema rimaneva, come per tanti anni rimase in me il desiderio e la preghiera per una vita normale, come tutti gli altri bambini che in una giornata di sole qualunque, uscivano di casa per una partita a pallone o un giro in bicicletta. La prima volta che salì su una bicicletta per fare un semplicissimo giro, persi l’equilibrio e caddi facendomi una lunga strada tutta in discesa. Roba, per dirla in termini televisivi moderni da “Paperissima” e di queste scene ne ero abituato.

Desideravo una vita senza pietismo, senza sentirmi dire: “poverino!”. Come mi dava fastidio quando mi incontrava una persona e anziché guardarmi negli occhi, mi guardava alla gambe. Lo fanno tutt’ora ma ormai non mi turba più. Desideravo che non ci fossero differenze e questo mio desidero è stato forte per tanto tempo, per tanti anni ed ero triste perché, purtroppo, il nostro mondo, fortemente globalizzato è sempre più attratto dal bello, dal perfetto, da ciò che “funziona”, scartando il non bello o il non perfetto secondo le categorie mondane. Osservavo il “pensiero” e gli “occhi” del mondo e io, pur vivendo in esso non mi sentivo parte di esso, non mi riconoscevo.

C’è un “Altro”, Gesù, che sempre stravolge il modo di fare del mondo. Lui, mi ha fatto sentire presente in questo mondo. Non più periferia, non più scarto, ma centro del mondo, bene prezioso. So che tanti, anzi troppi vivono ciò che io ho vissuto, il mio stesso “dramma”. Ci sono, purtroppo, luoghi nel mondo o nel cuore dell’uomo dove il disabile non è persona, non è uomo. È un numero, un oggetto “posato” li che non serve a niente e nessuno, è un morto vivente, allora, in casi estremi senti anche parlare di eutanasia, come se si facesse un favore alla persona per non farlo soffrire. Non possiamo, non posso e non dobbiamo lasciar passare questo messaggio contro l’uomo, contro la persona, contro la bellezza e la dignità umana, creata ad immagine e secondo la somiglianza di Dio.

Con queste parole, con la mia testimonianza, vorrei aiutare anche una sola persona, che molte volte è costretta a chiudersi nel suo dolore e nel silenzio senza speranza. Non si può fare preferenze di persone. Non ci può essere lo scarto come il cibo avariato e quello buono. Il Signore mai ha fatto e mai farà differenza di persona, ricca o povera che sia, malata o sana, bella o brutta, forte o debole. Siamo tutti figli suoi, creature sue. Il Signore una sola distinzione opera, tra giusto ed ingiusto. Grande è la misericordia del Signore. Egli sempre viene in aiuto dei suoi figli per vie misteriose.

E leggete un po’ in che modo Gesù mi è venuto incontro nel mio cammino. La mia famiglia non frequentava la chiesa, i sacramenti. Io mi sono avvicinato alla parrocchia per il catechismo in preparazione alla prima comunione e da quel momento non ho più abbandonato la chiesa. Il più delle volte, il percorso da casa mia alla chiesa lo facevo a piedi, quasi due chilometri, perché forse i miei non avevano tempo per accompagnarmi. Vengo attratto dalla bellezza delle parole di Gesù nel Vangelo. In parrocchia incontro la realtà del Movimento Apostolico, che fin dal 1979 opera per il ricordo e l’annuncio del Vangelo al mondo che lo ha dimenticato o non lo conosce affatto.

Le Parole di Gesù goccia dopo goccia, seme dopo seme, caddero nel mio cuore come olio profumato e balsamo di guarigione e la mia vita iniziò a cambiare, cambiando pensieri, parole, azioni. Il male dell’uomo è sempre accovacciato nei suoi pensieri. È questa l’opera di seduzione del maligno, governare, possedere i pensieri dell’uomo. Io, infatti, mi ero rinchiuso nella fortezza dei miei pensieri, ero fermo al vangelo mio personale, quello del vittimismo, del piangermi addosso, del “non servo a nessuno”. Non è così! Gesù, pian piano è entrato sempre di più nel mio cuore fino a invaderlo, fino a non esserci più posto per la tristezza ma solo per la gioia, per un amore grande per la vita e anche i pensieri, a poco a poco hanno preso un’altra forma, pensieri di gioia, di letizia, di libertà, di amore, di perdono e misericordia.

Strano a dirlo, senza accorgermene, non chiedevo più guarigioni fisiche – eppure passavo giorni interi nelle mie novene alla Madonna e ai santi per chiedere un miracolo – ma un amore grande per la vita e per le vite altrui. E questo grande miracolo il Signore me lo ha concesso. Uno può dire: “e che miracolo è questo?”. Vi sembra poco un ragazzo triste che ritrova la gioia di vivere? Vi sembra poco un ragazzo angosciato che acquista serenità, felicità? Vi sembra poca cosa un giovane che passa dal dire “io non servo a nessuno” a pensarsi uno strumento di grazia nelle mani di Dio? Beh a me non sembra proprio poca cosa.

Una triste parentesi

All’età di 18 anni, si decise di fare un passo importante ma non credevo, così sofferto. I medici avevano sempre sconsigliato i miei genitori, prima di quell’età di fare degli interventi chirurgici perché c’è un tempo fisico/biologico in cui i tendini si allungano da soli. Dovevo, appunto, fare due interventi di allungamenti dei tendini di Achille. Abbiamo deciso di intervenire, per due volte, prima al tendine destro e poi al sinistro. Intanto, avevo già deciso di entrare in seminario e ne avevo già dato comunicazione e il vescovo aveva già accolto la mia domanda. Gli interventi e la riabilitazione, però, furono molto lunghi e dolorosi e ritardarono di un anno il mio ingresso in seminario.

Partii per Milano presso l’ospedale “Gaetano Pini” per gli interventi. Nel cuore sapevo di non guarire, di non risolvere nulla ma lo speravo ardentemente. La notte sognavo di alzarmi e camminare come tutti gli altri. La mattina mi svegliavo, mettevo i piedi a terra e ritornavo alla mia triste realtà. Al Signore servivo in quel modo. Però, non volevo deludere le attese di mamma e papà che aspettavano quel momento da 18 anni. Avevano già pensato alla festa da fare! E quanti soldi hanno speso. Mio papà era un umile carpentiere e non sempre aveva un lavoro fisso; mia mamma un’umile casalinga. Con quattro figli i soldi non bastavano mai. Tra fratelli ci passavamo l’abbigliamento e, spesso, vestivano i panni dei nostri cugini più grandi ma eravamo sempre in ordine, puliti e profumati.

Quei mesi a Milano sono stati dei mesi bruttissimi e dolorosissimi. Per un lavoro fatto male, ho dovuto assumere morfina. Dopo l’intervento, mi dovettero sostituire il gesso perché fatto male e troppo stretto. Riecheggiano ancora nelle mie orecchie le mie gridate per il dolore, ma la sofferenza più grande era vedere il mio papà che doveva mettere in tasca del fisioterapista la mancetta per fare bene il suo dovere o il viaggio in treno della mia mamma, di ritorno a casa, con un fortissimo mal di denti (non c’erano tempo e soldi per andare dal dentista), di notte, perché c’erano tre fratelli soli ad aspettare. Permettetemi di aprire una parentesi (i veri campioni di vita sono proprio i genitori. Chi non ha amore per i propri genitori è un ingrato ed egoista).

Che delusione dopo il secondo intervento quando per la prima volta, tolto il gesso ho messo i piedi a terra. I primi passi. Nel volto di mio padre non leggevo nessuna emozione. Questo era segno che era avvenuto ben poco. Del resto, me lo aspettavo!

Da quel giorno, però, una cosa non avrei dovuto più fare: essere costretto ad indossare quelle orribili scarpe ortopediche, l’unico paio di scarpe all’anno che mi veniva passato dallo Stato, d’estate e d’inverno, e non importa se quelle costosissime scarpe con il plantare incorporato si rovinavano, io non potevo cambiarle e, finalmente, non dovevo più andare a camminare sulla sabbia del mare caldissima e con quelle scarpe bruttissime mentre gli altri bambini facevano il bagno.

Il primo anno che non dovetti più indossare quelle scarpe, ricordo che ne comprai tantissime per poterle cambiare spesso e cercar di dimenticare il ricordo di diciotto lunghissimi anni.

Le strane vie del Signore

Quando Gesù trova una porta aperta entra con gioia. Ed ecco cosa succede nella mia vita. Un giorno mi trovavo nel giardino di casa a leggere il mio vecchio libricino della prima comunione e nel leggere il rito della Santa Messa, in particolare le parole della consacrazione: “Prendete questo è il mio corpo… Prendete questo è il mio sangue…”, provai un brivido particolare e subito rivolgendomi a Gesù gli dissi: “cosa vuoi da me?”. Da quel momento, nel mio cuore, allora, il desiderio di entrare in seminario per consacrare la mia vita a Dio e ai fratelli.

Ma avviene che, mentre da una parte, la lettura del libricino delle prime comunioni aveva procurato al mio cuore grande coraggio, dall’altra parte, fu proprio in parrocchia durante la celebrazione delle prime comunioni che avvenne qualcosa di veramente triste per me. Mentre servivo la messa delle prime comunioni cado a terra con il calice in mano con il sangue di Cristo nel momento in cui i bimbi dovevano ricevere per la prima volta Gesù. Lo stringo forte forte che non va perduta neanche una goccia, ma da quel giorno si perde il mio coraggio. Mi dicevo: “se non riesco a tenere un calice come posso fare altro”… la crisi più profonda. Come quella volta, già sacerdote caddi dalle scale della Chiesa dove ero parroco. Volevo mollare tutto. Questa è l’opera della tentazione, è il lavoro subdolo del diavolo che in ogni modo e con ogni mezzo si adopera per portarti lontano dal cuore di Dio. L’aiuto, però del Padre spirituale, l’esempio vivente di Papa Giovanni Paolo II che ebbi la grazia di conoscere personalmente e di ricevere la sua benedizione mi diedero grande forza e coraggio per continuare il cammino intrapreso.

E così oggi sono sacerdote del Dio vivente. Certo, non si può racchiudere una vita in poche righe ma queste sono le grandi meraviglie che il Signore ha operato nella mia vita e di meraviglie ne continua ad operare anche oggi mentre scrivo queste parole.

Un altro segno per me strano. Un giorno, mi trovavo in Chiesa e in mezzo alla folla mi sento chiamare dall’Ispiratrice del Movimento Apostolico, la quale mi regala un bastone che conservo come qualcosa di preziosissimo e mi dice che sarebbe stato il bastone della mia vecchiaia e che io non sarei mai guarito. Svanisce ogni piccolissima ombra di dubbio in me. Prima piangevo per guarire e ora piangevo per la gioia. Quel bastone avrebbe separato nel mio cuore la tempesta e portato una pace indescrivibile che non vi so spiegare. Da quel giorno non ho più pregato per la guarigione fisica. Ho sempre offerto le mie sofferenze al Signore.

È molto strano il Signore. Non cercate di comprenderlo perché Lui si diverte a svelarsi e nascondersi. Per tanti anni della mia vita non ho conosciuto il sorriso sulle mie labbra.

Sono stato un girovago tra tante amarezze e false consolazioni. Ero arrivato a dire: “la mia vita non serve a niente” perché gli altri mi facevano credere questo, perché la gente non scommette su chi non è forte, su chi non è come tutti gli altri, su chi non rispecchia le categorie mondane.

Cosa ha fatto il Signore nella mia vita? Ha trasformato e spazzato via questi pensieri e mi ha reso un uomo nuovo. Con un semplice e insignificante bastone di legno. Per il mondo non è questo un miracolo eclatante ma, per me si, lo è. Oggi il sorriso è sulle mie labbra, sul mio viso, nel mio cuore, nei miei gesti. Oggi sono felice. Ecco cosa ha fatto la misericordia di Dio nella mia vita.

Oggi sono un sacerdote felice e sereno, certo con successi e fallimenti, con virtù e, purtroppo con vizi, ma pieno di vitalità ed energia che lotta e si impegna per annunciare il vangelo, parroco attualmente di una parrocchia di periferia, con soli 400 anime, pochissimi bambini e tanti anziani. Non ci facciamo mancare nulla, però. Abbiamo le attività di catechesi per bambini e adulti, le attività di oratorio, i musical, le visite agli anziani e ammalati, la caritas parrocchiale. Allo stesso tempo, mi sento parroco del mondo. Infatti, mi piace utilizzare al meglio tutti i mezzi di comunicazione moderni. Ogni giorno ricevo diverse centinaia di richieste di preghiere o di consigli spirituali sui vari social. Vado in giro per le case di riposo e li dove ci sono i disabili per portare l’abbraccio tenero e amorevole del Signore. Non posso fermarmi. Lo sono già stato per tanto tempo. Ora io devo andare lì dove c’è bisogno di fede, di speranza, di amore, di un sorriso.

Non possono queste righe farvi sentire il battito del mio cuore quando penso a Gesù. Non possono queste righe mostrarvi le lacrime di gioia e di emozione che provo nello scrivere queste parole. Queste righe non possono mostrare tante cose ma la mia vita si.

Il cammino di santità è qualcosa di serio. Il Vangelo non è uno scherzo. Bisogna incamminarsi con serietà e decisione ferma. Tanti sono e saranno gli ostacoli. Una però dovrà essere la nostra meta, il Paradiso beato. L’uomo oggi si sta da solo precludendo la possibilità di godere della misericordia di nostro Signore. Per chi è la misericordia? È per tutti coloro che, consapevoli della piccolezza, della fragilità della propria vita, si alzano, come il figliol prodigo e tornano sui propri passi, tornano al Signore che li attende per rivestirli della dignità perduta e far grande festa.

Oggi, l’uomo è triste perché è senza Dio. Oggi il cuore dell’uomo è smarrito perché ha smarrito la verità del Vangelo, l’unica che lo possa salvare. Oggi l’uomo si vuole costruire senza Dio. Oggi l’uomo si vuole fare dio al posto dell’Onnipotente Signore.

Grande, allora è la responsabilità del cristiano. Grande è la missione del sacerdote: costruire Dio nel cuore dell’uomo. Ecco cosa ha fatto di me il Signore chiamandomi al sacerdozio: mi ha reso idoneo e capace, non per i miei meriti, di edificare il cuore dell’uomo, distrutto, fragile, misero, peccatore. Non mi chiedo se ne sono capace. Chiedo, però al Signore una grazia: camminare sempre con Lui, al suo fianco, sotto il suo sguardo perché altrimenti avrò fatto tante costruzioni ma non avrò edificato il cuore dell’uomo. In questi anni di sacerdozio, da tutto e da tutti ho sempre imparato qualcosa, anche dai fallimenti personali e comunitari. Tutto ho affidato e affido all’intercessione della Vergine Santa.

In conclusione, vorrei dire semplicemente questo: Non importa il passato. Importa l’oggi. Ciò che sei e, soprattutto, ciò che puoi e devi fare ogni giorno con la tua vita e la tua missione. Gesù ti chiama come sei per farti diventare come vuole lui. Io voglio essere come vuole lui. Noi siamo la gloria del Dio vivente, noi siamo i suoi strumenti in mezzo al mondo.

Vorrei fare tanto. Vorrei mostrare ogni giorno il volto di Gesù. Vorrei che l’uomo si avvicinasse alla grazia di Dio. Vorrei dire che il pensiero di Dio è diverso da quello dell’uomo, che il cuore di Gesù è diverso dal cuore dell’uomo. Vorrei dire all’uomo di credere sempre nel domani, di non scoraggiarsi mai, di essere forte. Vorrei dire all’ammalto di rifugiarsi nel cuore amabile della Madre Santa. Vorrei regalare a tutti il mio sorriso quello bello che solo il Signore ti sa regalare da un contatto quotidiano con lui. L’avermi voluto sacerdote è il dono più bello e prezioso che il Signore mi poteva concedere ma, allo stesso tempo, è una missione che puoi assolvere solo se possiedi gli occhi di Gesù, la sua bocca e, soprattutto il suo stesso cuore.

Il sacerdote è una vera ricchezza nella povertà di questo mondo e se lui è santo lo è ancora di più. È colui che ti porta a Cristo, che ti indica la retta via, che ti mostra l’amore di Gesù. È colui che per grazia di Dio ti risolleva dopo la caduta nel peccato e che continuamente ti dice: “coraggio! Non temere! Gesù è con te! Tu sei grande ai suoi occhi. Tu sei nel suo cuore!”.

Vorrei dire: “credere sempre, arrendersi mai!”. Vorrei che con tutti i mezzi, chi può parli della bellezza e della grandezza della vita. Non possiamo fare differenze di persone. Non possiamo fare in modo che passi il messaggio che c’è qualcuno che “non serve”. Vorrei dire grazie a tutti i sacerdoti per la vita spesa per il bene delle anime.

Ecco perché oggi io mi servo di tanti mezzi, i social media, la tv, la radio per testimoniare la bellezza della vita e la misericordia del Signore. Al male bisogna rispondere con il bene, all’ignoranza delle cose bisogna rispondere con la verità.

Che gioia grande se un giorno in cielo Gesù mi dovesse chiedere: “cosa hai fatto sulla terra?” ed io vorrei rispondere soltanto: “Ti ho amato e ti ho fatto amare restando sempre sacerdote”. Ancora molto mi manca. Pregate per me amici.

E allora posso dire:

“Dio venne fin qui e si fermò al passo di un nulla, vicinissimo ai nostri occhi che incrociarono la Luce e iniziò la speranza… (cit.)” e non importa se a 37 anni ancora non ho imparato ad andare in bicicletta ma cammino a piedi a testa alta e cuore allegro per annunciare a tutti le meraviglie del Signore.

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21/09/2017
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