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di Mario Adinolfi

Cinque cose che non bisogna fare

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Tornando dalla festa nazionale de La Croce quotidiano a Riolo eravamo in tanti sintonizzati su Radio Maria ed è partita una raffica di telefonate tra noi quando abbiamo ascoltato Marco Invernizzi, in risposta ad un ascoltatore che chiedeva il perché non ci fosse una unità d’intenti attorno al Popolo della Famiglia, iniziare ad inveire definendo “insignificante, inutile, controproducente” il Pdf, infarcendo tra un insulto e l’altro il discorso con una serie di ragionamenti astrusi secondo cui i cattolici sono minoranza (giusto) e “le minoranze devono sapersi comportare” e “le minoranze non devono mai farsi contare” altrimenti poi fanno “brutte figure”. Singolare riflessione per chi stava trasmettendo da una Radio ispirata a una Mamma che generò un Figlio che con dodici apostoli, di cui uno pure traditore, cambiò radicalmente il mondo. Se avessero dato retta a Invernizzi gli operai cattolici di Solidarnosc ai cantieri Lenin di Danzica o i governatori cristiani che in Pakistan difendono Asia Bibi pagando con la vita? Rapidamente, per Invernizzi e altri che con l’approssimarsi delle elezioni politiche devono denigrare il Popolo della Famiglia per giustificare il loro voto ai soliti vecchi partiti dettato da interessi spesso personali e diretti, una guida in cinque punti sugli errori che non devono compiere. Cinque cose insomma che non bisogna fare quando si parla del Popolo della Famiglia. Perché ovviamente reagiremo.

1. NON SI DEVE INSULTARE IL POPOLO DELLA FAMIGLIA. Definire il Pdf “insignificante, inutile, controproducente” si colloca al confine sempre sottilissimo tra insulto e idiozia. Dopo decenni di politici cattolici che collezionano solo schiaffi, non contano nulla, subiscono le peggiori e cocenti sconfitte; dopo l’ultima legislatura in cui i politici cattolici eletti nei partiti di centrodestra come in quelli di centrosinistra si sono resi complici dei peggiori danni contro i principi non negoziabili, contro la vita e contro la famiglia, votando a favore di leggi assurde come il divorzio breve (solo 29 voti contrari in tutto il Parlamento sommando Camera e Senato, dunque su 945 eletti), le unioni gay (tutti i cattodem e 100 parlamentari cattolici eletti con il centrodestra hanno votato la fiducia al governo Renzi sulla legge Cirinnà), l’eutanasia-dat (appena 37 voti contrari alla Camera), ancora c’è chi insulta il Pdf per proporre il voto ai partiti di centrodestra corresponsabili di questo scempio?

2. NON SI PARLI DEL PDF SENZA CONOSCERLO
Prima di parlare del Popolo della Famiglia occorrerebbe almeno trascorrere qualche minuto per provare a conoscerlo. Ci sono centinaia di occasioni per farlo, teniamo iniziative quotidiane su tutto il territorio nazionale, esiste la Pdf Tv con decine di ore di trasmissione a settimana, ci sono raduni come quello che si è appena concluso a Riolo. In ognuno di queste sedi si può valutare con serenità, se non si è agitati da un pregiudizio, la qualità dell’elaborazione, del gruppo dirigenti, del popolo dei militanti del Pdf. Che non hanno mai una parola di ostilità verso nessuno. Reagiscono, e sempre cristianamente, solo se provocati.

3. NON SI TENTI LA VIA DELLA DELEGITTIMAZIONE
Arrivano ogni giorni i venticelli della calunnia. Contro Mirko De Carli, contro Gianfranco Amato, contro Nicola Di Matteo e ovviamente contro il sottoscritto, i più copiosi. Alcuni hanno immaginato che potesse essere una strada percorribile quella della delegittimazione del gruppo dirigente del Popolo della Famiglia. I più furbi, alcuni presenti nell’associazione di Invernizzi e chissà magari rinfocolati dal buon Marco stesso, gettano qualche sasso nello stagno, ritirano la mano e poi lascian fare al propagarsi di piccole onde. Potremmo utilizzare la stessa arma, sull’associazione presieduta da Invernizzi il gioco sarebbe fin troppo facile viste le vicissitudini che hanno condotto alla sua presidenza, proprio figlie di vicende personali e di questioni peraltro vere e verificate, a differenza delle leggende ad minchiam letteralmente inventate contro i dirigenti del Popolo della Famiglia. Semplicemente, non è nel nostro stile. Noi siamo cristiani perché amiamo anche chi ci osteggia. Ma, come direbbe Danilo Leonardi, non siamo fessi. Amiamo, ma ricordiamo tutto.

4. NON SI CONSIDERI TRANSITORIO IL PDF
C’è chi pensa che continuando ad attaccare il Popolo della Famiglia si raggiungerà l’obiettivo di fiaccarne la resistenza e di diminuire la sua capacità attrattiva. Questa tentazione ha avuto tre momenti di particolare virulenza: alla fondazione, tra l’annuncio apparso su La Croce quotidiano il 3 marzo 2016 e l’assemblea costituente dell’11 marzo, quando si provò a minare l’atto di nascita del Pdf divaricando il gruppo dirigente originario; subito prima e subito dopo le elezioni amministrative 2016, agitando lo spauracchio del voto utile; prima delle elezioni amministrative 2017, provando a togliere consensi nelle aree di riferimento territoriale più sensibili ai nostri temi con vere e proprie operazioni di disturbo. Il risultato? Compattarci sempre di più e confermarci nell’impegno, pur durissimo e faticoso. A Riolo la II festa nazionale de La Croce ha mostrato la tenacia gioiosa del Popolo della Famiglia. Questa caratteristica non sia sottovalutata dai livorosi.

5. NON SI IGNORINO LE SCIENZE MATEMATICHE
Quando si vuole attaccare il Popolo della Famiglia per una supposta sua “irrilevanza”, si guardi prima in casa propria. Se Invernizzi fa il “reggente” di un’associazione di duecento persone, per quanto dotte e professorali nell’aplomb, sempre duecento sono. Il Popolo della Famiglia ha ottenuto sul proprio simbolo già, nelle poche città in cui si è presentato, poco meno di centomila voti ai candidati sindaci che ha proposto e decine di migliaia di voti sul proprio simbolo, ha riempito il più importante teatro di Roma, il teatro Eliseo, con l’assemblea nazionale dei suoi dirigenti, ha tenuto due edizioni di festa nazionale di partito con un livello di elaborazione e di partecipazione ai dibattiti sconosciuti ormai al mondo politico. Davvero si vuole prendere come via per attaccarci quella della consistenza numerica? Di solito lo fanno esponenti di “organizzazioni” che se convocano una iniziativa non riempiono il salone di casa. Noi con umiltà ci consideriamo ancora in fase embrionale, indichiamo sempre la necessità di crescere e puntiamo a un milione di voti. Ma già oggi siamo di gran lunga tra le realtà numericamente più consistenti dell’associazionismo cristianamente ispirato e tra i movimenti politici sono pochi quelli che fanno registrare alle loro iniziative numeri paragonabili ai nostri.

Evitate queste cinque cose, contro di noi si può fare tutto. Poi, si può pure dare una mano se si vuole, venire a firmare in questi giorni che raccogliamo le firme a Ostia per permettere a una comunità di 250mila persone di poter scegliere un programma e una lista che non si vergogna di far riferimento esplicito alla Dottrina sociale della Chiesa, pur mantenendo intatta la sua caratteristica di movimento politico aconfessionale. Incontriamo tutti, accogliamo tutti, ma a partire da una nostra identità ben delineata, come ho provato a spiegare nelle 206 pagine di O capiamo o moriamo che rappresentano un “manualetto” sintetico delle ragioni del nostro impegno e della nostra Proposta per l’Italia. Pensate, ci si può anche iscrivere al Popolo della Famiglia o si può seguire ogni giorno la nostra elaborazione sul quotidiano La Croce www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora e scegliere dunque di sostenerci concretamente, per far sì che il Pdf abbia sempre più possibilità di imporsi.

Oppure si può attaccare il Popolo della Famiglia, legittimo. Non ce ne lamentiamo, siamo in una contesa dove la critica fa parte del gioco e che ci sparino addosso è nelle cose. Il fuoco amico fa più male, ma è messo nel conto pure quello. Un solo ultimo avvertimento agli amici come Marco Invernizzi: non strumentalizzate mai l’ora che padre Livio vi concede su Radio Maria per attaccare il Popolo della Famiglia. Quando ho fondato il Pdf, in completo accordo con lui, ho voluto sospendere la trasmissione a cui tenevo molto su questa che è l’emittente che più mi è cara: Radio Maria non fa politica e non può con la politica confondersi. ne trarrebbe solo danno. Tutto il resto, poi, sia oggetto di una confronto franco e onesto. Fatevi dire infine da un giocatore di poker che l’idea secondo cui “le minoranze non si devono far contare” somiglia troppo all’atteggiamento del pokerista scarso che vuole vincere giocando sempre in bluff: pensa di essere tanto furbo e tutti gli altri al tavolo glielo fanno credere, perché prima che lui cominciasse a pensare l’hanno già individuato come il pollo da spennare.

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25/09/2017
1907/2019
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