{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} La pretesa di conquista dell’Islam

Società

di Lucia Scozzoli

La pretesa di conquista dell’Islam

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IPR Marketing ha realizzato un sondaggio sui musulmani d’Italia, effettuando interviste ‘face to face’ a un campione di cinquecento immigrati residenti nel nostro Paese. I dati sono stati poi disaggregati per le categorie sesso, età e area di residenza in modo da poter essere rappresentativi dell’universo di riferimento. I questionari presi in considerazione sono stati somministrati tra l’8 e il 15 settembre 2017.

I risultati sono stati pubblicati in due puntate, sul Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno, quotidiani di rilevanza nazionale, e poi sul web. L’argomento del primo capitolo, attorno al quale ruota tutta l’analisi numerica, è l’integrazione degli stranieri musulmani nel contesto sociale italiano: le difficoltà con il mondo del lavoro, il flop nell’imparare la lingua italiana sono tra le criticità che hanno reso ardua fino a oggi l’adesione degli islamici ai valori occidentali.

Il capitolo due invece affronta la questione della donna islamica nella vita sociale, nella famiglia e nel lavoro. Emerge un quadro complesso, con risposte spesso rigide ispirate dalla religione. Risposte che condizionano i costumi e le abitudini.

Il sondaggio è vasto, corredato da ben 18 tabelle e si può facilmente ritrovare in rete, per chiunque volesse sfogliarlo di persona nel dettaglio. Difficile strumentalizzare gli esiti, essendo questi di una chiarezza e coerenza, tabella dopo tabella, da non lasciare spazio ad interpretazioni addolcite: il 31% dei musulmani residenti ha dichiarato di non sentirsi integrato e di non volersi integrare (21% giovani, 31% adulti, ben 70% anziani); il 27% sostiene che i terroristi islamici hanno ragione, l’1% dichiara pure che fanno bene a usare le armi (significa che 5 intervistati su 500 hanno detto ciò senza timori di fronte ad un intervistatore e dal momento che ci sono in Italia 2.520.000 musulmani, per proiezione statistica sono sostenitori degli scopi e dei metodi dell’Isis ben 25.200 persone); il 32% è convinto che le donne non debbano studiare o lavorare (percentuale che resta ad un altissimo 17% anche nella fascia di età giovanile, mentre schizza ad un 66% tra gli anziani); il 51% non accetterebbe che la figlia si fidanzasse con un cattolico (il 62% delle donne è di questa opinione, come pure il 42% dei giovani).

Le risposte più estreme si trovano nella fascia di età adulta e anziana, ma stupisce molto che le percentuali restino alte anche in quella giovanile, segno che il mescolamento in atto sui banchi di scuola non sta sortendo alcun effetto di integrazione, o per lo men tale effetto è molto sotto le aspettative e le necessità.

Per i giovani, le donne non devono guidare l’automobile (17%), una figlia femmina non deve viaggiare con amici (27%), né andare in discoteca (37%), portare il velo (17%) o laurearsi (34%).

Il 31% dei giovani musulmani in Italia è convinto che l’Islam debba conquistare tutte le nazioni dell’Occidente e tutto il mondo, e il 21% è indeciso, ci deve pensare ancora un po’: un delirio di onnipotenza che da solo basterebbe a far scattare piani di sicurezza nazionale.

Perché questi piani però non scattano? La risposta ce la dà l’ultima tabella del sondaggio, dal titolo “intenzioni di voto”: il 36% dei musulmani residenti in Italia voterebbe sinistra italiana, il 20% PD, il 26% M5S. E qui si spiegano da sole tante manovre pro immigrazione selvaggia di questo governo, compreso gli ammiccamenti grillini (a fasi alterne) a proposte insostenibili, tipo il reddito di cittadinanza.

Un ragguardevole 56% di questi aspiranti nuovi italiani andrebbe ad alimentare i bacino elettorale della sinistra, finché non si fondano un partito tutto loro che punti ad applicare la sharia da noi.

Secondo una serie di ricerche prodotte dalla Fondazione ISMU (iniziative e studi sulla multietnicità) in collaborazione con Orim Lombardia, in Italia risiedono 2.520.000 musulmani e costituisco il 4% della popolazione. Di questi, il 43% è già italiano, il 16% marocchino, l’8% albanese.

I musulmani con cittadinanza italiana (1.083.600) per l’82% sono stati naturalizzati mediante le procedure previste dalla legge (senza ius soli), il 9% sono nati da naturalizzati italiani (la seconda generazione) e un ragguardevolissimo 9% sono italiani convertiti all’islam. Non conosciamo la percentuale delle conversioni in senso opposto, cioè immigrati musulmani che diventino cattolici, perché, come affermato dal giornalista** **libanese Camille Eid già nel 2008 nel suo libro “Cristiani venuti dall’Islam”, nell’Islam c’è solo la porta di ingresso, non quella di uscita. La conversione ad altre religioni è molto pericolosa, si rischia incolumità fisica e sicuro ostracismo sociale. Per questo anche chi si converte resta nell’ombra e cerca di fare il minor clamore possibile.

Il 59% dei musulmani stranieri presenti sul suolo italiano è maschio (nella comunità del Bangladesh la percentuale arriva al 72%) e sono concentrati soprattutto al nord; nonostante le vie di ingresso preferenziali siano al sud, gli stranieri musulmani poi vanno a stabilirsi al nord: Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto ne accolgono da sole il 55% del totale. Poi c’è Roma, che è la città italiana più popolata da musulmani stranieri: sono 120mila.

Secondo i ricercatori del PEW Research Center, stante il trend attuale, l’Italia dovrebbe passare dai 2,5 milioni di musulmani residenti del 2016 (pari al 4% della popolazione) ai quasi 3,6 milioni del 2030 (equivalenti al 6,2% del totale della popolazione). A questi dobbiamo aggiungere i 170 mila stranieri irregolari musulmani (circa il 40% del totale immigrati irregolari che la fondazione ISMU ha stimato in 435 mila per il 2016), il numero dei musulmani in Italia sale a 2,8 milioni, il 4,5% della popolazione.

Queste percentuali, confrontate con quelle uscite dal sondaggio IPR, non possono che metterci in allarme: la strada del multiculturalismo è destinata a fallire se le nuove culture in ingresso nel paese rifiutano l’integrazione con i valori della nazione. La visione musulmana della donna resta incompatibile con il nostro stato di diritto, il 30% dei musulmani presenti (in modo omogeneo per fasce di età) dichiara di trovarsi male nel nostro paese, il 44% non ha amici italiani, e svolge la sua vita confinato nelle comunità di provenienza, dove ci si arrocca sempre più nella difesa delle proprie tradizioni di origine e si guardano con sospetto, a volte pure con odio, quelle del paese ospitante.

La pretesa conquistatrice dell’Islam dà a questi immigrati disadattati la speranza di trasformare il paese accogliente prima o poi in una brutta copia del paese di provenienza, impedendo loro di elaborare da una parte un tentativo di integrazione reale, o per lo meno di conoscenza della nostra cultura e tradizione, e dall’altra un progetto di emigrazione successiva, alla ricerca di una nuova patria che corrisponda meglio al proprio sentire culturale, o di rientro nel paese di origine.

Ci sono 25mila persone residenti nel nostro paese che ci odiano e che ritengono giuste le stragi dell’Isis in Europa: questo è ciò che ci dice il sondaggio.

Il problema è molto grave e ci interroga a fondo su come porre in atto strategie di integrazione che siano più efficaci di quelle messe in campo finora, ma soprattutto dovrebbe spingerci a commissionare in fretta un altro sondaggio con cui interrogare i musulmani, per chiedere loro che cosa stimano degli italiani e cosa odiano. Io credo che troveremmo delle risposte importantissime e scopriremmo che ciò che più disprezzano è la dissolutezza promossa a ideale che la società sta presentando come “i nostri valori”: il diritto all’aperitivo, alla sbronza, alla bestemmia, al sesso libero, alla droga. Credo che nemmeno io vorrei integrarmi in un paese che non mi propone nulla che io possa stimare, che possa ritenere degno di valore e sacrificio. È arrivato il momento che ci domandiamo per cosa siamo disposti a morire e che lo diciamo chiaramente: su questo saremo pesati, e apprezzati o disprezzati. E se uno non è disposto a morire per nessuna cosa, né per la propria famiglia, o i propri amici, o la propria fede, o la propria patria, per un musulmano è come se fosse già morto. Qualcuno ritiene che una spintarella nell’aldilà con una bomba chiodata, in fondo, non sia nemmeno una brutta azione.

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25/09/2017
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