Politica

di Mirko De Carli

Famiglia, la vaghezza di Paolo Gentiloni

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Oggi ha aperto i battenti la terza Conferenza Nazionale sulla famiglia presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma. Discorso inaugurale del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni. Presenti tra i relatori Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati e Virginia Raggi sindaco di Roma. Da otto anni non si teneva nel nostro paese una conferenza dedicata al grande tema della famiglia e le attese, come avviene ormai da anni nei palazzi della politica italiana, sono state ampiamente deluse e disattese. E questa delusione la rintracciamo immediatamente nella pochezza di proposte e contenuto del discorso del Presidente del Consiglio.

“Parto dall’evoluzione, sociale e demografica, della famiglia”, così apre il suo intervento Gentiloni riaffermando l’importanza dei nuovi diritti (quali?) riconosciuti alle famiglie italiane (forse intendeva riferirsi alle unioni arcobaleno legiferate su proposta di Monica Cirinnà) e al ruolo cardine svolto dalle famiglie italiane come “tessuto della nostra società “. Parte appunto con “un omaggio alla famiglia in quanto principio costituzionale e fondamento della Repubblica” (a parole ma non nei fatti) e loda la famiglia ritenendola la vera artefice della “tenuta del paese e dell’economia” (non certo grazie al sostegno delle istituzioni repubblicane).

I passaggi successivi sono poi dedicati al crollo verticale della presenza dei cosiddetti “corpi intermedi”, affermando che è in atto una forte “lacerazione nelle comunità in quanto sono indebolite quelle trame che avevano nei corpi sociali dei punti di riferimento che sono andati via via dissolvendosi”. Gentiloni propone questa riflessione per arrivare a dire che “la società ha bisogno di ancoraggi fondamentali e il primo è la famiglia”. Vero, ma cosa hanno realizzato gli ultimi tre governi di questa legislatura per riconoscere alla famiglia quello che il premier definisce “il ruolo di supplenza e complemento allo Stato e alle istituzioni della Repubblica”? Nulla, solo false promesse e pie illusioni.

Nel proseguire la sua analisi Gentiloni arriva a dire che la famiglia è fattore di “coesione e identità” perché davanti alle derive più distorsive della globalizzazione l’Italia mantiene “un privilegio nella sua capacità di reggersi sulla famiglia attraverso coesione e identità culturale, nazionale e civica”. Tutto corretto e corrispondente al vero ma dove possiamo riscontrare coesione e unità nelle misure governative varate e nelle proposte di legge in questi anni di governo di centro-sinistra: unioni civili, divorzio breve, ius soli, 80 euro in busta paga e reddito d’inclusione sono le soluzioni per affrontare questa diagnosi? Credo proprio di no, visto che la crisi perdura e le famiglie sono ancora nella morsa più dura da qualche decennio a questa parte.

Il premier poi non esita ad analizzare, dal punto di vista sociologico, la crisi della struttura sociale italiana arrivando a definire la solitudine come uno dei fenomeni odierni più pericolosi, capace di generare paura all’interno delle comunità locali. Arriva a dire “per fortuna che c’è la famiglia” e io aggiungo “nonostante voi e i vostri malgoverni del paese”. La crisi dell’architettura del nostro paese che da sempre poggia sulla famiglia non è dovuta alla crescente solitudine: la solitudine è un sintomo, come la paura, della rottura di quell’equilibrio naturale tra generazioni che ha sempre poggiato sull’istituto della famiglia. Non investendo e non credendo più sulla famiglia descritta in maniera corretta dai nostri padri costituenti all’art.29 della Costituzione stiamo lentamente diluendo la base di cemento di armato su cui, da sempre, la nostra società ha eretto le proprie fondamenta.

Il fatto che Gentiloni non abbia nemmeno accennato ai falsi miti di progresso delle famiglie arcobaleno non può indurci a fare nostre le riflessioni di alcune porzioni del mondo cattolico che si ritrovano nella parole del Presidente del Forum delle Associazioni Familiari GianLuigi De Palo: “Insomma mi sembra un buon risultato: stiamo sul pezzo e gli estremismi si annullano da soli. Come dicevo ieri: cane e gatto litigheranno sempre e in mezzo c’è la stragrande maggioranza delle persone che, pur partendo a volte, da idee opposte, si ritrovano nella difficoltà nella concretezza delle proprie vite, nel lavoro gomito a gomito e nel buon senso che va oltre le ideologie”. Caro GianLuigi, le difficoltà di noi famiglie non le risolve la Conferenza Nazionale sulla Famiglia ma una proposta per l’Italia che mette in campo misure economiche per la famiglia e per la vita.

Queste misure sono il reddito di inclusione, la farsa del bonus bebè, i congedi parentali e la lotta contro le dimissioni in bianco esaltate dal Presidente Gentiloni? No, questi ad andar bene sono rattoppi. L’unica vera rivoluzione consiste nel l’introduzione del reddito di maternità e del fattore famiglia richiamato anche dal Card. Bassetti nella sua prima prolusione da Presidente della CEI.

Con le diagnosi, anche le più corrette e puntuali, si tenta di catturare consensi a ridosso delle elezioni, con le proposte numeri e dati alla mano si cerca di rendere onore a quelle famiglie che ogni giorno ti spronano a fare politica per servirle. E credetemi, c’è una bella differenza.

29/09/2017
1612/2017
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