Politica

di Mirko De Carli

Ora il Forum vada oltre la “delusione”

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L’avevamo annunciato questa settimana: la Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia come ennesimo spot elettorale a costo zero del centro-sinistra a pochi mesi dal voto. Già commentando le parole vaghe e vuote di concretezza del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, in apertura della manifestazione, abbiamo potuto presagire il nulla di fatto che avrebbe prodotto questa iniziativa governativa. Quello che più sorprende è lo stupore con cui settori del mondo cattolico accolgono le sintesi realizzate dai relatori alla due giorni tenutasi in Campidoglio. Uno fra tutti GianLuigi De Palo, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari, che esprime profonda delusione intervistato da Avvenire.

“Ciò che mi colpisce negativamente non è solo l’indisponibilità a trovare subito soldi veri per le famiglie, ma il dato culturale che c’è sotto. Il governo ci dice: ‘Aiutiamo le famiglie che sono sotto la soglia di povertà’. È come dire che si aiutano le imprese solo quando vanno in crisi, o si curano i malati solo quando stanno per morire. Per noi significa che non è sufficiente fare proposte sul fisco, far sentire la nostra voce, fare pressione. C’è un gap culturale sulla famiglia in chi ci governa e nella politica e come Forum dobbiamo provare a colmarlo” dichiara De Palo decretando, di fatto, il fallimento di quell’azione pre-politica tesa a condizionare i partiti e i governi secondo gli orientamenti dettati dal valore ineludibile e primario, costituzionalmente parlando, della famiglia. Caro GianLuigi sei passato dai toni trionfalistici dell’apertura della Conferenza ai toni rammaricati ed amareggiati dell’intervista rilasciata al quotidiano della CEI: perché? Ci voleva la Terza Conferenza farsa sulla famiglia per constatare per l’ennesima volta che l’arco costituzionale attualmente presente in Parlamento non ha alcun interesse a realizzare quel “fattore famiglia” richiamato anche dal Card. Bassetti nella sua prima prolusione da Presidente CEI? Né ora né mai?

Stupisce ulteriormente la presa di posizione di De Palo conseguente al fallimento di quello che aveva esso stesso auspicato come il “cambio di passo” sul tema prioritario delle politiche familiari. Dice De Palo: “Siamo contenti di aver costretto il governo a prendere posizione ma siamo profondamente rattristati dal fatto che c’è sempre qualcosa che viene prima della famiglia. I soldi si trovano sempre per salvare le banche, così come si sono trovati 10 miliardi per il bonus degli 80 euro elargito a prescindere dai carichi familiari, ma non si riesce mai a trovare le risorse per permettere agli italiani di vivere e non sopravvivere se mettono al mondo un figlio. Siamo stanchi di supplire alle mancanze dello Stato. Come possiamo credere a chi ci promette riforme strutturali nella prossima legislatura se non è in grado di dare un segnale già nella prossima legge di stabilità?”.

Costretto il governo a prendere posizione su cosa? Se subito dopo aver dichiarato questo dichiara di non poter più fidarsi di alcuna promessa senza avere ricevuto segnali tangibili di volontà politica nel senso da lui auspicato? Un controcircuito identitario che conferma, ahimè, la difficoltà di settori del mondo cattolico impegnati nel sociale ad esprimere giudizi chiari e netti e non viziati dal ricatto di un rapporto di sottile sudditanza alle logiche del potere e dei suoi precari equilibri.

Sorge spontanea una domanda: il mondo dell’associazionismo pro-family cattolico che cosa chiede di concreto alla politica? Di Palo lo chiarisce incalzato dal giornalista di Avvenire: “Il Forum non ha mai fatto proposte irrealistiche, ha sempre messo davanti il senso di responsabilità per le condizioni complessive del Paese. Dopo studi e simulazioni presentate anche ai tecnici del governo, ritenevamo che si potesse partire con due miliardi sul fattore famiglia, un decimo di quanto stanzia- per le banche. Il governo ha scelto però di mettere ciò che c’è sul Reddito d’inclusione… Adesso vedremo quanto sarà rinforzato il fondo per il Rei e se davvero si terrà conto dei carichi familiari nella sua somministrazione. Almeno su questo, una parola più precisa ci poteva essere. Non vorrei però che si finanziasse l’aumento del Rei con i soldi del bonus-bebè, che scade con i bambini nati nel 2017. In assenza di provvedimenti strutturali, almeno resti ciò che c’è e non si faccia il gioco delle tre carte togliendo da una parte e mettendo dall’altra”. In poche parole: abbiamo chiesto una fetta della torta, ci hanno promesso (e non concesso) solo le briciole sotto il tavolo. Continua De Palo: “A questo punto la legislatura è finita. Ci sono stati anche alcune misure ad hoc, non lo si può negare, su natalità e nidi. Ma purtroppo non sono strutturali e non incentivano la natalità: scommettiamo che il prossimo anno saremo qui a commentare il fatto che ancora una volta e sempre di più i morti supereranno i nuovi nati? Il fatto è che, arrivati al dunque, alla necessità di riscrivere il fisco intorno alla famiglia, ci sono stati arretramenti segno di scarso coraggio. Dal nostro punto di vista, non possiamo non notare la differenza di volontà politica dimostrata sulle unioni civili, che hanno bloccato il Parlamento per molti mesi e alla fine riguardano 5mila persone, come ci ha ripetuto l’Istat ieri. Ma non ci rassegniamo però e guardiamo alle elezioni e alla nuova legislatura. Come Forum proporremo un seminario con tutti i partiti insieme per capire se è realistico che la prossima legislatura non finisca con la famiglia, ma parta con la famiglia. A prescindere da chi governerà e da chi comporrà la maggioranza, che si tratti di un esecutivo di coalizione o di larghe intese. Primo atto della nuova legislatura: il fattore-famiglia. Chi ci sta davvero?”

Per De Palo non è sufficiente l’ennesimo fallimento della strategia spiegata nei minimi dettagli da Invernizzi, reggente nazionale di Alleanza Cattolica, dai microfoni di Radio Maria secondo cui, essendo minoranza come mondo cattolico, siamo chiamati ad agire come lobby anziché come popolo che chiede rappresentanza attraverso il processo democratico: si propone di insistere con insensata ostinazione su questa strada offrendo alle famiglie italiane ormai esauste una lenta e dolorosa agonia estinzionista.

Forse questa logica di concepire l’ideale cristiano come fattore non più identitario e quindi verticale ma orizzontale cioè “miscelato” all’interno della mentalità mondana può essere proficua per garantire qualche poltrona al sole per qualcuno ma non offre alcuna prospettiva di respiro reale per la nostra gente: perché non si ha il coraggio di dare un nome e cognome al fattore famiglia parlando innanzitutto di reddito di maternità?

Non è la panacea di tutti i mali del paese ma è un punto di partenza, il punto di partenza per quella rivoluzione culturale e fiscale a misura di famiglia numerosa.

Caro Gigi, e te lo dico con il rispetto che si deve avere per un fratello in Cristo e pregando per la nuova creatura che porta in grembo tua moglie, non è arrivata forse l’ora che le Associazioni Familiari chiedano degna rappresentanza per i propri ideali e proposte e non solo contentini vuoti di concretezza prima delle elezioni? Credo che, prima di arrivare ad una rapida e silenziosa estinzione, occorra rifletterci seriamente.

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03/10/2017
1807/2019
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