Chiesa

di Sara Deodati

L’ordinario militare ci parla di Fatima

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Domenica scorsa, 8 ottobre, l’Ordinario Militare per il Portogallo Mons. Manuel da Silva Rodrigues Linda ha presiedutola Santa Messa nella parrocchia del Comprensorio della Città militare della Cecchignola (Roma), chiudendo solennemente le celebrazioni per il centenario delle apparizioni di Fatima. Dopo l’Eucaristia è seguita un’affollata processione per le strade della Città militare, animata dalla fanfara della Scuola Trasporti e Materiali dell’Esercito con a capo la statua della Madonna di Fatima. Grazie all’interessamento del giovane e dinamico cappellano militare della Cecchignola don Salvatore Nicotra, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare e d’intervistare, in esclusiva per “La Croce”, il simpatico e dotto vescovo portoghese, che è stato nominato all’inizio del suo pontificato da Papa Francesco Vescovo Ordinario di tutto il personale militare e civile delle Forze armate e di sicurezza lusitane (ottobre 2013). Monsignor da Silva Rodrigues è anche reduce da un’importante riunione del gruppo misto di lavoro tra il Cec-Consiglio ecumenico delle Chiese (organismo consultivo di tutto il mondo protestante ed ortodosso) e la Chiesa cattolica, istituito nel 1965 per monitorare e rafforzare la cooperazione fra Chiese, comunità e confessioni cristiane. Tale simposio, che si si è riunito a Lisbona dal 12 al 15 settembre, ha visto protagonista Mons. Da Silva in qualità di presidente della Commissione ecumenica della Conferenza episcopale del Portogallo. Siccome nel programma dei lavori di Lisbona era compresa anche una visita comune al santuario di Nostra Signora di Fátima in occasione delle celebrazioni del suo centenario, partiamo proprio col domandargli se secondo lui la Madre di Dio può aiutare nel dialogo ecumenico in corso.


D. Eccellenza, secondo Lei qual è il ruolo della teologia e della devozione Mariana nell’ambito del dialogo e della cooperazione ecumenica di oggi?

R. È evidente che il tema della Madonna non è quello che più favorisce il dialogo ecumenico. Tuttavia, se teologicamente inserito, non esclude altresì una buona relazione tra noi cattolici, più mariani, e i fratelli protestanti ed evangelici, che non ammettono alcuna altra mediazione diversa da Gesù Cristo. A livello della pietà popolare, i fratelli separati pensano che il riconoscimento concesso alla Madonna possa mettere in ombra la centralità di Cristo. Ma a livello teologico credo che non sia contro la loro sensibilità porre la Madre di Gesù al posto che le compete nell’economia della salvezza in quanto “tipo della Chiesa” e
come segno di speranza per il credente, per l’umanità e per il mondo.

D. Cosa è cambiato nella Chiesa e nel mondo da quel 13 maggio del 1917, quando avvenne la prima apparizione della Vergine Maria ai tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta?

R. Sfortunatamente, nel bene, non si sono verificati i cambiamenti desiderati. All’inizio del XX secolo, la mentalità dei leader politici ed economici era fortemente incentrata sul materialismo, sul positivismo e persino sull’ateismo, il tutto a seguito dell’influenza dell’Illuminismo del XVIII secolo. Naturalmente, in questa cultura, Dio non aveva diritto di cittadinanza. Perciò, come sappiamo, il concetto filosofico della “morte di Dio” è stato seguito dalla vera e propria “morte dell’uomo”, con la prima guerra mondiale che ne ha costituito la massima espressione. Fátima si inserisce in questo contesto: le apparizioni sono un avvertimento materno, un intervento amorevole del Cielo a favore dell’umanità, una ripresa della speranza in un mondo che ne aveva bisogno. Ed è per questo che la Chiesa apprezza tanto queste apparizioni.

D. Può spiegarci perché il dialogo tra Lucia e la “bella Signora” è ancora considerato illuminante per tutta la Chiesa e può costituire un arricchimento per la vita spirituale di tutti i fedeli?

R. A Fatima c’è un testo e un contesto. Il testo è il dialogo della “Signora del Rosario” con Lucia, espresso con parole semplici poiché altrimenti i tre Pastorelli non avrebbero capito niente. Ma il contesto esprime un significato estremamente teologico. Nella prima apparizione, i veggenti si sentono fisicamente ed esistenzialmente coinvolti nella luce di Dio. E si rendono conto che la pace, le buone relazioni sociali, la fraternità universale possono essere costruite solo nell’ambito di questa luce. Quando si parla di penitenza, conversione e preghiera, specialmente a favore dei peccatori, si fa riferimento a questo nuovo ordine di
valori. Ecco qui l’“attualità” di Fatima: rimanda ad un tempo che non è da ripetere in quanto tale, ma che costituisce una profezia di un nuovo rapporto con Dio, origine e garanzia di un altro atteggiamento esistenziale nei confronti dei fratelli.

D. Si è molto scritto, a sproposito, sui segreti del messaggio che la Madonna di Fatima avrebbe rivelato a Lucia. Cosa suggerire a chi ancora alimenta polemiche in materia con la gerarchia della Chiesa o segue commentatori e “teologi” che mostrano di sapere di più e meglio sul Messaggio della Cova da Iria?

R. Oltre a ciò che è già stato rivelato dalla Santa Sede, tutto ciò che è stato aggiunto sul segreto di Fatima è pura speculazione. E sappiamo che ci sono menti malsane. Particolarmente in questo momento di paure e minacce mondiali. Ma stiamo tranquilli: tutto il segreto è già stato rivelato e nella sua totalità.


D. Ho letto di una conversazione privata di Suor Lucia, riportata a pag.75 dell’edizione italiana del libro “Un cammino sotto lo sguardo di Maria”, curato dal Carmelo di Coimbra [è stato pubblicato in Italia dalle edizioni OCD], nel quale la religiosa afferma: “Se il Portogallo non approverà l’aborto, è salvo; ma se invece l’approverà, dovrà soffrire molto”. Cosa ne pensa, e come vede il presente e il futuro della Nazione lusitana per quanto riguarda il rispetto della legge naturale e cristiana?

R. Oggi non ci sono confini riguardo alla cultura politica e alla cultura di massa. Per questa ragione, purtroppo, da noi in Portogallo, sono avanzate le stesse proposte politiche provenienti da tutta Europa in relazione a ciò che chiamiamo “i temi non negoziabili”. Uno di questi è proprio l’aborto e, a breve, sarà quello dell’eutanasia. Quello che la serva di Dio Lucia ha scritto è la sua percezione morale, il suo senso di vedere le cose. Ma non è una rivelazione divina. Di conseguenza, ha il valore che ha: un appello alle coscienze rivolto da un’anima pia, di fronte al declino del tono morale della società. Non si tratta certo di una “minaccia” proveniente dal Cielo.

D. Le considerazioni ed i segreti rivelati da Suor Lucia hanno fatto progressivamente crollare le previsioni catastrofiste che molti hanno attribuito al messaggio di Maria, anche se come ha ricordato Benedetto XVI nel suo viaggio verso Fatima del 2010, si illuderebbe chi credesse che il Messaggio di Fatima sia finito.
Eccellenza, cosa ci può dire al riguardo?

R. I Papi e i teologi hanno sottolineato che il messaggio di Fatima si riferisce all’essenza del Vangelo: conversione, penitenza e cambiamento di vita. Ora, come il Vangelo è per sempre, lo stesso si può dire di un evento che, anche se privato, si riferisce al nucleo fondamentale della Buona Novella della Salvezza. Perciò, il Papa Emerito aveva ragione dicendo che il messaggio di Fatima non era ancora finito. Come anche nella Rivelazione vi è un progresso nella sua comprensione, così oggi non è possibile leggere il messaggio della Cova de Iria come cento anni fa. Fatima è tuttora oggetto di ampi studi teologici e scientifici. Ora, uno
degli aspetti maggiormente messi in rilievo è che la visione “catastrofica” è più tipica della mentalità popolare, dei semplici, come i Pastorelli, piuttosto che risalente al centro del messaggio rivelato. Questo consiste più in ammirazione e incoraggiamento materno che in minaccia di punizione o dichiarazione di una fine catastrofica. Non è senza motivo che le apparizioni collettive si concludano con il cosiddetto “miracolo del sole”, facendo vedere come il sole “ballò”. Quella danza è stata un segno di celebrazione, di fine gioiosa, di «corteggiamento» tra Cielo e terra.


D. La bellezza delle apparizioni di Fatima consiste anche nel coinvolgimento dei bambini nel piano di salvezza che Dio cerca sempre con la collaborazione umana. Come a Maria l’angelo prima propone di diventare Madre di Dio e poi gli affida una missione straordinaria, così Maria domanda umilmente ai tre pastorelli se sono disposti a recitare il Santo Rosario con l’intenzione di far cessare la prima guerra mondiale. Qual è il compito che, in questo senso, hanno i genitori e gli educatori per difendere i piccoli dai “peccati sociali” e dalle sofferenze che gli infliggono tante comunità indifferenti ed egoiste?

R. I genitori devono continuare con la missione fondamentale e insostituibile di rendere la loro famiglia una scuola di valori. È vero che, con l’istruzione pubblica, la comunicazione sociale e il facile accesso alle reti sociali, sempre più fattori possono compromettere l’educazione impartita dalla famiglia e la formazione del carattere dei bambini. Quindi sempre più i genitori dovranno assumere seriamente l’impegno alla formazione della personalità e vigilare sulla trasmissione dei valori, i più alti dei quali sono sempre quelli morali e religiosi. Vorrei evidenziare la relazione tra la “ragazza” Maria di Nazareth e i Pastorelli di Fatima: sono tutti figli di famiglie molto credenti, zelanti e di pratica religiosa abituale.


D. Il “testimone” su Fatima lasciato da Benedetto XVI a Papa Francesco è stato spesso riassunto nel richiamo all’emergenza educativa, caratteristica propria del nostro tempo, soprattutto in Occidente. Com’è possibile che molti Cristiani accettino passivamente che i nostri bambini vengano offesi nella loro innocenza con la pornografia, la prostituzione forzata, l’indottrinamento gender?

R. In Portogallo, in effetti, l’accesso illimitato alla pornografia e la diffusione dell’ideologia di genere (gender) sono particolarmente gravi. Non sono un pessimista, ma ho paura che stiamo “decostruendo” la persona umana come la conosciamo. C’è, infatti, un enorme problema antropologico nella cultura occidentale. La Chiesa è una delle poche forze che è attenta a questo e cerca di porre fine all’attuale deriva. Purtroppo non abbiamo ancora raggiunto molti risultati..Perché? Non lo so. Forse perché non abbiamo posto bene le giuste priorità, tra ciò che non può assolutamente cambiare e ciò che invece può cambiare senza stravolgere la natura. Poi al di fuori del mondo cattolico quasi sempre accusano la Chiesa di essere “conservatrice”, che è un ostacolo al progresso della società. È la tesi tipica del diciannovesimo secolo, piena di pregiudizi.
Dicono che il messaggio cristiano non ha niente di sensato da dire alla società. Questo è il motivo per cui alcuni sostengono che un possibile futuro Concilio dovrà riguardare l’antropologia.


D. Cosa ci può lasciare nel cuore questo centenario delle apparizioni di Fatima?

R. Credo che tutto possa essere riassunto in quel grido che Papa Francesco ha proclamato a Fatima in occasione del suo recente pellegrinaggio: “Noi abbiamo una Madre!” Sì, abbiamo una Madre che ci garantisce il trionfo dell’amore di Dio nei drammi della storia! Abbiamo una Madre che, come la “Donna” dell’Apocalisse, ci difende dalla forza distruttiva del male per mezzo dalla logica del rifugio in Dio. Abbiamo una Madre che ci chiama alla missione di “pregare per i peccatori”, cioè di abbandonare il nostro individualismo per rendere partecipi gli altri della fraternità universale che ci deriva dalla comune paternità divina. Solo così otterremo la pace. Abbiamo una Madre che è già il compimento della promessa di Salvezza. Non siamo soli! Il male, la distruzione e la morte non saranno l’ultima parola della storia. Essa sarà piuttosto Dio e la vita in pienezza che Lui ci offre misericordiosamente.

Ma andiamo a scoprire, per i pochi che non ne fossero a conoscenza, la figura di Monsignor da Silva Rodrigues.

Nato nel 1956 a Paus, nella diocesi di Lamego del nord del Portogallo, Manuel da Silva Rodrigues ha compiuto gli studi di teologia presso il locale seminario e, nel giugno del 1981, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale per le mani del vescovo di Vila Real Mons. António Cardoso Cunha. Ha conseguito quindi la licenza in disciplineumanistiche presso la facoltà di filosofia dell’Università cattolica di Braga (1987),

in teologia nella facoltà di Porto (1988), in teologia morale presso l’Accademia Alfonsiana di Roma (1991) e, infine, il dottorato in teologia morale all’Università Comillas di Madrid (1998) con una tesi sull’“Educazione
politica in Mons. António Ferreira Gomes (1906-1989)” (“Political Andragogy in D. António Ferreira Gomes”). È stato parroco, cappellano militare, assistente di Azione cattolica, docente di religione e di etica, rettore del Seminario di Vila Real, direttore del Centro diocesano di cultura e, nel 2009, è nominato vescovo ausiliare di Braga da Benedetto XVI. Tra i fondatori del “Centro per lo Studio del Pensiero Portoghese”, istituito presso la Facoltà di Teologia dell’Università Cattolica Portoghese, nell’ottobre del 2013 è stato designato da Papa Francesco successore di Mons. Januário Torgal Mendes Ferreira come Ordinario militare
(“delle Forze armate e di sicurezza”). L’8 aprile 2014 è stato nominato “Capelão-Mor”,ovvero “Cappellano Maggiore” (o “Gran Cappellano”) con ordinanza comune dei ministri della difesa e dell’interno della Repubblica portoghese. Già membro della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale e mobilità della Conferenza Episcopale del Portogallo, dal 2000 al 2014 è stato delegato alla pastorale della sanità e, dall’aprile 2014, è presidente sia della Commissione Episcopale delle Missioni e per la Nuova Evangelizzazione sia di quella per l’ecumenismo.

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12/10/2017
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