Politica

di Mario Adinolfi

La piccola Banda

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Il Corriere della Sera ha ripubblicato a tutta pagina la fotografia di dieci anni fa che simboleggiò la fondazione del Partito democratico: Romano Prodi al centro con quattro mani sopra la sua e sono quelle di Walter Veltroni, Enrico Letta, Rosy Bindi con la mia. Con tristezza ho pensato che milioni di persone votarono quel 14 ottobre, qualche migliaio persino per me, affidando a quelle cinque persone l’idea che un grande partito popolare, di massa, potesse far star meglio l’Italia. Nove milioni lo votarono alle successive elezioni politiche e mi portarono a fare l’esperienza di deputato della Repubblica in un grande gruppo parlamentare, con centinaia di membri, dunque con la concreta possibilità di cambiare le cose. Dieci anni dopo tutti, a partire dai protagonisti della foto, provano grande amarezza. E voglio provare analiticamente, senza ricorrere a scorciatoie o slogan, a capire perché.

Romano Prodi non ha rinnovato la tessera del Pd fin dal 2013, quando subì l’imboscata dei 101 franchi tiratori sulla sua candidatura al Quirinale, e alla celebrazione del decennale del Partito democratico non è stato neanche invitato; Enrico Letta come è noto è emigrato a Parigi non molto “sereno”; Rosy Bindi ha già annunciato l’addio alla fine dell’impegno istituzionale come presidente della Commissione Antimafia tra qualche mese; Walter Veltroni è ai giardinetti, scrive brutti libri e dirige brutti film per far scorrere il tempo; io dopo aver subito due processi interni presso i probiviri del partito nel 2011 con l’accusa di “omofobia” (sempre assolto, almeno), come Prodi non ho rinnovato la tessera nel 2013 e non mi sono ricandidato, pur avendone diritto come deputato uscente, alle “parlamentarie” che selezionarono le liste, lasciando definitivamente il Pd e fondando poi nel 2016 il Popolo della Famiglia. Le cinque persone della foto fondativa del Pd, non sono più nel Pd. Ho scritto ad alcuni amici che mi facevano notare la pubblicazione sul Corriere della Sera di quella storica fotografia, che spero che l’11 marzo 2026 quando cadrà il decennale della fondazione del Popolo della Famiglia potremo ritrovarci tutti insieme in un giorno di vera festa (e non di “lutto” come ha detto invece Arturo Parisi del raduno Pd) perché i membri del Pdf sono legati da una vera amicizia.

Cosa resta del Pd delle origini? Il grande equivoco di fondo, ognuno vi entrava convinto di rendere egemone la propria cultura di riferimento. Io aiutai da deputato con molta forza Matteo Renzi alle primarie del 2012 (allora fummo solo 12 parlamentari su quasi 400 a farlo, oggi sono tutti renziani, allora era complicato sostenerlo) memore della battaglia comune combattuta a sostegno del Family Day del 2007, in cui quel giovane amico presidente della provincia di Firenze era alla mia “destra”, strenuo sostenitore dell’unicità della famiglia naturale. Ma il potere cambia e corrompe, le convenienze modificano quei cattolici di palazzo che come Renzi poi vanno in tv a dichiarare di “aver giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo”, senza rendersi conto che con la forzatura sulla legge Cirinnà hanno tradito sia il Vangelo che la Costituzione. Oggi, nonostante il potere detenuto, l’astio verso Renzi e la sua piccola banda (Boschi, Lotti, Bonifazi, Carbone) è predominante. Arriva dopo la gestione della piccola banda bersaniana (Bersani, Speranza, D’Alema, D’Attorre) che non a caso una volta perso il potere ha lasciato “la ditta” facendo l’ennesima scissione a sinistra.

Il punto è proprio questo. Poiché nel Pd alla fine il sogno è naufragato dentro un unico collante che è la gestione del potere, chi è cliente resta, chi è lontano dal nucleo che governa gli interessi se ne va o briga. Il vecchio sogno escatologico della sinistra rivoluzionaria e pure quello più pragmatico della sinistra riformista, sono collassati in un puro vuoto valoriale e identitario, riempito da generiche chiamate ai “nuovi diritti civili” che coprono una sostanziale incapacità di saper spiegare persino a se stessi per quali ragioni profonde si è in campo, se non per quella drammaticamente povera della gestione del potere per il potere in sé, in assenza di qualsiasi visione o progetto di natura popolare.

Così lo straordinario successo del Pd delle origini che prende 14 milioni di voti alle elezioni politiche del 2008 diventa prima la ridicola performance del Pd di Bersani che doveva “smacchiare il giaguaro” ed è finito a fare gli streaming insultato da Crimi e dalla Lombardi, avendo perso 4 milioni di voti per strada rispetto alla coalizione veltroniana, poi al disastro di Renzi che consegna le grandi città a tutti gli avversari del Pd (grillini, destre, persino masanielli alla De Magistris) e le principali regioni motori economici del Paese (Lombardia, Veneto, Liguria) al predominio leghista. Cosa sta accadendo a sinistra? Aver scelto la strategia della piccola banda allontana il progetto del partito di massa da qualsiasi ipotesi di concreta realizzazione: i ceti popolari non credono più alle promesse che arrivano da sinistra, votano Grillo e destre, persino CasaPound. L’esempio più chiaro si avrà ad Ostia e in Sicilia alle amministrative che si terranno tra pochi giorni, il 5 novembre. Sia ad Ostia che in Sicilia governava il Pd. A Ostia è arrivato lo scioglimento per mafia, in Sicilia il presidente uscente Rosario Crocetta non è stato ricandidato per manifesta incapacità. Il Pd non ha nessuna possibilità di tornare al governo di quelle comunità di cui esprime il governo uscente: le comunità li schifano. In Sicilia il Pd sarà travolto dai grillini e centrodestra. A Ostia accadrà lo stesso e il povero Athos De Luca, rottame recuperato allo sfasciacarrozze della politca, è mandato allo sbaraglio e non sarà solo surclassato da grillini e destre, ma persino nel rapporto con il Popolo della Famiglia subirà uno smacco. Se infatti venti mesi fa Roberto Giachetti candidato sindaco del Pd a Roma prese a Ostia più di trenta volte i voti del candidato sindaco del Popolo della Famiglia (18.708 a 598), sono certo che il rapporto che registreremo alle elezioni del 5 novembre sarà inferiore a uno a sette. Alle politiche il recupero sarà ancora più evidente.

La strategia della piccola banda non funziona, non può funzionare, non interessa strati popolari sempre più ampi. Il Pd è ora una banda senza popolo. Certo, gestisce interessi giganteschi e i clienti ci sono sempre, ma non c’è più alcuna passione. Accade anche in televisione, i “democratici” controllano le principali reti tv, ormai impongono Fazio e Gramellini in prima serata ovunque, Daria Bignardi prima di mollare la direzione di Raitre piazza in palinstesto gli orrendi programmi della sua banda, da Chakra di Michela Murgia a Le Ragazze del 68 dei Pesci Combattenti di Cristiana Mastropietro (sua autrice alle Invasioni Barbariche) e del fratello, facendo copiosamente pagare tutti da denari pubblici. Ma pure se regali le fasce di pregio della tv pubblica a programmi che vogliono fare la propaganda dell’utero in affitto, dello ius soli e del Sessantotto, la gente se ne accorge e fai il 3% di ascolto fisso. Un disastro per la tv pubblica. Se poi ti sposti sulla tv privata e affidi al “democratico” Andrea Salerno la direzione de La7 e quello porta tutta la sua banda e dà al disegnatore la fascia preserale ogni giorno, al sodale di Gazebo la prima serata e ai film di Nanni Moretti un’altra prima serata, allora manco il 3% farai mai. Farai ideologia e drenerai quattrini per la banda (peraltro quattrini di Urbano Cairo a cui deve essere andato di volta il cervello quando ha affidato la rete a Salerno, che ovviamente pensa che lo sguardo di Roma Prati sezione Ds Mazzini o San Giovanni o Monteverde sul mondo sia lo sguardo universale che fa divertire tutti, invece annoia mortalmente).

Il problema della sinistra è aver calpestato ogni progetto di dimensione popolare per far prevalere la logica della piccola banda e ognuna delle bande ovviamente odia ferocemente l’altra e vive solo in funzione della distruzione dell’avversario contiguo, Questo clima pesantissimo impedisce qualsiasi costruzione valoriale, anzi impone un atteggiamento a-valoriale, il cui massimo dei riferimenti culturali sono le serie tv americane. Al membro della banda è vietato leggere libri, al limite può scriverli ma solo in funzione del capobanda, vedi il povero Fassino. Franceschini infatti si rifugia nella narrativa, con risultati migliori di Veltroni, ma nonostante le ospitate imposte a Fazio non decolla. Avanti, recita il titolo di Renzi come invito alla banda. Ma avanti verso dove? Sembrano tutti incapaci di una direzione di marcia sensata, sembrano le vignette di Makkox, sembrano Staino che le pubblica su Avvenire, sembrano l’umorismo di Zoro e la supponenza di Nanni Moretti, sembrano la festa dell’Unità anche se l’Unità non esiste più: roba senza senso, insomma, un divertissement forse, ma ad uso e consumo solo di questa banda senza popolo che si chiama Partito democratico, dieci anni dopo, affondata nella tristezza di tanti (me compreso) che non hanno potuto far altro davanti a tanta pochezza che dire addio.

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17/10/2017
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