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di Lucia Scozzoli

LGBT, come ti “proteggo” l’abusato

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“Yorkshire MESMAC è una delle più antiche e grandi organizzazioni che si occupano di salute sessuale del paese” , recita il “chi siamo” del sito della MESMAC, una associazione LGBT inglese.

Yorkshire MESMAC fornisce una gamma di servizi in tutta Leeds, Bradford, Wakefield, Rotherham, York, North Yorkshire e Hull: test gratuito, rapido e riservato HIV, preservativi e lubrificanti, consulenza, counseling, informazioni e risorse, sale riunioni e spazio di formazione, promozione di luoghi commerciali per gay, aree crociera e bagni pubblici dedicati, supporto per individui e gruppi della comunità, formazione.

L’associazione svolge anche un lavoro di consulenza psicologica per le vittime di abusi, soprattutto giovani, che hanno affrontato l’esperienza dello sfruttamento sessuale.

Il Guardian ha deciso di dare una rapida letta al codice etico e alle linee di condotta per il personale di questa associazione benefica ed ha scoperto che non sono vietati i rapporti sessuali e le relazioni tra gli utenti e i lavoratori. Nel documento sulle linee di condotta si legge: “I rapporti sessuali sono accettabili con gli utenti di servizi inizialmente incontrati durante l’orario di lavoro, ma ciò è inappropriato se l’utente del servizio ha stipulato un rapporto di supporto uno-a-uno o continuativo con il lavoratore.”

In sostanza, se il lavoratore non segue direttamente l’utente, allora dall’incontro in associazione può nascere cosa. E quello che può nascere non è una meravigliosa storia d’amore, come può pensare qualche romantico sprovveduto, ma sesso. A dirlo è lo stesso direttore generale, Tom Doyle, il quale ha dichiarato: “Per chiarezza, lo scenario che si tenta di affrontare è, ad esempio, nei nostri servizi di salute sessuale per adulti, quello in cui un lavoratore distribuisce preservativi in pub, club, ecc. Tecnicamente a quel punto tutti quelli che ricevono un preservativo sono utenti del servizio. Se poi incontreranno quella persona in un altro ambiente, ad esempio ad una festa, e entrambi provano attrazione, pensiamo che sia accettabile per loro sviluppare una relazione. Ciò che è inaccettabile è quello di utilizzare l’orario di lavoro o la loro posizione in MESMAC in seguito e in qualsiasi modo”.

Insomma, se i due si trovano ad un festino gay, il fatto che uno si sia presentato al MESMAC per chiedere una consulenza non può rappresentare un ostacolo alla passione improvvisa.

Non è dello stesso avviso l’amministratore delegato della Survivors Trust, un’agenzia nazionale che fornisce sostegno alle vittime di stupri e violenze sessuali, Fay Maxted. Egli ha dichiarato: “Sono stupito di come sia stata scritta [la politica] e delle raccomandazioni che contiene sui rapporti sessuali personali con utenti di servizi. Il massimo che posso ritenere appropriato o accettabile è permettere i rapporti con gli ex-utenti del servizio e anche in questo caso con cautela”. “La politica non protegge in modo sufficiente gli utenti dei servizi da parte di lavoratori che possono sfruttare la loro posizione per accedere a persone vulnerabili. Infatti, è concessa la licenza ai lavoratori di contattare gli utenti dei servizi con cui vogliono avere un rapporto”.

Eh già: la privacy, questa sconosciuta. Cosa vieterebbe ai lavoratori di accedere ai dati personali degli utenti che hanno adocchiato, come l’indirizzo di casa o il numero di telefono, per poi contattarli, magari pure per finto caso?

Il dottor Alec Grant, che fino all’anno scorso si è occupato di salute mentale nella narrativa all’Università di Brighton, ha dichiarato: “La politica fornisce ai lavoratori linee guida contraddittorie: da una parte si dice che non è accettabile trasformare i rapporti di lavoro in personali. Ma poi essi sono informati di poter perseguire rapporti sessuali con gli utenti del servizio incontrati durante il tempo di lavoro, a condizione che non siano in una relazione uno-a-uno o una relazione di supporto “.

Ha aggiunto: “Il sesso tra lavoratori e utenti di servizi sarebbe un atteggiamento passibile di licenziamento in altre organizzazioni benefiche del terzo settore”.

Tutte le organizzazioni che si occupano di cura alla persona hanno una politica in materia di rapporti sessuali tra il loro personale e i loro clienti, spesso chiaramente limitandoli o vietandoli categoricamente. La maggior parte degli esperti del settore sostiene che tali rapporti sfocano i ruoli privati e professionali e possono rendere difficile il mantenimento della riservatezza.

Ma il direttore di MESMAC si è difeso sostenendo che la lettura fuori dal contesto potrebbe essere errata e che tutto il personale riceve un’ampia formazione sulle politiche dell’associazione, inclusa la salvaguardia degli utenti.

Allora vorrei capire bene qual è il contesto: il consultorio ha come obiettivi diffondere consapevolezza su HIV e IST, eliminare lo stigma e il pregiudizio verso chi è affetto da malattie sessualmente trasmissibili, lottare contro omofobia e transfobia, combattere lo sfruttamento sessuale di giovani e adolescenti, migliorare il benessere psicologico della popolazione LGBT. Le convinzioni di fondo dichiarate nel sito sono: nessun comportamento sessuale che non offenda o sfrutti dovrebbe essere un problema, se non è un problema per il partner; tutti hanno diritto ad una vita sessuale soddisfacente, senza sensi di colpa o paure; il loro ruolo associativo è di facilitare la realizzazione di questa esperienza.

Insomma, il MESMAC è un luogo dove si facilita il sesso tra LGBT, dove si cerca di normalizzare ogni forma di sessualità, togliendo il più possibile gli ostacoli di carattere sanitario o psicologico. Si presentano persone preoccupate di aver contratto chissà che, o di poter contrarre in futuro malattie; oppure ragazzi e adulti già con una storia di sfruttamento, con esperienze sessuali traumatiche. A costoro il centro offre minimizzazione e normalizzazione. In più non c’è problema se un dipendente poi contatta fuori dalla struttura qualcuno che ha usufruito dei servizi del MESMAC, o se per caso si vedono in giro, ad un festino gay, si piacciono e si accoppiano.

Questo è il contesto di cui parla il direttore: il sesso consumato con leggerezza e superficialità, al servizio di un’istintività animale ben descritta da chi nei gorghi dei locali gay è passato, come Luca di Tolve. Anche il vaso di Pandora scoperchiato all’inizio dell’anno dal servizio delle iene sulla fine che facevano i finanziamenti UNAR ai circoli ANDDOS, dentro dark room e locali per gay, ha portato alla luce esattamente questo modo compulsivo di vivere la sessualità che si consuma nelle comunità LGBT: tra glory hole, bagni orgiastici, gente incatenata in attesa di una penetrazione dal primo che passa, rapporti scambiati con perfetti sconosciuti, il clima generale è anche di grave rischio di contagio di malattie sessualmente trasmissibili; i preservativi, quando vengono utilizzati, non sono sufficienti a tutelare da simili condizioni di promiscuità casuale.

È per questo che non possiamo capire, né noi né i lavoratori di altre associazioni benefiche e consultori, siamo fuori dal contesto. Che ce lo mettono a fare, i consultori LGBT, nelle politiche del personale, un divieto ad avere rapporti sessuali con gli utenti? Per loro la sessualità è estranea all’etica, è materia di consumo, è pratica impersonale, è estemporaneo godimento. Che violazione sarebbe mai, una scopatina nel bagno?

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25/10/2017
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