Società

di Mario Adinolfi

Il triste contabile

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La strage di Manhattan chiude, in un clima quasi indifferente (eravamo troppo occupati a celebrare Halloween sui social), un altro mese di terrificanti azioni terroristiche di matrice islamica. Chi ha letto O capiamo o moriamo conosce il lavoro da triste contabile che ho compiuto nell’undicesimo capitolo, intitolato “Il secolo del fondamentalismo islamico”. Si tratta del capitolo più lungo, 23 pagine, perché ho messo in fila uno per uno tutti gli attentati di matrice islamica compiuti con spargimento di sangue dall’11 settembre 2001 a oggi. Dal World Trade Center siamo partiti, al World Trade Center siamo tornati sedici anni dopo. Nel mezzo, una scia interminabile di morte e di dolore e di paura a cui abbiamo reagito nella maniera peggiore possibile: con l’assuefazione.

In una delle ultime tappe del tour di presentazione di OCOM ho fatto un esperimento con il pubblico, che è sempre pubblico attento e preparato. Ho citato una data del maggio scorso e ho chiesto a quale evento terroristico fosse collegata. Nessuno se lo ricordava, eppure avevo davanti centinaia di persone. Bene, il 22 maggio 2017, neanche sei mesi fa, un ragazzo di 22 anni di famiglia libica è entrato in una sala da concerti a Manchester zeppa di ragazzine e ragazzini, fans della cantante Ariana Grande, si è fatto esplodere ed ha ucciso 22 persone ferendone più di 250. Moltissimi i bambini, la più giovane tra i morti si chiamava Saffie e aveva appena otto anni. Niente, sono passati neanche sei mesi e di Saffie non ricordiamo nulla, né il nome né la vicenda orribile che l’ha condotta alla morte per mano di un altro ragazzino che ha creduto così di conquistarsi il suo Paradiso. Noi abbiamo celebrato qualche settimana dopo le vittime con un grande concerto in cui si è cantata “Imagine”, una canzone che spera che il Paradiso non esista e dunque non ci sia nessun luogo dove in pace viva ancora la piccola Saffie. Siamo un branco di idioti senza memoria e senza ragione. E l’Islam così ci farà a pezzi.

Il triste contabile ha continuato a fare il suo lavoro. In O capiamo o moriamo l’elenco lunghissimo degli attentati di matrice islamica si ferma inevitabilmente alla fine del mese di agosto, poi siamo andati in stampa per la prima presentazione pubblica di OCOM che è stata il 23 settembre a Riolo alla festa nazionale de La Croce, prima tappa dell’OCOM tour con la splendida Costanza Miriano. Adesso, dopo 20 date in due mesi dovrei produrre un aggiornamento per gli eventi terroristici di settembre e ottobre. Dall’11 settembre 2001 a fine agosto 2017 OCOM ha conteggiato almeno 5.330 morti in fatti terroristici di matrice fondamentalista islamica firmati o rivendicati da Isis, Al Qaeda, Boko Haram o altre sigle della galassia del terrore jihadista. Come scrivo nel libro, per far capire il metro di paragone, i due decenni del terribile terrorismo interno in Europa di varia natura negli Anni Settante e Ottanta (protagoniste sigle arcinote ed eterogenee come Brigate Rosse e Nar in Italia, Raf in Germania, Action Directe in Francia, Eta in Spagna, Ira nelle Isole Britanniche eccetera) hanno provocato poco più di mille morti. Ancora oggi molti di quei fatti sono vivissimi nella nostra memoria dalla strage di Settembre Nero ai Giochi Olimpici di Monaco (1972) alla strage di Bologna, che ancora ricordiamo con partecipatissime ogni 2 agosto da quello tragico del 1980. Eppure di una strage terribile che ha avuto luogo meno di sei mesi fa con l’obiettivo di mietere vittime tra i bambini già non abbiamo ricordo, mentre la strage di Manhattan sembra un trascurabile episodio infilato tra un dolcetto e uno scherzetto.

Allora il triste contabile non può far altro che scrivere, affinché almeno qui la memoria si fissata, l’elenco delle stragi di settembre e ottobre 2017 firmate dal fondamentalismo di matrice islamista.

15 settembre 2017, Londra, Regno Unito. Un ordigno esplode nella metropolitana londinese e causa 29 feriti. L’Isis rivendica l’azione, gli inquirenti definiscono l’attentatore “un lupo solitario, si è radicalizzato da solo”.

1 ottobre, Marsiglia, Francia. Un uomo sgozza due donne nei pressi della stazione urlando Allah Akbar, viene poi ucciso dalle forze dell’ordine. L’Isis rivendica l’azione.

1 ottobre 2017, Edmonton, Canada. Un uomo investe una serie di passanti con un furgone in più punti della città, poi assale armato di coltello un poliziotto ferendolo. Complessivamente 5 i feriti ricoverati in ospedale, nel furgone viene trovata la bandiera nera dell’Isis.

2 ottobre 2017, Las Vegas, Stati Uniti. Dalle finestre del Mandalay Bay Resort un uomo apre il fuoco sulla folla radunata per un concerto di musica country, secondo uno schema di attentati ai concerti già attuato al Bataclan di Parigi e a Manchester. La musica è condannata dalla sharia e i fondamentalisti islamici la considerano fonte di perdizione. L’attentato provoca 59 morti e oltre 500 feriti. L’Isis rivendica l’azione, gli inquirenti formalmente negano legami con il terrorismo ma non offrono altri moventi per l’azione. Uno sceriffo di Las Vegas parla di “possibile radicalizzazione” dell’attentatore morto suicida nell’azione.

7 ottobre 2017, Londra, Regno Unito. Un uomo di colore travolge con il suo Suv undici passanti e turisti davanti al museo di Storia Naturale. Undici i feriti.

15 ottobre 2017, Mogadiscio, Somalia. Un camion bomba viene fatto esplodere davanti all’hotel Safari. Provoca 358 morti e oltre 500 feriti. L’attentato è rivendicato da Al Shabaab, organizzazione di matrice islamista vicina ad Al Qaeda.

17 ottobre 2017, località varie, Afghanistan. I talebani in tre diversi attentati nelle province di Paktia, Ghazni e Farah provocano 71 morti e oltre 150 feriti.

20 ottobre 2017, Ghor e Kabul, Afghanistan. In due diversi attentati kamikaze vengono uccise 72 persone nel giorno della preghiera in moschea. Oltre 100 i feriti. L’attentato di Kabul è rivendicato dall’Isis.

28 ottobre 2017, Mogadiscio, Somalia. Due autobombe vengono fatte esplodere da Al Shabaab causando 25 morti e oltre 100 feriti.

31 ottobre 2017, New York, Stati Uniti. Un uomo gridando Allah Akbar si scaglia contro un gruppo di ciclisti con un furgone nei pressi del World Trade Center. I morti sono 8, 12 i feriti. Nel furgone dell’attentatore arrestato viene ritrovata una lettera: “Agisco in nome dell’Isis”. Le autorità, che inizialmente avevano escluso la matrice terroristica dell’attentato, successivamente ammettono: è terrorismo islamico.

Il triste contabile aggiunge dunque solo negli ultimi due mesi 595 morti e migliaia di feriti all’infinito elenco di questa “terza guerra mondiale fatta a pezzi” che da sedici anni insanguina le nostre città. Dimenticheremo presto anche i ciclisti schiacciati come mosche a Manhattan, ci diremo che da noi non può accadere e alla notizie della prossima strage reagiremo ancora più distrattamente. Ma negli ultimi due mesi il terrorismo islamico ha provocato dieci morti e più di trenta feriti al giorno. Fino a quando potremo dire che è tema che non ci riguarda, che non ci interessa?

Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006 aveva spiegato tutto: l’Islam per come è inevitabilmente è esposto ad essere attraversato da un continuo vento di violenza. O radicalmente si procede a far attraversare la lettura del Corano dal metodo storico-critico o quel testo verrà sempre utilizzato per legittimare ogni tremenda violenza attraverso il jihad e la necessità di imporre la sharia. La questione è assolutamente culturale e religiosa, avendo io ben chiaro che ovviamente è in atto una strumentalizzazione che è dentro un conflitto prevalentemente intra-islamico che ha a che fare con il potere e la supremazia di una parte sull’altra con interessi di varia natura, ma senza affrontare il nodo del cortocircuito tra Corano, Islam e violenza in maniera chiara e una volta per tutte, non se ne esce. E la scia di sangue continuerà ad essere sempre più lunga. Ed è inutile provare ad esorcizzare la paura con il senso di assuefazione. Occorre capire, senza ipocrisie. O capiamo o moriamo.

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03/11/2017
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