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di Lucia Scozzoli

Torna “Sotto il cielo della Palestina” di Giorgio Ponte: secondo volume

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È uscito da pochi giorni su e-book (ma è ora disponibile anche cartaceo) il terzo libro di Giorgio Ponte: dopo il romanzo scoppiettante “Io sto con Marta” e il racconto struggente “Levi, sotto il cielo della Palestina”, l’autore continua la serie narrativa di ambientazione storico-religiosa, dando alle stampe (per ora solo virtuali) un racconto scritto in realtà più di dieci anni fa, come egli stesso dice nei ringraziamenti finali. “Giairo” è la storia di un’amicizia profonda ed estrema, ma sbilanciata, tra un uomo sferzato dalla mala sorte e colpito da tanti lutti e dolori, Giairo, e il mite Nathanael, uomo dal destino comune, che però sceglie di fare dell’amicizia con Giairo una fratellanza estrema, fino al sacrificio di sé, nella condivisione delle sue sofferenze.

Il racconto prende spunto e confluisce nell’episodio evangelico degli indemoniati di Gadara, che Gesù libera da una legione di demoni mandandoli in una mandria di porci che poi si inabissa nel mare di Galilea. Giairo e Nathanael sono quei due uomini e Ponte immagina il tortuoso percorso che li ha condotti fino a lì, a quel destino orrendo di dolore e perdizione.

La prosa del libro scorre via fluida e rapida, in una tensione drammatica che non cede mai, non lascia al lettore il tempo di prendere fiato, costringe a proseguire, fino alla fine, per abbeverarsi a quella salvezza di cui non solo i protagonisti, ma anche noi abbiamo estremo bisogno.

Ponte, come già ci aveva abituato nei precedenti romanzi, eccelle nel tratteggio delle emozioni, rese sempre con estrema maestria, verosimiglianza e profondità, rivelandosi un grande esperto di umanità, con tutte le sue povertà e grandezze.

Il racconto trasuda dolore, a tratti fa persino paura, affondando il lettore nella torbida intuizione del mondo demoniaco, ma il tema centrale resta l’amicizia, che da sola non salva (ahimè), e solo grazie all’intervento divino alla fine trova un suo equilibrio e un suo significato.

L’autore stesso dichiara nei ringraziamenti la morale della storia: “A lungo ho creduto (o forse sperato) di ritrovarmi in Nathanael, l’amico che tra i due sa amare per primo e di più, qualsiasi cosa accada. Ma rileggendo a trentatré anni questa storia, mi rendo conto che molto più spesso nella vita mi sono ritrovato ad essere Giairo: quello che guarda il proprio bisogno e il proprio dolore e si dimentica dell’altro, dandolo per scontato. Credo che dentro ciascuno di noi ci siano un Giairo e un Nathanael che a turno si danno il cambio nel gioco dell’esistenza, e che non possono vivere l’uno senza l’altro”.

In quest’epoca traboccante facili vittimismi, è un insegnamento estremamente controcorrente questo di Giairo: il dolore non giustifica l’egoismo, si può sempre scegliere di vedere il buono che resta, anche quando molto è stato demolito. Non possiamo pretendere di restare al centro del mondo per ogni torto subito, perché tutti prima o poi siamo vittime, le avversità fanno parte della vita e da come reagiamo ad esse saremo giudicati.

Di contro, l’amore vero agisce senza un tornaconto, fa anche cose folli che finiscono per non giovare a nessuno. La gratuità però non va mai perduta, perché esiste Dio, che accoglie le preghiere di chi non si arrende e viene ad elargire la ricompensa ai giusti.

Anche in questo caso, come per “Levi”, il libro è autoprodotto e per il momento è disponibile solo in formato digitale su Amazon, Kobo e iTunes, ma presto uscirà anche cartaceo. Intanto ha già guadagnato la prima posizione della narrativa storica cristiana su Amazon, segno che chi ha iniziato il trittico “Sotto il cielo della Palestina” attendeva con ansia questo secondo capitolo.

Spesso di Giorgio Ponte si sente parlare per il suo impegno da omosessuale cattolico contro le semplificazioni omosessualiste di certe frange LGBT, soprattutto per la cagnara scomposta che gli indirizzano contro alcuni siti stile gayburg e compari, per le sue posizioni rispetto a temi difficili come la castità, l’origine dell’omosessualità e la fede. Non possiamo però concedere a costoro di incasellare la complessa figura di Ponte in questo unico argomento: egli è molto di più, ha qualcosa da dire sull’uomo di decisamente più vasto e profondo ed è soprattutto uno scrittore, da giudicare sui suoi libri.

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08/11/2017
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