Politica

di Mario Adinolfi

E’ finito il tempo delle ambiguità

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Dispiace che qualche amico che ieri respirava “l’aria pulita del buon senso comune”, si sia dovuto svegliare con un suo eletto finito subito all’ora d’aria. Avevamo avvertito, la coalizione che ha vinto in Sicilia non è quella “dei nostri valori”, è la solita cricca di trasformisti, cocainomani e affaristi con una brava persona messa a fare il frontman. E così il giorno uno della nuova storia si è aperto con l’arresto di un neoeletto siciliano che si proclamava democratico e cristiano. Di Francantonio Genovese vi ho raccontato, eletto nel Pd, bersaniano alle primarie 2012 e renziano alle primarie 2013, cacciato dal Parlamento nel 2014 e condannato a 11 anni di carcere, approdato nella coalizione del centrodestra del “buon senso comune” candidando l’ignaro figlio ventunenne a Messina che ha portato Musumeci in città e provincia al 51% prendendo 17mila preferenze personali. Così, altri 14 deputati regionali del centrosinistra come Genovese hanno fatto il salto della quaglia e sono passati con Musumeci, che ne ha eletti in totale 36. A oggi, trentasei meno uno arrestato, il primo.

Sarebbe solo una triste storia di cronaca politico-giudiziaria invece serve a stabilire un principio, che spiega la ragione per cui il Popolo della Famiglia sta selezionando i suoi 945 candidati alla Camera e al Senato per correre da solo contro tutte le coalizioni. Il principio è che le coalizioni non sono frequentabili, il tripolarismo italiano è strutturalmente malato e a-valoriale. Qui si pone la distinzione politica che attraversa il mondo uscito dal Family Day: c’è chi ritiene che, in positivo come in negativo, sia solo una questione personale. Il Popolo della Famiglia ritiene invece che ormai sia chiarissimo ed evidente che è una questione strutturale e politica. Le coalizioni sono inaffidabili e totalmente disinteressate ai valori, li nascondono come polvere sotto il tappeto perché sono “divisivi”, non bastano due o tre brave persone a invertire questo processo strutturale. Diventa totalmente inutile appoggiare Nello Musumeci “perché è una brava persona” se è strutturalmente a capo di una coalizione trasformista e amorale nella sua essenza. Forse è una brava persona anche Claudio Fava, forse lo è anche il povero Micari o il baldanzoso Cancelleri. Il problema è che un cattolico che è stato al Family Day non può pensare di sostenerli, presentano politiche opposte ai valori difesi in piazza, perché sono strutturalmente avaloriali come il centrodestra degli impresentabili, dei cocainomani, degli arrestati, dei trasformisti. Occorre una proposta nuova e il Popolo della Famiglia la incarna, con la sua spinta dal basso e i suoi volti puliti a cui vengono richieste solo due caratteristiche: credere nei punti programmatici del Pdf e essere disposto a sopportare il fuoco amico e nemico che essere militanti del Pdf comporta.

Lo scrittore Emiliano Fumaneri ha recentemente dedicato alcune righe a questa dialettica così personalizzata: “Mario Adinolfi inquieta la cattiva coscienza di tanti bravi cattolici che dicono ma non fanno. Credo che almeno due fattori spieghino l’odio viscerale che i bravi cattolici nutrono per lui. Il primo è il disprezzo per la forza giusta, per il vigore messo al servizio di una causa buona. In fondo è il disprezzo per ogni forma di virilità, per la figura del padre, ecc. che attraversa tanta parte della cultura contemporanea. Il secondo motivo è il fatto che per i bravi cattolici Mario Adinolfi è un lurido peccatore, uno sporco concubino, un infame giocatore di poker. È un Irredimibile ai loro occhi. E figuriamoci se uno così può permettersi di inquietare le loro coscienze immacolate. Il combinato disposto dell’accidia e del moralismo genera questo odio forsennato (ben poco evangelico)”. Fumaneri centra alcune questioni che davvero hanno preso la forma ormai dell’odio viscerale. Sulla bacheca di Filippo Savarese ho trovato scritto (non da parte sua) che la ragione di questi contrasti sia in una idiosincrasia reciproca tra me “e Gandolfini e compagnia”. Io lo ribadisco per l’ennesima volta: non ho alcun astio verso chi si è battuto con me e milioni di altri nell’esperienza dei Family Day. Mi sono alzato e sono andato ad abbracciarlo Gandolfini quando l’ho visto solo su una panchina a Roma e anche se poi gli hanno scritto un comunicato folle per rovinare quel momento di umana serenità pur nella distanza delle idee, se dovesse ricapitare ho già detto che lo rifarei. Perché la questione, che è diventata personale per le ragioni indicate da Fumaneri, personale non può essere. La questione riguarda solo questo interrogativo politico: perché la più grande mobilitazione spontanea di popolo dal dopoguerra ad oggi, capace di riempire i simboli stessi delle mobilitazioni di massa come piazza San Giovanni e il Circo Massimo, non è stata capace di vincere e si è risolta in un fallimento politico con l’approvazione della legge Cirinnà con il voto favorevole di centinaia di parlamentari eletti con il centrodestra, alcuni dei quali addirittura presenti a tutte e due le piazze del Family Day? Cosa è andato storto? Si può ripercorrere la stessa strada affidandosi a una coalizione strutturalmente ambigua sperando che dei singoli facciano quello che non è riuscito a milioni di persone presenti in piazza?

Non è possibile, non accadrà e questo non ha nulla di personale. Questa è una valutazione ovvia di tipo politico e le baruffe tra noi non contano nulla. Per chi milita nel Popolo della Famiglia la lezione del Family Day è uno spartiacque, era lì e non crede più a una politica vecchia e collusa che dell’orizzonte valoriale non sa che farsene, semplicemente non ci crede. Non ci crede Renzi e non ci crede Berlusconi, non gliene frega proprio niente a questi due dei principi essenziali e non negoziabili, hanno governato tutti e due e non hanno fatto nulla per la famiglia, la Meloni si presenterà per la sua quarta legislatura consecutiva, ha già fatto il vicepresidente della Camera e per cinque anni il ministro e non ha mai proposto manco per velleità di bandiera un ddl simile al reddito di maternità, che ora prova balbettante a copiarci (male). Non dobbiamo metterli alla prova perché li abbiamo già messi alla prova e hanno oscillato tra non fare nulla e fare danni. Nel 2013 chi ha votato il PdL di Silvio Berlusconi ha fatto eleggere Alfano, Lupi, la Polverini, Renato Schifani, Denis Verdini, il ministro della Famiglia Enrico Costa e tutti i parlamentari che sono stati determinanti per far passare la legge Cirinnà. Rifarete lo stesso errore votando la coalizione che candiderà Lupi, la Polverini, Renato Schifani, Enrico Costa e i verdiniani? Bene, sosterrete la stessa ambiguità del 2013 e questo produrrà nel 2018 la legge sull’eutanasia, quella sull’omofobia e probabilmente anche l’adozione agli omosessuali che piace persino a Stefano Parisi. E questo per ragioni strutturali.

Le coalizioni vaste non possono che essere ambigue sul piano dei valori. E allora bisogna fare una scelta di campo: stare con gli ambigui o con i netti? Il Popolo della Famiglia questa scelta l’ha chiaramente compiuta con la consapevolezza della fatica che dovrà compiere per imporsi. Eppure mai come questa volta i cattolici e le persone di buona volontà hanno un’occasione storica per tornare a far contare valori che erano stati cancellati dalle coalizioni avaloriali. Un milione di voti al Popolo della Famiglia e il quadro politico verrebbe terremotato dalla più grande novità degli ultimi dieci anni, i cattolici che tornano protagonisti con un soggetto politico autonomo in politica. Quando vi dicono che il voto al Pdf è un voto sprecato, che Adinolfi è così e Amato collà, interrompete subito l’interlocutore e chiedetegli: tu per chi voti? Scoprirete semplicemente uno che sta cercando di giustificare a se stesso la decisione di restare statico a sostenere qualcosa di insostenibile. Sparlano del Pdf solo perché non vogliono che l’equilibrio di potere si muova, che le rendite di qualcuno vengano toccate, che quel partito o quell’altro possano pagare prezzo all’avanzata del Pdf. Tutto legittimo ma sia detto con chiarezza e sul piano politico, perché se si finisce sul personale è un attimo a passare dall’aria pulita del senso comune all’ora d’aria dell’arrestato di cui vergognarsi. Non conviene a nessuno questo tipo di atteggiamento persino ingenuo. Conviene rispettare le opinioni di tutti e noi lo facciamo sempre, certamente ora pretenderemo identico rispetto per l’istanza politica innovativa rappresentata dal Popolo della Famiglia perché tra ambiguità e nettezza noi abbiamo saputo scegliere pagando il prezzo della fatica enorme che tutto questo ci costa. Potete osteggiare il Pdf ma dovete dire con sincerità il perché.

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09/11/2017
2010/2020
S. Maria Bertilla Boscardin

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