Chiesa

di Mario Adinolfi

Perego il vescovo pilota

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L’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, è giovane e forte: appena 57 anni, arriva a sostituire Luigi Negri e pare subirne con invidia il carisma. Pare ossessionato dalla necessità di “de-negrizzare” la sua diocesi. Oh, nessun accenno razzista nell’espressione, anzi: Perego è un vescovo politico che tifa esplicitamente per lo ius soli, fa pressione sulle Camere affinché sia subito approvato, così come nei nove anni alla guida della fondazione Migrantes ha sempre fatto propaganda per la migrazione indiscriminata e un distorto concetto di “accoglienza”. Proprio il contrario di mons. Negri, che in linea con il magistero sottolineava sempre che il primo diritto di una persona, quello da salvaguardare prioritariamente, è quello a “non emigrare” dalla sua terra, insistendo poi sul tema dell’accoglienza sostenibile partendo da un rafforzamento identitario. Perego è legittimamente su una posizione opposta, ha voglia di fare politica e di essere gradito al colore politico che domina nella sua diocesi e fin qui nulla quæstio. Più fastidioso è però che voglia fare il vescovo pilota. Papa Francesco ha spiegato bene che non è più quel tempo.

Insomma l’arcivescovo non ama il Popolo della Famiglia. Il 2017 sarà ricordato come l’anno in cui alcune diocesi hanno fatto parlare dall’altare non solo Matteo Renzi, sostenitore della legge Cirinnà e di quella sull’eutanasia, ma persino Emma Bonino che si è fatta accompagnare per l’occasione da Silvio Viale, tanto per sottolineare l’ideologia abortista che ha attraversato tutta la sua vita politica. In questo tempo in cui davanti al Santissimo parlano Renzi e Bonino, l’arcivescovo di Ferrara rimprovera un sacerdote che ha concesso una sala parrocchiale al Popolo della Famiglia. Attenzione, non è un rimbrotto in privato. Prende la carta intestata, scrive una reprimenda pubblica e la stampa sul settimanale diocesano in bella vista. La motivazione è scritta bella in corsivo: “Il Popolo della Famiglia”.

Da presidente nazionale del Popolo della Famiglia che gira in lungo e in largo l’Italia posso testimoniare direttamente l’affetto e l’accoglienza che riceviamo da parte delle parrocchie e delle comunità religiose. Domani sarò in un monastero a presentare O Capiamo o moriamo, la settimana prossima farò una tappa con al fianco il vicario di una diocesi e ho appena ricevuto la telefonata di un vescovo coetaneo di Perego che ha chiesto di poter fare analoga presentazione insieme a me sul palco. Sono innumerevoli, si contano a centinaia, le sale e i teatri parrocchiali in cui ho parlato negli ultimi anni. Perego no, vuole fare il vescovo pilota che fa politica e considera il Popolo della Famiglia un avversario politico cui negare addirittura il diritto di parola. Accoglienza è la parola più amata da Perego, ma per tutti tranne il Pdf.

Credo che l’arcivescovo sbagli con questo atteggiamento e sbagli a scegliere la strada dello scontro frontale con un movimento politico che tra qualche mese dimostrerà di essere la scelta preferenziale per centinaia di migliaia di cattolici, perché tra l’uno e il due per cento anche il più duro degli ostili al Pdf comunque ci colloca. Il due per cento sarebbero settecentomila cattolici. Se riuscissimo ad arrivare al tre, al milione di voti, ci batteremmo in Parlamento contro l’approvazione dello ius soli. Capisco che l’arcivescovo voglia impedirci di raggiungere questo traguardo, ma così scopre che i suoi intendimenti sono politici. E un vescovo non deve fare politica. Umilmente e da figli della Chiesa glielo ricordiamo, pronti a dare battaglia per i nostri spazi di agibilità e a difesa dei sacerdoti coraggiosi che ci ospitano perché credono che con le nostre parole sia resa testimonianza alla verità, anche se è una verità scomoda.

Gli arcivescovi che si piegano alle mode del mondo e concedono alle Emma Bonino di parlare dall’altare compiono le loro scelte legittime, sul piano pastorale. Ma sono scelte sbagliate. La nostra coscienza ci obbliga a dirlo, anche davanti alla carta intestata utilizzata con intenti intimidatori sul settimanale di una diocesi. Perego, non è più il tempo dei vescovi pilota. Noi, nella nostra responsabilità di laici, ci battiamo per ciò che consideriamo il bene e esigiamo solo il banalissimo rispetto, non la condivisione.

Chiederò personalmente all’arcivescovo Perego un incontro a Ferrara per spiegargli le ragioni del Popolo della Famiglia. Conto di essere accolto insieme a Mirko De Carli e agli altri militanti del territorio che si sono sentiti feriti per la reprimenda subita dal coraggioso sacerdote che ha semplicemente aperto le porte di una sala ad un’iniziativa di pubblica presentazione delle nostre idee. Non si possono serrare le porte a noi e concedere gli altari a Renzi e alla Bonino. Noi dall’altare non vogliamo parlare, ma se in una sala parrocchiale si può discutere anche di quel tema alto che è la politica, noi riteniamo ingiusto che lo spazio ci venga precluso. Perego rifletta e ci incontri, noi gli parleremo senza pregiudizi, non ne abbia lui nei nostri confronti.

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10/11/2017
1907/2019
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