Società

di Costanza Miriano

Cambiare veramente la storia si può solo rivolgendosi a Dio

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Da queste parti ci piacciono le primizie e dunque abbiamo già letto l’ultimo libro di Costanza Miriano (Si salvi chi vuole, Sonzogno) e già visto la prima puntata di Gomorra 3. D’accordo, in ossequio all’unico comandamento condiviso del nostro tempo che è “non spoilerare” (sul “non uccidere” ormai vagano varie scuole di pensiero), non anticiperemo nulla se non qualche riga del perfetto libro di Costanza, che imposta le questioni essenziali: «La maggior parte di noi si adatta alle situazioni senza porsi troppe domande, senza averle davvero scelte, procedendo nella vita senza un progetto, più come uno che vaga dentro un centro commerciale in un giorno di saldi, che non come uno che costruisce qualcosa secondo un progetto. Chi procede a tentoni, oltre a fare delle solenni cretinate, può finire per accorgersi di avere mancato il bersaglio principale della propria vita, e quello è ben più doloroso di un acquisto sbagliato. Chi ha un progetto invece può districarsi nelle giornate più piene, e se è fedele al suo progetto, una pietra dopo l’altra, un colpo di scalpello dopo l’altro, può tirar su una cattedrale della sua vita, a volte anche senza essere neppure del tutto consapevole dell’opera d’arte compiuta. […] Sarebbe bello se la metà, o anche solo un quarto, delle persone adulte arrivasse alla consapevolezza di una bambina delle elementari, e la smettesse di mendicare affetto nei posti sbagliati. Affetto o i suoi surrogati, tipo Aston Martin o presidenze di consigli di amministrazione, o sederi da sedicenni piazzati su corpi ultracinquantenni, garanzia di sguardi, o curricula da secchione, come se l’affetto potesse mai essere garantito da qualcosa. Il problema non è il mendicare, che è la nostra condizione esistenziale, cioè il bisogno di relazione per essere felici. Il problema è mendicare nel posto sbagliato, cioè riempire il nulla col nulla». Quando poi vedrete la prima puntata di Gomorra 3 e la fine che fa Malamore, certamente vi tornerà in mente quest’ultima frase di Costanza: il nulla non può riempire il nulla, smettete di mendicare nei posti sbagliati. La fine del giorno è tutta qua.

Mario Adinolfi

Maria è l’amica più splendente che ho. È una torcia accesa, vive tutto con l’intensità di un’eroina da romanzo russo, da mistica barocca, è mezza Anna Karenina mezza Teresa d’Avila. I lunghi capelli ricci avvolgono il suo corpo da ballerina e mi aspetto sempre appiccato dal suo cuore fiammeggiante. Adesso è sposata, è mamma, lavora, sembra una persona normale, anche se in realtà niente in lei è convenzionale. Eppure la sua stabilità è stata faticosamente conquistata dopo anni di dolore e ricerca disperata di senso. La separazione dei suoi e una collezione di ragazzi sbagliati l’avevano portata a maturare idee assurde sul sesso, l’amore, la famiglia. Ed era sola, cronicamente sola, anche se apparentemente molto accompagnata. A un certo punto ha deciso di obbedire davvero a qualcuno, non più solo a se stessa, e ha incontrato una sorella maggiore che le ha parlato del digiuno. Siccome è una tipa estrema, che, per dire, se decide di cominciare a fare sport non è che si metta ad andare in palestra con le casalinghe, lei si allena per l’Ironman (lo ha fatto davvero), quando ha sentito che il digiuno è una chiave per entrare in relazione con Dio, per strappargli le grazie più impensabili, per sovvertire perfino le leggi naturali, fermare guerre e guarire ogni ferita, ha cominciato a farlo con una serietà e una perseveranza stupefacenti. Tipo che, se uscivamo il venerdì sera, lei riusciva a stare alla cena a buffet mangiando solo pane, non solo ignorando eroicamente burrate e prosciutto e piatti di amatriciana, ma anche senza farsi notare da nessuno, a parte me che cercavo solo una botola per sparire, perché dopo anni di catechismo e buone letture non avevo un centesimo della sua fede e del suo coraggio. Ha capito anche la cosa più importante, e cioè che se non preghi non ce la fai a privarti del cibo, e quindi si è data al rosario di resistenza. A forza di chiedere e digiunare, Maria ha ottenuto tutte le grazie che il suo cuore desiderava: ha cambiato il suo sguardo sugli uomini, si è perdonata perché ha deciso di chiedere perdono a lui ed è entrata in una relazione profonda con lui, e piano piano ha sciolto tutti i nodi della sua vita. Questa arma potentissima commuove il cuore di Dio, l’unico che sa quanto ci costi. Lui infatti rispetta la libertà dei suoi figli e, per intervenire sulla nostra storia, ha bisogno della nostra adesione, della nostra richiesta seria, convinta, ha bisogno di qualcuno che gli dica sì. Per questo Maria, l’altra, la Madonna, è la preferita di Dio, lei che è tutta sì. E il sì detto con qualcosadi vederli prendere fuoco, che riguarda il nostro corpo ci mette davvero in gioco per intero.

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17/11/2017
2501/2020
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E veniamo alla questione politica. Perché siamo noi il quarto polo? Semplice: perché noi ci siamo. Sa dirmi l’augusto collega dell’Espresso quanti voti in una città chiave come Verona ha preso Alternativa Popolare di Alfano e Lupi o Energie per l’Italia di Stefano Parisi? Mi dice ad Avola o a Conegliano quanti consensi ha raccolto Idea di Quagliariello e Roccella? Siamo il quarto polo per assenza di competitori. Siamo tanti, prendiamo molti voti e pazientemente sopportiamo le polemiche inutili. Meno riusciamo a sopportare la fabbrica di veleni di cui è sempre capace l’Espresso, che quando il Circo Massimo lo riempiamo noi scrive che la capienza è trentamila, quando lo riempie Sergio Cofferati sono tre milioni.

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