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di Mario Adinolfi

Il dramma di uno showbiz divenuto amorale cronico

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In una trasmissione televisiva a Canale 5 mi sono ritrovato a dover discutere del caso del registra Fausto Brizzi, messo sotto accusa dalla trasmissione le Iene per presunte molestie sessuali. I contorni della vicenda sono ambigui, non ci sono denunce presso la magistratura, ci sono dichiarazioni in tv di ragazze, la prevalenza a volto coperto, che dicono di essere state molestate. Miriana Trevisan ha denunciato l’analogo comportamento del regista premio Oscar Gabriele Tornatore, mentre Asia Argento ha parlato di un altro regista molto famoso che si sarebbe denudato davanti a lei quando aveva sedici anni e di un altro ancora che l’avrebbe struprata complci le droghe. Poi c’è Nancy Brilli che a Porta a Porta ha alluso molto pesantemente a un tal produttore e qualcuno ha ricordato che le carriere di Claudia Gerini e Isabella Ferrari sono partite da una relazione intima avuta in minore età con un Gianni Boncompagni regista televisivo di successo molto più che adulto. La sostanza del punto interrogativo che ho posto alla trasmissione è stata questa: non è che di Brizzi si utilizzano la vicenda e la faccia, per fargli fare da capro espiatorio da dare in pasto ai mass media, lasciando invece coperto un sistema che è completamente marcio, perché incapace di distinguere moralmente il bene dal male?

Usciamo dalla vicenda specifica. Perché fa tanto paura parlare di morale? Perché nel dibattito pubblico abbiamo spostato l’attenzione dall’utile discussione sulle cause all’emotivo dibattito sugli effetti? Ci riflettevo mentre leggevo delle pesantissime accuse contro un sacerdote che ha colto l’occasione della morte di Totò Riina per far riflettere sull’immane tragedia dell’aborto e dei sei milioni di bambini uccisi dalla legge 194 dal 1978 ad oggi. Mi tornava in mente anche quell’altro sacerdote, curiosamente della stessa diocesi, che nel commentare la vicenda dello stupro di una minorenne a seguito di una serie di comportamenti quantomeno imprudenti faceva notare che non è ragionevole tuffarsi nella vasca dei piranha e poi lamentarsi se se ne esce con qualche arto smozzicato. Entrambi i sacerdoti sono stati letteralmente linciati. è stato costruito un processo mediatico a condanna già scritta. Eppure non hanno scritto “viva Totò Riina” o “viva i piranha stupratori”. Hanno messo in guardia. Hanno provato a innescare un ragionamento. Hanno provato ad indicare la luna, forse hanno alzato maldestramente il dito, ma tutti questi imbecilli concentrati solo sul dito cosa ci raccontano?

Semplice, ci raccontano che ormai sembra davvero impossibile agire secondo ragione. Vogliamo solo una narrazione emotiva, da pessima fiction di Raiuno, in cui possibilmente lo sviluppo narrativa preveda un colpevole contro cui scagliarci per sentirci tutti migliori. Non interessa a nessuno che lo si faccia omettando quote significative della verità o addiritttura travisandola. Interessa a tutti, soprattutto agli addetti ai lavori del sistema mediatico, costruire un plot emotivo da intrattenimento totalmente disinteressato alla parola “morale”, che anzi viene guardata con sospetto e declinata subito nel suo peggiorativo: moralismo.

A forza di non fare moralismo siamo diventati amorali, indifferenti, forse persino incapaci di distinguerlo il bene dal male. Alessandro Cecchi Paone intervenendo a Canale 5 per darmi contro ha detto che quel marcio così evidente nel mondo dello spettacolo c’è anche in fabbrica. Come se un posto da operaia a mille euro al mese fosse la stessa cosa del posto da protagonista in un film, dove la verità è che il sesso viene utilizzato anche da molte donne come merce di scambio, non è univoca questa storia, non ci sono solo i registi come Brizzi che ci provano, ci sono le tante attricette che ai registi come Brizzi la danno con l’unico obiettivo di fare carriera. E allora squaderniamola tutta l’immoralità di questo particolare ambiente, senza dire che è “come in fabbrica”, perché non lo è. Il marcio di questo ambiente deriva dalle colossali quantità di denaro che girano, altro che i mille euro al mese dell’operaia. Proviamo a parlare di moralità nel sistema cinema, nel sistema televisione, nel sistema dello spettacolo in generale. Questo sarebbe un ragionamento, questo è agire secondo ragione, questo è cogliere l’occasione fornita dalla triste vicenda di un regista probabilmente molestatore, per capire che perdere la capacità di discernere il bene dal male, perdere un complessivo senso di moralità, porta inevitabilmente a comportamente inappropriati e sessualmente predatori. Questo significa difendere i predatori sessuali nel cinema o nella televisione? Evidentemente no. Significa porsi davanti alla complessità del fenomeno per determinare i rimedi.

E se parliamo di temi ancora più rilevanti, come la vita e la morte, la riflessione impersonificata attorno alle figure di Emma Bonino e Totò Riina serve a scatenare un dibattito simile, utile a chi resta. Il tema è provare sempre a comprendere dov’è che si annida il bene possibile da porre in alternativa il male spadroneggiante. Far emergere il bene e abbattere il male è vivere e agire secondo ragione. Si può ancora fare in questa società così acceccata dall’emotività (da permanente e pessima fiction) in cui è immersa? Davvero basta beccare un capro espiatorio ogni tanto, che sia un regista o un prete, per sputare via le tossine facendoll massacrare sull’altare dell’opinione pubblica drogata dalla tv e da giornali che non sanno costruire ragionamento, fanno solo propaganda a senso unico?

Al marcio della contemporaneità dobbiamo saper rispondere con il logos, con la ragionevolezza e con la chiarezza dei nostri argomenti. Guardate la puntata del dibattito a Canale 5, finisce che dopo qualche minuto persino il pubblico in studio si risveglia dal torpore e applaude a scena aperta il richiamo esplicito ad un ritorno della morale che sappia far premio su un sistema marcio. Questo è il nostro compito: essere ragionevoli, far ragionare. Anche a costo di essere talvolta incompresi o vilipesi, sapendo che non sarà sempre così.

21/11/2017
1512/2017
Beata Maria Vittoria de Fornari Strata

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