Chiesa

di Daniela Invernizzi

La sfida di una focolarina in Congo

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Nel cuore dell’Africa Maria Pia Redaelli, nativa di Molteno, focolarina da più di trenta anni di cui quindici in Congo, vive un originale modo comunitario di andare a Dio. Il Movimento dei Focolari è nato a Trento nel 1943 da Chiara Lubich ed è diffuso in tutto il mondo. La spiritualità che lo anima è chiamata “collettiva”, ha come scopo l’unità e mira a realizzare il sogno di Gesù, “Che tutti siano uno” (Gv 17,21).

Nella Repubblica Democratica del Congo i conflitti non sono ancora conclusi. Da più di 20 anni gli scontri vedono contrapporsi l’esercito regolare e gruppi di miliziani che agiscono in diverse zone del paese, conflitti legati alle immense ricchezze presenti nel sottosuolo. Proprio lo scorso 23 novembre Papa Francesco nella Basilica di San Pietro ha presieduto la Preghiera per la Pace in Sud Sudan e Congo.

Maria Pia, dapprima a Kinshasa dal 2003 al 2006, poi a Lubumbashi nel focolare femminile insieme ad Amisa congolese, Cecile keniana, Tina filippina.

Lavora ad un progetto sociale, Petite Flamme, piccola fiamma d’amore, nato nel 1996, su suggerimento del Cardinale Etchau di Kinshasa che aveva chiesto al Movimento dei focolari di occuparsi dei bambini orfani del Campo militare adiacente l’ex scuola italiana. Grazie a Padre Giovanni, Oblato di Maria, avevano avuto in usufrutto questo stabile.

La scuola era iniziata con 26 bambini e ora sono 2400, suddivisi in otto scuole, nei quartieri più poveri di Kinshasa, Kikwit e Idiofa. Oltre al ciclo completo delle elementari hanno anche delle classi di recupero per quei bambini che iniziano a studiare già grandi, cioè dopo i dieci anni. Vi è anche una classe per bambini ciechi e una per sordomuti.

Dei 2400 bambini di cui si occupa il Movimento dei focolari in Congo, attualmente le adozioni a distanza sono 950, diminuite in questi anni in seguito alla crisi economica.

D. Maria Pia come sono organizzate le scuole?

R. Le scuole Petite Flamme garantiscono a tutti questi bambini la scolarizzazione, il pasto giornaliero e le prime cure mediche. Abbiamo un personale di 110 unità tra insegnanti e mamme che cucinano i pasti.

Nell’ex scuola italiana abbiamo 400 bambini, gli altri sono dislocati nelle succursali dei quartieri più poveri della capitale e dintorni. I membri del Movimento e altri Amici, soprattutto in Italia ma anche in altri Paesi europei, si prendono carico di questi bambini attraverso le adozioni a distanza.

D. Avete una guida spirituale che vi sostiene e vi guida?

R. Il Movimento dei Focolari è riconosciuto a livello del Consiglio Pontificio dei Laici e ha una sua gerarchia che garantisce la formazione spirituale e integrale dei suoi membri. Tuttavia in Africa viene scelto un “Aumonier”, cioè un cappellano, tra i sacerdoti aderenti al Movimento, per garantire alla gerarchia locale l’autenticità del messaggio evangelico nella formazione dei membri. Nella sola città di Lubumbashi più di un migliaio di persone seguono la spiritualità di Chiara Lubich.

D. Da quando sei arrivata in Congo che cosa è cambiato?

R. A Lubumbaschi, a 2000 km dalla capitale, quando sono arrivata nel 2006 con Ernestine, focolarina congolese, c’erano soltanto alcune famiglie che seguivano la spiritualità del Focolare. Il nostro intento era di ravvivare questa comunità mettendovi più amore e aiutandoli ad aprirsi verso le “periferie”. Nel 2011 il Focolare era già raddoppiato.

La prima casa che ci aveva ospitato era dei salesiani, eravamo in affitto e dopo circa sei anni veniva venduta. Dovevamo cosi trovare un’altra abitazione, e nel giro di due mesi avevamo trovato casa dalle suore francescane, una casa molto grande col giardino che avevamo completamente trasformato. Allo scadere del contratto l’affitto era stato triplicato e noi ovviamente non potevamo permetterci di pagare cifre cosi alte.

È stato il suggerimento profetico di Padre Angelo, salesiano, di acquistare un terreno a cambiare le cose.

Un mattino era arrivata in focolare una signora lasciandomi alcuni pacchetti di banconote locali, un gesto provvidenziale che depongo sotto il Tabernacolo e prego per ringraziare Gesù. Li conto, erano l’equivalente di 5.000 $!

Con questi soldi abbiamo potuto bloccare il terreno che il catasto stava lottizzando.

Sempre questo sacerdote arriva una sera con un assegno da 10.000 $ col quale abbiamo concluso l’acquisto del terreno.

Un anno dopo arriva l’imposizione del catasto di metterlo in valore col rischio di essere espropriato.

Un imprenditore del Movimento che opera nella sicurezza delle miniere, ci suggerisce di scavare un pozzo per la gente, ma per fare questo si doveva fare la strada per passare il grosso camion con la trivellatrice. Insieme alle necessità arriva anche la Provvidenza e la strada si realizza!

Viene costruito il pozzo di 63 metri di profondità con una pompa alimentata da un gruppo elettrogeno, ma la benzina troppo cara ci ha fatto pensare ai pannelli solari e la provvidenza è arrivata tramite una signora tedesca.

Ora cosa fare?

Un architetto ci suggerisce di costruire un Centro medico!

Forse l’Eterno Padre ci stava spingendo in questa direzione e noi ci fidiamo di Lui.

L’architetto prepara il progetto e iniziamo i lavori per la realizzazione di un ospedale pediatrico con reparto di maternità.

Il terreno è ricco di minerali ma anche di termiti che fanno dei coni di terra alti diversi metri. Con quella terra argillosa riusciamo a fare migliaia di mattoni che vengono poi essiccati al sole e cotti per una settimana con la legna. Sono ottimi per costruire e nel giro di due anni il fabbricato arriva al tetto.

La cosa bella che questo ospedale ha generato una gara d’amore anche fra la gente del posto, persino i bambini, nel periodo di Natale, vendono i Gesù Bambini di gesso davanti alle chiese. Anche le famiglie del Movimento hanno aderito con 50 sacchi di cemento. Persino lo spaccio, aperto anni prima dalle volontarie del movimento, alla prigione centrale, ha versato a questo scopo gli utili di tutto l’anno pari a 1.000 $.

Ora è stata fatta l’intelaiatura in ferro del tetto, un’impresa notevole perché non avevamo la corrente ma solo il gruppo elettrogeno.

A marzo il papà faceva 90 anni e sono tornata in Italia per festeggiarlo. Ho preso l’occasione per sensibilizzare parenti e amici per aiutarci a trovare le attrezzature necessarie all’ospedale. In tanti si sono mobilitati per raccogliere i materiali dismessi ma funzionanti, apparecchiature sanitarie, letti, coperte, lenzuola e altro materiale. A breve partirà un container per il Congo.

Una provvidenza a pioggia!

D. In questi anni si parla tanto di immigrazione; chi è favorevole all’accoglienza, chi propone di aiutarli a casa loro. Tu che vivi questa realtà che consiglio ci dai?

R. Aiutiamoli a casa loro!

La legge congolese non è molto favorevole alle adozioni internazionali.

Parecchi dei nostri bambini non hanno i genitori, morti a causa delle malattie infettive, malaria, meningite, ma anche di AIDS…Ma questi bambini hanno pur sempre un parente, uno zio, la nonna o una vicina di casa, disposta con un piccolo aiuto ad occuparsi del bambino; se vengono sradicati dalla loro terra, non hanno le difese per vivere nel nostro mondo troppo consumistico, troppo diverso dal loro.

Se invece li aiutiamo a studiare possono far progredire il loro paese, magari avere una borsa di studio e proseguire gli studi, ma devono crescere li dove sono, devono essere loro ad aiutare il loro paese Se ci fosse la pace, in questo paese così ricco ma così povero, se si potessero inviare aiuti anziché mandare le armi, aiuti non intesi come cibo, ma persone, imprenditori, sarebbe favorito lo sviluppo del paese, dei congolesi e potrebbero reagire allo sfruttamento delle multinazionali.

Qui la gente muore ancora di fame. Potrebbe essere aiutata l’agricoltura e progredire con le culture. Fintanto che gli agricoltori lavorano con la zappa non possono sfamare tutta la popolazione, servono mezzi agricoli e qualcuno che insegni ad usarli.

L’amore di Dio può fare questo e molto di più!

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01/12/2017
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