Chiesa

di Giuseppe Brienza

L’esempio del Papa: i poveri invitati a pranzo

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Tante sono «le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca» mentre pochi sono «i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci». Così inizia il Messaggio per la prima “Giornata mondiale per i poveri”, celebrata domenica 19 novembre in Vaticano, con lo scopo di ribadire la denuncia di Papa Francesco dell’ingiustizia sociale frutto dell’avidità e dello sfruttamento. «Non si può restare inerti e tantomeno rassegnati» di fronte allo «scandalo» dell’«estendersi della povertà a grandi settori della società in tutto il mondo», ha scritto il Pontefice nel breve ma forte documento diffuso il 13 giugno scorso.

È stato un francese, Étienne Villemain, cofondatore nel 2011 dell’associazione «Lazare», a suscitare a Papa Francesco questa nuova iniziativa di preghiera e solidarietà. Ricevuto dal Santo Padre l’11 novembre 2016 nell’aula Paolo VI con migliaia dei “senza fissa dimora” giunti a Roma per il giubileo delle persone socialmente escluse, il giovane sposo e padre di famiglia ha proposto al Pontefice una «Giornata mondiale dei poveri» e, nemmeno dieci giorni dopo, il 20 novembre 2016, nella lettera apostolica “Misericordia et misera” Papa Francesco l’ha istituita ufficialmente «nella ricorrenza della XXXIII domenica del tempo ordinario». Per l’occasione l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche pontificie ha previsto che, dopo la Messa caduta quest’anno il 19 novembre nella Basilica Vaticana con tutti i Cardinali, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi che hanno concelebrato con lui, il Pontefice abbia incontrato personalmente e accolto a pranzo cinquecento poveri. Alla vigilia della Giornata, poi, Bergoglio aveva incoraggiato e benedetto una importante iniziativa animata dal volontariato sociale, cioè una veglia nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura (Verano) per far memoria del «grande santo romano» che elevò «la figura del povero a vero e unico “tesoro” della Chiesa». San Lorenzo diacono, uno dei sette diaconi di Roma, è stato infatti qui martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore Valeriano l’anno prima.

Papa Francesco e le “periferie esistenziali”

Papa Francesco sta continuamente invitando la Chiesa e gli uomini e le donne del nostro tempo a volgere lo sguardo, sia degli occhi sia del cuore, su quanti tendono le mani gridando aiuto e chiedendo la nostra solidarietà. Non si tratta, come il Pontefice ripete tante volte, di soli “poveri materiali”, bensì anche di tutte quelle persone che vivono nelle “periferie esistenziali”. Coloro che soffrono per esempio dell’abbandono, della solitudine, dell’esclusione. Ancora una volta riceviamo un messaggio dal Pontefice che è, insieme, profondamente evangelico, ecumenico e sociale.

Tra i vari spunti che, da quest’ultimo punto di vista, si possono trarre dal Messaggio per la Giornata mondiale per i poveri sottolineo i seguenti:

- la priorità per i più deboli offesi dalla “globalizzazione dell’indifferenza”: fra le grandi forme di povertà e ingiustizia che emergono nel mondo contemporaneo e che il Papa ci pone innanzi, il maggiore impegno dovrà essere nella liberazione di donne e bambini «sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro» (n. 5). Nel primo caso come non pensare alla tratta e alla schiavitù della prostituzione? Si tratta di un fenomeno il cui giro d’affari, solo in Italia, si stima in 3,6 miliardi di euro all’anno, con circa 90mila prostitute e con un numero di clienti che va dai 3 ai 9 milioni di persone. Nel periodo 2007-2014 il fenomeno è cresciuto, dal punto di vista economico, del 25,8 per cento. Sono circa 90 milioni di euro il giro d’affari mensile della prostituzione in Italia, e coinvolge tante e tanti minorenni generando violenza, delitti ed emarginazione, eppure c’è chi vuole farne un “lavoro” (è già pronta l’anestetizzante parola inglese: “sex workers”);

- l’umiliazione dei lavoratori e dei produttori con la corruzione e il clientelismo: il Pontefice pone giustamente nel Messaggio l’attenzione anche alla “povertà” di chi è impedito al pieno esercizio dei propri doveri e nel riconoscimento del suo giusto merito professionale. Nel Messaggio, infatti, ci insegna che è povero anche il lavoratore cui corruzione e favoritismi restringono «gli spazi della professionalità umiliando così il merito di chi lavora e produce; a tutto questo occorre rispondere con una nuova visione della vita e della società» (n. 5).

- la difesa del più povero fra i poveri che è il bambino non nato: parlando di poveri Papa Francesco pensa anche ai bambini non nati, cioè i più “poveri fra i poveri”, i “più deboli fra i deboli” come definiva i concepiti Santa Teresa di Calcutta. Riproponendo con una formula nuova, cioè “cultura dello scarto”, un concetto ormai classico della Dottrina sociale cattolica relativo alla sacralità della vita e alla lotta all’aborto, all’eugenetica e all’eutanasia (San Giovanni Paolo II parlava di “cultura della morte”), il Santo Padre ha scritto in proposito nel Messaggio: «Questa Giornata intende stimolare in primo luogo i credenti perché reagiscano alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro» (n. 6);

- la lotta della povertà esistenziale combattuta anzitutto con l’amicizia: tante “periferie esistenziali” non esisterebbero se l’individualismo e la paura non avessero cancellato la vita di comunità, le relazioni umane e l’amicizia fra le persone e fra le famiglie, dice il Papa. Per questo raccomanda espressamente: «Desidero che le comunità cristiane, nella […] Giornata Mondiale dei Poveri […] si impegnino a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto» (n. 7).

- porre il Padre nostro e la preghiera alla base dell’aiuto dei poveri: a fondamento delle tante iniziative concrete che si possono e si devono realizzare in favore dei poveri ci dovrebbe esssere sempre la preghiera e, principalmente per questo motivo, il Papa ha istituito a mio avviso una nuova Giornata mondiale. Nel più volte citato Messaggio, per esempio, ha esplicitamente raccomandato: «non dimentichiamo che il Padre nostro è la preghiera dei poveri. […] Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, Egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli. Il Padre nostro è una preghiera che si esprime al plurale: il pane che si chiede è “nostro”, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di superare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca» (n. 8).

Il Giubileo della misericordia e la lettera apostolica “Misericordia et misera”

Nel recente Magistero pastorale il Santo Padre ha operato un efficace parallelismo fra la mediocrità della vita cristiana individuale e la conseguente insensibilità verso i fratelli più poveri. Per aiutare il prossimo, inoltre, non occorre necessariamente allungare lo sguardo verso gli altri continenti. Nell’ultimo Messaggio per la Quaresima, considerato da alcuni una sintesi della sua pastorale, Bergoglio ha richiamato a questo fine un chiaro dovere. Quello di ogni fedele a «non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore […] attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. [Per noi] ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. […] La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole» (Papa Francesco, La Parola è un dono. L’altro è un dono, Città del Vaticano 7 febbraio 2017).

Andando come sempre alla radice dei problemi, il Santo Padre ha citato una delle “massime auree” dell’apostolo San Paolo: «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1 Tm 6, 10). Essa è in effetti il principale motivo della corruzione del mondo d’oggi, nonché dei conseguenti omicidi, sfruttamenti, aborti. Lo aveva scritto fin dal primo momento del suo Pontificato Papa Francesco quando, nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (24 novembre 2013), spiegò come il denaro è arrivato ormai a dominarci come civiltà scristianizzata, così da diventare un idolo tirannico (cfr. il n. 55). Invece di essere uno strumento al servizio dell’uomo e della società per compiere il bene ed esercitare la solidarietà con gli altri, il denaro sta asservendo sia il primo sia la seconda soggiogando il mondo intero ad una logica egoistica che non lascia spazio all’amore e ostacola la pace.

Concludo però con le parole di auspicio e di speranza rivolte dal Santo Padre ai bambini e ai loro genitori nell’Udienza per il dono dell’albero e del presepe, collocati come ogni anno in piazza San Pietro in occasione della festa dell’Immacolata: «il Natale del Signore sia l’occasione per essere più attenti alle necessità dei poveri e di coloro che, come Gesù, non trovano chi li accoglie» (Papa Francesco, Più attenti alle necessità dei poveri, in “L’Osservatore Romano”, 8 dicembre 2017, p. 7).

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13/12/2017
2207/2019
Santa Maria Maddalena

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