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di Ambra Chiacchiararelli

Costanza Miriano presenta il suo nuovo libro con l’ospite Camillo Langone

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Roma, una serata abbastanza calda ma molto piovosa, Chiesa Nuova, e un annuncio: Si salvi chi vuole. Il quinto libro di Costanza Miriano chiama. Lei, che sta percorrendo una strada, vuole indicarla anche agli altri. Sembra proprio che abbia voluto fare come la Chiesa: accogliere, abbracciare, annunciare, indicare, guidare. Come fare a coltivare e custodire il rapporto con Dio? Il monachesimo è la sola risposta, ci dice a sorpresa Costanza, lei che è giornalista, sportiva, moglie e madre, e tante altre cose. “Si può avere un cuore da monaco salendo in metro o cucinando, facendo la spesa o correndo”: monachesimo è prima di tutto mettere in moto una vita spirituale seria, che si porti un abito, si faccia le farmaciste o i muratori. Mentre per secoli la vocazione dei laici era considerata una sorta di ripiego, la novità del Concilio Vaticano II è che ognuno nel proprio stato è chiamato alla stessa pienezza di rapporto con il Signore, per tutti è aperta la porta di accesso al mistero: è una chiamata per tutti, non più appannaggio esclusivo di preti e religiosi.

Costanza Miriano ci indica cinque passi e il modo in cui lei li compie: Parola di Dio, preghiera, confessione, Eucarestia e digiuno. Come essere costanti, come non mollare?

Da qui l’esigenza di un “monastero wi fi”, idea davvero creativa, via nuova scorta da un grande acume e da un cuore grande; il monastero wi fi aiuta e supporta in questa epoca del “non ho tempo” e l’assenza dei suoi muri è una presenza fatta dalle connessioni create dalle relazioni, dall’aiuto e dal supporto degli altri fratelli nella Fede. Costanza Miriano ci porta dentro la sua vita e mostra non quanto sia brava, ma come sia grande quello che Dio fa con lei. Per far scorrere il messaggio usa due grandi arterie: l’umorismo e la profondità; due armi che ha usato anche ieri sera, alla presentazione del libro. Ieri sera ha ripetuto più volte, con parole diverse da queste, che entrare nella preghiera è sintonizzarsi, ma per sintonizzarsi è necessario ascoltare. Che cos’è ascoltare se non rompere con le proprie voci ed essere disposti ad accogliere un’altra voce, diversissima dalla nostra, che dice cose alle quali non avremmo mai pensato? L’altra voce ieri sera c’era ed era quella di Camillo Langone, che ha presentato il libro e fatto molte domande a Costanza. Domande di chi vuol sapere bene, domande di chi riporta un discorso profondissimo (e per questo potrebbe correre il rischio di risultare astratto per chi ancora non ha letto il libro) su un piano di realtà; sottoponendolo come ad una verifica, e per questo rendendogli un servizio: quello di rendere vero, quindi possibile, il cammino proposto da Costanza, che è il cammino proposto dalla Chiesa. “Come preghi? Leggi dei commenti al Vangelo? Se sì, quali? Dove si trova esattamente la Chiesa che nomini, nella quale fanno l’Adorazione Eucaristica perpetua? Come si chiama? In quale modo digiuni? Non ti sembra che non tutti siano fatti per il digiuno? A me, ad esempio, sembra di non esserlo, rischio di diventare una persona peggiore. Una volta ho fatto una Quaresima particolarmente aspra, privandomi del vino anche di Domenica, e mi è sembrato di essere una persona peggiore: ero più nervoso”. Guardandoli sembrava di assistere ad un esame, ma solo agli occhi di un’orgogliosa come me, che non vede più in là di un complimento. Ascoltandoli davvero si poteva invece ammirare qualcosa di molto bello: la dialettica tra maschio e femmina, che nei precedenti libri Costanza Miriano ricorda sempre essere un segno dell’amore di Dio, ieri sera era si poteva anche vedere. Per chi avesse voluto vederla. L’elemento maschile che ha bisogno di fatti concreti (quante pagine hanno i commenti al Vangelo che leggi? Potrebbero demotivarmi in partenza?) l’elemento femminile che riporta il frutto delle sue intuizioni (eppure a volte ho proprio la netta sensazione di sentirmi dire, in preghiera, cose così altre che non possono essere frutto dei miei pensieri). Che Costanza Miriano e Camillo Langone ne siano consapevoli o no, ieri sera il loro dialogo era proprio lo spettacolo di quella alterità o diversità che l’uomo deve accogliere per salvarsi. Diversità totale da sé quella dell’uomo, che la donna deve accogliere per dare una base solida al matrimonio, diversità da sé della donna, che l’uomo deve accogliere e amare fino a darne la vita. Alterità della voce di Dio, che necessita di una grandissima finezza uditiva e di un grandissimo cuore che l’accolga. In altre parole: per camminare secondo la strada che la Chiesa ci indica e che Costanza Miriano ci ri-annuncia bisogna mettersi in ascolto; dall’ascolto la comunicazione, dalla comunicazione la relazione, dalla relazione una vita nuova talmente bella che il cammino proposto è la via per mantenerla. Per seguire questa via c’è qualcosa da tenere sempre a mente, ci ricordano i due: non è il sentimento che può farti da bussola. Non è seguendo quello che al momento presente ti sembra l’esigenza più urgente (dettata da un sentimento o da uno stato d’animo). Seguire quello che davvero il nostro cuore desidera, perché di questo si tratta ed è questo ciò che Dio ci vuole donare, richiede metodo. Potrebbe sembrare un discorso noioso, ma credo proprio che non lo sia. Ieri sera, tornando a casa ho acceso la tv. Per l’ennesima volta ho visto “L’uomo bicentenario” (storia ambientata in un lontano futuro in cui i robot hanno davvero sembianze molto umane. Uno di loro,” Uno”, sente l’esigenza di elevarsi al rango umano e ci riesce). Per farlo compie diversi cambiamenti, molti dei quali non sono a suo favore ma lui lo fa per la donna di cui si è innamorato. Per lei decide che la sua vita immortale avrebbe dovuto essere mortale, che la sua eterna giovinezza sarebbe divenuta vecchiaia. Nella prima fase di questo cambiamento, parlando con la futura moglie della condizione umana, lei gli dice, spiazzandolo:” per seguire davvero il cuore devi fare la cosa sbagliata”. Lei non intendeva consigliare né di fare il male né di seguire l’istinto: intendeva dire che seguire il cuore è andare contro la sola logica (proprietà tipica dei robot) e fare qualcosa che sembra essere non giusta, non logica, non portatrice di profitto. Questo discorso, applicato a noi, potrebbe (ammesso che io non abbia totalmente frainteso, ieri sera) voler dire questo: andare contro la cosa che vogliamo, che ci fa stare bene in quel momento, per andare incontro a quello che il nostro cuore davvero desidera. Costanza Miriano ci ha detto però ancora di più, e cioè che compiere questi cinque passi richiede più che coraggio abbandono, perché è solo con la forza di un Altro che possiamo farlo: è alla Sua forza che attingiamo quando chiediamo “dammi la forza per fare questo o quello”, non alla nostra. La cosa che ho capito dalle risposte di Costanza Miriano, in ultimo, è la più dolce: Dio ci desidera tantissimo.

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14/12/2017
1512/2019
Beata Maria Vittoria de Fornari Strata

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