Politica

di Mario Adinolfi

Almeno si vergognino un po’

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Lo avevamo sempre detto. Tutto quell’astio, tutti quegli insulti, tutte le bugie: erano perché il Popolo della Famiglia rompeva le uova nel paniere a qualcuno. Come Roccella e Pezzotta nel 2007, il “comitato” (quello apartitico, apolitico, che pretendeva le dimissioni istantanee di Amato, Di Matteo, Adinolfi) puntava alla poltrona. Ed era un guaio che sullo stesso terreno si piazzasse il Pdf, scegliendo la via faticosa e rischiosa del no alle ambiguità e ai compromessi. Perché a quel papillon che saliva sui palchi leghisti quando il “comitato” era apartitico e apolitico, ora tocca rappresentare solo un’ambizione personale. La tristezza è che il livore gettato addosso al Popolo della Famiglia e che noi avevamo sempre denunciato come generato da piccoli progetti personalistici, adesso trovi la “benedizione” di Gandolfini. Che ci dovrà spiegare perché farà campagna elettorale per la Lega e, fin dal convegno che ci sarà tra qualche giorno a San Salvatore in Lauro, negherà persino l’invito al Popolo della Famiglia.

Il “comitato” (quello apartitico, apolitico) ha fatto tutto questo trambusto per uno strapuntino. Concesso nel partito che ha annunciato giusto una settimana fa la candidatura di Giulia Bongiorno. Lo danno al “comitato” lo strapuntino, per riequilibrare un po’ il tiro. Hanno mezzo partito favorevole all’eutanasia, hanno tutti votato per il divorzio breve, con la Bongiorno fanno guidare le liste “in diverse circoscrizioni” a una che ha esultato per le unioni gay, fatto le conferenze stampa insieme a Paola Concia per la legge Scalfarotto, combattuto con Emma Bonino per cancellare per referendum la legge 40, per poi usufruire dell’eterologa che la legge 40 vietava per programmare a 44 anni un bel bimbo senza diritto al padre, una Nichi Vendola al femminile insomma. Gandolfini con Scienza&VIta si batteva giustamente per difenderla la legge 40. A proposito, Massimo, ti ricordi quando osavi accusare il Popolo della Famiglia di essere contro la Chiesa e il Papa? Ora ti stai accordando per uno strapuntino nel partito il cui leader Matteo Salvini dichiara ogni settimana con parole di fuoco contro Francesco e si è fatto fare la t-shirt con il Papa raffigurato come l’urlo di Munch e la fin troppo chiara frase: “Il mio Papa è Benedetto”. Ma per la poltroncina la fedeltà al Papa si può tradire, giusto Massimo?

In realtà siamo felici che le cose si siano chiarite ed esattamente nella direzione che abbiamo avuto gioco facile ad evidenziare per tutti i ventiquattro mesi di vita del Popolo della Famiglia. Disturbavamo il progetto personale di uno e ora il progetto si realizza. Nell’ambiguità, nel compromesso, nel cedimento sui valori. Per piazzarne uno nella Lega il “comitato” (quello apolitico, apartitico) di fatto annuncia il suo scioglimento. Veniteci a dire di nuovo che siete neutrali, che appoggiate i valori, che volete solo fare “lobby”: vi siete fatti manovrare dagli interessi di uno solo, caro Massimo e spero che un pochino ti rimorda la coscienza. Quell’atteggiamento paternalista del “senza macchia” ora è macchiato per sempre: ti sei seduto a tavolino con chi insulta il Papa, con chi candida capolista i tifosi della legge Cirinnà e ti sei venduto tutto per una poltroncina non per te (un neurochirurgo di fama guadagna il doppio di un parlamentare, me lo spiegasti tu quando ti chiesi di fondarlo tu il Popolo della Famiglia) ma per il tuo “vice”. Un inutile strapuntino, che non servirà a nulla se non a fare la foglia di fico in un partito sempre più evidentemente lontano dai principi non negoziabili.

Per demolire il Pdf ne avete insultato il presidente oltre ogni ritegno, il “divorziato risposato a Las Vegas”. Immagino Massimo che a Salvini non hai chiesto il pedigree matrimoniale, lì va tutto bene, come non lo chiederai della capolista Giulia Bongiorno. Farai fare al “vice” le foto di rito e vai con la campagna elettorale quella del “comitato” apolitico e apartitico, vai a spiegare che bisogna votare Giulia Bongiorno, a fare campagna pure per lei, anzi per tutti tranne che per il Popolo della Famiglia.

Noi siamo e saremo in campo. Con la determinazione e la serenità che ci contraddistinguono da anni. E se dovessi di nuovo incontrarti per caso, caro Massimo, sapendo che tu non verrai a salutarmi, lo farò io. Tra fratelli mi dicono si debba fare così. L’ultima volta che l’ho fatto il “vice” ti ha fatto scrivere un surreale comunicato in cui ti sei un po’ pateticamente dovuto giustificare per avermi salutato, specificando che era un saluto senza significato politico. Ora si capisce ancora meglio il perché di quel ridicolo comunicato e da quali interessi precisi (e paure di perdere l’agognata poltrona) fosse mosso. Spero che almeno, ora, a gioco scoperto, ti vergognerai un po’.

Il Popolo della Famiglia è in battaglia e non tollererà altri attacchi, non da chi ha perso ogni titolo morale a farne, ogni presunta “superiorità”. Ci sarà uno scontro nelle urne e sarà uno scontro maschio. Il “comitato” non osi più proporsi come super partes. Leggo un ipocrita comunicato di Gandolfini in cui ancora prova a dire che loro “contaminano” i partiti. No, ne sono stati contaminati. E con lo strapuntino ottenuto si chiarisce la logica. Il Comitato difendiamo i nostri figli si è risolto in Comitato elettorale per Simone Pillon nella Lega Nord. Il CDNF non opera di fatto nel paese da un anno, non c’è neanche lo straccio di una sua iniziativa nazionale negli ultimi sei mesi. Negli ultimi sei mesi il Pdf ha riempito quattrocento teatri e piazze, non passa giorno senza una infinità di iniziative. Noi siamo popolo. Il “comitato” è un gruppetto isolato che si è andato a trattare una poltroncina comoda e ora che l’ha ottenuta è parte e non super partes. In più è parte che dimostra di essere incline al compromesso e all’ambiguità, avendo scelto di candidare un suo esponente in un partito compromesso e ambiguo sui valori, che propone come primo provvedimento in Consiglio dei Ministri la legalizzazione della prostituzione. Come voterà l’eventuale parlamentare Simone Pillon sul tema?

Da oggi in poi non parlerò più evidentemente di questa ferita, perché la storia si chiude qui. E si chiude come abbiamo sempre detto che si sarebbe chiusa, rendendo chiare le ragioni di due anni di attacchi feroci e di fuoco amico subito dal Popolo della Famiglia. Che va avanti per la sua strada, senza ambiguità e compromessi, ancora più determinato a ottenere quel milione di voti che consentirebbe a decine di persone che si sono battute per i principi essenziali e non negoziabili di essere quel gruppo che impedirà l’avanzata dei falsi miti di progresso nella prossima legislatura. Solo una mobilitazione di Popolo nelle urne cambierà la storia e il Pdf è lo strumento per farla perché è una vicenda collettiva. Alle piccole livorose ambizioni individuali, lasciamo lo spazio che meritano, quello della miseria umana che spunta sempre quando in gioco ci sono denari e potere.

Avanti ora con convinzione e determinazione. Ci sono firme da raccogliere e una campagna elettorale tutta da fare, al Popolo della Famiglia nessuno regalerà niente. L’invito è a non rispondere agli attacchi, che pure pioveranno. Lasciate me a fare da parafulmine e occupatevi solo di far crescere il Pdf nei territori. Quel che c’era da dire è stato detto. Che ora, almeno, si vergognino un po’.

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22/01/2018
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