Chiesa

di Emilia Flocchini

Il Colosseo ed il ricordo dei martiri dei nostri giorni

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Il Colosseo per i nuovi perseguitati di oggi. Il prossimo 24 Febbraio Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), alle 18, in largo Agnesi, illuminerà di rosso un luogo di probabile martirio dei primi cristiani, il Colosseo. Spazio di eccezionale valenza simbolica, la costruzione romana sarà testimone muta del dramma che molti cristiani vivono in varie parti del mondo. Perché oggi è necessario ricordare, a chi non sa o finge di non sapere, che è in atto una feroce persecuzione, esplicitata in vari modi, contro i credenti in Cristo. Come i fratelli che li hanno preceduti quasi due millenni fa (ma la storia della Chiesa conosce altri momenti di doloroso calvario per chi ha professato la fede cristiana), anch’essi si trovano a dover pagare un prezzo davvero esoso solo per essere seguaci di Cristo. Proprio pochi giorni fa, celebrando l’Eucaristia insieme al patriarca Youssef Absi della Chiesa di Antiochia greco-melchita, papa Francesco ha detto: «Offriamo questa messa per il popolo, per il popolo che soffre, per i cristiani perseguitati in Medio Oriente, che danno la vita, danno i beni, le proprietà perché sono cacciati via». Aiuto alla Chiesa che soffre vuole far conoscere a tutti il loro dramma, ma anche quello dei perseguitati in altre zone del pianeta. Come ha anticipato Agensir, all’evento parteciperanno il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, e Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo.

Nello stesso momento saranno illuminate di rosso anche la Cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo (Siria) e la Chiesa di San Paolo a Mosul (Iraq): due luoghi ormai noti alle cronache di questi ultimi anni, simbolo dell’itinerario di dolore che molti cristiani vivono. Come si può leggere nel sito della fondazione di diritto pontifico che si occupa della Chiesa sofferente, nelle varie manifestazione di difficoltà e dolore, fin dal 1947, proprio l’inclusione di Aleppo e Mosul è stata spiegata in questi termini da Alfredo Mantovano, presidente di ACS-Italia: «Nel mondo tante comunità patiscono la fame, la miseria e le violenze a causa della loro fede. Noi abbiamo più volte illuminato di rosso i monumenti più importanti del mondo per denunciare il martirio subito dai nostri fratelli e stavolta è nostra intenzione coinvolgerli direttamente attraverso due comunità come quella siriana e quella irachena, tra quelle che maggiormente hanno sofferto negli ultimi anni». Se finora il mondo è rimasto sostanzialmente inerte, illuminare di rosso anche quelle zone di sofferenza rappresenta un messaggio di grande rilevanza: dare un volto concreto ai perseguitati.

Si potrebbe pensare che eventi di questo tipo siano più che altro una concessione alla civiltà dell’immagine, che punta più sugli “effetti speciali” piuttosto che sui contenuti. Si potrebbe persino considerarli una perdita di tempo. Eppure occorre andar cauti quando siamo tentati di liquidare con un alzata di sopracciglio un simile evento. Non si tratta dell’ennesima illuminazione di monumenti per fini ideologici e spesso poco comprensibili: è una questione seria. Perché la visibilità dei cristiani perseguitati sui media è pressoché inesistente. Il loro travaglio si compie nell’indifferenza generale, le loro storie di ordinario martirio interessano poco o niente. Pensiamo a quello che è accaduto in Messico in questi ultimi due anni: rapimenti e omicidi di sacerdoti non hanno minimamente scalfito il muro di inerzia con cui ci approcciamo a notizie simili. Pensiamo a persone come Asia Bibi, la cristiana pachistana, accusata ingiustamente di blasfemia, che ancora attende la fine della propria odissea, ma non ci sono grandi mobilitazioni per chiederne la liberazione.

Paradossalmente, a volte sono i persecutori a dare più visibilità alle loro vittime, come nel caso dei martiri copti e la loro camminata in tuta arancione, mentre erano scortati dai “neri” figuri dell’Isis, prima che fossero trucidati. Immagini che si sono impresse nella mente e che, per un attimo, ci hanno restituito non soltanto l’orrore ma anche il significato più profondo del professare la propria fede in Cristo. Ma non possiamo attendere di farci inquietare da altre morti spettacolarizzate ad arte: perché dietro ai filmati ci sono storie e persone autentiche. Dietro ai video dell’orrore enfatizzato c’è un orrore reale. Il rischio, inoltre, – a lungo andare – è che queste immagini ci rendano ancora più assuefatti di ora alle tragedie che si consumano in tante parti del mondo. Ma non è umano, né cristiano abituarsi al continuo calpestio della dignità umana. Non è umano, né cristiano volgere gli occhi da un’altra parte mentre si consuma un dramma le cui proporzioni non sono ancora del tutto chiare perché è in atto.

Mettere allora al centro i cristiani perseguitati di oggi non è un evento come un altro. Questi nostri fratelli e sorelle in Cristo meritano la nostra attenzione e la nostra partecipazione solidale alle loro sofferenze. Come leggiamo ancora sulla pagina del sito di ACS che tratta dell’evento, oltre ai nomi già citati, parleranno proprio loro, i cristiani perseguitati o i loro parenti: ci saranno il marito e una delle figlie di Asia Bibi, Ashiq Masih e Eisham Ashiq, impegnati in questi lunghi anni (dal 2009) per ricordare al mondo la via crucis della propria congiunta, e un’altra testimonianza forte sarà quella di Rebecca Bitrus, una nigeriana che è stato ostaggio di Boko Haram per due anni. Esperienze entrambe dolorose, seppur nella diversità delle circostanze. Questa triste “varietà” mostra i tanti modi in cui è possibile perseguitare i cristiani: torture, rapimenti, uccisioni, incarcerazioni, stupri, confische, ecc.

Non è un caso, allora, che in una delle pagine che presentano l’evento, un altro tipo di persecuzione presa in considerazione è stata quella “educata”, come l’ha definita Papa Francesco. Qui non siamo in presenza di atti persecutori efferati, ma viene negata la possibilità di vivere liberamente le conseguenze etiche della propria fede o, talvolta, la stessa fede, sebbene in modo incruento. Al posto di una tortura un licenziamento, al posto di un uccisione un ostacolo: apparentemente si tratta di fatti meno gravi, ma sono sempre prodotti di una mentalità persecutoria. Quello delle persecuzioni educate è un problema soprattutto occidentale: sebbene ci troviamo in contesti democratici, in cui la tolleranza sembra essere un valore acquisito, in realtà nei confronti dei credenti in Cristo vengono messi in atto comportamenti più o meno intolleranti. Tali comportamenti mirano a relegare la fede nell’ambito privato, negandole ricadute in ambito lavorativo e sociale, e a imporre quel “pensiero unico” che è tale proprio perché non accetta alcun confronto.

È già dal 2015 che ACS illumina di rosso monumenti e chiese per richiamare l’attenzione sulle condizioni difficili o invivibili che affliggono tanti cristiani. Il 29 Aprile del 2016 è toccato alla Fontana di Trevi, il 12 Ottobre del 2017 alla Basilica del Sacro Cuore a Parigi, il 22 Novembre è stata la volta del Parlamento londinese e il 24 Novembre anche della Cattedrale di Manila. Atti concreti della volontà di tener desta l’attenzione dell’opinione pubblica. I cristiani perseguitati di ogni parte del globo attendono che in molti si destino da un sonno colpevole, prima che sia troppo tardi.

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16/02/2018
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