Politica

di Monica Boccardi

Osservazioni giuridiche sul voto responsabile

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E aggiungo, a quanto ha già scritto Mario Adinolfi nelle sue “osservazioni sul voto al PdF il 4 marzo”:

1) Il voto dato al candidato all’uninominale senza indicazione anche sul partito viene attribuito proporzionalmente a tutti i partiti della coalizione che lo appoggiano. Quindi non modifica gli equilibri interni che si formeranno tra i partiti.

2) La coalizione, non avendo programma comune, nasce esclusivamente allo scopo di ramazzare voti (infatti addirittura il medesimo partito, da voci diverse, arriva a dichiarare cose contraddittorie - vedi Berlusconi che vuole abrogare la Cirinnà e la Polverini, sua candidata che dichiara che il Gay Pride non è appannaggio della sinistra, ma anche della destra che quella legge ha pure votato).

3) I partiti di una coalizione potranno, come spiega Mario Adinolfi, “divorziare” subito dopo le elezioni per trovare alleati più simili a loro per governare, senza che ciò comporti violazione di legge.

4) Poiché la quota uninominale porta all’elezione del candidato più votato in ciascun collegio, in teoria, di una coalizione, potrebbero essere eletti molti candidati all’uninominale, ma pochi al proporzionale, a seconda della consistenza del Collegio in numero di elettori (se eleggo il candidato uninominale in Val d’Aosta non prendo lo stesso numero di voti in quota proporzionale che se eleggo quello del Collegio Emilia-Romagna 1 ad es.).

5) L’ipotesi più credibile, rebus sic stantibus, è un governo tecnico di larghe intese che galleggi per una legislatura in attesa che l’Unione Europea finisca di esautorare l’Italia della sua sovranità nazionale (rectius di togliere al popolo italiano la sovranità nazionale che la Costituzione gli attribuisce!).

6) Tutti parlano di “valori”, nessuno di “princìpi” tranne il Popolo della Famiglia. Anche le parole hanno un peso: i valori sono quelli che si possono quantificare economicamente e infatti si posso vendere e scambiare. I princìpi invece non si toccano, non si vendono e non si scambiano, perché non hanno quantificazione economica.

7) I candidati della coalizione del centro-destra sono tutti politici di professione (salvo eccezioni rarissime, tutte in posizione più o meno ineleggibile): il loro scopo è rimanere in parlamento per continuare a fare quello che considerano il loro lavoro, la loro occupazione principale e sono disposti a tutto pur di non perdere il posto (lo dimostrano gli inciuci che hanno fatto per non far cadere gli ultimi governi, tradendo le istanze del popolo del Family Day, ma anche quelli fatti in barba al bene comune in molti altri ambiti, dal lavoro all’economia).

8) I candidati del Popolo della Famiglia sono persone che hanno una vita, un lavoro, impegni fuori dalla politica e che si sono prestati a candidarsi con spirito di servizio (non come quelli del Movimento 5 Stelle, che pur non essendo politici di professione erano per gran parte nullafacenti in cerca di una rendita di posizione), quindi se saranno eletti dovranno sacrificare se stessi, le loro famiglie e le loro professioni per il bene comune. Ciò significa che avranno una grande responsabilità rispetto a ciò che lasceranno e non potranno tradire il bene comune per il quale avranno fatto sacrifici.

9) Chi vuole votare il centrodestra ha tutto il diritto di farlo. E non ha alcun bisogno di giustificarlo al mondo: excusatio non petita accusatio manifesta.

10) Chi invece lavora per togliere voti all’unico partito che ha presentato un buon programma, assolutamente aderente ai principi della Dottrina sociale, deve giustificarsi perché sa benissimo di lavorare contro la coscienza, che indica all’elettore cattolico di non collaborare con chi tradisce lo spirito del Vangelo: excusatio non petita accusatio manifesta.

11) Indicare come sicuro che se al centrodestra mancasse il quorum per la (ipotetica e indimostrata) maggioranza relativa utile a governare, sarebbe a causa dei voti dati al PdF è un sillogismo falso e strumentale: è impossibile adesso, e rimarrà impossibile dopo il voto, stabilire con certezza la “provenienza” dei voti che prenderà il Popolo della Famiglia. Solo ognuno di coloro che voteranno il PdF potrà sapere con certezza se avrebbe votato e chi avrebbe votato, se non ci fosse stato il simbolo del PdF sulla scheda elettorale. Personalmente io non avrei votato. E di sicuro non avrei dato il mio voto alla coalizione che ripresenta Lupi, Costa, Polverini, che ha nei programmi elettorali la prostituzione legalizzata e che promette tutto e il contrario di tutto pur di ramazzare voti.

12) I sondaggi non sono il verbo: gli errori sono sempre all’ordine del giorno e in questo caso, in cui si vota per la prima volta con una legge elettorale nuova e con un sistema mai utilizzato prima, è bene non fidarsi. Tra l’altro, possono essere tranquillamente pilotati, a seconda delle domande che si pongono agli intervistati, e infatti, a seconda del committente, danno risultati anche molto differenti tra loro.

13) Chi, pur condividendo la battaglia per i principi non negoziabili del Popolo della Famiglia, sceglie di non votarlo in aderenza al cosiddetto principio del “voto utile” dimostra di avere scarsa o nulla fiducia nella Provvidenza. Quando si abbraccia una lotta per il bene, da cattolici veri, non si fanno conti sull’utilità di ciò che si fa, non si valuta se convenga una cosa piuttosto che un’altra: si lotta per il bene e basta. Con la consapevolezza di essere servi inutili, per cui tutto ciò che si fa non serve e non porta a nulla, se non interviene Qualcuno a dare un senso alle azioni.

14) Il ragionamento sul “voto utile” è proprio di chi è “del mondo” e lavora con la testa del mondo. Ma chi è nel mondo senza appartenergli non fa questo tipo di ragionamenti, perché affida ad Altri il governo della propria vita e sceglie in coscienza non in utilità.

Altrimenti, ad esempio, i martiri avrebbero dovuto scegliere di non lasciarsi uccidere, pensando che la loro sopravvivenza avrebbe potuto permettere loro di conoscere tante altre persone da convertire e salvare se non fossero morti… ma loro non hanno ragionato in questo modo, hanno scelto quello che era giusto, non quello che era conveniente.

Per questo l’unico “voto utile” per chi crede nella difesa dei principi non negoziabili è il voto dato al Popolo della Famiglia.

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16/02/2018
1809/2018
S. Giuseppe da Copertino

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