Politica

di Carlo Nicoletti

Un uomo in cammino riflette

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Caro Massimo Gandolfini,

ci siamo conosciuti in alcuni incontri ed alcune tue conferenze nel veneziano, nel trevigiano, ma anche prima.

Sono Carlo Nicoletti referente del Popolo della Famiglia di Venezia, candidato alla Camera, e da quasi trent’anni vivo l’esperienza meravigliosa del Cammino Neocatecumenale in una parrocchia di Mestre.

Per quasi due anni ho taciuto sulle gravi ferite avvenute dopo la nascita del Popolo della Famiglia, ma dopo quanto è avvenuto l’altro ieri non mi è più possibile sottrarmi al dovere di difendere, non solo il Popolo della Famiglia, ma soprattutto il Cammino.

Mi riferisco ad una lettera da te sottoscritta che sta girando nel web, e indirizzata ai fratelli del Cammino e intitolata “NOTE DI CHIARIMENTO AI FRATELLI DELLA ………”, cui segue il nome della regione italiana: già viste Emilia Romagna, Lombardia e Veneto: difficile non presagire che seguiranno le altre, e ancora più difficile non pensare che questa lettera sia già arrivata, con tua firma, a molti fratelli del Cammino di tutt’Italia.

Caro Massimo, io voglio ancora sperare che questa lettera sia una “fake”, che non sia tu il suo firmatario, che sia opera di malintenzionati senza scrupoli: continuo a consultare il sito del CDNF sperando di vedere una smentita, ma a questo punto, passate oltre 48 ore non posso più procrastinare una risposta.

Premetto che qualora fosse, sempre più improbabilmente, questo il caso, sei invitato a smentire pubblicamente quanto prima che ne sia tu il firmatario: saprai certamente i modi migliori per farlo, ma ti chiedo di farlo quantomeno sul sito del CDNF ed a all’indirizzo email: [email protected].

Questo premesso, le domande che questa tua lettera solleva sono ovvie e vengono se non altro dal cuore:

ma come si fa a infangare urbi et orbi, ed in questo modo, un dono così prezioso per la Chiesa qual è il Cammino Neocatecumenale?

come può una persona del tuo livello e così esposta in tutto il Paese iniziare una lettera “precisando che il Cammino in quanto tale non è e non può essere coinvolto in nessun modo nel discorso politico-elettorale”, ma farlo subito dopo aver scritto: “Mi rivolgo a voi in quanto fratelli del Cammino”?

come si fa ad usare il nome del Cammino, la sua struttura, i suoi canali informativi e perfino i suoi, per quanto rudimentali, archivi di contatti, per fare esattamente il contrario di quello che è scritto nella lettera stessa, dando cioè precise indicazioni di voto?

come si fa ad usare gli stessi mezzi per scrivere addirittura “riteniamo inopportuno e strategicamente sbagliato votare il ’Partito della Famiglia’ “?

(fra l’altro, detto per inciso, tu non puoi non sapere quanto sia importante il “nome” delle cose e non puoi non sapere che il nome corretto sia il “Popolo della Famiglia”)

Mi dispiace, Massimo, devo dirlo senza mezzi termini: questa è doppiezza nel merito e contraddizione nel metodo.

Tutte le persone del Cammino, caro Massimo, e più in generale tutte le persone nella Chiesa sono anche cittadini e hanno il dovere di votare. Sappiamo anche che, in quanto cattolici, hanno tutti il dovere di adoperarsi affinché “si realizzi il Vangelo anche nelle realtà temporali” come la Dottrina Sociale della Chiesa ci insegna nei suoi documenti. È inoltre più che normale e corretto che, nella cerchia delle relazioni personali o personalmente costruite, una persona come te, o come me, o come qualsiasi altra faccia il proselitismo elettorale che ritiene più opportuno, dando anche indicazioni di voto o esprimendo i giudizi che ritiene, assumendosene ovviamente la responsabilità. Ma non è normale e soprattutto non è corretto fare questo usando il nome, la struttura e le relazioni di una istituzione che non ti appartiene qual è il Cammino Neocatecumenale, il cui fondatore e capo, fra l’altro, queste cose, come tu sai benissimo, non farebbe mai e confido certamente che non farà mai.

Nella lettera, poi, tu definisci, come molte altre volte, il lavoro del Comitato con la parola “pre-politico”. Ora, a parte il significato astruso e inapplicabile che ha già in se questa parola, mi permetto di osservare che in un’epoca in cui sempre maggiormente, soprattutto tra noi cattolici ma non solo, è condivisa l’idea che il male della politica sia proprio quello di non essere incarnata in una vera cultura, inventarsi oggi uno spazio di lavoro “culturale-pre-politico” è proprio un non senso e a me pare evidente che questa parola altro non sia che un neologismo adatto allo scopo-proprio del Comitato. Ma, a parte questa osservazione, che è opinabile e su cui ci si può confrontare, emerge invece un altro elemento inconfutabile: e cioè che nella stessa lettera in cui il Comitato si autodefinisce pre-politico vengono scritte due cose che più politiche di così non potrebbero essere: le indicazioni di voto, candidati compresi, e le indicazioni di non votare il “Partito” della Famiglia.

E anche questa volta non si tratta di sola doppiezza, ma di contraddizione pura. Al punto di ritenere che se la penna che ha scritto questa lettera è, come sembra, effettivamente tua, certamente non è la stessa penna di due anni fa: è purtroppo evidente essere la penna di chi è ormai costretto a ubbidire a pressioni che nulla hanno a che vedere né con il Massimo Gandolfini che conoscevamo e neppure con il Presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli di due anni fa.

Ora, anche se il Popolo della Famiglia, coinvolto in modo così improprio in questa tua lettera, e impossibilitato a difendersi, avrebbe ben diritto di essere qui, in questa mia risposta, difeso nel merito di quanto hai scritto, non lo farò: il PdF potrà esprimere semmai le sue ragioni attraverso i canali che gli sono propri, ma io non userò questo mezzo per farlo: i fratelli del Cammino decideranno secondo il loro discernimento e secondo elementi che sapranno di certo trovare altrove.

Voglio invece cogliere questa occasione per dire alcune cose su quanto è successo due anni fa, sulle ferite che son succedute, di cui si è tanto detto e scritto e sulle quali ho personalmente sempre taciuto. Lo faccio anche perché una di queste cose, la più importante, non mi risulta, in mezzo a tanti fiumi di inchiostro, sia mai stata scritta da nessuno. Benché io mi ritenga una persona abbastanza informata sui fatti, mi limito a escludere ogni considerazione basata su informazioni di “una sola campana” e segnalare sole le cose certe o quantomeno evidenti. Sintetizzo riprendendo tre tipici temi che hanno tanto riempito il confronto in questi due anni, riferiti ad altrettante accuse al PdF:

tradimento del patto 1 - se è vero come è vero che, dopo tre Family Day, tutti e tre numericamente e progressivamente sempre più oceanici, tutti e tre meravigliosamente riusciti e tutti e tre perfettamente falliti nello scopo (salvo il temporaneo successo del primo nell’aver fermato i DICO, successo annullato qualche anno dopo dalla legge sulle unioni civili), un quarto Family Day alle stesse condizioni sarebbe stato improponibile, credo sia evidente anche ai bambini quanto fosse giusto che l’intera strategia andasse interamente ripensata: e se una strategia va interamente ripensata, i patti di strategie precedenti sono per definizione superati; se poi una o più persone, a quel livello di responsabilità, hanno idee diverse e le perseguono non trattasi certo di tradimento, ma di semplici e responsabili idee diverse (giuste o sbagliate che siano, questo lo dicono poi i fatti)

accuse personali di essere insipienti: ricordo bene il famoso articolo di Adinolfi come fosse ieri; lui non ha accusato nessuno di essere insipiente, ha definito un comportamento come insipienza politica, il che è molto diverso: si riferiva al progetto di declassare l’intera identità del CDNF a meri difensori del no al referendum costituzionale: questo è avvenuto a pochi mesi dall’ultimo Family Day annacquando in un momento grave e per l’intero semestre successivo la quasi totalità della sua capacità di azione sia a livello nazionale che locale (con i comitati locali del no); a parte il fatto che ho sempre considerato la critica di Adinolfi purtroppo perfettamente giusta, e lasciando perdere che i fatti lo hanno dimostrato, resta incontrovertibile che non c’è mai stata alcuna accusa personale: solo l’incapacità di accettare una critica quando, a quel livello di responsabilità, occorrerebbe invece saperlo fare

annessione: come tu e tutti sanno, un mondo vastissimo ha sofferto molto la divisione che c’è stata; ora, se un Mario Adinolfi, ritenendo di aver avviato un progetto giusto, esorta, cerca e propone una riconciliazione accogliendo all’interno del nuovo soggetto e nel modo più accettabile possibile chi del Comitato si sia sentito escluso, è cosa che si può accettare o legittimamente declinare, ma non si può chiamare annessione, perché l’annessione è un’altra cosa

tradimento del patto 2 - per quanto encomiabile sia stato il lavoro del CDNF, e tuo per primo, nella stagione dei Family Day, per quanto grande sia la gratitudine verso tutti voi da parte mia personale e dell’intero mondo pro-life e pro-family, va tuttavia ricordato che nessuno nel Comitato e nemmeno il Comitato intero nel suo insieme può assumersi la “paternità” di quella piazza; in molti sappiamo - e dimenticarsi di questo è stata la maggior causa dei problemi - che se un “padre” aveva quella piazza, questi aveva un nome e cognome esterno al Comitato e si chiama, come molti, ripeto, sappiamo bene, Kiko Arguello. Per quanto rilevante sia stato il ruolo tuo o di altri, qualsiasi siano state le tue relazioni con Kiko, e fossero state queste perfino importanti nelle sue decisioni, resta il fatto che la responsabilità politica, cioè la paternità, di fronte alla società e di fronte alla Chiesa, di questi eventi è stata interamente sua. Ora, se Kiko, come grazie a Dio ha fatto, ha ovviamente deciso di non andare oltre, il che avrebbe messo a repentaglio una realtà ecclesiale come il Cammino, non significa certo che quella piazza ha cambiato padre, ma semmai che è rimasta orfana: chissà, caro Massimo, quante incomprensioni e quanti dissapori si sarebbero evitati se, partendo da questo atteggiamento, avreste cercato di inventare insieme una nuova strategia senza che nessuno sentisse il peso di una inesistente paternità: mi sbaglierò, ma mi piace pensare che se così fosse stato tu saresti stato il primo a riconoscere la validità proposte di Adinolfi. In ogni caso una cosa è certa: visto che questo era il reale contesto, parlare di tradimento è surreale.

E’ umano che in politica si preferisca sempre, prima di fare passi avanti, o ancora di più prima di fare passi indietro, attendere il responso dei numeri elettorali: resto fiducioso che questo responso cambierà molte cose e renderà possibile il riaffrontare la dolorosa questione.

Io naturalmente continuo a sperare che questo avvenga prima, perché sarebbe un segno di tutt’altro e di più nobile significato: ma certamente è meglio dopo che mai, come sai benissimo che tutti desideriamo sinceramente. Tu non puoi immaginare, caro Massimo, e sono certo di interpretare i sentimenti di tutti noi, il rammarico di non essere assieme ai militanti del CDNF nella sconcertante mobilitazione di queste settimane che, come migliaia di persone riferiscono, si è rivelata essere una vera e propria festa.

Mi permetto infine di suggerire a tutti fratelli del Cammino cui è possibile, perché conosciamo le dinamiche della comunicazione web, che questa lettera arrivi, di tenere indenne quel bellissimo dono di Dio che è il Cammino, e quell’ancora più bellissimo itinerario che è la nostra conversione, da tutte queste diatribe, per quanto legittime. E cioè che se anche l’azione missionaria del nostro carisma, la conversione personale e l’impegno testimonianza cristiana nel sociale e anche politico sono certamente tutte e tre nobili vocazioni di tutti noi, la prima vada tenuta su un piano nitidamente separato dall’ultima.

Quanto alle votazioni suggerisco a loro quello che avrei tanto voluto leggere da te: che tutti loro si guardassero di seguire indicazioni di chi usa le strutture del Cammino o di altre realtà ecclesiali, ma adottassero invece il più pienamente possibile le superbe indicazioni del Magistero della Chiesa.

Quanto ti ho scritto, Massimo, si riferisce a mie valutazioni su alcuni tuoi comportamenti: resta invece intatta la mia stima nei tuoi confronti e la mia gratitudine per quanto hai fatto.

Con l’augurio di incontrarci presto auguro a te e a tutti noi una buona, e ricca di frutti spirituali, quaresima.

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28/02/2018
1909/2019
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