Politica

di Mario Adinolfi

Cattolici: quantità e qualità

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Nei giorni di una strana strettoia in cui Scilla è il presente del risultato elettorale e Cariddi è il passato dei novantuno colpi di mitra di via Fani, nel periodo cioè in cui viene naturale riflettere su come sia stato possibile prima farsi sparare in faccia per decenni da chi ci riteneva troppo potenti e ora essere ridotti ad un silenzio per irrilevanza, l’unica risposta concreta e di prospettiva mi sembra riposta nei due quesiti fondamentali, quantitativi e qualitativi: quanti siamo, noi cattolici italiani? E chi siamo? Com’è composta la inevitabile complessità del nostro mondo?

I due studi più recenti (Ipsos e Eurispes) concordano su un dato: si definiscono “cattolici” oltre il 70% degli italiani, per Ipsos sono il 74.4%, per Eurispes il 71.1%. Stiamo parlando di circa 45 milioni di persone, una enormità. E infatti se andiamo a cercare i dati sulla pratica religiosa, i cattolici praticanti, quelli che vanno alla messa domenicale sono molti di meno: circa un quarto degli italiani. Ipsos fa una interessante distinzione: l’11.2% lo definisce “cattolico impegnato”, cioè va a messa ed è attivo in parrocchia o nell’associazionismo; poi c’è un 15.8% di “assidui scarsamente impegnati” che dunque vanno a messa una o due volte al mese o anche tutte le settimane ma comunque non avvertono un coinvolgimento né nella dimensione ecclesiale né nell’associazionismo. Il rapporto Ipsos è del novembre 2017, dunque i dati sono recentissimi e sembrano fotografare una condizione di realtà. Volendo fare riferimento ai soli cattolici impegnati, stiamo parlando comunque di un popolo di poco inferiore ai sette milioni di italiani.

Dichiariamo subito l’intenzione di questa analisi. Il Popolo della Famiglia è nato con una dichiarata aconfessionalità, ma è chiaro che ha avuto l’ambizione di rappresentare un punto di riferimento per l’azione politica dei cattolici impegnati in Italia. Abbiamo compiuto un errore prospettico, che è stato correttamente indicato qualche giorno fa dal professore Massimo Introvigne su Il Foglio: abbiamo scambiato il nostro mondo con il mondo. Ottenendo 219.535 voti abbiamo ottenuto il 3.5% dei voti dei cattolici italiani impegnati. Abbiamo creduto che quello fosse un 3% abbondante del voto degli italiani tutti. Gli studi sul voto dei cattolici italiani, ex ante e ex post 4 marzo 2018, rivelano invece risultati impressionanti. La metà dei cattolici praticanti vota Partito democratico o Movimento Cinque Stelle. Ebbene sì, i dati sono concordanti. Per Ipsos il partito più votato dai cattolici impegnati e anche dagli assidui è il Pd con un incredibile 28.8% tra i primi e 29.5% tra gli altri. A ruota il M5S rispettivamente con il 24.2% e il 21.3%. Andando a leggere i risultati ex post, l’ottimo studio di Aleteia basato su un lavoro demoscopico di Swg compiuto subito dopo il voto, certifica e conferma questo dato anche se invertendo le posizioni: è il M5S a essere primo con il 27% tra i cattolici, secondo il Pd con oltre il 20%. Nello stesso articolo firmato da Lucandrea Massaro viene riportato uno studio di Ixè che in termini quantitativi si ritrova sempre attorno a questi due partiti egemoni, piazzando però di nuovo in testa il Pd con il 24.2% dei voti degli assidui della messa domenicale, segue a ruota il M5S con il 23.4%. Terzo partito secondo tutte le rilevazioni è Forza Italia di Silvio Berlusconi poco sotto il 20% dei voti. La Lega è attorno al 15%, Fratelli d’Italia sotto al 5% e c’è persino un ineffabile 1.5% di cattolici praticanti che usciti dalla messa sono andati a votare Emma Bonino. Un 1% poi ha votato Potere al Popolo, tra questi anche l’estensore dell’articolo di Aleteia, che ha motivato con un lungo post su Facebook questa sua bizzarra scelta.

Questo è il panorama, da cui si esce increduli. Se non ci fossero tanti studi di tanti istituti diversi a dare risultati sostanzialmente omogenei, ci sarebbe da non crederci. Ma evidentemente è così. La nostra analisi, come Popolo della Famiglia, di un popolo composto da milioni di persone pronto a ritrovarsi non solo in piazza nei Family Day ma anche in una dimensione immediatamente politica, che facesse pesare quei numeri per ottenere legislazioni più decenti in difesa della vita e della famiglia, cancellando gli obbrobri dell’ultima legislatura, è stata un’analisi sbagliata. Continuo a ritenere che sia solo una questione di tempo e non di banale bad timing. Di tempo nel senso che l’evoluzione peggiorativa della legislazioni e forse qualche assalto anche ad interessi economici consolidati della Chiesa italiana, potranno risvegliare una capacità di reazione che oggi appare sopita.

I cattolici italiani devono tornare ad avere, per utilizzare una vecchia categoria marxista utile alla bisogna, “coscienza di sé”. Per certi versi ben vengano le celebrazioni isteriche del quarantennale della strage di via Fani, tutte appaltate al giornalismo di sinistra (Ezio Mauro, Simona Ercolani, Andrea Purgatori, la redazione televisiva del Fatto Quotidiano) che le ha imperniate sulle memorie dei terroristi intervistati anziché sulla forza dei familiari delle vittime, per arrivare a comprendere quanto l’aver ceduto spazio credendo alla favola dell’essere “lievito” in territori altrui, ormai significhi essere esposti addirittura al continuo oltraggio. La trasmissione televisiva che per sei ore su La7 ha fatto parlare solo Mario Moretti, Raffaele Fiore, Valerio Morucci, Prospero Gallinari delle loro idealità politiche, del loro retroterra marcio e violento, del loro punto di vista in una storia di morte per un’ideologia cretina e sbagliata, concludendosi con il giornalista che spiegava che “poiché non c’è stata riconciliazione tra vittime e carnefici” allora questa pagina terribile della storia italiana doveva essere tenuta aperta, forse avrà fatto capire ai cattolici che neanche davanti al loro sangue versato si porta rispetto. Il rispetto minimo che si doveva non solo ai morti, ma ad un’analisi storica molto semplice: i cattolici italiani avevano ragione, i comunisti assassini torto e possono solamente chiedere scusa e tacere. Delle loro ricostruzioni non ci interessa, non c’è alcuna riconciliazione possibile finché non si passa da questo riconoscimento politico di sconfitta ed errore. Hanno vinto coloro che quei vigliacchi hanno ucciso e quei vigliacchi hanno principalmente sparato addosso ai cattolici italiani non per caso, ma perché erano il motore positivo di una società altrove marcia e cupa, intrisa di cultura di morte.

Quella stessa cultura di morte che oggi troviamo negli ideologi dell’eutanasia e dell’aborto, che vogliono uccidere e uccidere e ancora uccidere, non più con le P38 ma con la stessa fame di carne umana. Sono i nichilisti di allora e di sempre che i cattolici italiani devono combattere. Per riuscirci, devono capire che questo si può fare solo recuperando soggettività culturale, mediatica e sì anche politica, senza quella condizione psicologica di continua subalternità che purtroppo dall’assassinio di Aldo Moro in poi sembrano aver assunto come tratto caratteristico. Subalternità ai comunisti e alla sinistra in genere prima, poi alla sbornia berlusconiana che ha ubriacato l’Italia (con lo stesso Introvigne che ha visto nel Cavaliere il “federatore” sbagliato, con altri cattolici, tanti, che riponevano le loro speranze, pensate un po’, in Gianfranco Fini), ora addirittura nell’homo novus Luigi Di Maio come per un breve periodo sembravano volersi affidare addirittura al boy scout Matteo Renzi.

Ora basta essere subalterni, ora basta sognare nuovi uomini della Provvidenza, non lo sarà neanche l’agitatore di rosari Matteo Salvini che in nome del potere è pronto ad accordarsi con il M5S e allora davvero addio ad ogni prospettiva di poter toccare anche solo una virgola della odiosa legge sulle Dat o della legge Cirinnà. Dobbiamo cogliere alcuni elementi chiari di questa analisi quantitativa che è anche una analisi qualitativa: finché saremo così frastagliati e confusi, come cattolici italiani non conteremo niente, saremo totalmente irrilevanti. Eppure i cattolici italiani sono quasi sette milioni, la metà vota Pd e M5S, ok, diamola per persa. Ma ci sono più di tre milioni di cattolici impegnati e praticanti che possono essere ago della bilancia degli equilibri futuri.

Il Popolo della Famiglia ne ha intercettati 219.535, meno del 10%. Ma la nostra prospettiva di azione ha un orizzonte ben preciso: l’unità politica dei cattolici impegnati, disponibili a partire dal presidio non condizionabile ai principi essenziali e quindi non negoziabili, per arrivare ad una legislazione che premi la vita e la famiglia naturale, sconfiggendo i nichilisti e i mortiferi.

Se i cattolici impegnati italiani cominceranno a recuperare “coscienza di sé”, questo diventa un orizzonte di sacrificio e di lotta che vale il sacrificio di una vita intera. A questo orizzonte dedicherò la mia.

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15/03/2018
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