Politica

di Mario Adinolfi

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La stagione politica che si aprirà con la ormai prossima prima riunione delle Camere è, in tutta evidenza, assai pericolosa per chi sta spendendo la propria vita a difesa dei principi essenziali e dunque non negoziabili. Come abbiamo provato a spiegare per tutta la campagna elettorale, l’esito preparato dalla scrittura della legge detta Rosatellum, atto di autolesionismo targato Pd, non a caso votato entusiasticamente da Forza Italia, Movimento Cinque Stelle e Lega, sarà il governo di Forza Italia, Movimento Cinque Stelle e Lega. Insomma, l’inciucio. Abbiamo sperato che fossero veri gli argomenti di chi diceva che il centrodestra fosse al 40% e abbiamo spiegato che il quel caso un 3% del Popolo della Famiglia avrebbe garantito quelle decine di parlamentari necessari a costruire una maggioranza, piantando “il chiodo nella coda del serpente” come amava ripetere il segretario nazionale del Pdf, Gianfranco Amato. Non è andata così e ci siamo ritrovati nello scenario preconizzato da tutti gli osservatori: nessuno in grado di essere maggioranza da solo e dunque vai con le intese spurie. Gli inciuci, appunto. Che partiranno subito.

Il centrodestra ha convenuto che sarà il M5S a esprimere il presidente della Camera, mentre toccherà a Forza Italia la seconda carica dello Stato, cioè il presidente del Senato. Su questo secondo elemento c’è ancora molta incertezza, ma è sicuro che l’asse M5S-Forza Italia-Lega (con una Giorgia Meloni ridotta al ruolo di comparsa, dopo aver accarezzato il sogno di diventare presidente della Camera come il suo mentore Gianfranco Fini) ha i voti per imporre l’accordo. Questo anomalo tripartito ha più del sessanta per cento degli eletti e ora il punto di domanda è: l’intesa sui presidenti delle Camere è il preludio ad una più ampia intesa di governo? E, se sì, chi esprimerà la leadership?

Qui entra in campo il Quirinale che vorrebbe inserire nella partita anche il Pd, resosi irrilevante sia a causa della sonora sconfitta elettorale che per le continue risse interne. Renzi e tutti gli sconfitti a ruota proclamano l’intenzione di restare all’opposizione, ma Mattarella proverà a forzare la mano per evitare di consegnare a Salvini la golden share del futuro esecutivo, qualunque sia il nome del presidente del Consiglio.

Fin qui le geometrie di Palazzo. C’è poi qualcuno che si chiede: quali politiche potranno mai essere approvate da un governo imperniato sul tripartito M5S-Forza Italia-Lega? Il centrodestra ha vinto al nord promettendo la flat tax, il M5S ha vinto al sud promettendo il reddito di cittadinanza: i due provvedimenti sommati costerebbero 100 miliardi di euro e inoltre sono figli di culture politiche antitetiche. Investire sul lavoro e sull’impresa alleggerendo il carico fiscale o implementare una misura assistenziale dando soldi a chi non lavora? Salvini e Di Maio sono d’accordo solo sull’abrogazione della legge Fornero, proposta che può essere avanzata a chiacchiere in campagna elettorale, ma se applicata farebbe semplicemente saltare la spesa pensionistica faticosamente portata in equilibrio. Una volta sia Salvini che Di Maio volevano uscire dall’euro, ma pure su questo sono diventati più mansueti fin dalla campagna elettorale, tenendo a bada le teorie dei vari Borghi e Bagnai, che ora eletti in Parlamento si accorgeranno che le loro idee non troveranno alcuna applicazione, pur avendo vinto.

Su cosa possono accordarsi partiti così diversi, per scrivere uno straccio di programma che sembri un programma di governo? Di solito in una traiettoria così evidentemente indecisa e incolore, i politici si inventano cinicamente un coniglio di tirare fuori dal cilindro ed ha sempre l’aspetto dei “nuovi diritti civili”. Vi ricordate quando Maroni twittava ad Emiliano che era pronto a scambiare la legge sull’autonomia con quella sull’omofobia? Ecco, io mi ricordo bene che la prima legge che fu approvata dalla Camera dopo aver votato il governo di larghe intese guidato da Enrico Letta fu, guarda un po’, la legge Scalfarotto, prima legge in assoluto varata dalla Camera nel 2013 e poi per fortuna arenatasi al Senato dove i numeri erano più risicati e si scelse di puntare sulla legge Cirinnà, Quella arrivò in porto nel 2016, nel 2015 avevano approvato la legge sul divorzio breve, nel 2017 hanno completato l’opera con la legge sul biotestamento. Quando metti a governare i diversi, quelli non riescono a fare nulla sui guai strutturali del Paese, dunque si rifugiano nel territorio delle minchiate “modernizzatrici”.

Qui si comprende il ruolo fondamentale del Popolo della Famiglia. In uno schema in cui molti cattolici del mondo pro-life hanno spiegato che bisognava votare centrodestra per “contaminarlo”, ora che il centrodestra farà il governo con il M5S e ne resterà contaminato non è che chiederanno scusa per l’errore e si acconceranno a votare PdF la prossima volta (si può cominciare il 22 aprile, alle regionali del Molise). No, ci spiegheranno che il governo a trazione grillina potrà pure quello essere contaminato dalla loro decisiva presenza e il lievito e il sale e tutte quelle puttanate lì, che poi era la corsa a prendersi una poltrona, ottenuta quella non è che ci si sputa sopra, quindi tutto quello che verrà andrà bene. Anche la Bongiorno ministro della Giustizia, anche la Bernini presidente del Senato.

Servirà allora qualcuno che ricordi che senza un soggetto politico autonomo cristianamente ispirato che raccolga la sfida del consenso su una piattaforma politica antitetica a quella inciucista perché schiettamente identitaria, saremo costretti a trascorrere un’ennesima legislatura tutta in difesa. E se il primo provvedimento di legge fosse (magari sfruttando un episodio di cronaca costruito ad arte) un progetto di legge Bongiorno-Scalfarotto, che stavolta verrebbe approvato a tutta velocità sia dalla Camera che dal Senato, allora potremmo dire addio allo spazio anche solo di diritto di parola per il movimento pro life italiano.

Serve costruire uno spazio di resistenza che parli anche per i cattolici votanti Lega e Forza Italia, che con Lega e Forza Italia convogliate nell’alleanza di governo con il M5S, potranno parlare ben poco. Il Popolo della Famiglia offre il suo simbolo e i suoi candidati a disposizione di tutti gli italiani chiedendo il voto fin dalle prossime amministrative. Ovunque si stanno riunendo gli attivisti locali per stabilire le strategie complessive, demandate al territorio, per ottenere un’ossatura di partito composta da eletti: finora ne abbiamo sedici, dobbiamo arrivare ad essere molti di più. Ricordo ai romani che i due centri più popolosi in cui si andrà al voto tra fine e maggio e giugno sono i due municipi (Roma III e Roma VIII) che insieme governano oltre seicentomila persone, dunque il 9 aprile terremo un coordinamento cittadino aperto a tutti gli iscritti per stabilire le squadre con cui affrontare il voto, una convocazione in tal senso è stata inviata oggi dal coordinatore nazionale Nicola Di Matteo.

Per il resto, siamo in un tempo politico complesso e come sempre confuso. Il Popolo della Famiglia ha scelto la strada della traversata del deserto: sarà lunga, sarà faticosissima, sarà difficile. L’unico modo con cui possiamo affrontarla è nella massima unità, sapendo che i primi passi sono stati compiuto e siamo accompagnati da 219.535 fratelli e sorelle che hanno visto nel PdF il germoglio di una speranza, di una nuova idea di politica. Ora irrobustiamoci camminando insieme, perché della nostra forza ci sarà sempre più bisogno. Il Popolo della Famiglia prosegue il suo lavoro e preparatevi a sostenerci, se potete iscrivetevi al partito tramite il marketplace www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora e fate iscrivere chi crede nel soggetto politico autonomo di ispirazione cristiana posto a difesa dei principi non negoziabili, per promuovere legislazioni a sostegno della vita e della famiglia naturale. Leggete ogni giorno il quotidiano La Croce, dove potete conoscere i livelli di elaborazione politica del PdF e anche più banalmente le notizie giornaliere che lo riguardano. Partecipate voi stesso a questo lavoro di elaborazione scrivendo articoli e inviandoli a [email protected] dove la redazione li vaglierà e, se consoni al livello del giornale, il pubblicherà.

Quello che ora serve è consapevolezza del ruolo storico che il Popolo della Famiglia aspira a svolgere. Lo abbiamo dimostrato nelle discussioni mediatiche che ci hanno coinvolto, così come è evidente il peso politico che stiamo assumendo localmente grazie al coraggio che abbiamo avuto il 4 marzo presentandoci in posizione totalmente autonoma alle politiche. Ora ovunque ci cercano perché sanno che i nostri voti possono essere decisivi, mentre nel “circo” mediatico la difesa di alcune posizioni è praticamente appaltata alla sola nostra voce. Dobbiamo saper spendere intelligentemente questo vantaggio di posizione e avere come obiettivo la crescita costante del Popolo della Famiglia. Dobbiamo colmare le nostre lacune: avere più risorse economiche, far arrivare la conoscenza del Popolo della Famiglia a tutti gli italiani, costruire un partito denso composto da un reticolato di eletti, avere un flusso di comunicazione costante che interessi il piano dei media nazionali come quello dei media locali. Con pochi soldi, azzeramento mediatico, pochissimi eletti e una percentuale di italiani che ci conoscevano che forse arrivava al 10% della popolazione, lo 0.7% nazionale con 219.535 voti è da considerare primo passo più che soddisfacente. Secondo alcuni analisti è semplicemente “un miracolo”, per Aldo Cazzullo del Corriere della Sera “il risultato più sorprendente delle elezioni politiche”.

Ora continuiamo a sorprendere l’Italia, a essere cartavetrata per i benpensanti e per i luogocomunisti, a stupire con le nostre mosse del cavallo, a costruire insieme questa casa comune perché il Popolo della Famiglia è un progetto di lungo periodo, non un’esperienza transitoria a cui abdicheremo. Parleremo anche per coloro che saranno costretti a restare in silenzio, forse imbarazzati dalla situazione in cui si sono messi. Andiamo avanti, la traversata è lunga, ma la testuggine si muove compatta e lo sguardo benevolo di Maria renda meno dura la nostra fatica.

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22/03/2018
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