Media

di Giovanni Marcotullio

Notte di veglia con Alfie Evans, all’Alder Hey e in Italia

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

Albeggia, qui a Liverpool, e termina una notte che temevamo sarebbe stata assai più chioccia: come ieri mattina ci eravamo svegliati col terrore di veder uccidere un bimbo disabile, così ieri sera siamo andati a dormire (per così dire) angosciati dall’idea di risvegliarci con la notizia della morte di Alfie Evans, per il quale nella giornata di ieri si erano spesi i più mirabolanti miracoli della diplomazia e della politica.

Alfie invece vive, e per tutta la notte ho visto entrare e uscire dalla sua stanza i suoi genitori, provati da innumerevoli ore di veglia e dal nervosismo dato dal sapere il proprio figlio al centro di un’accanita volontà di morte; però relativamente distesi, fiduciosi, a tratti perfino sorridenti. «Alfie vive, Alfie combatte», dicevano Tom e Kate, con padre Gabriel che li accompagnava a passo fedele e discreto.

A Roma avevo scollegato il cellulare, durante il decollo, riuscendo appena a leggere che Mr. Justice Hayden aveva ordinato l’estubazione immediata del piccolo, e nel volo m’aveva preso una tristezza profonda. All’atterraggio il groppo alla gola: «Alfie respira da solo da due ore». Quindi non vado in albergo, perché Alfie non riposa e neanche noi riposiamo, secondo il paradigma offerto a tutto l’Alfie’s Army dai suoi genitori: vado all’Alder Hey Children Hospital.
La prima impressione lì è sconfortante: pochi palloncini lilla e azzurri (i colori dell’esercito del piccolo) scodinzolano svogliatamente attaccati ai pali, il prato festoso che m’ero immaginato non c’era, ma al suo posto c’erano 12° C nell’aria e neanche il doppio delle persone a “manifestare” (ossia semplicemente a stare lì, un po’ in silenzio e un po’ parlottando). A questo s’era ridotto il Charlie’s Army: una ventina di persone inermi e ostinate, che sfidavano la notte e il freddo (poi vidi che alcuni se ne stavano a vegliare nelle automobili parcheggiate lungo il viale d’ingresso) senza prendere altre iniziative.

Istintivamente mi sono avvicinato a quelle persone, ed esse a me: «Da dove viene?». «Dall’Italia». «Dall’Italia adesso? Proprio adesso? Apposta per Alfie?». E quel lumicino smorto della coscienza d’Inghilterra si ravvivava: L’Italia ama molto Alfie, è vero! Lo sappiamo, lo sentiamo! Oggi gli avete dato anche la vostra cittadinanza!

E aggiungevano:
No, certo, rispondevo: non mi sembrava giusta, e anzi mi commoveva che questo sparuto drappello di silenziosi dimostranti ripetesse anche a me, che certamente sapevano essere d’accordo con loro, le parole che anche nell’impotenza scandiscono la libertà e la trascendenza dell’uomo davanti al male – “non è giusto”!

«C’è del buono in questo mondo, padron Frodo»

Il paradosso prevale sul surreale

Come si spiega? Non doveva morire? Ecco, a parte il sostegno mistico dei sacramenti e delle preghiere («Pace che il mondo irride – scriveva Manzoni – ma che rapir non può») c’è da dire che il padre di Alfie aveva visto giusto nel diffidare l’ospedale dall’usare il Fentanyl: «Lo usano per i condannati a morte!», aveva tuonato Thomas Evans, ma la cronaca c’insegna che “funziona bene” anche con le celebrità. Prince, Michael Jackson e Dolores o’ Riordan se ne sono andati così. «Voi non drogherete a morte mio figlio – ha quindi scandito Tom – perché questo è illegale nel Regno Unito».

E così Alfie non è stato drogato, e di conseguenza non è morto. Dispiace sapere che in questi minuti un raffazzonato servizio televisivo ammannisca sul principale contenitore mattutino dell’Ammiraglia Rai un ginepraio di approssimazioni e di inesattezze. Stanotte eravamo davvero pochi, all’Alder Hay, ma vi garantisco che neppure un collega della Rai ha fatto capolino tra queste mura. Sarebbe bene ricordare al servizio pubblico radiotelevisivo che non solo Alfie ha un popolo in Italia, ma che da ieri Alfie Evans fa ufficialmente (benché ancora imperfettamente) parte del popolo italiano. Ancora ieri sera Papa Francesco incoraggiava la soluzione armoniosa e felice del brutto stallo in cui il piccolo viene conteso. Tanta complessità e tanta delicatezza avrebbero meritato migliore giudizio e migliore informazione.
Tra meno di un’ora i dettagli di questa notte verranno esposti e presentati al giudice, e vedremo se la prateria di miracoli che sta sbocciando frantumerà il suo cuore o no.

I prodigi d’Egitto e il Faraone

Ma per fortuna di tutte queste piccole miserie Alfie non è avvertito: solo questo sa, il piccolo – che i suoi genitori sono con lui e che lo difenderanno sempre, con ogni mezzo e davanti a chiunque. Allo stesso modo Tom e Kate, da parte loro, sanno che Alfie è vivo e combatte. E se Alfie è vivo e combatte anche loro, che sono vivi, combattono.

Si chiama “famiglia”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

24/04/2018
0702/2023
San Riccardo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Libero Stato in libera Chiesa

Pare che il tema sia questo: i giorni che ci separano dal 30 e dalla manifestazione di uno smisurato orgoglio popolare, forte e tenero come mamma e papà per i loro bambini, saranno minati da una capillare campagna di delegittimazione (di chi di quel popolo si è ritrovato ad essere voce e parola) e da un parallelo tentativo di addomesticare il cuore indomito di quella piazza. Soltanto tra una settimana si potrà sapere chi avrà vinto, o se avranno perso tutti.

Leggi tutto

Chiesa

Una madre che protegge i propri figli

Che la dialettica degli strumenti di produzione dovesse portare, con l’abolizione della famiglia, alla scomparsa della prostituzione è un assunto indeducibile. Ma una volta eliminati i principi morali familiari che davano un senso al sesso, quest’ultimo è straripato e porta rovina ovunque

Leggi tutto

Politica

Gli sfregi di Laura Boldrini alla Conferenza sulla famiglia

A metà tra la spaesatezza e la provocazione, il surreale intervento della “Presidenta”

Leggi tutto

Società

I tre diritti violentati in Alfie Evans

Il diritto alla cura, il diritto del disabile innocente, il diritto e la tutela della famiglia: questi i tre grandi beni che il sistema giudiziario
inglese sta calpestando nel suo delirio di onnipotenza. A ben vedere si tratta di beni mutuamente coimplicati: lederne uno li lede tutti.

Leggi tutto

Media

Frate Emiliano Antenucci Non sparlare degli altri

Il silenzio è importante perché siamo “malati” dal rumore dei media, delle parole, del chiasso e della confusione. Il silenzio è ordine, bellezza, armonia, pace. Dal silenzio nasce tutto: la scrittura, la musica, il cinema, il teatro etc. Dal Silenzio nasce la Parola e le parole. 2)Nella società del “frastuono” anche delle opinioni è fondamentale la “sospensione del giudizio”. Il saggio è colui che sà quello che dice, non dice quello che sa. Ogni parola deve essere ponderata dal silenzio, dall’ascolto e dalla prudenza. Sparlare degli altri è lo sport più praticato al mondo, ma è un peccato di lingua che ferisce più della spada.

Leggi tutto

Chiesa

Il miracolo di ogni vocazione

A volte si sente dire che il matrimonio ha una base naturale sulla quale si innesta la fede cristiana. Si può trattare talora di visioni variamente distorte e anche poco specificate. L’unione di coppia terrena può essere più facilmente soggetta alla precarietà dei rapporti umani. Certo si spera che nessuna legge sia mai a danno, per esempio, dei bambini.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2023 La Croce Quotidiano