Politica

di Emiliano Fumaneri

Il Governo che verrà.....

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In questi giorni si avverte un sensibile imbarazzo sui siti di area cattodestra. È comprensibile. Dopo aver bombardato il PdF in campagna elettorale con la scusa che votandolo si sarebbe certamente mandata al governo l’accoppiata Pd + 5 Stelle, dopo aver esaltato la Lega come “diga dei nostri valori” si sono risvegliati con Salvini e Di Maio a braccetto (come La Croce aveva previsto in tempi non sospetti).

Fatta eccezione per qualche spudorato ultrà cattoleghista, talmente accecato dalla partigianeria politica da essersi spinto a esaltare la stoffa politica di Salvini e Di Maio, non sazio di averli dipinti come leali camerati in lotta contro la tecnocrazia (tanto fiduciosi sono l’uno dell’altro da aver voluto stipulare un contratto prima ancora di decidere il premier, che non è precisamente come fidarsi della parola altrui), non fa strano dunque che regni un silenzio tombale. Tanto più che i Cinque Stelle venivano dipinti come la peggiore delle disgrazie bioetiche, anche più del Pd (come sono in effetti). A proposito: invito a pensare a quale tempesta mediatica si sarebbe scatenata se il PdF avesse solo ipotizzato una alleanza coi pentastellati anche nel più minuscolo dei comuni italiani…

E i “nostri valori”? Che fine faranno? Per avere qualche indizio sulla loro sorte in un’Italia giallo-verde basta leggere i punti su cui si sta giocando l’accordo tra Salvini e Di Maio: immigrazione, legittima difesa, grandi opere, giustizia, Europa, Legge Fornero, Flat tax.

Dei “nostri valori” neppure l’ombra, al massimo qualche briciola. Strano, eh? Eppure stiamo parlando di un accordo di governo col partito di Chiara Appendino, la sindaca torinese che non ha esitato a forzare la legge italiana – secondo una modalità già collaudata la scorsa legislatura dai sindaci piddini – per far registrare i figli delle coppie gay. Parliamo del partito che per bocca di Matteo Mantero ha già annunciato in campagna elettorale l’intenzione di peggiorare, se fosse ancora possibile, la legislazione sulle DAT andando alla ricerca di maggioranze alternative (col Pd e LeU, in prima istanza). Mi chiedo: sarà disposta la Lega ad aprire una crisi di governo sull’adozione alle coppie gay? E sull’eutanasia? Sarebbe il minimo sindacale dopo la vicenda di Alfie su cui la Lega, a partire dai generosi tweet di Salvini, si è esposta mediaticamente. Senza contare l’impegno preso dal senatore Simone Pillon riguardo la cancellazione della legge sul biotestamento.

Se qualcuno ancora crede che la Lega sia disposta a fare scudo su famiglia e vita è meglio che si prepari a un duro risveglio. Presto, temiamo, ci si renderà conto che il mito della Lega “family & life friendly” fa parte di un’abile operazione di marketing politico tesa a intercettare il voto cattolico (almeno di quei cattolici interessati a famiglia e vita) coi volti di alcuni notabili dell’attivismo prolife a fungere da testimonial. Niente di più.

Aspettiamo i fatti, ma tutto sembra indicare l’approssimarsi di un’altra delusione, per non dire una colossale fregatura. Purtroppo, lo abbiamo constatato in questi anni, il rapporto tra cattolici e politica non cessa di essere improntato al più ingenuo degli infantilismi, coi suoi tratti tipici: l’esaltazione adolescenziale della figura del capo, la scriteriata ricerca di un uomo della provvidenza a cui affidarsi, la credulità che spinge a bersi ogni sparata propagandistica. Carl Schmitt avrebbe parlato di romanticismo politico, l’espressione con cui il giurista tedesco usava indicare quella politica evanescente, confinata nel perimetro delle emozioni, fatta di sdegno e di buoni sentimenti, di marce e di slogan. Ma senza concreta possibilità di incidere nella politica reale.

Non potrebbe essere altrimenti perché l’infantilismo politico denuncia una cosa soltanto: una psicologia strangolata dalla paura, oscillante tra la depressione e la paranoia, che alterna il lamento all’invettiva. Ora, tutti i regimi totalitari hanno capito che la paura è la maniera migliore per spoliticizzare un corpo sociale. La paura paralizza, disgrega, crea solitudine. Il terrore genera il sospetto universale, alimenta il vuoto sociale. Gli uomini sono così spronati a ripiegare sul loro particulare, indifferenti alla prevaricazione nei confronti di altri, come se non li riguardasse affatto. Ecco perché ogni politica totalitaria, come ha spiegato Hannah Arendt, ha il terrore per essenza. Per conquistare il potere totale occorre prima estraniare gli uomini tra di loro spezzando i legami sociali. Il terrore serve a distruggere lo spazio della politica, che è sempre azione collettiva, sforzo organizzato.

È la paura che spinge a cercare rifugio nel Grande Fratello (o meglio, in un Padre terribile) dal quale mendicare protezione. Da qui la fascinazione per i detentori dell’Anello del potere. Conquistare uno spazio, ancorché minuscolo, lucrare una riserva di rito cattolico sotto il ferreo sguardo di Sauron è un formidabile antidoto per placare l’angoscia e sopire le paure. La subalternità dei cattolici, la loro diffidenza patologica per la politica, lo sconfittismo, il pessimismo cosmico, la lamentite, la mancanza di creatività politica, la scelta del male minore come prima et ineluctabilis ratio, tutto è riconducibile alla paura.

Un’altra caratteristica dell’infantilismo politico è l’assenza di memoria, l’incapacità di tenere in conto le lezioni dell’esperienza, come quei Peter Pan che sembrano vivere in un eterno presente. Non sarà dunque inutile raccontare una storia che i più giovani non ricordano e più vecchi non amano ricordare.

C’è stato un tempo – non molti anni fa, per la verità – in cui gli stessi circoli cattodestri oggi convertiti al salvinismo avevano scovato in Alleanza Nazionale il Bengodi della bioetica e nel suo leader Gianfranco Fini il reuccio “famiglia & vita”.

Le premesse per un lungo e fecondo soggiorno dei cattolici alla corte del Re Fini sembravano esserci tutte. Bisogna ritornare alla svolta di Fiuggi del 1995, che aveva rappresentato il trionfo dell’ala conservatrice, cattolica e perbenista del vecchio Msi, schieratosi con la Dc sul fronte abrogazionista ai tempi delle leggi sul divorzio e sull’aborto.

Con la nascita di Alleanza Nazionale era emerso un blocco nazionalconservatore allargato ai cattolici moderati e ai conservatori. Gianfranco Fini, antico delfino di Almirante, messa fuorigioco la concorrenza di Rauti, espressione dell’anima libertaria del fascismo, era riuscito a riconvertire la neonata formazione su posizioni di destra conservatrice. An come partito dell’ordine, in buona sostanza.

Il progetto del conservatorismo di destra conosce il suo momento più alto proprio al congresso di Fiuggi con l’istituzione della Consulta etico-religiosa, un organo interno del partito, unico nel suo genere, a riprova del rinnovato interesse di An per la cultura della vita.

Nel paragrafetto “Valori cristiani e impegno politico” del terzo capitolo delle Tesi politiche di Fiuggi si potevano leggere frasi come queste: «Ci sentiamo eredi e siamo cultori della civiltà romana e di quella cristiana che ha le sue radici nel messaggio portato da Pietro a Roma e diffuso in Occidente e nel mondo intero. Siamo quindi attenti al Magistero della Chiesa con particolare riguardo alla sua dottrina sociale e quindi alla cattolicità che ha indubbi riflessi sulla cultura e sulla vita sociale del nostro Paese».

I punti chiave del programma economico-sociale di An («sussidiarietà», «solidarietà») apparivano presi di peso dalla dottrina sociale della Chiesa. L’aborto era definito una «piaga», l’eutanasia, la manipolazione genetica e la clonazione di embrioni umani venivano bollati come «agghiaccianti traguardi». Mentre veniva ribadito il tradizionale antiproibizionismo missino in tema di droga, il documento di Fiuggi assegnava un ruolo centrale alla famiglia e alla persona umana, così come al valore della vita («Non si possono sufficientemente tutelare i diritti di libertà e dignità umana se non si promuove innanzi tutto il diritto alla vita»). Addirittura appariva un riferimento a Giovanni Paolo II e alla sua espressione «cultura della morte». Con questo spirito Alleanza Nazionale si sarebbe fatta portavoce della richiesta di uno statuto giuridico dell’embrione umano avanzata dal Movimento per la vita e avrebbe patrocinato iniziative a sostegno della famiglia come lo «stipendio per le casalinghe», le agevolazioni economiche per le giovani coppie e le famiglie numerose.

Tutela della famiglia naturale, attenzione alla bioetica, lotta all’aborto, alla manipolazione genetica, alla fecondazione artificiale. Cosa chiedere di più?

Analoghi concetti verranno ribaditi quattro anni più tardi dallo stesso Fini nel volumetto “Un’Italia civile”. «La Destra italiana», scriveva il Nostro, «in quanto spiritualista, non crede al primato selvaggio dell’economia e dell’edonismo» e si sente erede e cultrice «della civiltà romana e di quella cristiana». Fini passava poi ad attaccare il Sessantotto ( «caldaia di disordinato pressappochismo e demagogia») e la cultura di sinistra che avevano minato «alle radici la famiglia portando alla diffusione della droga, alla legalizzazione del divorzio e dell’aborto [...] estreme conseguenze di un processo di secolarizzazione che continua con i provvedimenti nichilisti [...] contro l’embrione». Dopo aver promesso «politiche per la famiglia tradizionale», lanciava strali contro il «relativismo morale» e la legge 194 «usata come controllo delle nascite». Contro l’eutanasia citava l’Evangelium vitae di Giovanni Paolo II e insisteva sull’urgenza di una «legge contro la fecondazione eterologa e per la tutela dell’embrione da sperimentazioni e distruzioni»; l’embrione infatti, affermava Fini, ha dei diritti e «la scienza non può travalicare il diritto naturale» e sopraffare l’essere umano che «è persona sin dal primo istante». Non mancava nemmeno una nota polemica contro il «veterolaicismo» dell’allora ministro dell’Università Luigi Berlinguer che ostacolava l’insegnamento religioso nelle scuole.

Era il Fini dell’uscita dell’aprile del 1998 sugli omosessuali che «non possono fare i maestri». Ma come spesso accade, gli eccessi sono un campanello d’allarme. E difatti Doppifini, come lo ha battezzato il saggista Luca Negri, passerà come se niente fosse dalle esagerazioni alle giravolte. Il primo “strappo” si consumerà sulla bioetica. È la vigilia del referendum sulla legge 40, tutti si aspettano che la Casa delle Libertà (come allora si chiamava la coalizione di centrodestra) difendesse una sua legge invitando all’astensione o votando No. Soprattutto An, che sventolava il vessillo pro-vita, citava il magistero papale e rigettava il materialismo. E invece no. Se Berlusconi, more solito, lascia libertà di coscienza, Fini dichiara al Corriere della sera (11/05/2005) la sua intenzione di votare “sì” a tre quesiti referendari e “no” solo alla fecondazione eterologa.

Col referendum sulla legge 40 comincia la fase laicista di Fini, che continuerà col cedimento sul fronte eutanasico con la contrarietà al “decreto Englaro” agli inizi del 2009 perché «una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico». Nella primavera-estate di quello stesso anno riceve i rappresentanti delle principali associazioni omosessuali italiane guidati dalla deputata del Pd Paola Concia e tiene a far sapere a tutti di essere ormai favorevole alla legalizzazione delle coppie di fatto e in contrasto col suo partito che si ostina a ostacolare la pillola abortiva Ru486. Per non farsi mancare nulla, c’è anche il cedimento al multiculturalismo con la proposta di introdurre l’ora di Corano nelle scuole pubbliche (qualche anno prima Fini sosteneva che «non possiamo affermare che la cultura islamica faccia parte della nostra memoria storica, del nostro dna»). Come il più banale degli anticlericali il leader post-fascista arriverà anche a dire che «il Parlamento non deve fare leggi orientate da precetti di tipo religioso».

Da partito dell’ordine naturale a partito radicale di massa. Una involuzione niente male. Luca Negri commenta così il voltafaccia finiano: «Se fino al 2005 le sue idee sulla bioetica seguivano per filo e per segno le indicazioni di vescovi e papa, ora pare più in sintonia con Emma Bonino. Cosa sia avvenuto nel suo animo, quali esperienze o letture gli abbiano fatto cambiare idee, non lo ha fatto sapere. L’unica cosa certa è che c’era un vuoto nel centrodestra, quello di cultura anticlericale e ghibellina, da riempire per discostarsi da FI e Lega».

Insomma, semplice opportunismo dettato dalla volontà di distinguersi dai propri soci/avversari di coalizione per guadagnare nuove fette di mercato elettorale. Con risultati disastrosi, dato che Alleanza Nazionale e il suo leader scompariranno dal panorama politico dilapidando un patrimonio elettorale che alle politiche del 2006 aveva superato il 12 per cento dei consensi.

Nel frattempo i cattodestri avevano scoperto un nuovo Principe: Giuliano Ferrara, osannato come possibile “Bush italiano”. Ma l’Elefantino, anche lui, dopo aver dato lezioni di antiabortismo perfino ai romani pontefici ha dichiarato di voler votare Emma Bonino alle ultime politiche. Difficile immaginare uno sfregio peggiore alla causa antiabortista.

Queste cantonate avrebbero dovuto insegnare una lezione. Come ha ricordato Marcello Veneziani, forse l’intellettuale di destra più in vista, la cultura di destra guarda al cattolicesimo come a una riserva di etica, come una sorta di garanzia di ordine morale. Una lettura trasmessa da Evola e Gentile che, infatti, rivendicava il suo cattolicesimo ma non il suo cristianesimo. Il cattolicesimo come puntello della pubblica moralità, non il «fatto» cristiano. Peccato che oggi, nel tempo del radicalismo di massa, utilizzare la religione per fini moralistici sia una tattica fallimentare. Chi ti ascolta più se gli dici di comportarsi bene perché Dio lo vuole? Giocoforza si finirà per cambiare tattica.

Stupisce che un cattolicesimo tanto annacquato da aver perso il proprio sapore si manifesti, alla prova dei fatti, come cinismo e machiavellismo della peggior specie? In questo consiste l’insegnamento di Machiavelli: «l’uso di una religione nazionale per i fini dello Stato», come «mito adatto a unificare le masse a cementare i costumi». Maritain ha avuto parole di fuoco per l’uso della religione come mezzo per ingannare il popolo: «pervertimento della religione certamente peggiore e più ateo che l’ateismo crudo».

Senza contare che la scelta del male minore è un piano inclinato. L’asticella scivola sempre più in basso. Ieri per entusiasmare i cattolici occorreva un programma brulicante di riferimenti alla dottrina sociale e al magistero dei papi. Oggi i cattolici si esaltano per un tweet pro-vita di Salvini, sprizzano gioia per un rosario e un vangelo sventagliati in pubblico, sognano con qualche prolife agli ultimi posti delle liste elettorali, credono ciecamente ad alcune vaghe promesse. Il tasso di cattolicità per carpire la credulità dei credenti si è abbassato ai minimi storici. Ci si accontenta delle briciole che cadono dalla tavola dei potenti. La depressione rende appetibili anche gli avanzi. Merita di finire così la storia grande e gloriosa del cattolicesimo politico?

La vecchia Lega anticlericale e pagana, che inneggiava al dio Po e celebrava matrimoni celtici, ha impugnato la croce per conquistare il Nordest, occupando il posto vacante lasciato dalla vecchia DC. E adesso rottama il regionalismo per preparare la trasformazione in un Fronte Nazionale all’italiana (cioè in una nuova versione di Alleanza Nazionale giusto meno centralistica). Nella sua ricerca di consenso avrà ancora bisogno di farsi paladina di nuove crociate? O i suoi calcoli strategici la porteranno altrove? Salvini nell’agosto del 2017 alludeva alla necessità di «politiche per il contenimento della natalità in Africa». Preludio di una svolta malthusiana per contrastare l’immigrazione? Solo il tempo lo dirà. Ma a chi è entrato negli “anta” l’odierna infatuazione per il leghismo sembra la trama di un film già visto tante volte. Troppe.

Una cosa però è certa. Il cristianismo, l’ideologia di chi esalta i “valori cristiani” senza credere in Cristo, il cristianesimo senza Cristo, il cattolicesimo degli atei devoti ha già tradito i cattolici troppe volte. Cesseremo mai di barattare la croce di Cristo con lo scudo di Cesare? O continueremo a farci strumentalizzare? I cattolici devono sconfiggere la paura, finirla con la ricerca dell’uomo forte e tornare a essere protagonisti della vita politica, con un proprio progetto politico autonomo e indipendente.

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17/05/2018
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