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di Claudia Cirami

Andrea Torquato “Papà senza controllo.O dell’essere padri e non padreterni”

Ogni volta – e sono già sette – un libro di Andrea Torquato Giovanoli è un’occasione da non perdere. Perché serve a rinfrancarsi, per sorridere, talvolta anche a commuoversi. È utile a fare il punto, a mettere a fuoco, a ritornare sui propri passi. “Papà senza controllo. O dell’essere padri e non padreterni” (Berica Editrice, pagine 154, euro 14,00) esce per la collana UOMOVIVO, ormai una garanzia per chi ama letture serie ma non seriose, divertenti ma non insulse, piacevoli ma senza compromessi con le ideologie di questo tempo.

La presentazione dell’autore sarebbe ormai superflua. È opportuno, però, ricordare ancora una volta che questo “ragioniere di studi, artigiano di mestiere e scrittore di carriera” – così nella quarta di copertina – è un felice marito e un papà. Ha una moglie (ancora la stessa, perché il matrimonio è risposta ad una vocazione, non un abito usa e getta) e sette figli: alcuni in cielo, altri che rallegrano e movimentano le sue giornate. Sulla paternità Giovanoli può certamente dire la sua (e lo fa egregiamente). In altri libri, lo scrittore ha trattato più volte il tema, ma essere padre è come un tesoro che non si esaurisce. Della paternità il nostro riesce a cogliere ormai ogni sfumatura, senza dimenticare di intersecarla con altri temi.

In Papà senza controllo, lo scrittore milanese riflette su aspetti della paternità e della vita, ma soprattutto sul modo in cui Dio entra in relazione con l’uomo. Lo fa partendo dalla quotidianità, dal rapporto con i figli e con la moglie, da quelle scene ordinarie, a volte serie, a volte comiche, tipiche di una famiglia dei nostri giorni. È proprio lì, tuttavia, che si nasconde il codice per capire quello che è essenziale. Tra un giro al negozio di giocattoli e uno specchio rotto, tra maccheroni e passeggiate, Giovanoli riesce a comprendere il modo in cui relazionarsi con i figli perché imparino la vita senza scorciatoie. Nelle stesse occasioni, tuttavia, sostando in riflessione, intuisce anche la maniera in cui Dio Padre ci educa perché anche noi impariamo, come i bambini della famiglia Giovanoli, a vivere senza accontentarsi di vivacchiare. In queste pagine – segnate da piccole storie in cui si intravede la bellezza della trama progettuale di Dio, intessuta per ognuno di noi – l’alternativa è tra fare da sé e affidarsi. Solo se ci affidiamo, riusciamo a cogliere almeno in parte la preziosità della Paternità con la maiuscola, quella di Dio, che non ci opprime ma non ci lascia andare alla deriva.

Lo scrittore ci ricorda una verità che fatichiamo ad accettare: «siamo zoppi sul sentiero e tendiamo continuamente a sbandare se ci ostiniamo a camminare da soli, perciò conviene farci un bagno di umiltà e tornare consapevoli di essere soltanto creature» (p.135). Il passaggio da essere padri a sentirsi padreterni è rapido, ma – confessiamolo – è in fondo lo stesso che può capitare anche a chi non è padre e nemmeno madre. La tentazione di fare a meno di Dio per costruire il nostro mondo finendo per auto-idolatrarci è sempre in agguato. Non è questione di mettere in discussione la libertà che Dio stesso ci ha donato, ma di comprendere che questa non è un assoluto: si tratta di una libertà in relazione ad un Altro che ci trascende, l’autentico Signore della vita, della storia, del creato. Solo se ci riposizioniamo al nostro posto – l’unico che ci compete, quello di creature, amate sì, ma sempre tali – possiamo trovare il vero significato delle nostre vite.

Giovanoli, pagina dopo pagina, ci conduce a meditare sul mistero grande di un Dio che è Padre e può insegnare, con la sua divina pedagogia, ai padri di «oggi più che mai» a «riscoprirsi adatti ad incarnare davanti ai loro figli anche la parte dell’“uomo dei no”, pur controcorrente al mainstream di una contemporaneità che non nega più niente a nessuno, poiché in realtà non sa più amare veramente» (p.95). Se il Padre è Colui che non soddisfa tutti i nostri desideri perché ci vuole salvi, anche i padri sono chiamati ad indicare ai loro nati un bene superiore. Anche e soprattutto quando le madri, per loro natura pronte a giustificare, tenderebbero a lasciar correre.

Ma il libro di Giovanoli è anche occasione per leggere la società odierna, le sue derive, la cultura di morte che vi aleggia. È anche momento di riflessione sul dato evangelico, sulla necessità di predicare ancora i Novissimi, su Maria e il suo amore materno. Non è un libro esclusivamente per padri. È per tutti quelli – uomini e donne – che vogliono sostare un attimo per contemplare, attraverso le maglie della quotidianità, la bellezza del disegno di Dio. È per tutti quelli che non vogliono fermarsi solo al livello di un mondo che appare confuso, inselvatichito perché preda di passioni non più frenate (nonostante l’etichetta di “civile”). Di questo mondo, del contesto in cui viviamo, potrebbe sfuggirci facilmente l’essenziale, travolti come siamo da proposte che vanno in senso contrario al messaggio evangelico.

Di una bellezza toccante è l’ultimo capitolo – dovrebbe essere il decimo, ma è lo stesso Giovanoli a preferire la dicitura “ultimo” – perché è dedicato ad un dolore familiare antico, che è stato conservato nell’incarto della rabbia. Un dolore che, sebbene in parte attutito dal tempo, ha però lasciato un solco dentro il cuore. A questa remota sofferenza – non così rara – lo scrittore cerca di portare una consolazione ben radicata nella fede cristiana. Può farlo perché anch’egli ha conosciuto il dolore e, come testimone credibile, ci indica una prospettiva che va oltre, la stessa che lui ha sperimentato: «la tua esperienza – dice alla persona che custodisce quel dolore – non è più solo un’esperienza umana, ma la vera partecipazione all’esperienza divina» (p.150).

Con una scrittura gradevole e ricercata, incarnata e venata di umorismo, Giovanoli si è conquistato un suo pubblico, che lo segue non soltanto nelle sue fatiche editoriali, ma anche sul suo blog omonimo. Con il libro precedente, La Sindrome del Panda. Manuale di maschilismo reazionario (edito da Gribaudi), ha oltrepassato i confini nazionali, approdando in Francia (Le syndrome du panda. Petit manuel de survie pour les hommes d’aujourd’hui, Editions des Béatitudes). Con Papà senza controllo. O dell’essere padri e non padreterni, per Berica Editrice, ad Andrea auguriamo una platea ancora più vasta. La paternità autentica è uno dei bisogni più impellenti di un’epoca senza coordinate, tante incertezze, altrettante contraddizioni: la nostra.

31/05/2018
2506/2018
Ss. Guglielmo da Vercelli e Massimo di Torino

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