Politica

di Mario Adinolfi

La cura per l’irrilevanza

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Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, anche in occasione della Veglia di preghiera per l’Italia animata dalla Comunità di Sant’Egidio nella chiesa di Santa Maria in Trastevere è tornato a parlare del rischio irrilevanza dei cattolici in politica: “Non bisogna avere paura della politica ed essere assenti! L’ho detto ai cattolici fin dall’inizio del mio mandato, come presidente della Cei, e - dopo l’esperienza di questi mesi - lo ripeto con maggiore convinzione: non abbiamo paura della responsabilità politica. Non lo dico perché favorisca l’uno o l’altro disegno politico. Non è compito dei pastori! Credo che i cristiani, in un momento così serio della nostra storia, non possano essere assenti o latitanti, con i loro valori, anzi - come diceva Paolo VI - quali ‘esperti di umanità’. Sì, non possano disertare quel servizio al bene comune che è fare politica in democrazia. Rischieremmo l’irrilevanza”.

Sono settimane che sottolineo gli interventi pubblici di Bassetti, che cita continuamente l’esperienza del popolarismo di don Luigi Sturzo, perché il presidente della Cei denuncia finalmente un punto che come Popolo della Famiglia abbiamo sottolineato fin dalla nostra assemblea costituente: se i cattolici non si organizzano politicamente in quanto tali presidiando con un soggetto autonomo i principi essenziali, la politica li travolgerà con le sue leggi malvagie. Il riferimento che il cardinale Bassetti indica in don Sturzo è un messaggio ben chiaro: in una stagione in cui il collasso della democrazia produsse i governi Facta e poi la fine della democrazia stessa, i cattolici scuotendosi dal torpore trovarono una forma organizzata autonoma del proprio essere in politica e furono incisivi. Il cattolicesimo politico è stato per un secolo, infatti, una fucina di classe dirigente. Quel fuoco oggi sembra essersi spento e Bassetti è giustamente preoccupato.

Sommessamente e umilmente faccio notare al presidente della Conferenza episcopale italiana che nella stagione antecedente a questa molti vescovi, troppi vescovi, hanno riposto fiducia e persino confidenza nella stagione del renzismo di governo, sostenendolo talvolta anche apertamente. Nessun impegno è stato mantenuto dai governi del Pd, anzi con le leggi sul divorzio breve, sulle unioni gay, sul biotestamento è stato evidente che quella formula politica aveva in sé una spinta sostanzialmente anticristiana.

Il Popolo della Famiglia, partendo da questa analisi, ha costituito le sue strutture in tutta Italia e le ha messe a disposizione dei cattolici di questo Paese. Oggi Bassetti esprime preoccupazione per l’esito delle elezioni. Alla Veglia organizzata da Sant’Egidio ha infatti dichiarato: “Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria. È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. In guerra - e ricordo i racconti della mia infanzia - si capisce il valore di una patria in pace”. E per essere ancora più chiaro se la prende con chi ha puntato il dito “persino contro la persona del presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini”. E anche per questo invita a “una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale”.

Mettiamo insieme i pezzi di questo puzzle. La Cei ha sostenuto per cinque anni, specie per l’azione di monsignor Galantino, l’azione dei governi di centrosinistra. Ora quel punto di riferimento non esiste più, collassato dopo i risultati elettorali. La nuova maggioranza gialloverde ha protagonisti che allarmano i vescovi e fanno bene ad essere allarmati, noi stessi mettiamo sempre in guardia dall’azione del grillismo di governo. Il cardinale Bassetti parla in ogni intervento pubblico di protagonismo politico dei cattolici e indica un modello in don Luigi Sturzo, fondatore del primo soggetto autonomo del cattolicesimo politico italiano, il Partito popolare. Non sarà che finalmente in Conferenza episcopale italiana sono arrivati a comprendere la necessità che torni ad essere presente nella politica italiana un partito dichiaratamente di ispirazione cristiana?

Lasciamo il punto interrogativo aperto, anche perché Bassetti assegna questo ruolo ai laici e abbiamo detto tante volte che si è chiusa la fase dei “vescovi pilota”, per usare il richiamo esplicito di Papa Francesco. Ma evidentemente chi nel Popolo della Famiglia da anni si è messo in cammino su questo sentiero, nella immensa difficoltà del dover subire il fuoco amico e nemico, non ha sbagliato. Era quello che occorreva fare e l’abbiamo fatto, in anticipo, forse troppo in anticipo. Ma vedrete che presto del PdF avranno un benedetto bisogno.

Anche per questo vi chiedo con sempre maggiore convinzione di orientare il vostro voto di domenica 10 giugno verso il Popolo della Famiglia, in elezioni amministrative che coinvolgono milioni di italiani e rappresentano il primissimo test dopo il 4 marzo. Per noi del PdF sono un test di tenuta e speriamo di crescita, per un simbolo che, l’ho sempre detto, non sarà un simbolo transitorio della storia politica italiana. Siamo gli eredi del popolarismo sturziano, il piccolo gregge che ha tenuto la candela accesa mentre tutti ci dicevano che bisognava orientarsi al voto verso i grandi partiti. Oggi anche i vescovi italiani si rendono conto che quella stagione ha condotto all’irrilevanza. La risposta all’irrilevanza sta in un percorso complesso che noi abbiamo battezzato “traversata del deserto”: serve elaborazione, serve formazione, serve organizzazione e capacità di progressiva raccolta di consenso, servono strutture e risorse. Noi abbiamo messo in campo tutto questo a partire dal marzo 2016, consci fin da allora che andasse fornita una risposta al rischio dell’irrilevanza dei cattolici in politica. Ora che tra maggioranza gialloverde a trazione grillina (con il paradosso dello sconosciuto Giuseppe Conte che deve esordire al G7 rappresentando gli interessi dell’Italia davanti a Trump e alla Merkel, che scena ridicola) e collasso valoriale del centrosinistra, diventa chiaro che per i cattolici italiani c’è spazio solo per una posizione terza, ci auguriamo di essere confortati e aiutati dai nostri pastori nel percorso che come Popolo della Famiglia stiamo compiendo. Se non sarà oggi, sarà domani, ma presto il PdF sarà la struttura che fornirà la risposta quantomeno organizzativa al rischio di irrilevanza che non può essere solo declamato. All’osservazione dovrà prima o poi seguire un’azione. E noi siamo pronti e già in campo. Da anni.

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08/06/2018
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