Politica

di Mario Adinolfi

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Proseguono le iniziative quotidiane in giro per l’Italia del Popolo della Famiglia, in questo scorcio finale di campagna elettorale per le amministrative. Ringrazio gli amici emiliani per la straordinaria accoglienza a Modena, dove lunedì sera con Mirko De Carli, Flavio Morani e molti altri abbiamo parlato della prospettiva futura del movimento; appuntamenti nelle prossime quarantotto ore con gli umbri di Claudio Iacono, Daniela Tascini e Saimir Zmali, poi dai campani di Raffaele Adinolfi e Basilio de Martino, mentre in una lunga riunione con il coordinatore nazionale Nicola Di Matteoa Roma abbiamo cominciato a stilare il manifesto di convocazione dell’assemblea nazionale che terremo nell’ambito della Festa Nazionale de La Croce che si svolgerà nello storico monastero di Camaldoli i prossimi 8 e 9 settembre. So che il segretario nazionale Gianfranco Amato è impegnato venerdì in Campania e sabato 23 in un incontro a Verona organizzato da Filippo Grigolini, insomma in ogni angolo del Paese il PdF è vivo e pronto alle prossime sfide: le regionali d’autunno e le europee del 26 maggio. Si voterà a ottobre in Trentino e abbiamo già allertato il referente regionale Andreas Hofer (Emiliano Fumaneri), probabilmente anche in Abruzzo dove Patrizio Alessandrini, Simona Lupi e Federica Lupi saranno protagonisti e certamente in Basilicata dove la mobilitazione è affidata a Marco Fasulo, con l’aiuto dei “vicini” appena reduci da una rilevante presenza alle amministrative, i pugliesi di Mirco Fanizzi e i calabresi di Angela Ciconte. In Piemonte Maurizio Paolo Mario Schininà insieme a Cristina Zaccanti, Emanuele Lo Bue, Lucianella Presta, Antonia Bassignana hanno da festeggiare i risultati record di Feisoglio e di Roure, lo stesso da Massimiliano Amato a Venegono Superiore, mentre Nino Iraci è impegnato nel ballottaggio di Imperia dopo l’eccellente 3.5% ottenuto a Camogli. Sono stato pochi giorni fa in Toscana per sostenere Carla Stefanini, con Vittoria Polacci e Stefano Sígali, con la cerniera tosco-ligure assicurata da Fabrizio Dellepiane, mentre le donne venete da Carla Condurso a Maria Verita Boddia Lucia Vecchi assicurano una tenacia che arriva anche agli amici friulani che combattono con qualche baldanza leghista di troppo, ne sa qualcosa Lanfranco Lincetto. Alberto Agus in Sardegna si prepara per le regionali 2019, dove proprio un Popolo della Famiglia autonomo può dargli prospettiva politica, secondo l’impegno sperimentato a Roma: classe dirigente consolidata, impegno sul territorio, organizzazione, ci hanno portato il 10 giugno a sfiorare il 2% grazie a Guido Pianeselli sostenuto organizzativamente da Danilo Leonardi. A Roma si muove anche il laboratorio formazione grazie a Fabio Torriero, che gira l’Italia con i suoi corsi, mentre sulla città e sul Lazio è meritoriamente attivo il nucleo redazionale de La Croce, con in testa Joseph Brie (Giuseppe Brienza) e il ruolo determinante di Giovanni Marcotullio e, sul piano più organizzativo, di Sabrina Bosu. Dovrei citare molti altri strumentisti eccellenti di questa orchestra, da Giovanni Fiori a Giuseppe Focone, da Massimiliano Esposito a Paolo Buonaiuto, da Giuseppe Imbesi Detto Pippo a Luca Grossi, da Antonio Zerman a Andrea Cona, da Emanuela Pongiluppi Eleuteri a Francesco Garroni Parisi, da Francesca Centofanti a Claudio Parisini. Siamo tanti e tutti impegnati a fare il meglio per il PdF, nel nostro progetto di un soggetto politico autonomo posto a presidio dei principi non negoziabili, come spiega sempre l’avvocato Massimiliano Fiorin a Bologna o l’imprenditore Massimo Pistoia a Cesena così come Berardo Taddei a Verona o Sabino Sabini nel gruppo di preghiera. Parliamo con un’unica voce, come sempre uniti a testuggini anche contro chi prova a dividerci. E chi divisioni intende produrre sarà senza indugio allontanato dal PdF, come è già accaduto in passato.

Questo perché mai come in questo momento il ruolo che il Popolo della Famiglia intende svolgere è decisivo. Siamo una realtà piccola, ma in crescita, le amministrative lo hanno testimoniato. Se il 4 marzo a Roma prendevamo lo 0.6 alla Camera e lo 0.7 al Senato, il 10 giugno a Roma abbiamo preso l’1.83. Vuol dire che il movimento è in salute e lo abbiamo spiegato analiticamente con i numeri il giorno dopo il primo turno delle amministrative. Proprio i numeri hanno evidenziato che il nostro ruolo è di presidio di un’area che nella storia si chiama “cattolicesimo politico”, che ha avuto origine nel 1919 grazie all’intuizione di don Luigi Sturzo, si è rivitalizzata con il codice di Camaldoli del 1943, si è strutturata in diverse esperienze partitiche a partire dalle elezioni repubblicane del 1946 per giungere fiacca e secondo alcuni esaurita al centenario dell’appello ai Liberi e Forti, di don Sturzo appunto. Un movimento politico di ispirazione cristiana con al centro i bisogni della famiglia e la cultura della vita è quanto mai necessario oggi all’Italia. Secondo alcuni questa opzione viene svolta nell’Italia del 2018 dalla Lega di Matteo Salvini. Si tratta ovviamente di una opzione legittima, chi la ritiene valida può andare nelle sedi disseminate in tutta Italia di quel partito e iscriversi, salendo sul carro del vincitore. Lo stanno facendo in molti e Salvini grazie a parole d’ordine decisioniste su migranti e rom sta facendo il pieno di consensi anche tra i cattolici.

Resta un dato, però: per noi le questioni centrali sono i temi antropologici. Su questi ci siamo ritrovati in tantissimi a piazza San Giovanni e al Circo Massimo, su questo è nato il Popolo della Famiglia. Il nostro programma era chiaro e semplice: in caso di ingresso in Parlamento avremmo fatto parte di una maggioranza solo se fosse stato possibile ottenere immediatamente il reddito di maternità contro la denatalità, l’abrogazione della legge Cirinnà e di quella sul biotestamento, l’investimento sui giovani che intendono unirsi in matrimonio e sulle imprese familiari. Ora, per carità, è giustissimo presentare esposti alle procure della Repubblica per chiedere di intervenire sui sindaci che registrano i figli di due padri o di due madri legittimando utero in affitto e altre amenità. Ma se lo fai andando poi in conferenza stampa con un senatore leghista devi chiedergli perché il ministro dell’interno leghista non fa la cosa più semplice, che persino Alfano fece: far intervenire i prefetti contro quei sindaci che agiscono contra legem.

Perché Salvini non fa intervenire i prefetti contro quei sindaci? Semplice, perché quei sindaci (Raggi, Appendino, Nogarin) sono della compagine con cui ha costruito la maggioranza di governo, quel senatore è collega di maggioranza dei grillini. Ora, se io avessi formulato il programma del PdF, poi dopo le elezioni avessi costruito una maggioranza con il Pd che è a favore dell’utero in affitto, questo mi sarebbe stato rimproverato secondo voi? Certamente, sì. Ora, perché non è altrettanto riprovevole aver costruito una maggioranza con i nichilisti pentastellati? Più esplicitamente, in quel contesto di governo tra gli slogan e le logiche coalizionali, vinceranno sempre le logiche coalizionali. Il bravissimo ministro Fontana dirà che quelle arcobaleno non sono famiglie e sarà zittito e messo in un angolo. Così si presenteranno finte denunce alle procure della Repubblica, quando si sa benissimo che basterebbe un semplice invito del ministro dell’Interno ai prefetti per fermare immediatamente la pratica barbara delle registrazioni dei neonati con modalità evidentemente contra legem. Ma Salvini non lo farà. E non lo farà non perché è codardo, ma perché non può farlo: le leggi della politica dicono che sugli slogan vincono i vincoli coalizionali. Che sono di importanza primaria finché si governa insieme ai grillini che esprimono i sindaci che si va a denunciare.

Il mondo prolife italiano lo sa bene e allora non deve giocare ipocritamente. Se vuole schierarsi al fianco del nuovo potente deve farlo accettandone le mediazioni, (af)fidandosi, come nel 2013 fece votando Berlusconi e nel 2016 sperando in Alfano e Costa. Si sa come è andata a finire, i vincoli coalizionali hanno vinto e ci siamo ritrovati con legge Cirinnà, divorzio breve e eutanasia all’italiana.

Come si cambia pagina? Solo avendo voti propri in un soggetto politico proprio capace di stare in una coalizione senza subirla, ma determinandone le politiche in materia di temi antropologici. Quel soggetto politico in Italia si chiama oggi Popolo della Famiglia ed è l’erede di un secolo di storia aperto dall’intuizione di don Luigi Sturzo. Per questo la nostra festa nazionale ai primi di settembre si farà a Camaldoli, per questo l’assemblea nazionale del 2019 si terrà il 18 gennaio, centesimo anniversario dell’appello ai Liberi e Forti. Dobbiamo costruire un soggetto sempre più forti che abbia però i temi antropologici come primari, non relegati a slogan secondari. Le elezioni europee del 2019, con il metodo proporzionale e prive di vincoli coalizionali dove ognuno correrà per sé, saranno una grande occasione per vedere a che punto sarà la nostra traversata del deserto. Sono certo che intercetteremo molti delusi della prima annata di governo gialloverde (abbiamo provato quotidianamente a spiegare il perché su La Croce, basta leggere la risoluzione parlamentare sul Documento di economia e finanza unitamente alle parole del ministro Tria), progressivamente chi cercherà una vera prospettiva valoriale saranno sempre di più.

Bisogna avere pazienza. Come dice Gianfranco Amato, una cattedrale si erige con un lavoro di molti anni. Chi vuole lavorare al bene dell’Italia si metta in cammino con noi, per questo impegno di lungo periodo. Chi cerca risultati personali da incassare subito, si allontani senza farci perdere altro tempo perché non ne abbiamo. La testuggine avanza se mantiene piena unità di intenti e individua con chiarezza i propri obiettivi, insieme ai metodi per raggiungerli. In politica lo strumento per centrare gli obiettivi passa dall’organizzazione capillare e dalla raccolta del consenso, ma soprattutto da messaggi chiari. Il nostro è chiarissimo da tempo e non lo modificheremo: la famiglia naturale, la vita, la tutela dei fragili, il no ai nuovi nazisti dell’aborto e dell’eutanasia come dell’acquisto dei bambini tramite l’affitto dell’utero delle donne, sono essenza della nostra azione politica e non slogan da far annegare nell’incoerenza di una coalizione di governo costruita con chi propugna l’esatto contrario. Per questo oggi più che mai c’è bisogno del Popolo della Famiglia. Ci vediamo l’8 e 9 settembre al monastero di Camaldoli per parlarne tutti insieme dove un altro pezzo di storia fondamentale per il cattolicesimo politico ebbe inizio. Intanto ne discutiamo insieme in ogni città, ogni giorno, in ogni iniziativa: il PdF è fatto così, l’unico movimento politico realmente democratico dove ogni giorno c’è un incontro in cui si può discutere, alla presenza dei massimi dirigenti nazionali. Siamo un modello di partito aperto e per questo invitiamo tutti a partecipare alla traversata del deserto e a sentirsi protagonisti nella testuggine.

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20/06/2018
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