Politica

di Emiliano Fumaneri

Lettera a Gianfranco Amato

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Caro Gianfranco Amato, mentre ascoltavo il tuo intervento di fine maggio a Trento sul tema “Famiglia: cultura o natura?” mi è era già apparso subito chiaro che stavi parlando da ex. Non mi stupisce perciò leggere quanto hai scritto ieri sulla “Verità” di Maurizio Belpietro. Mi addolora, questo sì, lo stile sgraziato che hai scelto per l’uscita di scena: una lenzuolata sul giornale della “concorrenza” dove vai a suonare le campane a morto per il PdF.

Penso che i militanti del Popolo della Famiglia meritassero un altro trattamento. Mi permetto allora di muoverti qualche appunto. Il tuo articolo inizia con una professione di realismo. Sta bene. Dici il vero quando sostieni che «il cristiano, per sua stessa natura, è chiamato ad essere un ostinato realista». L’errore sta nelle conseguenze che hai voluto trarre da questo “ostinato realismo”. In primo luogo, osservo, c’è una evidente confusione tra il giudizio sul presente della politica e le tue personali previsioni sul futuro della politica. Qui il minimo che si possa dire è che lo scenario che hai disegnato (alternativa secca tra Lega e M5S) è una semplice ipotesi. È una congettura sul futuro, non la “realtà”. In secondo luogo, non è affatto vero che tutti dessero per scontato un Patto del Nazareno Bis (il cosiddetto Renzusconi). Prima del 4 marzo tutta l’area del Family Day – salvo La Croce, va detto – pronosticava, in caso di sconfitta del Centrodestra, la costituzione di un asse governativo tra Cinque Stelle e Partito Democratico. Come siano andate invece le cose inutile ricordarlo, con buona pace dei politologi della domenica che con ogni evidenza credevano – e ancora credono – che la politica fosse una scienza esatta. Non capisco come tu possa ancora pensare che la Lega, quella Lega che ha congelato senza problemi i temi etici per governare coi pentastellati, sia credibile come diga dei “nostri valori”. Se c’è un pensiero che sfida l’evidenza e il principio di realtà mi pare proprio questo. Sulla Croce poi abbiamo evidenziato in più occasioni la distanza tra l’antropologia leghista e quella cristiana. Non ti viene il dubbio che tra la Lega e i Cinque Stelle ci siano delle affinità elettive e numerosi punti di contatto? Certo che la Lega non è più quella del dio Po. Ma solo perché ha perfettamente compreso che il neopaganesimo e i riti celtici non avrebbero pagato elettoralmente, soprattutto nel “bianco” nordest. È passata dunque a presentarsi come depositaria dei “valori cattolici” però svuotandoli e servendosene come puntelli demagogici e vessilli di un identitarismo che tutto è fuorché cristiano. Una tattica già vista in tempi non proprio felici. Ma alla base del tuo articolo sulla “Verità c’è soprattutto un pesante errore filosofico. Fin dall’incipit spicca infatti la confusione tra il realismo cristiano e il realismo della forza. Per Machiavelli e per tutti i pessimisti antropologici essere realisti vuol dire accettare, come fatto primario della politica, la brutale realtà dei rapporti di forza nella società. Andare contro questa “realtà delle cose” sarebbe come opporsi alle leggi della natura. Ma questo non è il realismo cristiano, meno che meno quello tomista. Per il cristiano nella “realtà delle cose” è scritta una “verità delle cose”. Stabilire un contatto con la realtà equivale a riconoscere che in essa c’è un ordine stabilito dal Creatore, una norma precedente ogni volontà umana. Quindi aderire al “reale” per il cristiano non equivale banalmente a sottomettersi al nudo “fatto”, ossia a ciò che semplicemente accade. Se così fosse l’unica regola a cui dovremmo sottometterci sarebbe quella della forza. Ma non è così. Senza contare quanto è improponibile trasferire nel politico la necessità imposta dalle leggi naturali (peraltro anche in natura non manca affatto la contingenza). Il reale per il cristiano non può prescindere dalla norma divina iscritta nella realtà. Per questo la filosofia cristiana ha sempre visto un legame tra l’essere e il bene. Il cristiano, e in genere, tutta la filosofia cristiana, è realista in questo preciso senso: i cristiani ritengono che tutto sia creato da Dio, direttamente o indirettamente. Così il grande teologo domenicano Reginaldo Pizzorni ha potuto scrivere che esiste «una unità essenziale di essere e dovere, di essere e bene». La legge naturale, come è predicata da San Tommaso, è una legge inscritta nell’essere alla quale l’uomo, per realizzarsi pienamente, deve aderire liberamente. C’è un motivo per cui la prudenza è stata considerata la virtù politica per eccellenza. Ma anche qui bisogna intendersi bene, perché troppi confondono la prudenza col tatticismo esasperato. La prudenza è il punto di contatto tra la vita morale e la vita reale. Per agire bene infatti devo sapere come stanno le cose. L’azione di un vigile del fuoco sarà tanto più efficace quanto più precisa sarà la sua conoscenza della planimetria del palazzo in fiamme. Ma in alcun modo il “realismo” del pompiere può consistere nell’astenersi dall’agire al meglio per spegnere l’incendio, una volta preso contatto con la “realtà delle cose”. Caro Gianfranco, tu mostri di considerare il PdF una «cattedrale incompiuta». A soli due anni dalla sua nascita. Mi permetto allora di ricordarti che la Lega oggi trionfante esordì con uno 0,47% alle Europee del 1984. Tre anni dopo alle Politiche ottenne l’1,25 alla Camera e l’1,34 al Senato. Nel 1989, di nuovo alle Europee, raggiunse un 1,83%. Solo nel 1992, agli albori di Mani Pulite e in un clima che oggi diremmo di strisciante antipolitica (vedi la polemica leghista contro la partitocrazia), la Lega arrivò a superare l’otto per cento. Prima delle ultime Politiche il Carroccio non era mai andato oltre la soglia del dieci per cento (con l’exploit delle Politiche 1996), viaggiando sempre tra il quattro e l’otto. Non bisogna dimenticare che dopo gli scandali con cui si era chiusa l’era di Bossi la Lega sembrava perfino sul punto di scomparire. Il timone passò poi nelle mani di Matteo Salvini e cominciò un’altra storia. Se Bossi e soci avessero avuto una prospettiva dal così corto respiro il Carroccio – altro che la cattedrale di Venosa! – nemmeno sarebbe partito… C’era un sistema politico che appariva più “stabile” del bipartitismo imperfetto della Prima Repubblica? Chi avrebbe mai avrebbe potuto prevedere che la Dc sarebbe potuta collassare ex abrupto, dopo cinquant’anni passati alla guida del paese? Mai dire mai in politica, dove le sorprese sono all’ordine del giorno. Il tuo peccato originale è stato credere di poter dare vita a un grillismo cattolico (o a un leghismo profamily) capace di fare subito strike. Ma il PdF non guarda al populismo quanto al popolarismo: Sturzo, non Grillo o Salvini. In ultimo, come si può tenere assieme l’opzione Benedetto e la Realpolitik? Come diceva Juan Donoso Cortés, ogni grande questione politica dipende da una fondamentale questione teologica. L’opzione Benedetto con la sua idea di una polis parallela in un mondo incristiano, per dirla con Péguy, è stata lanciata da Rod Dreher, già metodista, poi cattolico e infine approdato all’ortodossia. La sua rilettura di San Benedetto è pesantemente influenzata da una tradizione che tende a contrapporre lo spirituale e il politico, fino a creare un dualismo tra la contemplazione e l’azione. Vladimir Solov’ëv, il grande filosofo russo, criticò aspramente la Chiesa orientale per il «suo ascetismo solitario e il suo misticismo contemplativo, l’allontanamento dalla politica e da tutti i problemi sociali che interessano l’umanità intera». È la prospettiva di chi pensa anzitutto a «conservare la purezza». Giusto al contrario la Chiesa occidentale, la Chiesa di Roma, addossandosi il duro lavoro sia del governo materiale che dell’educazione spirituale dei popoli non aveva pensato «tanto alla propria nettezza apparente quanto ai bisogni reali dello spirito». Tutto all’opposto, il realismo dei “fatti” esalta al massimo la categoria del politico, senza lasciare alcuno spazio allo spirituale. O meglio: le due visioni, seppure contraddittorie, cooperano per azzerare la presenza cristiana in politica. Due errori opposti concorrono al medesimo effetto. Il combinato disposto Opzione Benedetto + Realpolitik ha come effetto l’antipolitica cattolica. Ma come ha detto qualcuno, anche l’impolitico fa politica. Senza saperlo. Suo malgrado. Ma la fa.

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29/06/2018
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