Chiesa

di Emilia Flocchini

PERCHÉ TUTTO IL MONDO VA DIETRO A CHIARA CORBELLA

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Nei «Fioretti di San Francesco» è raccontato, tra gli altri, l’episodio in cui frate Masseo, rivolgendosi a frate Francesco, esplode in una domanda: «Perché a te, perché a te, perché a te?». Il santo gli chiede spiegazioni: «Perché a te tutto il mondo viene dietro?», completa l’altro frate. La stessa domanda può sorgere in alcuni all’apprendere ciò che, dall’altroieri, è un fatto indiscutibile. Il Vicariato di Roma ha infatti pubblicato l’Editto relativo alla causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo, madre di famiglia (il cognome da coniugata manca per una svista tipografica). L’Editto porta la data del 2 luglio, ma, appunto, è stato reso noto due giorni fa.

La buona fama, anzi, la fama di santità di Chiara si è diffusa davvero immediatamente dopo la sua morte. In questo hanno avuto un ruolo rilevante, è innegabile, le nuove tecnologie, i social network e Internet in genere. Quanto al «Perché» come quello di frate Masseo, può essere ricondotto a una lunga serie di ragioni.

Anzitutto, la giovane età della nuova candidata agli altari. Chiara ha infatti lasciato questo mondo a ventott’anni compiuti ed era sposata dal 21 settembre 2008 con Enrico Petrillo. Proprio questa sua giovinezza ha accentuato la commozione per il suo cammino di madre, portato avanti con piena responsabilità e sempre in accordo col marito, anche quando le condizioni dei primi due figli erano state giudicate “incompatibili con la vita”. Non per questo entrambi hanno ritenuto giusto sopprimerli, neppure per ragioni “terapeutiche”. Si sono consultati con medici esperti e comprensivi – un elemento da non trascurare – e hanno scelto di farli venire alla luce, di donare loro la grazia del Battesimo e di accompagnarli per i pochissimi istanti che hanno trascorso insieme.

Quando poi a Chiara è stato diagnosticato un carcinoma alla lingua, che si era manifestato poco prima della scoperta di aspettare il terzo figlio, la scelta per la vita si è resa ancora più necessaria. Mentre i medici ipotizzavano di indurla al parto prematuro per poter intervenire, lei sentiva di dover difendere il suo piccolo, come una leonessa (sono parole sue). Questo non implica, come si potrebbe pensare, che lei non tenesse alla propria vita: si è curata, ma preoccupandosi sempre del nascituro. Nella lettera che lei aveva scritto, a lui destinata e firmata anche da Enrico, emerge la certezza che Dio avrebbe potuto trarre un bene più grande da quel male che l’avrebbe strappata a tutti quelli che l’amavano. La frase finale, «Fidati, ne vale la pena», vale come sintesi della sua intera esistenza.

Questo è diventato ancora più palese dopo l’uscita di «Siamo nati e non moriremo mai più», a un anno circa dalla data della morte. Un libro che per mesi ha stazionato nei posti più alti della classifica curata da «Rebecca Libri», rientrandovi periodicamente, che ha conosciuto anche edizioni in inglese, spagnolo, francese, croato e polacco. Il merito di quel lavoro è stato cominciare a far capire che la storia di Chiara non fosse una fotocopia di altre simili, neppure di quella di santa Gianna Beretta Molla, evocata dal cardinal Agostino Vallini il giorno stesso dei funerali.

La sua originalità rimonta già dagli anni dell’infanzia, nei quali, frequentando la Comunità Cuore di Gesù del Rinnovamento Carismatico Cattolico, lei e sua sorella Elisa capirono che il Signore era loro amico e che potevano rivolgersi a Lui proprio come se fosse, in carne e ossa, accanto a loro. Quanto alla vita di coppia, iniziata dopo un incontro apparentemente casuale a Medjugorje, si è svolta tra rotture, motivate dalle paure che muovevano l’uno e l’altra, e riavvicinamenti, grazie anche all’apporto dei corsi vocazionali organizzati dai Frati Minori di Assisi. Poi, durante la Marcia Francescana del 2007, la proposta di matrimonio: Chiara inizialmente la scambiò per un’insolazione, ma ne comprese la portata e la serietà il giorno successivo.

Il percorso del fidanzamento, con l’accompagnamento di fra Vito D’Amato, padre spirituale di entrambi, ha portato i coniugi Petrillo a riconoscere che il possesso è il contrario dell’amore. Valeva per la loro relazione reciproca, ma anche per i figli che sarebbero arrivati. Maria Grazia Letizia, poi Davide Giovanni e, per ultimo, Francesco: senza fare distinzioni in base al tempo della loro permanenza sulla Terra, li hanno amati tutti e tre, disposti a lasciarli andare quando sarebbe venuto il momento. Questo può accadere anche a chi ha figli ormai adulti, ma sente di doverli tenere ancora legati a sé, per i più svariati motivi.

Tornando all’interrogativo iniziale, san Francesco risponde così a frate Masseo: «Vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me tutto ’l mondo mi venga dietro? Questo io ho da quelli occhi dello altissimo Iddio, li quali in ogni luogo contemplano i buoni e li rei: imperciò che quelli occhi santissimi non hanno veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insuffciente, né più grande peccatore di me; e però a fare quell’operazione maravigliosa, la quale egli intende di fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra; e perciò ha eletto me per confondere la nobiltà e la grandigia e la fortezza e bellezza e sapienza del mondo, acciò che si conosca ch’ogni virtù e ogni bene è da lui, e non dalla creatura, e nessuna persona si possa gloriare nel cospetto suo; ma chi si gloria, si glorii nel Signore, a cui è ogni onore e gloria in eterno». Anche Chiara è stata scelta da Dio, perché chiunque sapesse di lei potesse capire quanto aveva intuito a sua volta: se si pone tutta la propria fiducia in Lui, può accadere l’impossibile.

L’Editto segna il primo passo (viene da dire il primo «piccolo passo possibile») con cui la Chiesa intende dimostrare l’asserita santità di questa giovane madre, con tutta la serietà e l’onestà necessarie in questi casi. L’attore della causa è l’Associazione Chiara Corbella Petrillo, nata al compimento esatto dei cinque anni dal suo transito. Uno dei membri dell’Associazione ha presentato agli altri padre Romano Gambalunga, Postulatore generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, di cui conosceva la capacità di divulgare la fama di santità delle figure che tratta: lui è stato quindi ufficialmente incaricato di seguire la causa. La data d’inizio del processo diocesano verrà comunicata in un secondo tempo.

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19/07/2018
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