Società

di Silvio Rossi

La famiglia, sola barriera contro la mercificazione dell’uomo

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Sul nostro giornale (voce nel deserto) abbiamo letto recentemente degli ultimi dati Istat che documentano il crollo del numero dei matrimoni e l’aumento dei divorzi nel nostro Paese. Un uomo su quattro dai 45 ai 54 anni non si è mai sposato e sono raddoppiate le donne nubili. Da questo punto di visto, dobbiamo dire, la società italiana è in ginocchio.

Anche la natalità è in picchiata, non nascono figli e i problemi di sterilità sono sempre più diffusi.

Accanto a questi dati ce ne sono altri significativi riguardanti le adozioni: anche rispetto alla “domanda di figli” si rileva una caduta verticale. Il numero è sceso del 63% in pochissimi anni e sono sempre meno i minori che trovano casa in Italia. Le motivazioni sono abbastanza chiare: i lunghi tempi dell’adozione, i costi, la selezione severa da parte degli organi competenti. Ma soprattutto la possibilità di ricorrere alla fecondazione artificiale (ipocritamente definita fecondazione “assistita”), in modo particolare da quando è stata introdotta nel Sistema Sanitario Nazionale e quindi è diventata alla portata di tutti.

Quindi, riepilogando: molti di quelli sposati divorziano quando le cose prendono una brutta piega e il coniuge non è più in grado di soddisfare le attese; chi non è sposato tende a ad evitare il matrimonio per non rischiare di investire troppe risorse in un progetto che ha un’alta percentuale di fallimento (oltre che per le insite difficoltà che la società presenta a dei giovani che vogliono farlo); una coppia che “vuole” (= pretende) un bambino, in caso di difficoltà a procreare piuttosto che un viaggio in Romania o in Bulgaria sceglie la strada commercialmente più conveniente: laboratorio, Asl, tempi rapidi, effetti collaterali sottostimati. Un low-cost dell’umano mercificato in cui la persona viene trattata come oggetto, anzi: gli oggetti si custodiscono con più cura, trattata come una striminzita coscia di pollo da fast-food, da sgranocchiare, rosicchiare e poi – ridotto all’osso - buttare nell’apposito contenitore (mi raccomando, differenziare…). Non si riesce nemmeno più a pensare con nostalgia al vecchio pollo ruspante, più saporito, sano e soddisfacente. La pubblicità americana e i prezzi da realizzo ci fanno scordare persino l’aia di nonno dove scorrazzavano pennuti da sogno.

Ulteriore squallida bancarella dell’essere umano fatto oggetto, anzi dell’oggetto messo a servizio di una relazione sub-umana sterile, virtualizzata e masturbatoria, è il postribolo delle bambole di cui ha già parlato l’ottima Lucia Scozzoli il 4 settembre sempre su La Croce (e dove, sennò?). Parliamo di una specie di bordello dove gente triste cerca “sesso” e compassione con pezzi di silicone in forma antropomorfica. Sempre meno umanità, sempre più angoscioso ripiegamento su sé stessi; sempre meno amore, sempre più mercato. Orgasmo un tanto al chilo o, come detto chiaramente da Mario Adinolfi a “La Zanzara”, ci troviamo sempre più davanti a problemi di «salute mentale».

In tutto questo squallido commercio d’anime non si sente risuonare la parola fondamentale: amore. Amore innanzitutto verso noi stessi, quello che ci fa evitare di sottometterci ai compromessi inaccettabili a cui ci sottoponiamo pur di dare un senso alla fame di relazioni che ci portiamo dentro. Amore verso l’altro, che va trattato nella libertà (unica garanzia dell’amore vero) non nella pretesa dell’acquisto. Amore verso la nostra parola che quando viene detta ci impegna alla fedeltà e alla coerenza. Amore verso il mondo che da noi aspetta stabilità e affidabilità. Amore verso il futuro, che sarà solo se ci saranno uomini e donne, non “roba” più o meno utilizzabile.

A questo stato di vita apparente occorre quindi reagire facendo un atto di fede profonda nell’amore, che è relazione autentica, sfida, libertà, coraggio, capacità di sacrificarsi, volontà, sangue e dignità. Un atto di fede che può partire solo dalle famiglie ancora integre (o re-integrate), perché sono le uniche realtà in cui questo amore può essere vissuto con pienezza e contagiare con la loro testimonianza chi ha rinunciato ad ogni speranza.

E la politica? Qual è il ruolo di un’azione politica davvero attuale e che vuole rispondere sul serio alle esigenze presenti? Certo non quello autolesionista e autodistruttivo che offre spazio pubblicitario alla pillola che fa fuori i bambini, come i detentori del potere hanno deciso in questi giorni sottoponendoci anche alla beffa del ricco manager straniero che in questo modo dichiara di voler donare alle donne italiane “Educazione sentimentale”! Ci vuole una politica che si metta a servizio della famiglia naturale, che presenti leggi per la difesa e la promozione della vita, che faccia da argine ad ogni assalto contro la realtà della natura umana. È la politica che chiunque ha ancora neuroni nel cervello e luce del cuore deve condividere e sostenere se non vorrà essere spazzato via come un soprammobile lesionato quando non sarà più presentabile sul banco del mercato.

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11/09/2018
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