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di Mario Adinolfi

La settimana che porta a Camaldoli

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Cosa accadrà tra una settimana a Camaldoli, per le terza festa nazionale de La Croce? Ce lo chiedono in molti, alcuni sono curiosi, altri sinceramente interessati. Trascorrereremo il 22 e 23 settembre insieme a interrogarci su un titolo piuttosto chiaro: “Passato e presente dei cristiani in politica”. Fabio Torriero ha già pronta la clessidra, perché sul tema prenderanno la parola in tanti, per dare la loro indicazione su come procedere su questa strada. A Camaldoli in pieno regime fascista, con l’Italia in guerra, una cinquantina di pensatori cattolici si incontrarono per immaginare il domani, era il luglio 1943 e i drammi del presente erano terribili, eppure loro costruirono il futuro. La Costituzione repubblicana deve molto al Codice di Camaldoli scritto da una quindicina di quei militanti politici (c’erano i giovanissimi Andreotti, Moro, La Pira) che allora vivevano la fatica della clandestinità del loro credo. I partiti erano sciolti ormai da quasi vent’anni e persino il ricordo del Partito popolare di don Sturzo era svanito, dopo la scissione che lo aveva ridotto della metà per via di quelli che si fecero attrarre dal governo forte di Benito Mussolini e accettarono di essere candidati nel 1924 al Parlamento all’interno del listone fascista, ma soprattutto dopo l’arresto di Alcide De Gasperi, il successore alla guida del Ppi di un don Sturzo mandato in esilio.

Pensate fu facile ricostruire una presenza politica dei cattolici in Italia, in quelle condizioni di tragedia? Noi a Camaldoli saremo più di cinquanta, tanto che nei saloni dell’eremo non c’entravamo e gli incontri pubblici li abbiamo dovuti spostare al comune di Poppi, domenica pomeriggio saremo guidati alla visita dell’eremo dai monaci stessi che ci faranno vedere l’originale del Codice. Speriamo sia di ispirazione per tutti, perché c’è molto da lavorare. C’è da rispondere alla domanda che si posero a Camaldoli, la stessa che si pose Sturzo all’inizio del secolo: ha senso una presenza politica autonoma e organizzata dei cristiani in politica oppure bisogna affidarsi ai partiti esistenti? La risposta, anche in tempi più difficili dei nostri, è che non solo ha senso ma è necessaria una forte presenza organizzata autonomamente dei cristiani in politica. E quando nella storia patria questa presenza ha detenuto il potere ai massimi livelli (ininterrottamente alla presidenza del Consiglio dal 1948 al 1981), l’Italia ha vissuto la condizione di massimo sviluppo e benessere economico, tenendo i conti sotto controllo. Dopo la perdita di Palazzo Chigi, con i “laici” a capo del governo (da Spadolini a Craxi, da Amato a Ciampi, da Berlusconi a Prodi, da Dini a Monti, da Renzi a Gentiloni fino a Conte) l’Italia si è accartocciata in una spirale di record continui del debito pubblico, disoccupazione, recessione, crollo della produttività, cancellazione di interi comparti industriali, crisi del welfare.

La presenza cristiana in Italia fa bene all’Italia. Questo dirò ai militanti del Popolo della Famiglia riuniti per la III festa nazionale de La Croce. Dunque dobbiamo organizzarla e farla crescere ben oltre i 220mila italiani che già il 4 marzo scorso ci hanno dato la loro fiducia nell’urna. Come? Con una crescita dell’elaborazione politica e culturale, sviluppata giornalmente con il quotidiano La Croce; con una crescita organizzativa e dunque una ramificazione in tutte le aree del Paese; con una crescita delle risorse da impiegare, dunque spingendo sul tesseramento e sulle forme di militanza a sostengo della diffusione del PdF.

Poi, a differenza delle finte associazioncine ad personam da venti persone che servono solo ad alimentare la sterile convegnite cattolica, noi abbiamo dei compiti precisi da svolgere, ognuno sul proprio territorio, con precise ricadute politiche. Per essere certi di portare a termine ovunque questi compiti, saranno nominati 220 membri di un coordinamento nazionale che affiancherà la presidenza nella guida del movimento, che una successiva assemblea nazionale del Popolo della Famiglia ratificherà. Ovviamente questo soggetto si occuperà di tutti i passaggi elettorali previsti nei prossimi mesi: ottobre in Trentino, febbraio in Sardegna, marzo in Basilicata e Abruzzo, infine il 26 maggio le elezioni europee per presentarci alle quali occorre raccogliere centocinquantamila firme in sei mesi, dunque partiremo da novembre.

Camaldoli sarà soprattutto una festa e un’occasione seria di incontro e confronto. Ne usciremo con un documento politico vincolante per tutti i militanti, che farà da base ai lavori della successiva assemblea nazionale. Poi avanti a testuggine, scommettendo sul fatto (vedi verbo 25 dei 101 verbi) che il Popolo della Famiglia può essere solo destinato a crescere. Sette milioni di italiani vanno a messa tutte le domeniche, sono cattolici praticanti. Da decenni non si riescono ad avere politiche a favore della vita e a favore della famiglia, si oscilla tra chiacchiere e leggi apertamente contrarie ai valori non negoziabili. Il PdF intende offrire ai cristiani un’opportunità di spendere bene il loro voto. Da Camaldoli la nostra traversata del deserto riparte, con un piano di lavoro preciso e una serie di sorprese che ci aiuteranno, che solo a Camaldoli saranno rivelate. Seguiteci, non sarà tempo perso.

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17/09/2018
1112/2018
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