Società

di Silvio Rossi

Cani contro bimbi 3-2

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Giorni fa sono andato in un supermercato della mia zona per qualche acquisto. Entrando ho visto due cani legati fuori che aspettavano i loro padroni. Ho fatto i miei giri, comperato alcune cose che servivano e altre che – come sempre capita – non servivano, ma il potere del marketing a volte è irresistibile… Uscendo dal supermercato ho visto entrare un altro cliente, sempre con un cane. Ho avuto un’illuminazione statistico-demografica: per tutto il tempo che sono stato nel negozio ho visto ben tre cani, ma nessun bambino. Nessuno nonostante l’orario fosse semplicemente pomeridiano, non piovesse e non ci fossero particolari motivi per non incontrarli. Mi ha preso un attimo di vertigine. Il problema di un Paese in cui non nascono più figli, di un paese sempre più vecchio e disperato, di un paese in cui la relazione affettiva la si cerca in un animale piuttosto che nella famiglia. Tutto ciò si è palesato con una chiarezza cristallina. Stavo andando verso la macchina con questi pensieri quando all’orizzonte ho visto un papà con due figli che si avviava all’interno del supermercato. Abbiamo evitato un tre a zero a tavolino, i cani hanno vinto per 3 a 2, forse non tutto – allora – è perduto. Però la situazione è davvero penosa. Ieri una paziente mi raccontava di un ragazzo di circa 25 anni che diceva: «Figli? Per carità, se arriva un figlio io scappo in Messico, non voglio figli, mi impedirebbero di viaggiare». Una risposta del genere dimostra in maniera inequivocabile il fallimento di una generazione. Ragazzi che barattano la gioia della paternità, una vita piena, la realizzazione della propria virilità, un futuro di relazioni, per un biglietto aereo. Cercano i viaggi senza capire che il viaggio più entusiasmante è la vita stessa quando è vissuta nell’amore, nella condivisione e nella realizzazione di sé attraverso il dono Temono i figli perché non si sono mai liberati del loro ruolo di figli, non sono diventati grandi ed allenati ad amare. Si danno un tono parlando di partire per il mondo, ma hanno paura di uscire da loro stessi e da casa dei genitori. Canne al vento, in tutti i sensi… In questo panorama sociale desertificato il governo Lega/Cinque Stelle pubblicizza la pillola dei cinque giorni dopo (per ammazzare i bambini, non i cani), apre al farmaco per bloccare lo sviluppo sessuale per dar modo a bambini di 11/12 anni di poter decidere se essere maschio o femmina, promuove tutta una serie di provvedimenti diabolici per distruggere un popolo rendendolo sterile, stupido, incapace di riprodursi, ipotecare una vecchiaia in solitudine e una morte per iniezione statale. La mia esperienza clinica si arricchisce di nuovi dati: uomini e donne che fino a 40/45 anni hanno voluto “Viaggiare” si ricordano quando è troppo tardi di desiderare un figlio. Si riconoscono subito: genitori non più giovani con coppie di gemelli al seguito, una percentuale altissima di disturbi dell’apprendimento o patologie correlate, anche serie. Ma nessuna istituzione statale indagherà sui possibili effetti collaterali fisici e psicologici delle pratiche che forzano la natura. Tanto lo scopo non è quello di dare un figlio, ma di demolire quel che resta di un grande popolo. In una situazione così compromessa scommettere sulla famiglia e sulla vita sembra persa in partenza, ma non ci sono alternative. La sostituzione etnica è inevitabile se non si inverte il processo. E certamente il blocco delle navi non è “la” risposta. La soluzione più semplice e ovvia è far ripartire la natalità, sostenere le famiglie, incoraggiare i giovani a sposarsi, dare priorità assoluta ad una politica di fiducia e sostegno alla famiglia naturale. Ma a volte bisogna fare le cose ovvie per ottenere vittorie straordinarie.

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20/09/2018
2310/2018
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