Politica

di Fabio Torriero

Politica degli annunci e politica dei fatti

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In tempi di populismo arrembante, inteso come fenomeno politico e mediatico, credo che un’analisi dei suoi valori e della sua comunicazione, sia importante per farsi un’idea precisa e non sbagliare. Un lavoro utile per decifrare il reale che stiamo vivendo e per operare scelte vere sul piano politico, non dettate dall’emotività, dalla pancia e dall’irrazionalità.

Un antifurto per non essere attirati, ad esempio, dalle “sirene antropologiche” della Lega, che in verità sono soltanto la parodia degli stessi principii. Un modo per svuotarli e bruciarli e favorire, al contrario, paradossalmente il laicismo.

Dire, affermare, annunciare, l’importanza della famiglia naturale, esaltare il primato della vita, non vuol dire crederci veramente, o compiere atti politicamente e giuridicamente rilevanti in tal senso. Su questo aspettiamo e giudicheremo, infatti, il governo Conte e il ministro Fontana.

Il riferimento alla Lega e ai partiti populisti (dall’estrema destra italiana ed europea) non è puramente casuale.

Nessuna analogia, similitudine, vicinanza, ci può essere tra chi si richiama alla tradizione e all’identità del popolarismo, e chi invece, aderisce, sceglie o vota questi partiti.

Una diversità sostanziale, sia per quanto riguarda la trattazione e attualizzazione della storia dei cattolici in politica (dal Partito popolare di don Sturzo, fino alla Dc), sia se ci si orienta verso le nuove dinamiche e prospettive elettorali: dal Family Day al Popolo della Famiglia.

Ciò che segue è un accostamento, un parallelo scientifico tra i valori e la comunicazione del popolarismo, e i valori e la comunicazione del populismo vecchio e nuovo. Ovviamente, un rapporto semplificato per parole-chiave.

1) POLITICA DEGLI ANNUNCI vs POLITICA DEI FATTI

Il populismo considera la politica come “mero annuncio”, come vellicazione della pancia, eccitazione degli umori popolari dal basso. Per gli studiosi, i politici e i leader populisti “sono gli annunci che creano i fatti e fanno opinione e da qui la loro rappresentazione politica”. E ne consegue che la “percezione finisce per surrogare la verità, sostituire la realtà”. Non è questo il segreto del successo della Lega, dei 5 Stelle e di molti soggetti politici europei, dai pirati al Fn francese, dagli indipendentisti inglesi, ai tedeschi, svedesi o austriaci? In Italia non è un dato scontato che la paura dell’immigrazione, l’odio e la rabbia verso la Ue, pur basandosi su numeri indiscutibili, è assolutamente dilatato dalla comunicazione?

Il popolarismo concepisce, invece, la politica come complessità, come mediazione, come sintesi tra idee e interessi, non come semplificazione. Elevare il popolo a rango di sovrano assoluto e assolutista, e servirlo, sono due cose diametralmente opposte.

2) INDIVIDUALISMO DI MASSA vs BENE COMUNE

L’uso dei social media, la comunicazione diretta sulla rete, comune a Lega e 5Stelle, e a tanti movimenti europei, è figlia ed effetto al tempo stesso, dell’individualismo di massa, di quella società “delle pulsioni dell’io”, che inesorabilmente porta ad uccidere la relazione, la comunità, la polis, il bene comune. Ossia, la visione cristiana della società. Quello della Lega è un “individualismo territoriale, è un egoismo economico, esprime chiusura”; quello dei grillini è la “mera continuazione individualista della lotta di classe”, come noto, basata sull’invidia sociale. Una lotta di classe individualista e non collettiva, che secondo le categorie marxiane, era raggruppata in classi ideologiche ed economiche, classi soggettuali (proletari contro borghesi). Sul piano valoriale, quello dei 5Stelle, è nichilismo, giustizialismo giacobino. È Robespierre. La concezione umanitaria e moralizzatrice grillina è “un cristianesimo senza Cristo”, laddove la giustizia e la moralità sono idoli. Due individualismi, quello della Lega e dei grillini, che minano dall’interno i presupposti solidali della società politica.

Il popolarismo è per la polis, la solidarietà, la coesione sociale, l’interclassismo, la collaborazione tra le classi (basti attualizzare il pensiero, gli studi e gli scritti di pensatori, teologi, intellettuali, sacerdoti e politici come Gioacchino Ventura, Vincenzo Gioberti, Antonio Rosmini e Luigi Sturzo). La cultura cattolica ha partorito il corporativismo cristiano, l’economia sociale di mercato, l’economia della felicità, la partecipazione agli utili, l’azionariato operaio etc.

La nascita del Ppi ha segnato storicamente il passaggio dallo Stato liberale, come unica forma possibile istituzionale, ad un’altra idea possibile di Stato, non unicamente risorgimentale. Ha significato l’abbandono del “neo-guelfismo”, che partendo dal “non expedit, si è tradotto gradualmente nel rifiuto della società, nel rifiuto del concetto di partecipazione attiva dei credenti, e quindi, alla delega agli altri partiti, come possibili interlocutori dei valori cristiani (basti ricordare il patto Gentiloni 1913, la sottoscrizione da parte dei cattolici, ex Opera dei Congressi, di un’intesa programmatica, basata su alcuni punti sensibili alla dottrina cattolica, in cambio del voto alle liste liberali e giolittiane dell’area ministeriale). Neo-guelfismo che ha disegnato a lungo l’identikit del cattolico, protagonista virtuoso di un civismo municipale, di un alto senso della società, ma di uno scarso senso dello Stato e di un scarsa cultura di governo (in parte attenuata dall’esperienza della Dc). Vulnus che permane in certi cattolici di oggi, avulsi da ogni idea di testimonianza pubblica del bene comune, nel nome e nel segno di un individualismo mistico e di un privatismo magico e incomunicante.

Il Ppim invece, agì allo scoperto, pubblicamente, nella direzione di un “federalismo solidale”, anima vera della società, prima forma di presenza popolare e di rappresentanza democratica dal basso. Col Partito popolare dal 1919 in poi, si è sancito ufficialmente, da una parte, il protagonismo politico dei cattolici, dall’altro, il primato dello Stato laico e dell’aconfessionalità. E inoltre una proposta originale nel quadro delle riforme costituzionali: il federalismo regionale, con le Regioni intese come enti identitari ed enti economico-imprenditoriali (CONGRESSO PPI VENEZIA 1921).

3) PAURA vs AMORE

La comunicazione e la costruzione politica del populismo, va ribadito, si basano sulla paura: paura dell’immigrato, del diverso, del delinquente, dell’altro. È un’idea egoistica e chiusa dell’identità.

La comunicazione e la costruzione politica del popolarismo si basano sull’amore, sul dialogo, sul confronto.

4) IDENTITA’, LIBERTA’, POLITICA vs SOCIETA’ PULSIONI

Per il populismo l’identità è vista come primato, chiusura, mera appartenenza. Il valore della libertà sta dentro le pulsioni dell’io. Lo abbiamo già detto nel precedente raffronto: è individualismo di massa; la politica diventa affermazione, conquista, vittoria ideale, non dono, scambio, amore.

Per il popolarismo l’identità è la relazione, non l’auto-percezione, come l’uomo si percepisce, come si definisce, cosa vuole e desidera (qui il populismo ha gli stessi dogmi del gender); l’identità per il popolarismo è amore per la propria vita, per la propria terra, per il proprio lavoro, per la propria storia, cultura; è la suprema forma della dignità umana, a immagine di Dio. La politica, per il popolarismo, lo hanno ribadito durante i pontificati tutti i papi, da papa Paolo VI a papa Francesco, è la suprema forma di carità e servizio, appartenenza a una comunità di destino. È lo svolgimento di una missione, l’obbedienza alla realtà, la fedeltà ad una promessa.

5) AMICO vs NEMICO

La comunicazione populista è basata sullo schema morale “amico-nemico”. Il nemico compatta, unisce, fa essere. Il popolarismo non ha nemici, solo avversari, fratelli che hanno idee diverse. Non storti da raddrizzare, ma dritti che semmai si sono storti. Lo schema semmai, è bene-male, falso-vero sulla base del Vangelo.

6) DEMOCRAZIA DIRETTA vs DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

Secondo le categorie della scienza politica, il populismo si rivolge direttamente al popolo e semplifica il linguaggio politico. Il populismo si orienta sempre verso la democrazia diretta, il presidenzialismo, l’autoritarismo e il nazionalismo.

Il popolarismo rispetta le forme mediatrici della democrazia, i corpi intermedi, che poi è la democrazia parlamentare. Sul piano istituzionale, è da sempre per il federalismo, le autonomie dei popoli, l’europeismo. Il Patriottismo è il riferimento alla terra dei padri, amore per la propria identità, nazionalismo è la pretesa che un’identità sia superiore a quelle degli altri.

7) SCHEMA POLITICO vs SCHEMA MORALE

Il populismo ha introdotto nella politica lo “schema morale”: la casta, il ceto politico, la classe politica sono il male, mentre il popolo è bene. Da qui le battaglie contro il centralismo romano (Lega) o contro i corrotti, gli sprechi (5Stelle).

Il popolarismo considera le persone, non le categorie ideologiche; persone che sbagliano e persone che fanno bene. E il potere non è intrinsecamente corrotto o male, ma un servizio alla cittadinanza, la proiezione pubblica dei talenti individuali, la rappresentanza degli interessi popolari

Parole e concetti chiari per decodificare un dna che non ha nulla a che spartire con la nostra tradizione e identità.

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27/09/2018
1709/2019
S. Roberto Bellarmino

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