Politica

di Nicola Di Matteo

Cambiamento

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“Ho sentito la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza” (Don Luigi Sturzo). Questo è il tempo di operare secondo coscienza. Abbiamo una responsabilità. Due giorni a Camaldoli, due giorni dati per il desiderio di una nuova alba dei valori; due giorni dati per articolare al meglio le priorità; due giorni con più di 400 persone che hanno deciso di spendersi per il cambiamento; 400 persone, da nord a sud, solo e solamente per il POPOLO DELLA FAMIGLIA.

Nel mio intervento, nelle mie parole a Camaldoli, ricordavo, gridavo a gran voce che il fare politica, per il POPOLO DELLA FAMIGLIA, significa che ogni cittadino deve sentirsi parte integrante dello Stato, ovvero che ogni nostra azione diventi un atto politico. La politica può essere una via di realizzazione per il cittadino, se ci si prende la responsabilità per ciò che accade nel nostro paese.

Per cambiare questo paese, bisogna tornare a sognare. Bisogna tornare ad essere politici, tutti, e per essere politici non intendo coloro che si candidano. Tutti possono fare i politici, tutti possiamo e dobbiamo divulgare le nostre idee intorno a noi, per strada, nel quotidiano, coinvolgendo le persone a responsabilizzarsi politicamente, perché se le persone cambiano, i leader non possono che cambiare, se le persone si illuminano, i leader non possono che essere illuminati: la politica è lo specchio della nostra società.

Due giorni dati per il confronto, due giorni per ascoltare tutte le opinioni di ogni dirigente o attivista presente, due giorni per ragionare di politica, due giorni per fare politica. Bisogna guardare al futuro in cui la sfiducia e l’incertezza devono far posto all’impegno e alla passione. È arrivato il tempo del coraggio in cui “Nella politica, come in tutte le sfere dell’attività umana, occorre il tempo, la pazienza, l’attesa del sole e della pioggia, il lungo preparare, il persistente lavorio, per poi, infine, arrivare a raccoglierne i frutti” (Don Luigi Sturzo). Coraggio nel continuare a seminare. Coraggio nel radicarci ancora di più nel territorio. Coraggio nel fare politica nella nostra quotidianità.

Il popolo della famiglia vuole dare una possibilità agli italiani che vogliono cambiare le cose, in quanto molti uomini di principio sono stati coinvolti. Non possiamo più permettere che a “vincere” siano sempre: l’incomprensione, la corruzione, l’odio e l’indifferenza. Oggi, è possibile guardare al bene comune con il cuore aperto senza se e senza ma.

Bisogna custodire l’amore per l’altro, per il nostro territorio, per i nostri figli, non avendo paura di agire affinché il cambiamento avvenga. Ognuno di noi ha il potere di cambiare le condizioni della vita, basta iniziare un viaggio insieme, riscoprendo quei valori che, forse, oggi abbiamo perso.

“Siamo qui perché un popolo c’è. È chiaro che ci siamo mobilitati e che c’è qualche ragione che ci muove ed è da questo che dobbiamo partire. Un popolo di 220mila persone che ha avuto fiducia in noi, in un momento impensabile. Abbiamo preso i voti in tutti i comuni di ogni regione, nonostante il silenzio mediatico. Siamo a Camaldoli perché dopo una vicenda che è la nostra storia, noi dobbiamo appropriarci del fascino della complessità. La radice sta nel Codice di Camaldoli. Noi non possiamo fidarci di persone che dicono e non fanno. Se dici che la famiglia è cruciale, se tu fai il contratto di governo bisogna mettere la famiglia. Questo non c’è stato. Dobbiamo costruire. Bisogna ragionare sul nostro messaggio.” parte dell’intervento fondamentale di Mario Adinolfi. Un invito che punta alla crescita di un popolo. Un invito che punta alla difesa dei principi non negoziabili. Un invito a non sprecare due giorni fatti per discutere “di come in questi setti mesi possiamo costruire un messaggio molto più denso e potente e farlo arrivare in maniera più convinta”.

A Camaldoli abbiamo scoperto tanti principi che il caos della vita quotidiana, spesso ci porta a dimenticare. Abbiamo riscoperto: quanto sia importante una presenza fisica, che ci sta vicina e ci trasmette coraggio e speranza; la comprensione di chi ti accetta e nella libertà ti presenta delle alternative; la fiducia di chi ti sceglie per quello che sei.

“Si può essere di partito diverso – scriveva Don Luigi Sturzo –, di diverso sentire, anche sostenere le proprie tesi sul terreno politico ed economico, e pure ‘amarsi cristianamente’”. Un richiamo al rispetto e alla tolleranza che suonano come una sfida per questi nostri tempi. Una provocazione, un invito all’agire a tutti coloro che si domandano se impegnarsi. Una grazia per chi crede ancora che la politica sia amore, carità, anzi per dirla con Paolo VI “una delle forme più alte della carità”.

Camaldoli, un valido strumento per superare la grave crisi politica attuale, una sfida per tutti i presenti. Una sfida per ripartire. Una sfida per andare oltre gli obiettivi che ci siamo prefissati. Una sfida per essere testimoni della buona battaglia. Una sfida per essere testimoni nei contenuti e nella forma di un movimento che vuole ed è cambiamento.

Siamo chiamati ad essere la vera alternativa, la vera speranza. Continua ad essere per noi il tempo della semina. Un invito, il mio, ad essere seme per poter raccogliere consensi. Dobbiamo rinnovare sempre, ogni giorno, con il nostro lavoro, con il nostro fare rete, il nostro Si al Popolo della Famiglia. Noi possiamo fare la differenza. Continuiamo a donare incondizionatamente le nostre capacità, il nostro essere, le nostre idee alla buona battaglia.

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28/09/2018
1809/2019
S. Giuseppe da Copertino

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