Chiesa

di Emilia Flocchini

Faustina e Bartolo una casella per due

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Spesso il calendario offre spunti su cui riflettere, quando si scorgono più Santi nella stessa data. Ad esempio, oggi, a dodici anni di distanza, hanno reso l’anima a Dio due figure a cui molti fedeli, in tutto il mondo, sono profondamente debitori: si tratta di santa Maria Faustina Kowalska, di cui oggi cade l’ottantesimo anniversario della nascita al Cielo, e del Beato Bartolo Longo, che morì novantadue anni fa esatti.

Erano all’incirca contemporanei, quindi, sebbene quella del Longo sia stata un’esistenza più lunga e cominciata prima (il 10 febbraio 1841; suor Faustina nacque invece il 25 agosto 1905). Seppur con la sua vasta rete di contatti, non era arrivato a conoscere quella religiosa polacca che, mentre il Santuario di Pompei da lui fondato vedeva il suo pieno sviluppo, si stava preparando alla vita consacrata e ad accogliere nel “santuario” del suo cuore le rivelazioni della Divina Misericordia. Eppure, ci sono almeno una decina di elementi che li uniscono.

Il primo e principale è costituito dalla nuova energia che hanno dato a forme di spiritualità già presenti nella vita della Chiesa. Suor Faustina non ha inventato, per così dire, la Divina Misericordia: piuttosto, ha ricevuto il dono di farla riscoprire mediante una serie di modalità di culto. L’immagine di Gesù Misericordioso, anzitutto, su cui torneremo in seguito; la festa della Divina Misericordia, istituita ufficialmente, col decreto del 5 maggio 2000, alla seconda Domenica di Pasqua o “in albis”; la Coroncina alla Divina Misericordia; la Novena alla Divina Misericordia; le Litanie alla Divina Misericordia; l’Ora della Misericordia, ovvero il ricordo, alle tre del pomeriggio, della Passione e morte di Gesù.

Neppure “don” Bartolo, come veniva chiamato per rispetto secondo l’usanza del Sud Italia, ha inventato la devozione alla Madonna del Rosario. Di sicuro, gli era stata insegnata dai suoi consiglieri spirituali, non ultimo il domenicano padre Alberto Radente. L’esperienza che ebbe nell’ottobre 1872, quando una «voce amica» gli ripeté che chi propaga il Rosario è salvo, fu causata sia dalla Grazia divina, sia dal consiglio che lo stesso padre Radente, all’epoca defunto, gli aveva fornito più volte. Anche nel suo caso, le forme attraverso cui ha cercato di propagare quel messaggio di salvezza sono numerose: l’arrivo del quadro della Madonna del Rosario, il 13 novembre 1875; l’inizio della costruzione del Santuario, la cui prima pietra è stata posta l’8 maggio 1876; la fondazione della rivista «Il Rosario e la Nuova Pompei»; per finire, le preghiere da lui composte, come le meditazioni sui Quindici Sabati (in realtà derivate da un’opera francese), la Supplica, la Novena d’Impetrazione e la Novena di Ringraziamento alla Beata Vergine del Rosario di Pompei.

Fondamentale, nell’esperienza di fede dell’una e dell’altro, è il rapporto col Sacro Cuore di Gesù. Per suor Faustina, è la fonte della Misericordia, espressa dai raggi che vide più volte emergere dalla persona divina: nel Diario, ad esempio, annota che il 26 ottobre 1934 vide che «coprirono la nostra cappella e l’infermeria e poi tutta la città e si estesero sul mondo intero». Dai suoi scritti è stata poi tratta una giaculatoria, adatta per la preghiera delle tre pomeridiane: «O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te».

Per Bartolo Longo, quasi allo stesso modo, è «abisso di amore e sorgente di tutte le grazie», «Santuario di pace e sorgente di ogni consolazione, fornace di carità e porto del Paradiso», come scrive in una delle sue preghiere. Frequentando i Cenacoli di preghiera dell’amica Caterina Volpicelli, che fondò le Ancelle del Sacro Cuore ed è ora venerata come Santa, comprese che per l’epoca in cui viveva fossero necessari uomini e donne capaci di indicare al prossimo dove trovare risposta alle loro inquietudini.

In più, lui stesso attribuì al Cuore di Gesù la propria guarigione da una febbre reumatica nel 1889 e, l’anno successivo, quella di uno dei figli della contessa Marianna Farnararo, già vedova De Fusco, che l’aveva sposato in seconde nozze. Il 7 maggio 1891 fu quindi consacrato l’altare del Santuario nella cappella del Sacro Cuore. Nove anni più tardi, proprio a Pompei, si verificò la guarigione che, ritenuta miracolosa, permise la canonizzazione di suor Margherita Maria Alacocque, la monaca visitandina a cui Gesù apparve, mostrandole il suo Cuore trafitto e circondato di spine, a cominciare dal 27 dicembre 1673. Il campanile del Santuario, anche a motivo di questo, fu dedicato al Sacro Cuore e inaugurato nel 1925.

La devozione mariana è uno dei punti fondamentali del percorso di Bartolo, ma anche di quello di suor Faustina. La sua lunga ricerca di un luogo dove consacrarsi a Dio ebbe fine quando bussò alla porta delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia. Era il 1° agosto 1925, vigilia, come ricorda lei stessa nel Diario, della memoria di Santa Maria degli Angeli. In tutto il suo cammino si sentì accompagnata dalla Vergine, che invocava per essere custodita nella purezza dell’anima e del corpo. Nel Diario segnala di averla vista più volte e di aver ricevuto da lei parole d’incoraggiamento, per compiere al meglio la missione di parlare agli uomini della Divina Misericordia.

Bartolo Longo è stato definito, tra l’altro, «avvocato della Madonna». Non solo perché era laureato in Giurisprudenza, ma anche perché riuscì ad attrarre alla sua causa fedeli da gran parte d’Italia e anche dall’estero. Nei suoi scritti le attribuisce moltissimi titoli, ma per lui è anzitutto Signora, Madre, Regina e, a sua volta, Avvocata. Un titolo in particolare sorprende: quello di «onnipotente per grazia», contenuto nella Supplica. Potrebbe sembrare un azzardo, dato che solo Dio è l’Onnipotente. Eppure, sente di poterla chiamare così perché lui per primo ha ottenuto da lei grazie su grazie, dalla conversione in poi.

A volte si dice che i santi arrivino in cordata o a grappolo, per le reciproche conoscenze e connessioni tra i loro percorsi biografici. Anche per santa Faustina è così, in particolare per quanto riguarda il suo direttore spirituale, don Michał Sopoćko. Era il confessore ordinario delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Wilno (oggi Vilnius, in Lituania), dove lei fu inviata nel 1933: la conobbe e ascoltò le sue rivelazioni. Quindi le chiese di mettere per iscritto quanto le accadeva, così da poterlo valutare correttamente: il Diario è nato in questo modo. Dopo la sua morte, ritenne giusto non tenere per sé quanto aveva letto: rispettando la promessa che aveva fatto a suor Faustina sul letto di morte di lei, diffuse il culto alla Divina Misericordia anche in mezzo a rischi e persecuzioni. Per ovvie ragioni, fu uno dei testimoni principali del suo processo di beatificazione, cominciato nel 1965. Don Sopoćko morì il 15 febbraio 1975, giorno dell’onomastico di suor Faustina, ed è stato beatificato il 28 settembre 2008.

Numerosi sono invece gli amici di Bartolo Longo che sono stati beatificati o canonizzati. Ci sono quelli con cui ebbe più diretta frequentazione, come la già citata Caterina Volpicelli, o il medico san Giuseppe Moscati, che lo visitò spesso anche al di fuori di ragioni cliniche. Ci sono poi quelli che raggiunse inizialmente con le sue lettere e che poi incontrò, come il Beato Michele Rua, primo successore di san Giovanni Bosco, a cui chiese inizialmente di mandare alcuni Salesiani a Pompei, poi di mandargli le Regole delle Figlie di Maria Ausiliatrice per la congregazione che aveva in animo di fondare. La collaborazione alla fine venne meno, ma non la stima reciproca. Questi e altri, per Bartolo, erano i “santi viventi” a cui chiedere consiglio: col tempo, la Chiesa ha confermato la sua opinione.

La congregazione di cui faceva parte santa Faustina era stata fondata a Varsavia nel 1862. Tra i suoi scopi c’era l’educazione e l’istruzione delle ragazze “traviate”, come si diceva un tempo, alcune delle quali erano da tempo lontane dai Sacramenti. Quando suor Faustina era ancora incerta su come compiere la missione che le era stata indicata e, soprattutto, volle avere una prova che era davvero il Signore a parlarle, gli chiese che una di quelle ragazze particolarmente ribelli andasse a confessarsi: avvenne proprio così. Pur non essendo direttamente coinvolta nel compito educativo perché a sua volta poco istruita, lei chiese e ottenne di assumere su di sé i turbamenti delle educande, in modo tale che ne venissero presto liberate.

Per molti bambini e ragazzi, invece, Bartolo fu più di un padre. In un’epoca dove la delinquenza veniva considerata una tara ereditaria e in un luogo, com’era allora Valle di Pompei, dove mancavano le scuole, lui creò degli istituti dove i figli e le figlie dei carcerati potessero riabilitare se stessi e le loro famiglie, dove anche gli abitanti della cittadina potessero istruire i loro bambini, senza costringerli a percorrere distanze molto lunghe per andare nella scuola più vicina. Il metodo riuscì, come attestano molte lettere di carcerati ai propri figli.

Lungo il loro cammino, sia la suora polacca, sia l’avvocato brindisino trapiantato in Campania dovettero affrontare prove di vario tipo, legate soprattutto alle incomprensioni nei loro riguardi. Suor Faustina, ad esempio, aveva dovuto spesso fare i conti con la propria pessima salute (morì di tubercolosi a trentatré anni), ma a volte le consorelle che l’avevano in cura pensavano che esagerasse. Bartolo, dal canto suo, patì quando le calunnie contro di lui e la contessa Marianna si fecero sempre più intense, tanto da scegliere di dimettersi da direttore delle opere educative. Papa Leone XIII, proponendo ai due di unirsi in matrimonio, risolse la questione. Le critiche non vennero meno, ma l’avvocato, pur avendone le armi, scelse di non rispondere: il suo scopo, come lasciò scritto, era quello di essere gradito a Dio, non agli uomini.

Esistono poi dei legami molto materiali tra questi due personaggi: entrambi, infatti, hanno avuto a che fare con dei dipinti e con l’edificazione di nuovi santuari. Gesù chiese a suor Faustina di dipingere un’immagine secondo il modello che aveva davanti, nell’apparizione del 22 febbraio 1931: con la tunica bianca, in atteggiamento benedicente, mentre due raggi, uno rosso e uno pallido, uscivano dal suo Cuore. Non sapendo dipingere, la suora chiese a don Sopoćko di aiutarla: lui commissionò il dipinto al pittore Eugeniusz Kazimirowski, che seguì le sue indicazioni. Oggi è venerato nel Santuario della Divina Misericordia a Vilnius. L’immagine più nota, almeno fino a qualche tempo fa, è però quella dipinta da Adolf Hyła come ex voto per essersi salvato dalla seconda guerra mondiale. In contemporanea, giunse al convento delle suore a Cracovia-Łagiewniki un altro dipinto, realizzato su loro commissione da Stanislao Batowski. L’arcivescovo Adam Sapieha stabilì che il primo, per la sua origine di ex voto, avrebbe dovuto essere conservato nella cappella delle suore, mentre il secondo venne collocato in un’altra cappella, a Varsavia, ma andò distrutto.

Il quadro della Madonna del Rosario di Pompei non fu invece dipinto su commissione, ma donato a Bartolo Longo da padre Radente tramite suor Maria Concetta de Litala, a cui lui stesso l’aveva affidato tempo prima. A causa delle grandi dimensioni, fu necessario trasportarlo da Napoli a Pompei su un carro di letame. Sulle prime non piacque a nessuno, né a Bartolo stesso, che fece sostituire l’immagine di santa Rosa da Lima (inginocchiata ai piedi della Madonna e del Bambino Gesù insieme a san Domenico di Guzman) con quella di santa Caterina da Siena, né alla contessa Marianna: ironicamente, commentò che faceva perdere la devozione più che accenderla, come invece sperava il suo futuro marito. Ora sovrasta l’altare maggiore del Santuario, in un vero e proprio trono.

Il Santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki non è tra le richieste del Signore a santa Faustina, come invece era la nascita di una nuova congregazione (le Suore di Gesù Misericordioso, che lei non vide, furono seguite da don Sopoćko). Da quando il culto alla Divina Misericordia ha assunto dimensioni mondiali, è sembrato necessario procedere alla sua costruzione. San Giovanni Paolo II, il 17 agosto 2002, ha consacrato la nuova chiesa.

Anche il Santuario di Pompei è sorto per necessità contingenti: la chiesetta esistente all’arrivo di Bartolo Longo a Valle di Pompei era diventata troppo esigua per i fedeli. All’idea di una nuova parrocchiale si sostituì, col tempo, quella di un santuario che i coniugi Longo, in seguito, donarono alla Santa Sede. La chiesa fu consacrata il 7 maggio 1891, dopo quindici anni di lavoro.

Tra i legami non materiali, ma non meno forti, è poi da rilevare quello tra suor Faustina, Bartolo e i Pontefici del loro tempo. Il giorno in cui professò i voti perpetui, il 1° maggio 1933, fece tre richieste al Signore. La prima riguarda anche il Papa: «Gesù, mio Sposo amatissimo, Ti prego per il trionfo della Chiesa, soprattutto nella Russia e nella Spagna; perché benedica il S. Padre Pio XI e tutto il clero; per ottenere la grazia della conversione dei peccatori induriti nel peccato; per una speciale benedizione e luce, Te ne prego, Gesù, per i sacerdoti, presso i quali mi confesserò durante la mia vita». Il 7 febbraio 1937 pregò con fervore speciale sempre per Pio XI, al momento malato: quando seppe che si era ristabilito e che aveva parlato al Congresso Eucaristico Internazionale di Manila, ne fu molto rallegrata.

Prima di Pio XI, che eresse il territorio di Pompei a prelatura nullius, ossia sotto il diretto controllo della Santa Sede, altri Papi seguirono il percorso di Bartolo Longo. Leone XIII ricevette in dono il Santuario da lui stesso, cosicché potesse diventare davvero universale. L’amministrazione, però, era ancora seguita dai due sposi, fatto che causava qualche malumore nei collaboratori di san Pio X e in lui stesso. Dopo un lungo periodo di sofferenza anche dal punto di vista psicofisico, il 9 febbraio 1906 Bartolo rinunciò a tutti i suoi possedimenti a Valle di Pompei, con sorpresa dello stesso Pio X. Quell’atto di umiltà gli valse, da allora in poi, la sua completa stima. Con Benedetto XV, la Supplica cominciò a essere recitata in Vaticano e fu autorizzata la costruzione, in precedenza impedita, dell’istituto per le figlie dei carcerati.

A proposito di Papi, l’ultimo elemento d’unione risiede nella figura di san Giovanni Paolo II. Da arcivescovo di Cracovia, diede inizio al processo informativo diocesano di suor Faustina, che in vita non aveva conosciuto; in compenso, da giovane operaio, aveva frequentato la cappella delle suore a Łagiewniki. Una volta eletto al soglio di Pietro, fece intendere di aver assunto il suo messaggio dedicando un’enciclica, la «Dives in misericordia», ai fondamenti teologici della misericordia divina. Beatificandola il 18 aprile 1993, ha parlato di «grido profetico verso il mondo e verso l’Europa» in riferimento a quanto diffuso da quella «povera e semplice figlia del popolo polacco». Con la canonizzazione, il 30 aprile 2000, ha ribadito che il messaggio della misericordia era necessario per l’Europa che si avviava verso il secondo conflitto mondiale, ma valeva anche per gli uomini e le donne del terzo millennio.

In Bartolo Longo, che elevò agli altari il 26 ottobre 1980, il Papa polacco vide «l’apostolo del rosario, il laico che ha vissuto totalmente il suo impegno ecclesiale», ma anche lo «strumento della provvidenza per la difesa e la testimonianza della fede cristiana e per l’esaltazione di Maria santissima in un periodo doloroso di scetticismo e di anticlericalismo». Visitando Pompei un anno prima, il 21 ottobre 1979, ricordò che «dove sembrava dominare la morte, dopo circa 1800 anni è cominciato a fiorire, come un giardino spirituale, questo Santuario, centro di vita eucaristica e mariana, segno profetico di quella pienezza, che Gesù è venuto a portarci e a comunicarci». La stessa pienezza che i Santi, quelli autentici, hanno vissuto e testimoniato, incrociandosi o vivendo esistenze parallele sotto la medesima luce divina.

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05/10/2018
2310/2018
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