Politica

di Mario Adinolfi

DEF: provare a leggere i numeri

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Dopo tante chiacchiere abbiamo finalmente i numeri della nota aggiuntiva al Def e allora posso scrivere qualcosa di approfondito, che non sia propagandistico. In una intervista mi è stato chiesto che voto assegno a questo governo rispetto a quelli precedenti. Ho spiegato che devo affibbiare insufficienze secche. Per quelli di centrosinistra non c’è bisogno che ripeta niente, la spiegazione l’hanno data gli elettori schiantando il Partito democratico: sono stati governi che hanno rappresentato interessi antipopolari. Il governo gialloverde ha un dato di merito: Di Maio e Salvini hanno mantenuto alcune promesse della campagna elettorale, quelle più evidenti. Il problema è che in campagna elettorale si sono presentati come forze radicalmente alternative, una di destra e l’altra di sinistra. Adesso, davanti ai soldi, hanno sommato le loro demagogie in una pericolosa azione sincronizzata anziché competitiva. Risultato? Il doppio dei soldi da spendere, ovviamente in deficit. Ecco perché l’impegno dello 0.8 nel rapporto deficit-Pil è diventato uno sforamento al 2.4%. In una campagna elettorale normale la sinistra propone qualcosa ai ceti meno abbienti, la destra punta a premiare i ceti produttivi. Nel governo gialloverde ora tocca pagare le cambiali elettorali assunte sia dalla destra che dalla sinistra, perché governano insieme.

Salvini, che si è preso la scena e i voti nei sondaggi cavalcando la questione immigrazione, ha consentito all’avversario di prevalere nella tabella dei costi, quasi a voler risarcire Di Maio. Se per la flat tax ci sono due miliardi e per assumere agenti delle forze dell’ordine un miliardo, sul reddito di cittadinanza il M5S ha fatto la parte del leone, ottenendo 10 miliardi di euro, 9 se si toglie il miliardo destinato a riformare i centri per l’impiego. La mia mania per i conti mi fa dire che con 9 miliardi di euro si possono dare 780 euro al mese (9.360 euro l’anno) nel 2019 solo a 961.000 italiani. Secondo Di Maio la platea da coprire è di sei milioni di persone, vedremo come farà. Di certo il M5S ha preso undici milioni di voti, la maggioranza al Sud, inventandosi questa promessa elettorale che ora mantiene nel Def. Con la minima dei pensionati portata a 780 euro anch’essa e l’abbattimento della Fornero che mi consentirà di andare in pensione a 59 anni con 41 anni di contributi, in vista delle elezioni del 26 maggio i voti necessari sono stati tutti comprati con un trasferimento secco di ricchezza dai lavoratori che pagano le tasse a una vasta area di lavoratori a nero soprattutto meridionali. Il tutto pagato cercando risorse attraverso un condono fiscale (parola finalmente usata con sincerità dal ministro Savona) che è un premio agli evasori.

Se mi faccio due conti dovrei gioire e manco poco. Posso andare in pensione tra appena undici anni e mia figlia ventiduenne prenderà 780 euro al mese dallo Stato, in più sulla sua partita Iva grazie alla flat tax Silvia risparmierà migliaia di euro di tasse. Di che ti lamenti, Adinolfi? Mi lamento perché di figlie ne ho tre, una sta per nascere. Conosco bene i meccanismi della politica economica e so che la cicala canta una sola estate e mai c’è stato un tempo più da formiche di questo.

Il 10 ottobre verrà presentato a Palazzo Chigi un rapporto che abbiamo anticipato in prima pagina su La Croce, come sempre isolati anche nel mondo dell’informazione. Questo rapporto sostiene che nel 2050, quando dunque compirò 79 anni, l’Italia avrà perduto il 17% della sua popolazione. In un trentennio accadrà quello che non accadde nel trentennio che va dal 1915 al 1945, quando l’Italia attraversata da due guerre mondiali violentissime e catastrofiche durate un decennio perse meno del 10% della sua popolazione. Quello che non fecero i due peggiori eventi bellici della storia, è riuscito invece ai latori di politiche antifamiliste, abortiste, contro la famiglia e la natalità. Non si comprende che questa tragedia è letale: sarò ben felice di andare in pensione a 59 anni grazie a questo allegro governo, ma se perdiamo il 17% della popolazione nel prossimo trentennio è materialmente impossibile che ci siano le risorse per pagare la pensione a me e altri venti milioni di vecchi nel 2050. Impossibile perché non ci saranno i giovani lavoratori che fino ad oggi hanno retto il sistema.

C’è chi dice che il nostro occuparci di natalità e famiglia sia occuparci di temi marginali che non hanno a che fare con la vita della gente, con le urgenze di chi ha di meno. Tutto il contrario. Se i 22 mlliardi di euro fossero stati spesi sul reddito di maternità e dunque sulla nascita di famiglie e bambini, l’onere sarebbe stato coperto per dieci anni, comodamente. La proposta del Popolo della Famiglia innescherebbe un volano di crescita positiva che avrebbe creato ricchezza e prodotto effetti anche ben oltre il 26 maggio 2019. Ma poiché per M5S e Lega l’unico elemento di interesse sono le elezioni europee, su vita e famiglia non c’è assolutamente nulla. Avete notato che tutti rivendicano qualcosa tranne il povero ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana? A lui non hanno lasciato nulla, forse si ritroverà a dover sbandierare le cose che gli hanno lasciato in eredità i precedenti governi, qualche bonus e qualche mancia. Di politiche strutturali a favore della famiglia, neanche l’ombra. Solo le chiacchiere in campagna elettorale e qualche riga sterile nel contratto di governo. Il bello è che alcuni pro-family sono andati da Salvini pure a congratularsi, abituati ad inginocchiarsi davanti al ministro dell’Interno chiunque sia, Angelino o Matteo è lo stesso, a loro basta essere gratificati da una pacca sulla spalla.

Noi del Popolo della Famiglia a Salvini lo abbiamo detto direttamente: servono reddito di maternità e quoziente familiare, serve investimento nell’impresa familiare e politiche che scoraggino l’aborto. L’Italia riparte se riparte la famiglia e se tornano a nascere i figli. Altrimenti siamo morti. Non vorrei che il baratto fosse tra la possibilità di andare in pensione a 59 anni e la “nuova libertà” dell’eutanasia o del suicidio assistito quando il sistema sarà incapace di pagare pensioni così generosamente elargite. Sempre meno nati, tanti morti ed eccoci nell’Italia terra desolata che non voglio lasciare alle mie figlie.

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06/10/2018
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