Società

di Mario Adinolfi

Obiettivo 100 per cento medici obiettori

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Se ne avrà a male Silvio Viale, subito cercato dai media per commentare le parole del Papa sull’aborto, come se a spiegare un gol di Platini fosse chiamato Scarnecchia. Se ne avrà a male anche la associazione Luca Coscioni che ha commentato per prima la catechesi di Francesco del mercoledì, in sostanza provando ad affibbiargli la colpa degli aborti. La verità è che si è aperta una stagione nuova nella lotta alla piaga dell’aborto (altro che diritto) nel mondo e il momento determinante è stata l’elezione del giudice Kavanaugh alla Corte Suprema degli Stati Uniti, come abbiamo spiegato nell’apertura di un numero de La Croce di qualche giorno fa: la modifica degli equilibri a favore dei pro-life nei prossimi decenni del più importante organo giurisprudenziale americano e dunque mondiale, apre alla nostra generazione una fase di responsabilizzazione immediata anche politica. Per il Popolo della Famiglia e per tutti i pro-life italiani è arrivato il momento di dire che la battaglia per la cancellazione dell’aborto dalla faccia del terra entra in una sua fase cruciale che rende possibile la vittoria.

Viale si è vantato “da medico” di uccidere bambini. Gli ricordo che il giuramento di Ippocrate, che è alla base della scienza medica e della cultura medicale occidentale, vieta la somministrazione di qualsiasi sostanza che induca l’aborto (così come vieta l’eutanasia). I medici curano, non uccidono. Se fracassiamo questo caposaldo prima culturale e poi scientifico di quell’umanesimo cristiano che è alla base dell’intera civiltà occidentale, le conseguenze sono pericolosissime.

L’Italia in questo senso è un avamposto. La stessa legge 194 all’articolo 9 riconosce il diritto all’obiezione di coscienza per il medico che non voglia praticare aborti. Bene, già oggi la maggioranza dei medici è obiettore. L’obiettivo che dobbiamo porci con campagne di sensibilizzazione che riportino le parole del Papa è di arrivare a trasformare in obiettori il 100% dei medici. Basta sicari, bisogna gridare, seguendo l’esempio di Papa Francesco.

Proprio per comprendere bene le sue parole è bene leggere la catechesi di mercoledì 10 ottobre per intero: “La catechesi di oggi è dedicata alla Quinta Parola: non uccidere. Il quinto comandamento: non uccidere. Siamo già nella seconda parte del Decalogo, quella che riguarda i rapporti con il prossimo; e questo comandamento, con la sua formulazione concisa e categorica, si erge come una muraglia a difesa del valore basilare nei rapporti umani. E qual è il valore basilare nei rapporti umani? Il valore della vita.[1] Per questo, non uccidere.

Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo – leggiamo sui giornali o vediamo nei telegiornali tante cose –, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Questo è disprezzare la vita, cioè, in qualche modo, uccidere.

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.

Da dove viene tutto ciò? La violenza e il rifiuto della vita da dove nascono in fondo? Dalla paura. L’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo. Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza, cioè è un modo di dire: “interrompere la gravidanza” significa “fare fuori uno”, direttamente.

Un bimbo malato è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore. La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sé stessa e scoprire la gioia dell’amore. E qui vorrei fermarmi per ringraziare, ringraziare tanti volontari, ringraziare il forte volontariato italiano che è il più forte che io abbia conosciuto. Grazie.

E che cosa conduce l’uomo a rifiutare la vita? Sono gli idoli di questo mondo: il denaro – meglio togliere di mezzo questo, perché costerà –, il potere, il successo. Questi sono parametri errati per valutare la vita. L’unica misura autentica della vita qual è? E’ l’amore, l’amore con cui Dio la ama! L’amore con cui Dio ama la vita: questa è la misura. L’amore con cui Dio ama ogni vita umana.

Infatti, qual è il senso positivo della Parola «Non uccidere»? Che Dio è «amante della vita», come abbiamo ascoltato poco fa dalla Lettura biblica.

Il segreto della vita ci è svelato da come l’ha trattata il Figlio di Dio che si è fatto uomo fino ad assumere, sulla croce, il rifiuto, la debolezza, la povertà e il dolore (cfr Gv 13,1). In ogni bambino malato, in ogni anziano debole, in ogni migrante disperato, in ogni vita fragile e minacciata, Cristo ci sta cercando (cfr Mt 25,34-46), sta cercando il nostro cuore, per dischiuderci la gioia dell’amore.

Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso (cfr 1 Pt 1,18-19). Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!

Dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita! La vita altrui, ma anche la propria, perché anche per essa vale il comando: «Non uccidere». A tanti giovani va detto: non disprezzare la tua esistenza! Smetti di rifiutare l’opera di Dio! Tu sei un’opera di Dio! Non sottovalutarti, non disprezzarti con le dipendenze che ti rovineranno e ti porteranno alla morte!

Nessuno misuri la vita secondo gli inganni di questo mondo, ma ognuno accolga sé stesso e gli altri in nome del Padre che ci ha creati. Lui è «amante della vita»: è bello questo, “Dio è amante della vita”. E noi tutti gli siamo così cari, che ha inviato il suo Figlio per noi. «Dio infatti – dice il Vangelo – ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16)”.

Che bello quel richiamo finale: nessuno misuri la vita secondo gli inganni di questo mondo. Basta sicari, basta nazisti in guanti bianchi che vogliono decidere chi ha diritto a vivere e chi no praticando selezioni eugenetiche insensate e violentissime, basta medici che giocano a essere Dio. Ripartiamo dalla vita e dalla piena umanità. Solo così potremo vedere la civiltà occidentale e cristiana rinascere.

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11/10/2018
0412/2019
S.Giovanni Damasceno

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