Politica

di Marcello Protto

Silvana De Mari entra nel vivo del processo

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Nell’udienza del 30 ottobre al Palazzo di Giustizia di Torino il processo alla scrittrice e medico Silvana De Mari per diffamazione della comunità omosessuale è entrato nel vivo della fase dibattimentale, con l’acquisizione della testimonianza della parte offesa, l’esame e il controesame dell’imputata e l’acquisizione delle quattro memorie prodotte dalla dottoressa, ammesse al deposito in udienza.

Nelle precedenti tre udienze, che riguardano la fase preliminare del procedimento, i giudici avevano ammesso la costituzione di parte civile delle parti offese, cioè il Coordinamento Torino Pride LGBT (lesbico, gay, bisessuale, transessuale) – atto che in caso di condanna dà diritto al risarcimento monetario del danno all’onore – e dell’ Avvocatura per i diritti LGBTI (“I” sta per intersessuale)- Rete Lenford, ma l’avevano negato al Comune di Torino, che aveva chiesto, tramite la propria Avvocatura Civica, di costituirsi Parte Civile.

La difesa dell’imputata, rappresentata dagli avvocati Mauro Ronco, prof. universitario emerito all’Università di Padova ed ex presidente dell’Ordine degli avvocati di Torino e presidente del Centro Studi Livatino, nonché dall’avv. Mauro Sgotto nell’ultima udienza precedente aveva chiesto di avvalersi di tre consulenti tecnici di parte e precisamente dell’immunologo (e scrittore saggista, letterario e storico) Paolo Gulisano, del prof. Giovanni Mazzotta, docente di neuropsichiatria all’Università di Perugia e dell’endoscopista Dott. Saverio Di Lorenzo. Tuttavia il giudice, dott.ssa Melania Eugenia Cafiero, non aveva ammesso le consulenze di parte e così la dott.ssa Silvana De Mari, anch’ella, con le specialità acquisite dopo la laurea a pieni voti in medicina, endoscopista dell’apparato digerente e psicoterapeuta, ha preferito depositare altre memorie.

Il processo si è tenuto perché il giudice per le indagini preliminari Paola Boemio non aveva accolto la richiesta della Procura della Repubblica di archiviare il caso, non potendosi ravvisare destinatari precisi delle affermazioni della De Mari.

L’ accusa, che aveva portato l’imputata in giudizio, è quella di diffamazione ex art. 595 del Codice Penale, continuata, perché la condotta si era verificata in più episodi nel 2017 e aggravata dall’utilizzo del mezzo stampa (Interviste al giornale on line La Croce quotidiano, alla Nuova Bussola Quotidiana, on line, e al quotidiano La Verità, liberamente reperibili sul WEB – con gli equivalenti contemporanei dell’uso dei social il Blog silvanademaricommunity , ancora attivo e quello precedente. Inoltre la dottoressa aveva rilasciato un ‘intervista alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, in cui tiene testa alle domande in stile artatamente provocatorio - come tipico di questa trasmissione - ai due conduttori e reperibile all’indirizzo You Tube seguente: https://www.youtube.com/watch?v=7-vhZxlhFX0 .

Sostanzialmente la dottoressa aveva avvertito, per amore della verità e della medicina nei confronti delle persone omosessuali e non solo, dei pericoli alla salute dell’erotismo anale o oro-genitale, fra uomini e fra un uomo e una donna, che moltiplica di molto, non solo la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, ma anche di subire danni alla struttura del retto e dell’ano, come aggravamento delle emorroidi, lacerazioni e prolasso dell’ano, ragadi, incontinenza fecale, cancro all’ano e sviluppare le infezioni intestinali, la cd. “Gay Bowel Syndrome”, sindrome tipica dell’intestino dei gay, sotto censura dai Media ma nota agli esperti.

Inoltre la dottoressa aveva detto che non esiste una sessualità delle persone con orientamento omoerotico, in quanto si può parlare , secondo la biologia, di sessualità solo quando i rapporti sono volti alla fecondazione e riproduzione di una generazione successiva di esseri viventi, confinandosi all’erotismo ogni qualsiasi altra pratica, anche le più estreme praticate da certi individui.

La dottoressa ha affermato che in biologia esiste il concetto di norma: la norma è la situazione che permette la sopravvivenza della specie e che, se presente nella totalità o maggioranza degli individui, permetterebbe la sopravvivenza della specie. Quindi è in questo senso che l’omosessualità non è “normale”.

La De Mari aveva affermato, secondo l’accusa, anche che il movimento LGBT vuol impedire la libertà di espressione e diffondere la pedofilia. Ha portato prove che dimostrano entrambe le sue affermazioni.

L’escussione della parte civile cioè del presidente del Coordinamento Torino Pride LGBT, sig. Battaglia Alessandro, difeso dall’avv. Niccolò Ferraris, è stata condotta dal Pubblico Ministero, mentre il primo pubblico ministero che si era occupato della causa, il Dr. E. Arnaldi di Balme, aveva richiesto l’archiviazione per impossibilità di determinare individuate persone fisiche offese nell’onore. Le domande, di conseguenza, sono state volte ad acclarare la natura e gli scopi di questa associazione di secondo livello (associazione di 18 associazioni tra cui il Circolo di cultura omosessuale torinese Maurice, l’Arcigay e l’AGEDO – Associazione di genitori di omosessuali -, perfino la sezione piemontese della UISP - Unione Italiana Sport Per tutti- ed una comunità cattolica di base di Pinerolo in provincia di Torino). Il magistrato ha anche chiesto alla persona offesa se in sostanza iscritti alla associazione sportiva, fossero a conoscenza che i vertici della UISP avessero chiesto l’iscrizione al Coordinamento Torino Pride LGBT, nato come comitato per l’organizzazione del primo Gay Pride a Torino nel 2006 e poi diventato Associazione di coordinamento permanente. Nell’ esame della parte civile da parte del suo difensore, incentrato sulle attività del Coordinamento Torino Pride LGBT, è venuto fuori che il Coordinamento si è occupato della difesa delle persone omosessuali in Cecenia, paese a maggioranza islamica, e che, - pur non essendo costituito da medici come ha rilevato poi la dottoressa De Mari - si impegna in attività di propaganda dell’uso dei preservativi e nel sostenere la non pericolosità dei rapporti anali ed oro-genitali e che aderisce all’UNAR. Ricordo che l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, direttamente dipendente dal Consiglio dei Ministri e fondato nel 2003, fu coinvolto nel febbraio 2017 in uno scandalo per i 55.000 € assegnati all’ ANDDOS (Associazione nazionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale), in alcuni circoli della quale si praticavano atti sessuali contro natura, prostituzione maschile, violazione dei diritti dei lavoratori ed evasione fiscale, scandalo denunciato da un servizio delle Iene, all’epoca del governo Renzi, che costò le dimissioni al presidente dell’UNAR l’avv. omosessuale Francesco Spano. Il Popolo della Famiglia però nella campagna elettorale per le amministrative di Roma nel 2016, aveva già denunciato queste “colonie del male”. Vedere articolo de La Croce sulla vicenda: http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2017/02/20/societa/unar-tutto-quello-che-le-iene-non-vi-hanno-detto-1.

L’avvocato Mauro Ronco della difesa ha poi chiesto al presidente del Coordinamento se abbia uno strumento per monitorare il numero delle persone omosessuali nella Regione Piemonte, proprio a significare la scarsa rappresentatività dello stesso, ed è stato risposto che sono coinvolte nel Coordinamento solo 200 persone. Insomma, i gay sono la minoranza politicizzata della più vasta minoranza delle persone con orientamento omoerotico, stimata in circa il 2 % della popolazione, non tutta allineata sulle posizioni politiche e morali dei gay, anzi in parte contraria come ad es. gli stilisti Dolce e Gabbana.

È seguita poi l’escussione della dottoressa, esaminata dapprima dal Pubblico Ministero, dai due avvocati delle parti offese e poi dal suo difensore l’avv. penalista Mauro Ronco.

La De Mari, ha spiegato che i motivi che l’hanno indotta a parlare chiaramente dei pericoli dei rapporti anali, tra chiunque praticati, come pure dei rapporti oro-genitali sono dovuti ad una preoccupazione per una corretta informazione sanitaria sia verso le persone con orientamento omoerotico maschile sia verso le donne, sempre più invitate dai giornali femminili ad acconsentire a penetrazione anale, in quanto, se tali forme di erotismo sono praticate con le dovute precauzioni, sarebbero esenti da rischi di danni per l’azione meccanica del pene o la diffusione di microorganismi patogeni. Invece, ha spiegato, il maschio cosiddetto passivo, rischia di contrarre nove volte di più malattie sessualmente trasmissibili, compresa la sifilide ultimamente vieppiù antibiotico-resistente. Nè può proteggere il preservativo, per altro efficace secondo l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) come anticoncezionale solo al 97 % e meno ancora nel fare da barriera alla trasmissione di germi patogeni (94 %), da tutte le patologie conseguenti all’azione meccanica del pene inserito in un luogo deputato all’espulsione delle feci. Ha ricordato di aver visto gli effetti devastanti quando, medico ospedaliero chirurgo ed endoscopista dell’apparato digerente, veniva chiamata al Pronto Soccorso per curare persone ad orientamento omoerotico, stante il rifiuto dei colleghi uomini timorosi di contrarre l’AIDS.

Circa l’accusa di aver accostato la propaganda della pedofilia ad opera ad es. del Circolo Mario Mieli di Roma con il compimento di atti di abusi su minori, per il quale pende altro procedimento penale nei suoi confronti per diffamazione a Torino, la dottoressa ha letto preliminarmente alcuni passi tratti dal libro del Mieli, morto suicida a 31 anni, “Elementi di critica omossessuale” del 1977, una copia del quale è stato depositato in udienza. Eccone uno: “«noi checche rivoluzionarie», ha scritto l’icona gay italiana, «sappiamo vedere nel bambino l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra [Sic, educa e castra], nega”.

Successivamente ha esposto con la chiarezza e la potenza di un sillogismo aristotelico come occorra intendere il senso delle sue parole. Premessa maggiore: la pedofilia è un semplice e psicologico orientamento erotico (non sessuale perché biologicamente né fertile né a fine riproduttivo), premessa minore: l’atto sessuale di adulti con bambini è un abuso sessuale, ergo: la pedofilia non equivale a commettere abusi sessuali.

Se qualcuno ha mai pensato che simili forti affermazioni della De Mari fossero state pronunciate per vendere più libri, la scrittrice di fama internazionale ha chiarito che ne ha avuto piuttosto un danno, essendo stati rescissi alcuni contratti con editori stranieri. La dottoressa De Mari ha spiegato che, al contrario, i suoi libri hanno avuto vendite dell’ordine di 120000 copie ( L’Ultimo elfo) o 30000 (Hania), mentre attualmente le vendite sono bloccate da un boicottaggio, riportato anche su Wikipedia.

Come più diffusamente documentato in una memoria della De Mari, si è affrontata l’accusa di aver affermato che le organizzazioni omosessualiste mettono a rischio la libertà di pensiero, di ricerca scientifica e di religione. Rispondendo alle domande del suo avvocato allora la scrittrice ha snocciolato il contenuto del documento emesso il 13 dicembre 2013 dall’UNAR, sempre lui, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che fa capo al Dipartimento delle Pari Opportunità e al Dipartimento dell’Integrazione, entrambe – a loro volta – dipendenti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in cui si danno precetti ai giornalisti sull’uso dei termini politicamente corretti da utilizzare negli articoli, pena una denuncia all’Ordine. Faccio qualche esempio: non “utero in affitto” ma “gestazione di sostegno”, non “clandestino” ma “richiedente asilo” , sebbene l’Enciclopedia Treccani definisca l’immigrato clandestino, colui che “entra in un paese illegalmente”. Queste Linee guida, consultabili sul sito dell’UNAR, furono redatte da consulenti in prevalenza LGBT e ce n’è anche per i fotografi, che debbono astenersi dal fotografare immagini di seminudi ai Gay Pride.

Successivamente la dott.ssa De Mari ha parlato del manuale “After the ball. How America will conquer its fear hatred of Gays in the ‘90’s” scritto nel 1989 da Marshall Kirk, ricercatore in neuropsichiatria e Hunter Madsen, esperto di tattiche di persuasione e social marketing. Si tratta di un manuale per la comunità gay per “far deragliare o far marciare all’indietro il motore del pregiudizio verso i gay”. Vi sono alcuni consigli e tattiche su come desensibilizzare le persone al pregiudizio. “Bisogna “inondare” la società di messaggi omosessuali; non serve occuparsi dei contrari o favorevoli all’omosessualità, ma degli scettici, “ritrarre i gay come vittime, non come provocatori aggressivi”, occorre fare sembrare i gay buoni e cattivi gli intransigenti accostandoli ad es. ai nazisti etc etc. Capite adesso perché ai Festival di Sanremo scorsi hanno introdotto icone gay compratori di bambini, il braccialetto arcobaleno e perché si fanno trasmissioni TV con personaggi omosessuali o trans? Ecco un approfondimento su “After the Ball: https://alleanzacattolica.org/after-the-ball-un-progetto-gay-dopo-il-baccanale/

È stata poi la volta di descrivere qualche aggressione alle Sentinelle in Piedi durante le loro pacifiche manifestazioni, l’ostilità contro Barilla e il boiccottaggio dei prodotti in quanto l’imprenditore aveva affermato che il soggetto della pubblicità della pasta per lui doveva rimanere la famiglia naturale non quella omosessuale, la critica feroce ad Alain Delon e Lorella Cuccarini, tutti accusati dal Blog Gayburg di omofobia per le loro opinioni sull’omosessualità.

Non poteva non parlarsi al processo della questione della derubricazione dell’omosessualità dal Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali DSM ad opera dell’Associazione degli psichiatri americani (APA) avvenuta nel 1974. La domanda rivolta alla dottoressa De Mari era quale posizione avessero i suoi professori universitari e la risposta è stata che tali professori come pure gli studenti erano fortemente contrari. In effetti cosa successe esattamente in America? Mi fermo a spiegare i fatti storici.Durante il convegno annuale dell’ American Psychiatric Association nel 1970, alcuni omosessuali fecero irruzione disturbando e chiedendo di parlare, cosa che fu loro concessa anche per i convegni successivi.

Nel 1973 durante una riunione della Commissione per la nomenclatura delle malattie, che aggiorna il DSM, il dott. Spitzer presentò un lavoro della Task Force on Homosexuality per proporre di eliminare l’omossessualità dal DSM. La Task Force annoverava, fra gli altri, due collaboratori del dott. Alfred C. Kinsey, l’entomologo occultista nonché frodatore scientifico che conduceva esperimenti di sessualizzazione precoce sui bambini sottoponendoli a torture e finanziato dalla Rockfeller Foundation, rimasto famoso per i suoi rapporti sulla sessualità degli americani. Uno era il dott. John Money, quello dell’esperimento chirurgico di cambiamento di sesso su uno dei due gemelli Reimer, che, allevato e riassegnato chirurgicamente come femmina dopo una maldestra operazione di circoncisione, a 15 anni volle ritornare maschio e morì suicida nel 2004. Con questo esperimento fallito l’ideologia della teoria gender fu popperianamente contraddetta. Successivamente fu iniziata la procedura per chiedere un referendum per stabilire l’eliminazione della omosessualità dal DSM. Questi i risultati: nell’aprile del 1974 votarono 10.091 membri su 17.029 aventi diritto, 400 schede bianche, favorevoli 5.854, 3810 contrari. Peccato che il referendum era stato preceduto da un invio di migliaia di lettere agli psichiatri, contro ogni procedura, firmate da due vicepresidenti dell’APA e da tre candidati alla presidenza, con le quali si invitavano gli iscritti a votare a favore della derubricazione. È galileianamente evidente poi che una verità scientifica non può essere decisa per referendum: è come se oggi si chiedesse agli astronomi se c’è vita o acqua su Marte.

Cosa avverrà nella prossima udienza convocata per il 13 dicembre alle h 9,30? Ci sarà la cd. discussione, ossia le arringhe con cui il Pubblico Ministero e gli avvocati delle parti chiederanno al giudice la condanna o l’assoluzione. Nella stessa udienza, salvo il caso che il PM chieda il rinvio per replicare alle arringhe dei difensori, il giudice pronuncerà la sentenza leggendo il dispositivo dopo la redazione del quale in camera di consiglio, riservandosi ad un secondo tempo il deposito in cancelleria delle motivazioni.

È significativo il fatto che il Coordinamento Torino Pride LGBT non abbia prodotto controprove scientifiche alle affermazioni dell’imputata, depositando memorie cartacee. E come potrebbe?

Questo processo e gli altri in preparazione sono la riprova che l’attacco della sottocultura LGBT contro chi dissente, non si svolge solo più sul piano culturale, quello mediatico e quello politico-legislativo, ma ormai ha raggiunto il livello giudiziario.

Dal punto di vista psicologico chi ha bisogno di zittire gli altri in tutti i modi possibili, rivela di sentirsi interiormente non in pace con la propria coscienza. Lo ha espresso molto bene Dante nel V canto dell’Inferno, quello dei lussuriosi, ai versi 55-57, quando ha descritto la leggendaria regina assira Semiramide, che regnò dal 1356 al 1314 a.C., con questa terzina: “A vizio di lussuria fu sì rotta [dedita] che libito [desiderio] fe’ licito [lecito] in sua legge, per torre il biasmo in che era condotta”.

Il penalista avv. Mauro Ronco aveva già spiegato alla Nuova Bussola Quotidiana perché questo processo segna un punto di svolta in Italia: “Per la prima volta nel nostro Paese sono a rischio tutte insieme tre libertà fondamentali per l’uomo: di opinione, di divulgazione scientifica e di religione”.

Il Popolo della Famiglia del Piemonte ha portato la solidarietà alla dottoressa, sia manifestando fuori dal Palazzo di Giustizia, sia in aula con una ventina di presenze, tra cui il sottoscritto, ed “inducendo” una domanda del Pubblico Ministero se la dottoressa conoscesse i presenti del pubblico ed “obbligando” infine perfino il TG3 Regionale a citare il PDF, nel pur discutibile servizio sull’udienza.

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06/11/2018
1511/2018
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