Società

di Davide Vairani

Francia, quadro instabile: la bioetica slitta a giugno

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Slitta a “maggio o giugno 2019” la discussione parlamentare sulla riforma della legge sulla bioetica in Francia. “C’è un intervallo di quattro e mezzo o cinque mesi a causa della confusione del calendario parlamentare”, ha dichiarato ufficialmente giovedì 15 novembre 2018 Jean-Louis Touraine, relatore della Missione di informazione sulla bioetica all’Assemblea nazionale. Inizialmente, il governo Macron aveva ha annunciato che avrebbe introdotto la legge sulla bioetica entro la fine dell’anno 2018 per avviare un dibattito parlamentare nel primo trimestre del 2019. In realtà, Macron vuole giocare tatticamente ancora una volta e spingere più in là possibile l’avvio formale del dibattito in Assemblea Nazionale. Perché è proprio nella camera francese il rischio di veti incrociati e trasversali che potrebbero mettere in seria difficoltà Macron. Le prime avvisaglie si sono viste in questi giorni nei quali parlamentari della maggioranza e delle opposizioni hanno iniziato a scoprire le carte da quando è iniziata la fase di primo dibattito, quella che nel sistema legislativo francese viene chiamata “Missione informazione”. Che non è altro che una modalità formale per vedere le carte ed iniziare a contarsi. L’Assemblea Nazionale ha iniziato le scaramucce dal 25 ottobre scorso, cioè da quando ufficialmente l’”Office parlamentaire d’evaulation des choix scientifiques et technologiques” ha reso pubblico il corposo rapporto “sur l’évaluation de l’application de la loi n° 2011-814 du 7 juillet 2011 relative à la bioéthique”, centotrenta pagine che contengono una sorta di riassunto di quanto dibattuto durante il 2018 sul tema, dalla fase degli Stati Generali sino al pronunciamento del Comité consultatif national d’éthique (Comitato Consultivo Nazionale Etico, sigla CCNE).

Sul piatto ci sono temi pesanti, in particolare: revisione del “fine vita”, con la tentazione di legalizzazione del suicidio assistito e in parte dell’eutanasia (quella passiva, in particolar modo); revisione della legislazione sulla “procreazione medicalmente assistita” (PMA) per estenderla alle donne dello stesso sesso e alle donne single; apertura della GPA (gestazione per altri, o meglio, utero in affitto).

Per quale motivo Macron gioca a fare l’attendista, dato che fin dalla campagna elettorale che lo ha portato alla guida del governo con largo consenso elettorale ha sempre dichiarato posizioni ampiamente progressiste e di apertura verso i cosiddetti “diritti individuali” per tutti?

Perché più si scoprono le carte e più emerge con evidenza che sui temi etici la classica e netta contrapposizione destra/sinistra è saltata in Francia. Del resto, che la stessa categoria interpretativa politica di destra/sinistra non sia più sufficiente a leggere la realtà è la stessa formazione partitica che ha portato al trionfo Macron, “La République en marche”, che con 307 deputati è la prima formazione all’Assemblea Generale francese. Dentro c’è un po’ di tutto. Macron stesso è difficile da collocare nell’alveo della destra o della sinistra, perché a seconda che si parli di sviluppo economico o di sistemi di welfare, lo si può collocare trasversalmente secondo il vecchio assetto al centro, a destra o a sinistra. Certamente non è un estremista. Tuttavia, pur di portare a casa risultati, non credo si farebbe troppe remore a stringere alleanze di scopo pure con “Nouvelle Gauche” di Olivier Faure o “La France insoumise” di Jean-Luc Mélenchon o “Gauche démocrate et républicaine” di André Chassaigne. Per semplificare: né la Lega di Salvini e tantomeno Fratelli d’Italia della Meloni si sognerebbero mai di rivedere la legislazione sulla procreazione medicalmente assistita aprendola alle donne dello stesso sesso. Per converso, la Lega non ha esitato in Italia ad allearsi al governo con i pentastellati di Di Maio, notoriamente – questi ultimi – più vicini alla classica sinistra femminista post 68’ italiana sui temi etici. Sinistra post’68 che – per inciso – in Italia non esiste più o comunque è ridotta ad un consenso elettorale pari al prefisso telefonico (ovviamente computo il Pd come non classificato nell’alveo della sinistra tradizionale, nonostante la presenza in esso dei vari Lo Giudice e Cirinnà).

Leggere il dibattito francese in quest’ottica può risultare utile anche per la situazione italiana. Prendiamo in particolare il tema procreazione medicalmente assistita (PMA), paradigmatico in tal senso.

Hanno suscitato sorpresa e scalpore le parole usate dal Ministro della Solidarietà e della Salute, Agnès Buzyn sulle colonne del “Journal du Dimanche” questo 11 novembre. Tema: PMA. “Je ne veux pas qu’on nie la présence d’un tiers donneur masculin, ce serait aberrant. Il faut faire apparaître que cette filiation est d’un autre type”. La traduzione: “Non voglio che si neghi la presenza di un terzo donatore maschio, sarebbe assurdo. Deve essere riconosciuto che questa filiazione appartiene ad un’altra tipologia”. Persino la traduzione rischia di non riuscire a fare comprendere il pensiero del ministro francese. Lo spiega meglio una sua dichiarazione successiva: “Il modo nel quale scriveremo nella legge la parentela renderà chiaro che c’è un padre: non neghiamo il padre, il padre biologico ovviamente esiste. Se questo sarà votato in Parlamento, il bambino avrà la possibilità di accedere anche alle informazioni relative ai suoi genitori biologici”.

La PMA è oggi consentita in Francia solo alle coppie eterosessuali sessualmente sterili. La maggioranza intende aprirlo a coppie di donne, così come a donne single, in conformità con gli impegni elettorali di Emmuel Macron. Il pensiero del ministro Buzyn è chiaro quanto inquietante: se la legislazione francese riconoscesse il donatore di sperma come anch’esso “padre biologico” (non so francamente con quali modalità), tale fatto permetterebbe ad una coppia di donne dello stesso sesso che hanno utilizzato lo sperma del donatore per fecondare l’ovulo di una delle due di bypassare l’adozione da parte della madre che non ha portato il bambino nato con la PMA e consentirebbe a coloro che non desiderano sposarsi di non essere obbligati a farlo per fare una richiesta di adozione. Jean-Louis Touraine lo dice in maniera ancora più chiara: “Questo significherebbe riconoscere pienamente i ‘parent d’intention’ (letteralmente sarebbe i genitori d’intenti, cioè i ‘genitori di fatto’ di un bambino pur non essendo necessariamente i suoi genitori biologici – ndr). È necessario che i ‘parent d’intention’ siano riconosciuti, per superare l’attuale sistema legislativo francese che considera madre solamente colei che partorisce”. Faccio notare che Jean-Louis Touraine, oltre ad essere un docente di medicina, è un deputato ex socialista ora uomo di punta nelle fila di “La République En Marche”, il partito di Macron. Agnès Buzyn - anch’essa medico e docente universitaria - è quello che potremmo definire un ministro tecnico, visto che non ha alle spalle una carriera politica. Le affermazioni che abbiamo sopra riportato – qualora dovessero essere tradotte in dispositivi di legge – sono davvero inquietanti: siamo davvero all’ingegneria linguistica per legittimare tutto e il contrario di tutto. Lasciamo perdere per un attimo il concetto di “madre” e “padre” sganciato totalmente dall’atto generativo (semplicemente perché ahimè non è una novità).

Come si può anche solo pensare che il donatore di sperma possa essere assimilabile al “padre biologico”? Ma la cosa “curiosa” e tuttavia indicativa è il dibattito che ne è scaturito. Per il solo fatto di avere utilizzato termini come “figura paterna” e “padre biologico” (che richiamano le parole d’ordine della Manif Pour Tous, contro la “PMA sans père”) il ministro Buzyn è stata letteralmente sommersa di attacchi e critiche pesanti dall’area politica della sinistra francese.

Paradossale, se ci pensate. Nell’armamentario delle proposte politiche del ministro francese, infatti, assistiamo ad un processo inverso: l’appropriazione della terminologia degli oppositori all’estensione della PMA a tutti per utilizzarla – la terminologia - come cavallo di troia per realizzare proprio tale estensione. Ricordiamo che l’articolo 311-19 del codice civile francese stabilisce: “Nel caso di procreazione medicalmente assistita con un donatore terzo, non può essere stabilita alcuna parentela tra l’autore della donazione e il bambino oggetto della procreazione”. È indicativo - però - di quanto in Francia i temi etici siano terreno minato, se affrontati nella logica dello scontro classico destra/sinistra. Indipendentemente dal giudizio di valore su questa o quella proposta, ciò che emerge nel dibattito francese è la confusione linguistica, antropologica ed etica. La progressiva mutazione genetica dei termini “padre” e “madre” (e dunque di conseguenza filiazione, famiglia, e così via) nell’utilizzo comune del francese medio sta generando da una parte conflitti politici tra coloro che per storie e tradizioni culturali dovrebbero stare dalla stessa parte e dall’altra uno sparigliamento di carte nell’arco partitico che compone maggioranza ed opposizione nell’Assemblea Nazionale.

Un altro esempio.

Cinque deputati repubblicani (dunque, di destra) hanno pubblicamente dichiarato di schierarsi in favore della procreazione medicalmente assistita (PMA) per tutte le donne. Maxime e Pierre Minot Vatin, Frederique Meunier, Nadia Ramassamy e Laurence Trastour-Isnart hanno dichiarato ai quotidiani francesi: “Questo dibattito è un’opportunità per il diritto di esprimere la capacità della destra di essere in sintonia con la società”. “La destra non può farsi schiacciare da posizioni integraliste come è accaduto in passato durante la legge sul matrimonio per tutti”, hanno continuato i cinque parlamentari repubblicani. È chiara la presa di distanza dai gruppi cattolici come La Manif Pour Tous.

Non possiamo dimenticare – per converso – che - nel maggio 2018 - ben 50 deputati del partito “La République En Marche” avevano presentato un disegno di legge per legalizzare la PMA per tutte le donne, coppie single o eterosessuali o omosessuali. “Un impegno della campagna Emmanuel Macron”, avevano ricordato. “Mentre la consultazione pubblica degli Stati Generali della bioetica nei nostri territori è finita e che il comitato etico consultivo nazionale (CCNE) si appresta a fare il suo rapporto – avevano dichiarato allora - , noi, membri della maggioranza, vogliamo ribadire il nostro impegno a l’estensione della procreazione assistita a tutte le donne, single, coppie eterosessuali o coppie lesbiche “. Toni e linguaggio più appartenenti alla classica sinistra che ad una formazione che si è presentata come centrista tendente a destra.

Da ultimo, il “caso Thill”. Agnès Thill, 54 anni, cattolica, deputato di “La République En Marche” si oppone non da oggi all’ampliamento della procreazione medicalmente assistita (PMA) alle donne e alle donne single. A commento del via libera alla PMA per tutti da parte del Comitato Etico Nazionale Consultivo (CCNE) il deputato ha scritto su Twitter: “Stiamo lanciando il piano povertà, stiamo aumentando l’assistenza complementare all’infanzia del 30%, e vorremmo creare famiglie mono-parentali, portandole dunque in situazione di precarietà finanziaria con la #PMA per tutti? Quale incoerenza … “. Lo stesso deputato che ha scatenato un putiferio in Assemblea Nazionale, dichiarando che “ci sono qui dentro troppi interessi sostenuti dalle lobby LGTB” e ricevendo in cambio gli applausi dei parlamentari di alcuni gruppi moderati e i fischi di maggioranza, socialisti ed ultra-sinistra.

Insomma: in Italia abbiamo il “governo di tregua” che non prende posizione alcuna sui temi etici, nonostante l’azionista di punta Salvini abbia fatto di tutto per legittimarsi negli ambienti cattolici quale difensore della famiglia, contro l’utero in affitto e le unioni civili, contro l’eutanasia e compagnia briscola; in Francia, il moderato tendente a destra Macron dagli scranni del governo sta facendo di tutto per estendere la PMA a tutti, mentre si trova a dover fare i conti con il pallottoliere per capire non tanto se avrà i numeri per farlo (questi li avrà), ma di quali colori sarà composta la variegata e trasversale compagine di deputati che voteranno una legislazione progressista, di sinistra e modernista.

Evviva la destra, evviva la sinistra!

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19/11/2018
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