Storie

di Davide Vairani

Lambert, e la sentenza dei medici

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Gli esperti del collegio medico hanno emesso la sentenza: Vincent Lambert si trova in uno stato vegetativo cronico di irreversibilità,“état végétatif chronique irréversible”, che non gli lascia più alcuna possibilità di essere cosciente, “d’accès possible à la conscience”.

Questa è la notizia che viene passata da tutti i media francesi nella prima mattinata di ieri.

Agence France-Presse (AFP) ha battuto la concorrenza e ha diffuso una nota, dopo essere riuscita ad ottenere una copia dell’expertise medica in data mercoledì 21 novembre 2018, secondo quanto riportato da “Le Monde”. AFT non ha aggiunto altro, non ha diffuso il rapporto completo. L’unico elemento certo - del quale si sia a conoscenza - è il fatto che il collegio medico dei tre esperti nominati dal Tribunale amministrativo di Chalons-en-Champagne abbia concluso ufficialmente le fasi di valutazione della situazione clinica attuale di Vincent Lambert e abbia stilato un rapporto in data 18 novembre 2018.

I tre esperti erano sono stati incaricati di decidere in merito alle condizioni reali del paziente e alla sua evoluzione dal 2014, data dell’ultima valutazione clinica ufficiale richiesta dal Consiglio di Stato francese. Il Tribunale avrebbe in mano – pertanto - tutto quello del quale aveva bisogno per emettere il proprio verdetto: stabilire se la “procédure d’arrêt des soins” - procedura di sospensione dei trattamenti di alimentazione ed idratazione - decisa dal collegio medico dell’Ospedale universitario di Reims (dove è ricoverato Vincent Lambert) in data 09 aprile 2018 sia legittima o meno, cioè se trattasi effettivamente di una situazione di trattamento irragionevole, o un’ostinazione irragionevole, elemento chiave della legge Claeys-Leonetti sul fine-vita. Procedura autorizzata dalla legge, deliberata più volte nel corso degli ultimi anni dal collegio medico (quattro volte), ma alla quale i genitori di Vincent si sono sempre opposti e si oppongono tutt’ora.

Come risultato - e questo è l’altro elemento certo -, il Tribunale ha calendarizzato un’udienza per il 19 dicembre 2018. “L’audience du tribunal administratif de Châlons-en-Champagne au sujet de Vincent Lambert aura lieu le 19 décembre prochain à 14h”, si legge in un Tweet del gruppo “Je soutiens Vincent Lambert”.

Fine delle trasmissioni? Tutto deciso e stabilito? Vincent deve morire?

Non lo so.

Non so che cosa augurarmi per il bene di Vincent, se subire ancora verdetti, ricorsi, contro-ricorsi fino al limite oltre il quale la giustizia umana non può più andare sul piano formale oppure in qualche modo sperare dentro di me che qualsiasi sia la decisione del Tribunale di Châlons-en-Champagne corrisponda comunque alla parola “fine” di questa lunga ed estenuante battaglia.

Da una parte c’è un uomo che non parla e non sente, steso su un letto, tetraplegico e cerebroleso, che non può dire che cosa pensa della sua vita, che cosa vorrebbe fare, se sta soffrendo e in che modo, che non può dirti nemmeno “ciao”.

Dall’altra, ci sono i genitori di Vincent che continuano ostinatamente a gridare che Vincent è una persona gravemente handicappata, ma non è un vegetale, vive!; e la moglie di Vincent – nominata ufficialmente tutore legale – a sostenere esattamente il contrario, a ribadire che da anni si sta trattando suo marito con un accanimento terapeutico spaventoso, tanto più spaventoso ed orribile perché - a sua detta - più volte Vincent aveva sostenuto in colloqui famigliari che mai avrebbe voluto trovarsi nella sua vita in una situazione di irreversibilità e che avrebbe preferito farla finita. Ma Vincent non ha lasciato nulla di scritto.

Dall’altra ancora, c’è l’informazione, che inevitabilmente ha trasformato Vincent in un“affaire”. Lo ha fatto anche questa volta. Perché non ci puoi fare niente: nella globalizzazione dell’informazione, tutto deve essere smart, semplificato, e tutto deve portare chiunque a schierarsi pro o contro. Una informazione che rischia spesso di masticare una notizia e di sfornarla cotta e mangiata, a senso unico, per vendere più copie o per allinearsi alle lobby più potenti e pervasive, come in questa fattispecie associazioni e gruppi di pressione che invocano la libera auto-determinazione dell’individuo sempre e comunque, anche e soprattutto di fronte al scegliere il proprio destino.

Scorrete i titoli di ieri su Google e vedrete come un grande e inquietante “copia e incolla”.

Le Monde: “Les experts confirment l’’état végétatif chronique irréversible’ de Vincent Lambert”

Le Figarò: “Vincent Lambert: les experts confirment son ‘état végétatif chronique irréversible’”

Libèration: “Vincent Lambert: état irréversible, affaire immobile”

L’Union (quotidiano regionale di Rèims): “Les experts confirment l’état de santé irréversible de Vincent Lambert”.

Non occorre conoscere la lingua francese: il messaggio che viene diffuso come un tam tam è che Vincent deve morire, perché non c’è più niente che si possa fare.

Persino RTL (Radio Tele Lussemburgo, regolarmente classificata prima radio in Francia in termini di audience) così titola: “Vincent Lambert: ‘Mon fils n’est pas en fin de vie’, martèle sa mère sur RTL”. Viviane Lambert, la madre di Vincent, ha rilasciato a loro una intervista in esclusiva nella quale continua a ribadire lo stesso punto: “Mio figlio non è in situazione di fine-vita”. Il sottopancia di RTL nel promo che lancia il video di questa intervista, così recita: “La mère de Vincent Lambert, en ‘état végétatif chronique’ depuis 10 ans, ne veut pas tenir compte du caractère ‘irréversible’ de l’état de son fils auquel conclut un rapport d’experts”. La madre di Vincent non accetta la condizione “irreversibile” nella quale da dieci anni si trova suo figlio.

Solamente sul sito web del comitato “Je soutiens Vincent Lambert” la medesima notizia appare di segno completamente opposto: “Pour les experts, Vincent Lambert n’est pas en situation d’obstination déraisonnable”, per gli esperti, Vincent non si trova in una condizione di accanimento terapeutico.

Quid est veritas? Si potrebbe pensare – anche legittimamente – che una madre e degli amici non si rassegnino nemmeno di fronte all’evidenza e che pertanto non aiuti la ricerca della verità leggere le loro posizioni e i loro appelli. Per questo motivo, non vi sto a riportare il lungo comunicato stampa pubblicato ieri sul sito www.jesoutiensvincent.com, perché vi fareste certamente l’idea che chi scrive sia troppo partigiano e incapace dunque di guardare le cose per ciò che realmente sono. Nonostante – aggiungo – sia l’unico mezzo di comunicazione a riportare screenshot del rapporto redatto dai tre esperti.

Chi scrive è di parte, lo afferma e lo rivendica: dalla parte della vita, che deve potere essere vissuta sino all’ultimo respiro, garantendo certamente che non si sconfini nell’accanimento terapeutico, ma tutelando anche un minuto, uno solo di vita, minuto nel quale può accadere di giocarsi tutto (o nulla), di giocarsi la vita eterna.

E allora la notizia – quella vera – qual è? Che Vincent Lambert si trova in uno stato vegetativo cronico e irreversibile? Questo già lo si sapeva e nessuno lo ha mai contestato, nemmeno la madre di Vincent.

È proprio vero che la vita si giochi spesso in nuances de taille, tra le sfumature con le quali diamo il peso e il valore ad una affermazione, un gesto, un fatto o una condizione. E – di conseguenza – prendiamo una decisione in un verso piuttosto che nel suo opposto.

Jean-Yves Nau è un medico prestato al giornalismo (ha lavorato per Le Monde dal 1980 fino al 2009), ha collaborato con il Journal of the Practitioner , lo Swiss Medical Journal , The New Republic del Western Center e ora con Slate Magazine come editorialista. È stato anche responsabile della prima cattedra di “Giornalismo e salute pubblica” della Scuola di studi avanzati in sanità pubblica (EHESP) francese. Ora tiene un blog, “Journalisme et santé publique”.

Se volete leggere una opinione contro-corrente rispetto al mainstreaming dell’informazione, vi suggerisco il pezzo che Nau ha pubblicato ieri sul suo blog: “Rebondissement: pourquoi Vincent Lambert est-il toujours hospitalisé au CHU de Reims?”.

“Vincent Lambert si trova nel 2018 in uno stato psicomotorio di totale disabilità funzionale clinicamente paragonabile a quello registrato nel 2014”, hanno scritto i tre medici nell’expertise, aggiungendo anche che “sono stati registrati elementi minimi di aggravamento.” Il paziente è stato esaminato due volte, a sedici ore di distanza l’una dall’altra, la sera del 7 settembre e il mattino successivo - e alla presenza dei consulenti medici dei diversi membri della famiglia schierati su fronti opposti. Questa valutazione clinica è stata richiesta dai genitori di Vincent e da una parte dei suoi fratelli, i quali ritengono che lo stato di Vincent sia certamente grave, ma per nulla irreversibile.

“Ora, dice AFP, gli esperti ritengono che la ‘situazione di perdita totale delle funzioni vitali causata dalle lesioni encefaliche irreversibili’ impedisce a Vincent “toute qualité de vie” e che non è più possibile “l’accès à la conscience”. Questi esperti osservano anche che “l’estrema o totale limitazione della sua capacità di accedere alla coscienza, alla comunicazione, alle capacità motorie, all’espressione della sua personalità, l’alterazione irreversibile della sua immagine lo indeboliscono a un punto che non è più accettabile da lui stesso, da sua moglie e dal tutore [Rachel Lambert]”.

Ma, su alcuni punti, gli esperti sono più sfumati: sostengono che la cura del paziente attraverso i suoi “bisogni basilari di base non si configura come un trattamento irragionevole o un’ostinazione irragionevole”.

Lo sottolinea Jean-Yves Nau, così come i genitori e gli amici di Lambert e anche – occorre dirlo - “Le Monde”.

E questo è un elemento fondamentale che si oppone alla volontà di coloro che rivendicano l’attuazione della sospensione dei trattamenti a cui il Consiglio di Stato ha dato il via libera.

Come uscire fuori da quello che sempre Jean-Yves Nau definisce un “imbroglio medico, legale ed etico”?

Gli esperti danno una soluzione. Credono che lo stato di Vincent Lambert “non richieda alcuna misura eccezionale e di pronta emergenza” - prima di aggiungere che “ci sono strutture in Francia che possono accoglierlo fino alla sua dipartita se il fatto di rimanere in cura presso l’Ospedale universitario di Reims risulti impossibile per ragioni diverse dalla mera tecnica medica”.

“Ci uniamo all’opinione degli esperti sulla necessità di trasferire definitivamente Vincent in una struttura specializzata” in modo che egli abbia “accesso alle cure a lui appropriate”, ha detto immediatamente all’AFP Jean Paillot, uno degli avvocati delgenitori di Vincent. Questa richiesta è già stata respinta più volte dai Tribunali francesi, “senza che sia mai stato esplicitamente spiegato per quale motivo”, conclude Nau.

su questo punto. Pourquoi? Già: perché?

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23/11/2018
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