Storie

di don Salvatore Lazzara

Siria la terra martoriata e dimenticata

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La mia piccola missione in terra Siriana con il nuovo responsabile di SOS cristiani d’Oriente Italia Sebastiano Caputo, si è inserita nel contesto della grande preghiera per la pace voluta da Papa Francesco, il quale come segno di riconciliazione, ha acceso - su proposta di ACS (Aiuto alla Chiesa che soffre)-, in contemporanea con tanti fedeli siriani e del mondo, la candela della pace: “Questa fiamma di speranza e tante fiammelle di speranza disperdano le tenebre della guerra! Preghiamo e aiutiamo i cristiani a rimanere in Siria e in Medio Oriente come testimoni di misericordia, di perdono e di riconciliazione. La fiamma della speranza raggiunga anche tutti coloro che subiscono in questi giorni conflitti e tensioni in diverse parti del mondo, vicine e lontane. La preghiera della Chiesa li aiuti a sentire la prossimità del Dio fedele e tocchi ogni coscienza per un impegno sincero a favore della pace. E che Dio, nostro Signore, perdoni coloro che fanno la guerra, coloro che fanno le armi per distruggersi e converta il loro cuore. Preghiamo per la pace nell’amata Siria”.

Entrare nella terra dove San Paolo è stato folgorato dal Signore, e dove tanti cristiani hanno fecondato questa società con la loro testimonianza, significa cadere in ginocchio e ringraziare Dio, che non ha abbandonato il popolo siriano nell’ora della prova e della necessità. Lungo la strada per Damasco, tutto è in perfetto ordine. Che meraviglia entrare nella città simbolo della lotta al terrorismo! Chissà quante storie di resistenza e di fedeltà sono custodite nelle luci che si intravedono dai palazzi e dalle abitazioni. Nonostante il mainstream in occidente ci ha abituati a pensare ad una situazione disastrosa senza via d’uscita, con i miei occhi mi sono accorto dell’inganno globale che i poteri forti portano avanti per raggiungere i personali obiettivi di conquista. I luoghi di culto cristiani e musulmani sono vicini. Quasi a dire che la fede unisce, e non divide, come hanno cercato di far apparire nel primo momento del conflitto. Attraversando Damasco città dalle mille sfaccettature culturali ed artistiche, arricchita dalla vivacità dei colori e dalla pulizia dei luoghi pubblici; posso affermare con certezza che non ci riusciranno: la vita è rifiorita! La ricostruzione avanza con molta celerità. I segni della guerra sono impressi negli angoli delle vie dove sono collocate le foto dei soldati che hanno sacrificato la vita per difendere gli inermi dal grande bubbone del terrorismo. Nonostante i gruppi jhiadisti, lanciavano bombe e mortai per spaventare e uccidere, i siriani sono rimasti saldi nella speranza. Nel conflitto, molti sono morti per i bombardamenti, altri annegati in mare, altri ancora dilaniati dalle esplosioni, soffocati dai gas tossici, feriti dalle schegge, mutilati, con le ossa spezzate, abusati sessualmente, da quei gruppi di diverse denominazioni che hanno combattuto contro il popolo siriano. Sorge spontanea la domanda: Chi ha fornito le armi? Chi ha finanziato la guerra? Per quale scopo? Con quale obiettivo? In Siria, ci sono interessi regionali e internazionali che esercitano pressioni nel Paese, rallentando così, la completa sconfitta del terrorismo. La guerra, purtroppo, non è ancora finita, anche se le zone dei combattimenti sono circoscritti nella zona di Idbil. Oltre alla guerra combattuta sul campo con le armi, la comunità internazionale, aggrava la condizione della povera gente con il rinnovo delle sanzioni, che diventano un’arma micidiale contro gli indifesi. Le sanzioni rappresentano un impedimento per il popolo che ha bisogno di assistenza: ad esempio non possono essere inviati aiuti direttamente in Siria.

La guerra in Siria: conflitto tra le religioni?

Le condizioni delle comunità cristiane in Siria in rapporto con l’Islam, possono essere un utile contributo sotto il profilo della libertà e dei diritti, per comprendere come la strumentalizzazione della fede attuata da una certa corrente ideologica, stava per essere usata per leggere la guerra. I Cristiani, non sono estranei alla Siria, e nemmeno sono piccioni viaggiatori, ma parte integrante del paese. Anzi, nella relazione con l’islam, sono il perno che crea l’armonia e l’unità tra le religioni. Nell’incontro con il gran Mufti di Siria Dr. Ahmad Badr Al-Din Hassoun, abbiamo parlato a lungo della sofferenza del popolo siriano martoriato dalla guerra. Le religioni (cristiani e musulmani) in Siria hanno sempre vissuto in pace. Abbiamo ribadito che non si può strumentalizzare il nome di Dio per compiere violenza contro gli inermi e gli indifesi. Quanti ricevono da parte di Dio la missione di guidare il popolo, devono condividerne come insegna Papa Francesco le sofferenze e le gioie, senza mai abbandonare nessuno. Come ha fatto il mufti quando gli hanno chiesto di lasciare la Siria per avere una vita più tranquilla. Abbiamo parlato del sacrificio di tanti giovani siriani, che hanno offerto la loro vita per la libertà e per la pace. Le religioni hanno il dovere di lottare contro ogni forma di integralismo e fondamentalismo, senza compromessi ne doppie interpretazioni. La Siria, è terra Santa, dove i cristiani da secoli hanno la loro casa. È necessario aiutarli a rimanere dove sono nati per continuare a dare il loro contributo allo sviluppo armonico della società. Il Mufti si è impegnato a sostenerli, perché senza di essi la Siria perderebbe la peculiare identità che si è plasmata durante i secoli. Se sarà pace in Medio Oriente, allora sarà pace nel mondo intero. Ciascuno con la sua identità, senza scadere nel sincretismo o in altre forme ambigue di falso dialogo, può dare un contributo alla concordia tra i popoli e le nazioni. Senza dimenticare come dice il salmo: “... tutti la siamo nati, e danzando canteranno sono in te le mie sorgenti”.

Eppure i detrattori del Dr. Hassoun – il più delle volte allineati al politicamente corretto e alle indicazioni dei potenti di turno, lo accusano di sostenere il terrorismo. Queste affermazioni derivano da una versione tradotta in modo strumentale, di un discorso pronunciato nel 2011 in seguito all’assassinio del figlio Saria. Il Dr. Hassoun ha da tempo affrontato l’accusa, in una intervista con Der Spiegel, chiarendo la sua posizione: “Non ho minacciato di inviare attentatori suicidi. Ho semplicemente descritto uno scenario in cui potrebbe facilmente emergere dalla situazione, e ho messo in guardia contro ciò che potrebbe accadere. Le frasi sono state prese fuori dal contesto e hanno dato una colorazione diversa. Inoltre, il contesto al quale la mia osservazione ha applicato è stata una situazione di autodifesa: un possibile attacco alla Siria”. Naturalmente, non c’è stata nessuna smentita o rettifica a quanto falsamente e intenzionalmente affermato dal mainstream. Durante, il funerale del Figlio il Multi Hassoun, nella Grande Moschea mentre piangeva, perdonò i terroristi, e li invitò a deporre le armi e ad unirsi nuovamente alla Siria. Il giorno seguente, ha ricevuto un messaggio di testo: affermava che gli assassini lo avrebbero ucciso come avevano ucciso suo figlio. Un anno dopo, quando due degli assassini furono catturati, il Mufti andò a parlare con loro. Ancora una volta concedendo il perdono e chiedendo solo di sapere perché avevano ucciso il figlio Saria. Il Mufti Hassoun venne a sapere che gli assassini stavano semplicemente seguendo gli ordini dei poteri ostili alla Siria, e furono pagati per il lavoro sporco, mille dollari a persona. Incarnando il perdono che predica, il Mufti chiese alle autorità competenti, il loro rilascio. Altrettanto significativo l’incontro nella sede patriarcale, che si è svolto con sua Santità il Patriarca dei Siro-Ortodossi Ignazio Aphrem II, il quale ha dichiarato: “i cristiani sono il cuore pulsante dell’Oriente. È dovere dell’Occidente aiutarli nella loro terra, senza lasciare che abbandonino le case. La propaganda mediatica non racconta la verità. La Chiesa in Siria è viva; e testimonia il Vangelo pagando con la vita la fedeltà al Signore”. Ci troviamo a sentire di persona, con le nostre orecchie, una storia diametralmente opposta alla propaganda dei media…

Il terrorismo in Siria

Da sette anni il maistream e i poteri forti, appoggiano i gruppi terroristici che chiamano ribelli moderati, i quali sono stati utilizzati per esportare la democrazia (?) e abbattere il governo siriano. In un primo momento dicevano fino allo sfinimento che era una guerra di religione combattuta dai musulmani contro i cristiani. La verità nonostante tutto è venuta a galla. Gli jhiadisti dei diversi gruppi e sigle, non hanno esitato a distruggere oltre i luoghi di culto cristiani (molti dei quali risalivano ai primi secoli del cristianesimo), anche le moschee ed uccidere i musulmani, che non si allineavano alle loro pretese. (hanno fatto saltare in aria con la dinamite e a colpi di mortaio due delle moschee più antiche di Aleppo). I terroristi non sono siriani, ma uomini provenienti dall’area dei paesi del golfo.Tra di loro si trovano diversi giovani europei. Dunque è stata combattuta una guerra contro i siriani e non come dicevano i mezzi di (dis)informazione, tra siriani in opposizione al “regime”! Hanno lottato per distruggere secoli di storia e di identità, per imporre una ideologia fondata sull’integralismo religioso e politico sotto la bandiera nera dello Stato Islamico. Nonostante hanno compiuto questi gravi crimini contro l’umanità, nessuno ha protestato, anzi sono stati sostenuti con lauti finanziamenti e rifornimento di armi di ultima generazione, per di più con una copertura mediatica da mille ed una notte, per far credere che i cattivi erano gli altri, cioè quelli che li hanno contrastati per difendere i civili inermi e proteggerne la libertà. Chi ha orchestrato la guerra in Siria, ha colpito non solo le persone e ciò che rappresentavano, ma anche i luoghi storici per non lasciare nessuna traccia del passato. La storia ormai li ha giudicati. Si sta aprendo una stagione nuova, dove la pace tornerà a splendere non solo sulla Siria, ma su tutta l’umanità. Il viaggio continua… Se volete nel prossimo appunto della missione!

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11/12/2018
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