Politica

di Mario Adinolfi

Sturzo e l’occasione storica

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato qualche ora fa Marco Cappato e una delegazione dell’associazione Luca Coscioni. A loro ha assicurato che norme che renderanno più “snella” l’attuazione della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento stanno per essere emanate dal governo. Il comitato dell’associazione dice precisamente: “Misure che il presidente Conte ha confermato essere in arrivo a breve”. In aggiunta con Cappato il buon Conte si è amabilmente intrattenuto parlando anche di legge sul suicidio assistito “al fine di dare seguito all’ordinanza della Corte costituzionale n.207/2018”, ordinanza che i lettori de La Croce conoscono bene. Per non farsi mancare nulla, nel menu del colloquio anche un richiamo d’obbligo: “Sia rispettato il contratto di governo laddove si indica la necessità di dare trattazione alle leggi d’iniziativa popolare, visto che la proposta di legge eutanasia legale è in attesa da 5 anni e mezzo”.

Noi del Popolo della Famiglia lo diciamo da tempo, questo governo è in assoluta continuità con quello precedente, con l’aggravante dell’imbroglio: ha fatto campagna elettorale contro le trivellazioni ora è per le trivellazioni, ha fatto campagna elettorale contro la Tap ora è per la Tap, ha fatto campagna elettorale dicendo che avrebbe smantellato Ilva ora è per Ilva in mano agli stessi padroni indicati dal Pd, ha fatto campagna elettorale contro il salvataggio delle banche con soldi pubblici e ha appena salvato una banca con soldi pubblici. Qualcuno ci ha detto che però questo è “un governo di tregua per i cattolici” sui temi etici. Ed ecco che Conte, quello che si dichiara fedele di padre Pio e piace in ambienti ecclesiastici, si prepara a piazzarci “a breve” i decreti attuativi per Dat e biotestamento. Su eutanasia e suicidio assistito speriamo davvero che Cappato abbia forzato la mano nel comunicato, ma certo lui con l’associazione Luca Coscioni sono stati ricevuti anche da Roberto Fico e se si arriva a essere ricevuti dai vertici di Montecitorio e di Palazzo Chigi, forse una indicazione politica si può ricavare.

La continuità di questa esperienza di governo con quella di Renzi e Gentiloni è anche provata dalle politiche familiari, che sono esattamente le stesse, bonus e mancette, pochi spicci, nulla di strutturale. Hanno pomposamente voluto aggiungere al ministero della Famiglia la competenza per la disabilità e sulla disabilità non c’è un euro. Come accadde con il governo Renzi, la finanziaria che precede le europee è caratterizzata da un mero trasferimento di denaro pubblico dalle casse dello Stato al segmento elettorale di riferimento. Impiegati e quadri vennero premiati da Renzi con gli 80 euro e Renzi volò a sfiorare il 41% dei voti alle elezioni del maggio 2014. Lavoratori al nero, disoccupati del Sud, partite Iva del nord e qualche pensionando sono stati premiati con reddito di cittadinanza, mini flat tax e quota 100 da Lega e M5S, che certamente consolideranno il loro essere maggioranza alle elezioni del maggio 2019. Si rafforzerà molto di più il Carroccio rispetto ai grillini perché porti chiusi e decreto sicurezza contro gli immigrati piace agli italiani. Dopo le elezioni europee, come accadde per Renzi, per i gialloverdi comincerà la parabola discendente. L’alleanza non potrà resistere alle quotidiane frizioni interne e il ribaltamento dei rapporti di forza manderà tutto in pezzi. E comincerà una stagione tutta nuova.

Ci sono alcuni che scrivono insistentemente “il 4 marzo il mondo è cambiato” per giustificare così la tentazione di salire sul carro dei nuovi potenti. Non si rendono conto che il mondo cambia spessissimo perché siamo in una fase fluida della storia. Nel 2008 trionfava Berlusconi e l’uomo forte sembrava Gianfranco Fini, che oggi deve solo provare a salvarsi dai processi. Nel 2011 sembrava la stagione di Monti, il suo partito alle elezioni del 2013 andò in doppia cifra, ora non esiste più. Alle stesse elezioni Bersani arrivò primo con oltre il 25%, ora ha il 3%. Renzi prese il famoso 41% nel 2014, oggi il Pd è rissosamente abbarbicato al 18%. L’altalena va su, l’altalena va giù. Certamente i gialloverdi stanno su e andranno ancora più su, soprattutto i verdi, con i voti drogati da questa finanziaria. Ma poi per il popolo nulla cambia e l’esito è quella profonda delusione che si trasforma nella cabina elettorale in modifica del proprio voto.

Perché le persone sono deluse? Perché alla fine si rendono conto che la qualità della loro vita non solo non migliora, ma non viene neanche indicata una prospettiva di speranza e di senso che comunichi una positiva idea di futuro per sé e per i propri figli. Ci sono solo bande che guerreggiano per ottenere il potere e poi usarlo pro domo propria, sempre e solo questo, sempre con i soliti metodi, sempre con i soliti provvedimenti tampone, sempre senza una visione, contando di colmarne l’assenza con un utilizzo compulsivo della comunicazione. Alla fine l’uomo più importante è Rocco Casalino, uno che viene dal Grande Fratello e sa manovrare il povero Conte. E l’incontro con Cappato sa tanto di ondata in arrivo di un po’ di fumo, come accadde quando dopo le europee cominciano quegli altri a far avanzare la legge Cirinnà. Vedrete che non mi sbaglio. Toccherà riaprire presto la trincea sui temi etici, pure su quelli, altro che governo di tregua per i cattolici. Il raddoppio dell’Ires al volontariato è stato solamente un ballon d’essai.

Soluzioni? Poiché sono da sempre abituato a non proporre lamentazioni sterili, ma a indicare anche una via d’uscita operativi, suggerisco la lettura dei tanti articoli che ricordano in questi giorni sui giornali la nascita cento anni fa del Partito popolare di Luigi Sturzo. L’ultimo l’ha pubblicato sul Messaggero il politologo Alessandro Campi che ha giustamente sottolineato come il Ppi sturziano durò pochissimo ma incise enormemente sul successivo secolo della politica italiana. Campi afferma che il Partito popolare durò appena sette anni, dalla fondazione del 18 gennaio 1919 allo scioglimento fascista operato di forza nel 1926. Per la precisione il Ppi di don Sturzo durò solamente dal 1919 al 1922, poi Sturzo fu costretto alle dimissioni e successivamente mandato in esilio, il Ppi venne spaccato in due tronconi uno dei quali spiegò che bisognava stare coi più forti, cioè col governo fascista. Il Ppi resistette attorno a Alcide De Gasperi ma calò dal milione di voti delle politiche del 1919 ai seicentomila voti delle politiche del 1924, l’ultima volta che si presentò, poi De Gasperi venne anche arrestato con la moglie e si fece tre anni di galera fascista.

Eppure ha ragione Campi, quella vicenda storica così breve ha avuto un immenso impatto: ha insegnato in Italia e in Europa che poteva esistere una chiave cristianamente ispirata e collegata all’attenzione concreta ai temi dei bisogni delle persone partendo dalla famiglia, che spazzava via la rozzezza dei vari ideologismi totalitari. Che oggi come allora erano sostanzialmente violenti e agivano per slogan, fingendo di odiarsi ma essendo di fatto il calco l’uno dell’altro. I popolai si misero in mezzo con le loro proposte ragionevoli portate avanti da un sacerdote contro il socialismo urlante e il fascismo montante. Don Sturzo dimostrò che si poteva fare, a dispetto di tutte le evidenti avversità. E si fece.

Certo, ebbe bisogno dei “liberi e forti” attorno a sé. La grande lezione dell’appello fondativo del 18 gennaio 1919, anno in cui oltre al Partito popolare venivano fondati anche i Fasci di combattimento di Benito Mussolini, è che c’è una strada per chi non rinuncia a essere religiosamente ispirato nella gestione della cosa pubblica. E, certo, la spregiudicatezza amorale di Mussolini nella conquista del potere diede al Duce la vittoria nel breve, lo condusse molto rapidamente a mettere fuori gioco Sturzo, ma Sturzo morì da senatore a vita in un’Italia finalmente pacificata, all’altro questa sorte non fu riservata.

C’è un’occasione storica oggi per chi crede che davvero “historia est magistra vitae” (e io da laureato in Storia ci credo). Davanti ai ceffi urlanti, che si dicono di tutto e sono pronti a fare di tutto per contendersi un potere che poi gestiscono in maniera analogamente disastrosa, perché privi di un orizzonte valoriale alto che li faccia agire diversamente, davvero c’è un grande spazio per il neopopolarismo delle parole pacate, refrattario agli slogan semplificatori e piuttosto affascinato dalla complessità. Soluzioni concrete a problemi concreti, individuazione delle emergenze vere e intervento diretto a risolverle, risolutezza nell’azione e pacatezza nella mobilitazione, possono essere chiavi di un ritorno a Sturzo che anche oggi può essere decisivo. I liberi e i forti si muovano, partendo da una dimensione cristianamente ispirata, che impedisca prima di tutto ulteriori danni al territorio della cultura della vita e della famiglia, che va presidiato perché solo da questo l’Italia può ripartire. Lo sapeva Sturzo e lo sappiamo noi. I 220mila del Popolo della Famiglia che il 20 gennaio invieranno i loro delegati che si ritroveranno a Roma per celebrare non il passato di un primo secolo di popolarismo, ma l’aprirsi al futuro di un secondo secolo in cui un rinnovato appello ai liberi e forti è necessario, saranno i primi protagonisti di questa rivoluzione possibile. Di un cambiamento vero, discontinuo rispetto al presente e totalmente dissimile rispetto ai modelli di gestione attuale del potere.

Che Dio ci aiuti in questa missione storica che sentiamo ci è stata affidata. Chiunque si senta chiamato, si unisca al Popolo della Famiglia e dedichi parte delle sue forze alla realizzazione di questa prospettiva popolare per l’Italia.

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08/01/2019
1701/2019
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