Storie

di Rachele Sagramoso

Giù le mani dai bambini

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Gentile signor Guadagno, sono una mamma di sei meravigliosi bambini e Le scrivo perché so che Lei ha avuto necessità di parlare a dei bambini circa la Sua storia. Perdoni la franchezza, ma per dei bambini sarebbe stato un pelino più didattico e interessante che Nick Vujicic fosse stato invitato a raccontare di cosa significa voler bene alla vita nonostante il fatto di essere privi di gambe e braccia; oppure sarebbe stato importante sentire il racconto di Giulia Sauro che si è laureata da poco nonostante la Sindrome di Down; anche Nicole Orlando ha la Sindrome di Down ed è una ginnasta di altissimo livello. Sarebbe stato notevole, per bambini e adulti, ascoltare l’esperienza di Alex Zanardi e di Andrea Bocelli, che – mi perdoni se sono un filo tagliente – sono personaggi molto più famosi di Lei. Sì perché Lei io non la conosco. Cioè, non so assolutamente il motivo per il quale Lei è famoso. Mi scusi se sono franca in questa mia umile missiva: probabilmente sembro scortese, ma le giuro che non è assolutamente mia intenzione. Non riesco a essere scortese con chi conosco, figuriamoci con chi non conosco! È che io non so proprio chi è Lei, complice il fatto che in casa mia la televisione è un elettrodomestico utile per vedere DVD e poco altro.

Torno ai personaggi che ho elencato sopra: Nick Vujicic è un padre di famiglia che sollecita i ragazzi a volersi bene, ad accettarsi come sono. Lo fa mostrandosi com’è e muovendosi col suo minuscolo piedino che manovra la sedia a rotelle. Lo fa senza lamentarsi di dover chiedere aiuto per andare in bagno, per lavarsi, per vestirsi, per mangiare, per accudire i suoi quattro bambini (sua moglie ha giocato facile e ha avuto due gemelle: che invidia!). Eppure il suo problema è divenuto il suo punto di forza. Eppure il suo massimo dolore (da ragazzo ha tentato di affogarsi nella vasca da bagno e Dio solo sa che cosa deve aver provato) lo ha “incanalato” in modo positivo, diventando un punto di forza e di riferimento per centinaia di migliaia di ragazzi dai quali lui si fa abbracciare (lui non può per ovvie ragioni) e nei quali pianta il seme della voglia di vivere. Il trucco è questo, signor Guadagno: prendere la cosa che più ci terrorizza di noi, lavorarci su e arrivare a usarla per fare del bene agli altri. Per esempio Giulia Sauro e Nicole Orlando dimostrano ogni giorno che avere la Sindrome di Down non limita nessuno, anzi: sapendo quanti pregiudizi negativi ci sono nei loro confronti, possono essere un punto di forza per tutte le mamme che, spaventate del fatto di essere in attesa di bambini malati e subendo una pressione mostruosa per interrompere la gravidanza, temono che i loro bambini possano patire la vita una volta diventati adulti. Nicole Orlando soffre talmente tanto – sono sarcastica – che ha preso ed è andata da un medico che suggerisce alle donne in attesa di bambini come lei di interrompere la gravidanza, per chiedergli: “Perché lo fai?”. Sa cosa significa andare in un paese “Down-Free” signor Guadagno? Significa che per il 99% delle persone che ti incontrano per strada, tu dovresti essere morto. E morto male. Sa perché sottolineo “male”? Perché io, oltre che una mamma, faccio anche l’ostetrica e ho visto alcuni parti di bambini abortiti perché disabili. Eh sì: un bambino con la Sindrome di Down a volte viene abortito quando è già lì, placido, sereno e tranquillo, nella pancia della sua mamma. Se lo immagina, signor Guadagno? Provi a pensarci. Ti ciucci il tuo ditino, ascoltando il “tump-tump-tump” del cuore della tua mamma e, d’un tratto, ti viene a mancare l’aria. Soffochi così: perché hai un cromosoma in più. La vidi, una dottoressa che aveva appena assistito all’aborto terapeutico di un bambino con Sindrome di Down. L’inserviente aveva avvolto il corpicino ancora tiepido con un telo verde e l’aveva deposto in un arcella (uso il termine ‘deposto’ perché mi ricorda tanto un altro Bambino che fu deposto, invece, in una mangiatoia: forse ne ha sentito parlare al catechismo). La dottoressa aprì il telo e, con espressione di disgusto affermò: “Che schifo!”. Se lo immagina, signor Guadagno, qualcuno che guarda il corpo morto di una persona uccisa per il solo fatto di essere in un certo modo, che manifesta disgusto al suo cospetto. Se lo immagina, signor Guadagno, cosa deve aver provato la giovane ginnasta, di fronte a qualcuno che quelli come lei li sopprime volentieri?

E che dire di Alex Zanardi? Un momento prima hai le gambe, un momento dopo sono maciullate e te le tagliano. Ma tu che fai? Vinci la voglia di morire perché ti mancano due parti del corpo fondamentali e ti inventi un altro modo di fare sport! Anche qui c’è l’esempio di che ha preso il suo dolore mostruoso e l’ha convertito in bellezza. E in forza, perseveranza. Non mi dica che non conosce Andrea Bocelli… Imparare a cantare senza vedere la musica. Vivere senza la vista: io non ho idea di come sia possibile. Eppure il suo messaggio su come sia possibile vivere in questo modo lo ha trasmesso talmente bene che suo figlio canta anche lui. Già, i figli: quale magnifico dono che sono. Tutti i bambini lo sono. E sa perché? Perché sono lo stimolo a fare meglio di quello che siamo noi. Perché sono quello che ci fa pensare che non moriremo mai, nella loro memoria. Perché sono un modo per trasmettere la nostra parte migliore.

Invece sa cosa leggo di Lei, signor Guadagno? Leggo che Lei è andato a dire a dei bambini che da piccolo si sentiva una femmina perché le piaceva giocare con le bambole e sentire i profumi femminili di Sua madre. E che quando si guardava allo specchio vedeva una femmina: cosa che la faceva soffrire. Io non metto in discussione la sofferenza psicologica, signor Guadagno, ci mancherebbe altro! Tuttavia che scopo ha andare a raccontare di una sofferenza a dei bambini, se non c’è un “lieto fine”? Se non c’è l’eroe che conquista la propria vita tramutando il brutto ricevuto, in bene da donare agli altri, che scopo ha il racconto della Sua vita sui tacchi? Lei forse pensa che siano quelli che fanno di un essere umano una donna, ma vede, essere donna non c’entra nulla con tacchi (sui quali io mi ammazzo anche se minori di 5 centimetri), con la gonna (credo di averne una spiegazzata da qualche parte, nel cassetto) o col rossetto (uso sempre quello del mio matrimonio e sono sposata da quasi diciott’anni). Essere donna, glielo dico da ostetrica, vuol dire avere un utero per dare la vita. Vuol dire avere le mammelle per nutrire il proprio bambino. Vuol dire prendersi cura di chi ha bisogno, in modo servizievole. Vuol dire desiderare di capire e accogliere le persone. Vuol dire essere un concentrato di ossitocina. Cos’è l’ossitocina? È un ormone stupefacente che viene rilasciato - sostanzialmente - dal cervello e fa un sacco di cose, tra le quali partorire e allattare. Non è che la persona che si trucca, si atteggia e si mette la gonna, sembri una donna. La può ricordare forse. Può scimmiottare la femminilità (un po’ estrema, in vero). La vera donna lo è perché è madre. Perché accoglie lo sperma prodotto dai testicoli del maschio e lo “trasforma” in bambino: cosa alla quale Lei non ha rinunciato completamente, dato che ha più volte sottolineato il fatto che, nonostante le mammelle plastificate, ha conservato tutto ciò che natura Le ha dato. E ha fatto bene, mi perdoni la confidenzialità: Lei si è tenuto stretto ciò che le appartiene e, infatti, se non si trucca, Lei è un uomo. Probabilmente un uomo che ha sofferto perché non è stato accolto nel Suo essere magari persona sensibile, magari persona accogliente, magari persona creativa. Ripeto non La conosco, non so per cosa è famoso.

Signor Guadagno, io non La conosco e la rispetto molto in quanto persona, ma mi creda: usare la Sua sofferenza per trasmette il messaggio che basta mutare la realtà fisica per stare bene, è un atto che di pedagogico non ha nulla. Non c’è niente di educativo nella Sua lezione, se non il fatto che Lei, in quanto persona eccentrica, ha il diritto di dire falsità a dei bambini. La realtà non si trasforma con una bacchetta magica, poiché anche Cenerentola (parlo di quella della Disney) conquista il Principe non tanto con il magnifico vestito (che comunque è molto bello), ma con la sua timidezza e la sua femminilità che, mi creda, dipende dal fatto di essere proprietaria di un utero e, soprattutto, di avere un cervello da femmina. Il Suo insegnamento ha un solo significato: “Se soffrite cambiate la parte della realtà colpevole della vostra sofferenza, così sarete felici”. Che bugia, signor Guadagno. Cosa direbbe ai bambini malati di cancro? E quelli che oggi salutano la propria madre nella bara? E quelli che sono sulla sedia a rotelle? Nulla può cambiare la realtà fuori, se non plasmiamo il nostro animo verso il bene e non capiamo che la felicità è ben altro. È sapere di essere amati, è sapere di aver conosciuto la propria madre e che prima o poi la rivedrai, è sapere che non sei solo ad affrontare la vita.

Signor Guadagno io glielo dico da madre, non menta ai bambini. Lei non ha il diritto di farlo. Né chi glielo consente ha il diritto di farglielo fare. I bambini sono detentori di tutti i diritti e hanno il diritto di vedere la felicità che c’è nella forza di chi ha preso la propria sofferenza e ne ha fatto un miracolo di bellezza. Io non La critico, signor Guadagno, perché nessuno può permettersi di farlo senza conoscere una persona in modo confidenziale, per ciò Le chiedo solo un favore: lasci stare i bambini. Loro devono giocare e devono poter sognare tutta la bellezza della loro vita. Non devono essere tediati da chi racconta sofferenze a meno che non si tratti di qualcuno che ha trovato, nella propria condizione ingiusta, un modo per fare del bene e per tendere al bene.

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22/01/2019
2208/2019
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