Storie

di Mario Adinolfi

Per Brizzi ora soltanto tre righe di cronaca e nessuna riabilitazione

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

Fausto Brizzi è quel regista letteralmente massacrato dall’inchiesta di un volto delle Iene oggi diventato agit-prop del governo grillino, oltre che raro caso di candidato M5S al Parlamento non eletto. Brizzi venne brutalmente accusato di essere l’equivalente italiano di Harvey Weinstein, venne brutalmente gettato in pasto ai media, il suo produttore gli tolse la firma dall’ultimo film che aveva girato e stava per uscire nelle sale. Da allora non è più uscito un film di Brizzi, il pestaggio delle femministe alla Asia Argento fu violentissimo e la famiglia del regista ne è rimasta travolta: era sposato e la coppia aveva una figlia di poco più di un anno quando scoppiò lo scandalo, inevitabilmente tutta quella narrazione sul Brizzi molestatore sessuale seriale ha scardinato il matrimonio che è andato in pezzi con conseguente separazione. Tre ragazze, spinte dalle Iene e dal movimento MeToo italiano, hanno denunciato Brizzi per episodi avvenuti tra il 2014 e il 2017.

Già nello scorso aprile due magistrati, anzi due donne magistrato, il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il sostituto procuratore Francesca Passaniti, avevano stabilito che i fatti raccontanti dalle ragazze “non sussistono”. Le tre querelanti hanno avanzato opposizione alla richiesta di archiviazione del fascicolo e allora si è andati davanti al giudice per le indagini preliminari, che ha confermato: i fatti non sussistono. L’accusa di violenza sessuale non esiste né alcun altro tipo di molestia sessuale compiuta da Fausto Brizzi è vera o anche solo verosimile, tale dunque da richiedere l’approfondimento processuale. Si tratterebbe di un processo basato sul nulla e dunque non si farà: archiviazione definitiva delle accuse.

Delle tre accusatrici non si sa molto, i giornalisti hanno sempre e giustamente protetto la loro privacy, così come la trasmissione le Iene mandava sempre in onda le interviste alle ragazze a volto coperto e con la voce contraffatta, con rarissime eccezioni. Il clamore che derivò da quei servizi televisivi, sfociati poi in paginate sui giornali, in pedinamenti dei fotografi dei settimanali scandalistici dietro Brizzi e anche dietro sua moglie, nella condanna esplicita e senza sfumature di dubbio espressa dal web, ha evidentemente causato un terremoto nella vita del regista e della sua famiglia che nessun risarcimento potrà mai colmare. Né risarcimento ci sarà. Brizzi prima di quei servizi delle Iene del 2017 era forse il giovane regista italiano di maggiore successo (per oltre 10 anni, dal 2006 di Notte prima degli esami, le sue commedie erano stabilmente nei primi cinque posti degli incassi italiani al botteghino) poi c’è stato il buio. La notizia della definitiva archiviazione di tutte le accuse a suo carico sarà forse riferita da tre righe in cronaca. Le Iene non faranno servizi.

Questa vicenda mi interessa non solo per il lato umano della stessa, per quella famiglia sfasciata dalla crudeltà dei media, per il professionista dato in pasto alla violenza di certe lobby sempre a caccia di nemici da scarnificare. Mi interessa il metodo. Se tu vuoi far fuori qualcuno oggi, con tre interviste a volto coperto che affermano cose scandalose anche se scandalosamente false, puoi costruire tranquillamente una procedura di character assassination da cui poi è impossibile rialzarsi, perché la rete con i social network si preoccuperà di alimentare eternamente il marchio d’infamia. Si tratta di un meccanismo da moderna lettera scarlatta, che non può che allarmare e chiamare i più ragionevoli ad una riflessione.

Pare che Brizzi forse nel 2019 riuscirà a far uscire un suo nuovo film, si intitola Modalità Aereo, quando era il reietto è stato Luca Barbareschi a gettargli un salvagente affinché non annegasse definitivamente. A Brizzi invidio la capacità che ha avuto di non rispondere mai, mai concedere un’intervista, mai cedere a un gesto inconsulto quando era braccato da Iene e sciacalli, pur avendo pagato tutti i prezzi che c’erano da pagare, umanamente e professionalmente. Non voglio farne un santino, probabilmente avrà avuto comportamenti imprudenti e persino sbagliati, ma non era il mostro violentatore che televisivamente è stato dipinto. Ha mantenuto sempre un dignitoso silenzio, non ha protestato, non si è lagnato, ha affrontato i passaggi giudiziari e anche ora che ha vinto non ha detto una parola. Spero che il suo film sia bello e leggero come alcuni suoi precedenti, ma non credo che riuscirà ad avere quello stesso tocco. Questa ferita lo avrà reso malinconico, fosse capitata a me, mi avrebbe reso cattivo. Questo metodo, il metodo della persecuzione mediatica nella modalità superficiale attivata non a caso da chi oggi sostiene lo stesso tipo di superficialità disgraziatamente andata al governo del Paese, va assolutamente rigettato. Spero almeno che in questo il sacrificio di Fausto Brizzi, della sua famiglia sfasciata da questi eventi, della bambina che non ha più mamma e papà che vivono insieme, sia servito a qualcosa, che sia di lezione e di monito.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

23/01/2019
2107/2019
San Lorenzo da Brindisi

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Società

Bloccare per legge i siti porno

Thérèse Hargot nel suo “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)” spiega i danni che l’industria della pornografia produce sui nostri figli. Già nella pre-adolescenza grazie al consumo gratuito via web l’immaginario sessuale dei nostri figli si forma su stereotipi dettati da quell’industria

Leggi tutto

Politica

Il Popolo della Famiglia ed il voto

Il riepilogo dei risultati del 2016 ci ricorda che abbiamo superato lo sbarramento solo a Cordenons. L’obiettivo di queste elezioni del 2017 per il Popolo della Famiglia è intanto quello di superare lo sbarramento in più di un comune, oltre a quello di raddoppiare almeno la media nazionale del nostro consenso. Avere un Pdf che possa contare su altri eletti nelle amministrazioni locali, con una percentuale di voto nazionale oscillante tra il 2% e il 3% sarebbe un ottimo viatico per lo sforzo finale in vista delle politiche. In termini assoluti ai 52.824 voti raccolti dai candidati sindaco del Popolo della Famiglia nel 2016, ne vorremmo aggiungere altrettanti nonostante i votanti di questa tornata siano molti di meno e sia prevista anche un affluenza non altissima. Ma lo sforzo delle nostre candidate sindaco donne come Lucianella Presta e Manuela Ponti, dei nostri candidati sindaco brillanti come Lorenzo Damiano e Luca Grossi, come Maurizio Schininà e Mirko Ghirlanda, come Zecchinato Gallo e Pietro Marcazzan sarà premiato oltre le attese. Altri cinquantamila voti significherebbe avere costruito una forza politica che può contare, sugli appena 35 comuni in cui ha testato la propria presenza, su centomila simpatizzanti. Vi

Leggi tutto

Società

Anche Michela è stata uccisa dal porno

Come Tiziana Cantone, peggio di Tiziana Cantone: per la giovane barista di Porto Torres alla vergogna si è aggiunto anche l’esplicito ricatto, e se i suoi aguzzini devono ora vedersela con un’accusa
di tentata estorsione, a lei resta perfino meno. Emerge ancora una volta l’incapacità della società di raffrontarsi a una questione dalle profonde implicazioni etiche e morali: inermi di fronte al vuoto.

Leggi tutto

Politica

PDF: la discontinuità del voto

Il 4 marzo novità e discontinuità vuol dire votare Popolo della Famiglia, ogni voto a questo progetto costituisce una risposta ai violenti di tutti i colori, un sostegno ai più deboli, un investimento sul futuro possibile di un movimento di ispirazione cristiana legato alla difesa dei principi non negoziabili, alla cultura della vita e alla tutela della famiglia naturale. Centinaia di migliaia di cattolici e persone di buona volontà che volessero attestarsi su questa posizione innovativa di discontinuità aprirebbero davvero una pagina entusiasmante

Leggi tutto

Società

Alfie: se questo (non) è un bimbo

«Alfie non era più e forse non era mai stato un bambino»: tra le tante perle d’insulto mortale sciorinate sui media nelle ultime settimane questa di Laura Zambelli Del Rocino raggiunge una qualche posizione apicale. L’articolista parla della vicenda sanitaria del proprio padre senza vedere che proprio in quella sta la chiave – l’unica – per una sanità che non sia disumana.

Leggi tutto

Storie

101 VERBI - COSE FATTE E SUGGERIMENTI

Ringraziare è anche condividere e allora vai con i 101 diversi verbi che pensavo di far diventare un nuovo libro e che invece voglio regalare a voi che mi seguite sui social, alla fine per farvi i fatti miei e allora che siano raccontate le cose fatte, in una vita che è stata anche devastata e devastante, ma ha corso al ritmo serrato di una opera rock. Nessuno si è annoiato.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano