Media

di Claudia Cirami

Da stasera su Raiuno cantiamo con Mimì

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

Mahmood, neo vincitore del festival canzonettaro, nel tuo incisivo testo dedicato ad una paternità carente, canti un triplice come va? Ti rispondo subito: va bene, anzi malissimo. Va come sempre in Italia, e dato che sei italiano al 100%, come hai affermato nella conferenza stampa dopo il Festival, saprai benissimo come funziona questo paese. Riconoscerai che abbiamo qualità straordinarie per volare alto e invece – non si sa perché, o a volte sì – finiamo per sprofondare nel fango (sperando non sia altro). Va come in ogni paternità carente, non importa se individuale o collettiva: se ha delle lacune vuol dire che non riesce a proteggere, custodire, far crescere i propri figli.

Ricapitoliamo. In questi giorni pre e post sanremesi una delle protagoniste è stata Mia Martini. Non c’è più, ma la sua presenza è nell’aria, e non solo nel ricordo che ogni volta è richiamato inevitabilmente dalla visione in blu della sorella rockettara. La voce di Mimì e le sue straordinarie qualità interpretative sono state e saranno celebrate, tra omaggi canori e film tv di rito. Come merita. Ci piacerà vedere come Serena Rossi – interprete di “Io sono Mia”, film a lei dedicato – le presterà il corpo per farla rivivere per una sera. Abbiamo già gradito vedere la stessa attrice e cantante portarla sul palco dell’Ariston, nei gesti e nelle emozioni, insieme ad un Baglioni più coinvolto del solito.

Alla fine dell’omaggio canoro, Serena Rossi ha ricordato come, inizialmente, Mia Martini significasse per lei solo un’ingiustizia: tuttavia, accostando la sua figura, ha scoperto che l’interprete di “Almeno tu nell’universo” era molto di più. Possiamo immaginare: un’artista di tale sensibilità non è certo stata una persona che non lascia traccia. La richiesta di scuse della Rossi alla Martini, dal palco dell’Ariston, per tutto quello che le è stato fatto, è stato un atto non scontato e notevole. Non è responsabilità di Serena Rossi e nemmeno mia, non è responsabilità di Baglioni e nemmeno dello spettatore che guarda il Festival in tv: ognuno di noi, però, si porta dietro, come coperta pesante, il senso di colpa collettivo per quel pregiudizio ignominioso – di portare sfortuna – che per diversi anni fermò la carriera della cantante calabrese. Un mix feoce di invidia, stupidità e crudeltà che si abbatté come ciclone su un’artista per decretare che non doveva andare avanti. Tutto quello che abbiamo tolto a questa donna ed eccellente cantante non potrà mai essere ripagato da celebrazioni postume. Ma sempre meglio di niente.

Cosa? Ricordarla su un palco, applaudendo, e avere già in bocca il sapore di bile, in cerca della prossima vittima. Per rovinare altre carriere, per stroncare altri artisti. È quasi paradossale – ma molto italico – che nello stesso festival che ha ricordato la Martini, sia accaduto quello che Francesco Facchinetti, con molto coraggio, ci ha mostrato sul suo account social. Una Sala Stampa in versione ultrà, con delirante tifo da stadio (e insulto annesso) contro Il Volo. Motivo di tanta letizia? Il trio si è fermato al terzo posto. Quale la colpa terribile di questi tre ragazzi dalle voci incantevoli e potenti? Avere un pezzo demodé? Ci sembra poco, anzi pochissimo per giustificare una reazione simile. Si potrebbe sperare in qualcosa di più sostanzioso: che so, almeno un’intervista di Barone-Boschetto-Ginoble non concessa ad ognuno di quelli che agitavano braccia come dopo un gol, magari dopo lunga attesa sotto la pioggia, come accade al Cesare di degregoriana memoria che aspetta sotto un diluvio scrosciante da ore la sua ballerina. Lo sappiamo: scena improbabile considerata la gentilezza del trio, riconosciuta persino da chi non ne apprezza le canzoni. E se invece fosse soltanto – come sembra – perché da dieci anni i tre sono in giro per il mondo, portando, con onore, la musica italiana ovunque? Non ci sarebbe da stupirsi. Ogni giorno è lo stesso sui social: lo stesso accanimento, lo stesso livore. Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e invidiosi. Non digeriamo il successo altrui, cerchiamo scuse per attaccarlo e speriamo che finisca il prima possibile.

È stato il Festival dei giovani? Ebbene, vamos all’assalto anche del secondo classificato, un ventiduenne. Quell’Ultimo che non ha peli sulla lingua e se viene provocato un filino risponde da par suo: la sua stoccata sulle penne che attendono la settimana festivaliera per brillare, comunque la si pensi su lui, è un fendente ben assestato. Con Ultimo c’è ancora più gusto a farlo apparire per un borioso che non sa perdere. Pazienza se il suo ragionamento – espresso su un video – non è così illogico né così arrogante: perché far pagare il pubblico da casa per votare se quel voto vale meno di niente? Il Codacons, che ha parlato di un esposto all’Antitrust, l’ha pensata come lui. Persino Marcello Foa, presidente della Rai, ha sostenuto che il sistema di voto dev’essere riconsiderato.

Agli adulti non è andata meglio. La Bertè è stata la preferita tra gli spettatori del teatro Ariston, con tanto di standing ovation, ma niente da fare, neanche per lei. Così, mentre la sorella defunta era celebrata, quella viva è rimasta a bocca asciutta, di riconoscimenti e premi, tranne quello che si è inventato Bisio sul momento: il premio dello stesso Ariston.

Infine torniamo a te, caro Mahmood. Oggi sei esaltato dagli “addetti ai lavori” più in funzione antisalviniana o persino elitaria (argomento che fa sentire tutti più colti) che per la tua bella canzone. Al pubblico è piaciuta meno di altre, forse perché parlava di un amore ferito e diverso, quello per un padre assente, e forse perché non siamo così pronti – come scrivono – per queste nuove sonorità italo-orientali, il tuo “Marocco pop”, perché ti abbiamo preferito Ultimo e Il Volo e la Bertè. Ma il tuo successo nei prossimi mesi non ci stupirà: hai una voce che da sola regge un brano e proponi un sound che possiamo piacevolmente scoprire. Solo un consiglio: ormai lo sai, prendi quest’Italia così com’è. Sai che finire nella polvere è un attimo e non c’entra la qualità, la musica, lo stile. Se diventi ancora più noto di oggi, grideranno anche contro di te, e non certo un “come va?”.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

12/02/2019
2111/2019
Presentazione della Beata Vergine Maria

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

Al male bisogna opporsi

Ancora una volta sul web c’è chi dà patenti di misericordiosità. Io, ovviamente, non sono misericordiosa, perché ho attaccato il neo ministro Fedeli. Invece bisogna offrire appoggio, e collaborazione, e testimoniare senza opporsi. Ma al male, non alle persone, bisogna opporsi. È vero, abbiamo scherzato tutti sulla sua non laurea, ma molti senza parole offensive (io per esempio ho diffuso un invito alla sua fantomatica festa di laurea in un autogrill: saremo in più di dodicimila, io porto le patatine), e personalmente trovo molto deprimente che qualcuno pensi di sembrare più importante con una laurea (alcune tra le persone che stimo più al mondo non ce l’hanno).

Leggi tutto

Politica

La terza via sulla quale deve puntare il popolarismo sturziano dopo le Europee

Impossibile pensare di indulgere – come fanno i movimenti populisti – sull’opzione di vellicare “la pancia del Paese” (cioè le sue voglie e le sue paure)

Leggi tutto

Media

DIALOGO FRANCO TRA IL PDF E AVVENIRE

Ci siamo confrontati con molte difficoltà, ma non con quella di determinare il nostro orizzonte programmatico: siamo ispirati dalla dottrina sociale della Chiesa e ad essa facciamo diretto riferimento. Questo non fa del Popolo della Famiglia un movimento confessionale. Chi legge la nostra quotidiana elaborazione di contenuti, anche attraverso il quotidiano La Croce, sa che ad essa collaborano personalità provenienti non solo dal mondo cattolico, ma anche evangelici, persino islamici, così come agnostici e non mancano gli atei. Certo, l’ossatura del gruppo dirigente del Popolo della Famiglia è composta da cattolici, che danno il segno caratteristico a questo movimento politico nato dopo il tradimento delle ragioni del Family Day operato attraverso il voto favorevole alla legge Cirinnà di moltissimi parlamentari sedicenti cattolici che pure al Family Day erano presenti.

Leggi tutto

Chiesa

Il nazismo ha odiato la Chiesa

Tutti i totalitarismo hanno odiato la Chiesa. Adolf Hitler aveva una particolare repulsione per il cristianesimo

Leggi tutto

Società

Utero in affitto? No grazie!

Il bambino, che durante la propria gestazione viene cullato dal ventre materno e che impara a riconoscere i rumori che lo circondano (la voce della mamma sicuramente, ma anche la voce del papà e dei fratelli), i sapori che lo nutriranno (e che vengono filtrati grazie al liquido amniotico che ingerisce) e le emozioni che vive chi lo sta ospitando (il ruolo dei neurormoni è ritenuto fondamentale per lo sviluppo fetale), si lega moltissimo alla madre. Grazie agli studi che sono stati compiuti e che oramai danno per scontato tutto un mondo fatto di relazione tra madre e nascituro, è stata messa a punto tutta una serie di accorgimenti clinici che si basano sul “dialogo” e sulle interazioni fisiche che sono vitali per il nascituro.

Leggi tutto

Media

Verso la nascita di radio Tv Vaticana

Da questo cambio di rotta, che è indubbiamente una innovazione voluta da Papa Francesco, si auspica una migliore diffusione nel mondo della parola e della missione del Pontefice, a servizio della Chiesa e del Vangelo.  In epoca di comunicazione in tempo reale, dunque le antiche suddivisioni in diversi media appaiono ormai superate e si punta a una convergenza che, in fondo, fa parte del DNA dello stesso messaggio cristiano, fin dalle origini. E se questa scelta ci appare non solo logica e opportuna, essa ci apre anche lo spazio per riflettere sul ruolo, sul peso, sulle scelte e sulle stesse prospettive strategiche di chi, a vario titolo, a partire dalla propria e comune scelta di Fede, si occupi di comunicazione e di informazione.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano