{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} La Regione Lombardia e la sepoltura

Società

di Davide Vairani

La Regione Lombardia e la sepoltura

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Progetto di Legge n. 36: “Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’. Il Consiglio regionale lombardo approva. Firmato: consigliere Simona Tironi (Forza Italia), co-firmataria della proposta nonché relatrice della medesima.

Dove sta la “notizia”? Finalmente al passo con i tempi moderni! Con questo atto legislativo di riordino delle normative in materia, la Regione Lombardia diventerà la prima in Italia a permettere “agli animali di affezione di essere tumulati nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia” su volontà del defunto o su richiesta degli eredi. Ci tiene a sottolineare la novità con matita blu la relatrice Tironi nella relazione scritta che accompagna il testo nell’aula consiliare per la sua approvazione (seduta del 19 febbraio scorso). Ah, dimenticavo: “in teca separata, previa cremazione”.

Non se la prendano a male gli amanti di cani e gatti per l’amara ironia con la quale saluto questa innovazione del progresso addirittura in una regione di destra come è la Lombardia di Fontana (non il ministro della famiglia, pure tutti e due leghisti).

Tre righe sono la – vera – novità (e notizia) e sono contenute all’art. 75 sotto la voce “Cimiteri e spazi per i funerali”. Il testo presentato in aula recita:

“Il comune dà sepoltura:

a) ai cadaveri dei propri residenti e delle persone morte nel territorio del comune, anche se non residenti;

b) ai cadaveri di aventi diritto al seppellimento in sepoltura privata esistente nel comune stesso;

c) ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale;

d) dalle parti anatomiche riconoscibili, derivanti da interventi avvenuti in struttura sanitaria sita nel territorio comunale;

e) alle ossa, ai resti mortali e alle ceneri derivanti da cadaveri di cui alle lettere a), b), c) e d)”.

Al comma c) dell’articolo (“ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale”) viene aggiunta una frase: “dopo le parole ‘prodotti del concepimento’, inserire le parole ‘esclusivamente su esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione ai sensi degli artt. 12 e 13 della Legge 194/78’”.

Sembra una notizia da niente. Tutt’altro: civiltà 0 – femminismo 1, questo sarebbe il punteggio finale se fossimo in una partita di calcio. Ad indicare che l’han fatta davvero grossa, le reazioni a caldo dell’Assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, e della stessa relatrice del progetto di legge, la forzista Simona Tironi. Reazioni che non fanno altro che peggiorare le cose.

Il primo ci tiene a precisare: “Nel caso in cui la donna non esprima il consenso alla tumulazione dell’embrione, questo continuerà ad essere tumulato a cura delle strutture sanitarie in aree apposite come avviene da sempre e nel massimo rispetto dello stesso”. La seconda, da mettersi le mani nei capelli: “Noi vogliamo togliere l’obbligo di sepoltura e nei prossimi mesi lavoreremo in questa direzione. Quanto approvato in aula dovrà essere meglio spiegato e meglio definito nel regolamento che dovrà essere deliberato dalla Giunta regionale e che è previsto entro l’estate” (in “Lombardia, sepoltura del feto: decide la donna” di Giambattista Anastasio, “Il Giorno”, 20 febbraio 2019).

Mettiamo pure tra parentesi la scelta del termine utilizzato per definire embrioni e feti nel testo (“prodotti del concepimento”) – vergognosamente senza pudore e rispetto per la vita e di un politically correct spudorato, ma già presente (ahimè!) nel testo di legge attualmente in vigore -, ma lo avete scelto in scienza e coscienza, non vi siete distratti allora (mi riferisco ovviamente ai consiglieri regionali del centro-destra): “Noi vogliamo togliere l’obbligo di sepoltura”.

Quelle tre righe sopra riportate sono il testo di un emendamento presentato dai consiglieri dem Carlo Borghetti, Carmela Rozza, Gian Antonio Girelli, Antonella Forattini, Patrizia Baffi e Samuele Astuti e approvato all’unanimità dall’aula consigliare.

“L’attuale norma regionale – motiva il gruppo Pd firmatario - che prevede venga data sepoltura ai prodotti del concepimento, risulta disattesa. Dunque - senza impedire la facoltà di sepoltura disposta dalla norma vigente - si ritiene più coerente consentirla su richiesta esplicita della donna, o di chi per legge è titolato alla decisione sull’interruzione di gravidanza”.

Sono gli stessi esponenti del Pd – soddisfatti dell’approvazione – a rincarare la dose: “La legge in vigore finora imponeva che venisse data comunque sepoltura ai feti. Ora si è stabilito che venga data sepoltura agli embrioni solo se richiesto esplicitamente dalla donna. Questa modifica conduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”.

La legge regionale attualmente in vigore (voluta dall’allora Presidente Roberto Formigoni nel 2007) è stata più volte modificata. L’ultima modifica del Regolamento, recita testualmente:

“Sono apportate le seguenti modifiche:

b) il comma 1 dell’Art. 11 è sostituito dal seguente: “1. L’autorizzazione all’inumazione o alla tumulazione di cadaveri e nati morti è rilasciata secondo la normativa nazionale vigente”;

c) dopo il comma 1 dell’Art. 11 sono aggiunti i seguenti: “1-bis. Per i prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle venti alle ventotto settimane complete e per i feti che abbiano presumibilmente compiuto ventotto settimane di età intrauterina, nonchè per i prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle venti settimane, la direzione sanitaria informa i genitori della possibilità di richiedere la sepoltura.

1-ter. L’ASL, informata dalla direzione sanitaria tramite invio della richiesta di sepoltura corredata dell’indicazione della presunta età del feto o prodotto abortivo, rilascia il permesso di trasporto e seppellimento direttamente al comune ove si è verificato l’evento.

1-quater. In mancanza della richiesta di sepoltura, si provvede in analogia a quanto disposto per le parti anatomiche riconoscibili”.

(Regolamento Regionale 6 febbraio 2007, n. 1 - Modifiche al regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 “Regolamento in materia di attivita’ funebri e cimiteriali”. GU 3a Serie Speciale - Regioni n.35 del 15-09-2007)

Se ancora non è chiaro, faccio sommessamente notare che la scelta del Consiglio regionale lombardo avrà l’effetto di non garantire alcuna degna sepoltura “ai nati morti e prodotti del concepimento, il cui parto o aborto sia avvenuto in struttura sanitaria sita nel territorio comunale”.

Se la tumulazione potrà esserci solo ed esclusivamente in relazione ad una “esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione ai sensi degli artt. 12 e 13 della Legge 194/78” (cioè di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela nelle situazioni di minore età o in casi di infermità mentale il marito della donna o il suo tutore legale) questo farà saltare l’obbligatorietà - oggi vigente - da parte delle direzioni sanitarie degli ospedali di informare i genitori della possibilità di sepoltura. Potrà sembrare strano ai più, ma moltissime donne non sono a conoscenza di questa possibilità, anche perché troppo spesso tale obbligatorietà di informazione viene disattesa. In questo modo, feti ed embrioni finiranno tutti nei sacchi di parti anatomiche riconoscibili, nei rifiuti speciali degli ospedali.

E questo è un segno di civiltà? È un segno di civiltà garantire la sepoltura di cani e gatti insieme ai propri padroni, con tanto di teca separata, e al contempo non tentare nemmeno di fornire una degna sepoltura ad embrioni e feti in nome del falso mito di progresso femminista?

A quale gioco si sta giocando in Regione Lombardia?

A livello nazionale, la Lega di Salvini non muove un passo sui temi etici e - anzi - lascia tutto il campo da gioco ai pentastellati. Per chi avesse memoria corta cito solo due episodi.

Il primo risale al luglio dello scorso anno, quando il Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), interpellato dall’Aifa, ha espresso un parere positivo circa l’uso della triptorelina , farmaco che bloccherebbe la pubertà nei casi di diagnosi di disforia di genere. Un solo voto contrario, quello della prof.ssa Assuntina Morresi. Un farmaco – come ha scritto il Centro Studi Rosario Livatino - “controverso e potenzialmente pericoloso per la salute fisica e psichica dei minori coinvolti”. Sulla scelta fatta, Massimo Gandolfini “come medico e presidente del Family Day” espresse “grande preoccupazione”. “Lo stesso Cnb - dichiarava il neurochirurgo - ha infatti evidenziato potenziali rischi legati alla incertezza delle conseguenze sulla salute fisica e psichica degli adolescenti; dai possibili danni alla crescita della struttura scheletrica e metabolica a quelli relativi allo sviluppo sessuale ed emotivo”. Gandolfini aggiungeva: “gli strazianti effetti rilevati nei Paesi che hanno fatto largo ricorso a questi farmaci. I casi di disforia di genere sono aumentati in maniera esponenziale, alimentando così un processo socio culturale che ha completamente slegato il dato biologico alla percezione di sé”. Vale la pena ricordare che i componenti del Cnb sono di nomina del Presidente del Consiglio. Come vale la pena sottolineare il fatto che poi tutto è passato in cavalleria, senza manifestazioni pubbliche o altre iniziative da parte del Family Day - che per inciso non ho ancora capito cosa sia diventato - (in “Gli adolescenti potranno cambiare sesso con un farmaco?”, di Federico Cenci, “In Terris”, 25 luglio 2018).

Il secondo. È dal 04 agosto 2018 che stiamo ancora aspettando un cenno di vita istituzionale del ministro Salvini a proposito dell’iscrizione all’anagrafe di bambini avuti all’estero da parte di coppie dello stesso sesso.

“Il diritto di famiglia non può tenere in conto il riconoscimento di genitorialità di bambini concepiti all’estero da coppie dello stesso sesso, tramite pratiche vietate come la maternità surrogata o l’eterologa, non consentita a coppie omosessuali” – tuonava il ministro leghista per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, ascoltato dalla Commissione Affari sociali della Camera sulle linee programmatiche del suo dicastero in data luglio 2018. Aggiungendo che “va fatto rispettare il divieto”. Secondo il ministro Fontana, va evitato che il ricorso all’estero di queste pratiche, definite “una visione che tradisce un’impostazione adultocentrica in conflitto con l’interesse superiore del bambino”, si traduca in un aggiramento del divieto in Italia. Dichiarazioni che una certa stampa cattolica accolgono con scrosci di applausi reiterati nel tempo (si veda ad esempio “Utero in affitto: per il ministro Fontana un divieto da far rispettare”, “La Nuova Bussola Quotidiana”, 11 novembre 2018). 09 Agosto 2018: trionfale intervista di Cascioli a Salvini. Il quale (Salvini) a domanda risponde: “Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria (...). Utero in affitto e orrori simili assolutamente no”. Cascioli vuole strappargli a tutti i costi una promessa e domanda: “Anche certe ambiguità della legge sulle unioni civili generano sviluppi, ad esempio nel senso delle adozioni per le coppie gay”. Risposta: “È vero, ma difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile”. Stiamo ancora attendendo, mentre nel frattempo numerosi sindaci piddini e pentastellati proseguono indisturbati in direzione contraria alle parole del Ministro dell’Interno.

E se a Roma ìmpera il “governo di tregua” sui temi etico-antropologici, a Milano è tutto il centro-destra unito a fare quattro passi indietro.

Alcuni esempi, oltre a questo pasticciaccio vergognoso di cui stiamo scrivendo?

Fine luglio 2018. Il Consiglio regionale della Lombardia approva la proposta - firmata da Paola Bocci del Pd - di distribuire gratuitamente nei consultori della regione i contraccettivi ai ragazzi e alle ragazze sotto i 24 anni. La proposta è stata inserita nella votazione dell’assestamento di Bilancio ed è stata approvata all’unanimità. Un impegno trasversale per consentire ai più giovani di avere, nelle strutture pubbliche come in quelle private, sia la possibilità di ricevere una consulenza medica in materia di contraccezione e salute sia quella di reperire il “metodo contraccettivo più idoneo individuato” (in “Lombardia contraccettivi gratis nei Consultori, ‘impegno per la salute’”, “Gravidanzaonline.it”, 01 agosto 2018). Che vuoi che sia? Salvini – sempre nell’intervista citata con Cascioli – a domanda risponde: “Ho avuto qualche perplessità anch’io. Mi hanno giustificato la decisione con la necessità della tutela della salute, perché purtroppo tanti giovani sono tornati a sottovalutare il rischio delle malattie sessualmente trasmissibili, per cui in età molto giovane fanno sesso non protetto”.

Dicembre 2018. Stop al ricovero di tre giorni per l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in Lombardia: la pillola Ru486 potrà essere somministrata in day hospital. Scelta voluta dallo stesso Assessore al Welfare, Gallera, e approvata dalla Giunta lombarda nella delibera che aggiorna le regole del sistema sanitario regionale per il 2019. Con questa modifica l’interruzione farmacologica di gravidanza sarà così equiparata a quella chirurgica. “Grazie al nostro intervento la Ru486 potrà essere somministrata in day hospital” ha rivendicato il consigliere Paola Bocci del Pd a seguito dell’annuncio di Gallera.

“Il luglio scorso dopo aver condotto un’indagine negli ospedali lombardi che aveva evidenziato che la Lombardia era fanalino di coda nell’utilizzo dell’interruzione di gravidanza farmacologica, avevamo presentato un’interrogazione in cui chiedevamo di rivedere il regime di ricovero, previsto in 3 giorni e trasformarlo in day hospital come per l’ivg chirurgica. Oggi Gallera, rispondendo alla nostra sollecitazione, ha annunciato che, con la nuova delibera delle regole, la RU486 potrà essere somministrata in day hospital” ha spiegato l’esponente dem, sottolineando che “il tavolo scientifico istituito ha infatti evidenziato che l’interruzione farmacologica non comporta a breve complicanze tali da imporre un ricovero lungo, anzi ha meno conseguenze negative sulla salute e la fertilità della donna” (in “Aborto: Lombardia, Ru486 in day hospital”, Redazione ANSA, 05 dicembre 2018).

A questa decisione della Giunta lombarda, le reazioni degli anti-proibizionisti, che vale la pena andare a riprendere e rileggere per bene.

“Dopo la bella notizia relativa alle nuove direttive in materia di cannabis terapeutica, giunta ieri con il voto positivo alla mozione proposta dal Cons. Reg. Michele Usuelli, questa è un’ennesima vittoria per i temi che stanno a cuore all’associazione Luca Coscioni in regione Lombardia”, dice Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni. Le fa eco così la Dott.ssa Parachini, Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni: “Come Associazione Luca Coscioni, sono anni che proponiamo che la somministrazione della RU486 in regime ambulatoriale in ogni Regione: soddisfatti finalmente di aver trovato un interlocutore idoneo nella Regione Lombardia, e del lavoro della Consigliera Bocci, che ha portato avanti la proposta fin dalla sua nomina” (in “Aborto e Pillola RU486: la Lombardia in scia ad altre regioni”, “Ass. Luca Coscioni”, 06 dicembre 2018).

Da ultimo, vorrei ricordare quanto sta accadendo a livello nazionale sul tema eutanasia. Le commissioni Affari sociali e Giustizia alla Camera hanno incardinato la proposta di legge popolare sul rifiuto di trattamenti sanitari e sulla liceità dell’Eutanasia. Relatori sono stati nominati, per la II commissione, Roberto Turri (Lega), e, per la XII commissione, Giorgio Trizzino (M5s). I pentastellati vogliono fare in fretta approvando un testo che va dritto dritto alla piena legalizzazione dell’eutanasia. E la Lega non solo decide di assegnare il ruolo di relatore ad uno dei suoi, ma sta silente.

Perché mi soffermo anche su questo punto? Vorrei ricordare che l’Associazione Radicale Enzo Tortora di Milano, insieme alla Cellula Coscioni del capoluogo lombardo hanno recentemente lanciato la campagna ‘Aborto al Sicuro’, una proposta di legge regionale di iniziativa popolare (sulla scorta di quella che ha portato alla discussione della legge regionale su Testamento Biologico e Cannabis Terapeutica) proprio sull’applicazione della Legge sull’interruzione di gravidanza in Lombardia. La proposta di legge mira a introdurre a livello regionale una serie di soluzioni che possano facilitare l’applicazione della L.194/78, tramite: la costituzione di un centro di informazione e coordinamento, prevedendo anche un adeguato monitoraggio dell’obiezione di coscienza; la conferma dell’attribuzione ai consultori familiari di una funzione centrale nel favorire il percorso di accesso ai servizi; un’adeguata presa in carico dei casi urgenti e la garanzia della continuità terapeutica per le donne che si rivolgono alle strutture pubbliche e alle private accreditate per procreazione medicalmente assistita e/o diagnosi prenatale; informazione e accesso gratuito alla contraccezione in fase post-abortiva; la formazione del personale sanitario.

“Con questa proposta di legge continuiamo chiedere alla Regione Lombardia, nonostante il passo avanti sulla RU486, che decida di intraprendere quanto prima un percorso per la piena applicazione della legge 194, tesa a tutelare il diritto alla libertà nelle scelte riproduttive di ogni donna”, dichiarava Mirella Parachini,Vice Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

Quale è la vera agenda politica in Regione Lombardia sui temi etico-antropologici? A che gioco si sta giocando? E – aggiungo – perché il mondo cattolico e pro-life tutto zitto e silente?

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21/02/2019
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Santa Caterina da Genova

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