{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} Una scrittura di luce per evocare la Luce

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di Claudia Cirami

Una scrittura di luce per evocare la Luce

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Conosco Elettra Ferrigno da alcuni anni ed è una persona con cui non ci si annoia mai. Mi sono accostata volentieri al suo libro. Si intitola “Scrivere la luce” (Tau editrice, 13,00 euro, p.100). Lo ha pensato e realizzato insieme a Fra Emiliano Antenucci, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, noto, oltreché per i diversi libri pubblicati, anche per aver voluto e commissionato l’icona della Vergine del Silenzio, benedetta successivamente dal Papa. “Scrivere la luce” è un’opera frutto del talento di entrambi, quello contemplativo di Elettra (alla frontiera tra sguardo e parola) e quello riflessivo del frate. Immagini e pensieri, nelle pagine del testo, si offrono senza artifici: non vi è nulla di costruito, pur nell’inevitabile pedaggio pagato al transito dalle foto alle meditazioni che le accompagnano. Il lettore è a suo agio perché atteso: perde subito l’imbarazzo di scorrere pagine non sue, si sente partecipe degli scatti e fruitore esclusivo delle parole che li custodiscono. Ad Elettra ho posto alcune domande perché “Scrivere la luce” merita di essere raccontato dalle stesse parole di chi lo ha sognato e realizzato.

Elettra, partiamo da te. Presentati a chi non ti ha mai conosciuto.

Domanda difficilissima, già in partenza. Sospiro. Mi devo presentare? Ci provo… Il libro si apre con una foto del Cretto di Burri, un’opera di land art che è un gigantesco labirinto bianco immerso nella valle silenziosa del Belice. Un’opera di ricostruzione paesaggistica progettata per colmare il vuoto che il devastante terremoto del 1968 aveva lasciato alla città di Gibellina, completamente rasa al suolo. Accanto alla foto ho scritto che la geografia della nostra vita appartiene al paesaggio di una Rivelazione che non traccia mappe, le scombina. Io sono una siciliana “di mare aperto” - come Cammilleri definì anzitempo quelli che lasciano la Sicilia- perché le mappe della mia storia hanno previsto un’uscita” dalla terra natìa per fare rotta lontano da casa, intervallando bruschi ritorni, false partenze e slanci sorprendenti. Mi sono trasferita appena diciottenne a Torino per studiare industrial design al Politecnico, mi sono poi spostata a Venezia per specializzarmi in grafica e per studiare fotografia allo Iuav, concludendo poi gli studi con un Master in motion graphic design. Dopo gli studi ho iniziato a lavorare come ricercatrice ed esercitatrice al Politecnico di Torino, insegnando disegno industriale e comunicazione visiva. A 26 anni la crisi: persi il lavoro, l’amore ed ogni certezza. Così in pochi mesi dovetti riprogrammare la mia vita, conservandola negli scatoloni assieme ai libri e ai vestiti, per rispedirla in Sicilia. Non sapevo che, all’imbocco di questa via di ritorno, dietro l’angolo, ad attendermi c’era un Uomo meraviglioso. Fu perdendo tutto che trovai (il) Tutto: Cristo Gesù. Un’inversione di rotta che mi ha condotto nel deserto: Qualcuno doveva parlare, da innamorato, al mio cuore. Folgorata da questo Amore, cominciai a studiare la Parola e a raccontarLa. Mi scoprii assetata di Parola e fondai un blog per meditarla: hosete.wordpress.com. Rimasi in Sicilia per tre anni, convinta di aver trovato lì la mia dimensione e, finalmente, una stabilità. Ma, si sa, i nostri sentieri non sono i Suoi: dopo tre anni di permanenza in Sicilia ricevetti una telefonata del tutto inaspettata nella quale mi veniva comunicato un nuovo incarico come docente in una scuola di Torino. Oggi lavoro a scuola, insegnando il bello e il buono dell’arte ai ragazzi, soprattutto a quelli disabili. La scuola è la mia palestra quotidiana di umanità, la scoperta di una meravigliosa vocazione. Il cammino si fa camminando: è la didascalia della prima foto. Un benvenuto al lettore che deciderà d’incamminarsi fin dentro al cuore del libro.

Dall’Incontro agli incontri. La fede in Lui è il punto di partenza. Poi ci siete tu e Fra’ Emiliano. Ci racconti il vostro incontro e la genesi di questo libro?

Dopo l’Incontro, in effetti, sono avvenuti un paio di incontri decisivi con persone che io chiamo “le mie levatrici”, perché mi hanno permesso di venire al mondo, di rinascere, e di farlo in modo, via via, sempre più autentico. Queste levatrici hanno riconosciuto in me quegli evangelici talenti che bisogna trafficare perché si moltiplichino. Fra Emiliano è stato una delle mie levatrici. L’ho incontrato nel 2016 ad una Convocazione
Nazionale di preghiera, dentro ad un confessionale. Era l’anno del Giubileo, e lui era stato da poco nominato da papa Francesco missionario della Misericordia. Nell’agosto del 2018 decisi di partire per Medjugorie, per partecipare al Festival dei giovani. Nei giorni del mio pellegrinaggio decisi di fare la coda ai confessionali, e ritrovai fra Emiliano. Alla fine di quella lunga (e dolorosa) confessione, lui mi chiese: “Che cosa ti piace fare?”. Io scoppiai in una forte risata. “Non lo so”, gli risposi in tono strafottente e gli mostrai, per evadere dalla domanda, la foto che avevo scattato quel giorno sul Podbrdo. La fissò per cinque interminabili minuti, poi mi disse: “L’arte colma tutti i vuoti”. Fu una frase che mi fece scoppiare in lacrime perché ho ricordato il piccolo abstract scritto, molti anni fa, in calce al mio account Instagram: “Quando faccio una foto è come se vedessi le cose per la prima volta, è come se accarezzassi il mondo. La fotografia mi ha guarito”. Fra Emiliano, in modo forse inconsapevole ma sorprendentemente misterioso, aveva fatto centro. Aveva intuito che il presupposto di quelle foto era un dolore consolato, una sofferenza illuminata e trasfigurata. Il libro è nato così, in modo silenzioso, sotto il sole cocente di agosto, davanti al sagrato del santuario. Era mezzogiorno. Chi ha dimestichezza con le sacre scritture sa che riportare un orario ha un significato che va ben oltre il semplice dato temporale. E’ un connotato che ha una valenza spirituale e che dice: “questo è il momento giusto”. E’ l’ora e qui che non prevede ombre, perché la traiettoria della luce cade perpendicolare su tutto ciò che tocca. Credo che le persone si incontrino per rinascere; nascere non basta mai a nessuno. Era il momento giusto per una rinascita. Un po’ come accadde alla samaritana al pozzo. Con fra Emiliano ci siamo intrattenuti a lungo a parlare di padre Pio, di deserto e del silenzio. Di come, negli ultimi tre anni della mia vita, il tema del silenzio mi stava letteralmente braccando. Prima con l’invito a frequentare l’eremo del silenzio –un eremo urbano nel cuore di Torino-, poi ritrovandomelo come tema centrale al corso di ri-scritture bibliche, il quale chiedeva di indagare il tema del silenzio e del deserto nel testo sacro e nella letteratura. I puntini si uniscono solo guardando all’indietro. Il passaggio di Cristo nella propria esistenza lo si può contemplare solo retroattivamente. Lo si vede quando Lui è già di spalle.

Il titolo: scrivere la luce o la Luce? E come si fa a dare concretezza su carta all’inafferrabile?

David Maria Turoldo scrisse che tutte le cose non sono che involucri di divine sillabe. Il Vangelo è pieno di immagini, Gesù ha parlato molto per immagini: di cose piccole, reali, concrete, domestiche. Forse
perché la Verità è dentro le cose, dentro di noi, cammina con noi. Il cristianesimo è concreto, è la storia di un Dio Vivo che si mostra e parla laddove siamo chiamati a stare. Dio parla? Dio si mostra? Certo che Dio ci parla, che si mostra!, e, nel pieno rispetto della nostra intelligenza, dice quanto Lui sia nascosto nell’involucro delle cose o dentro gli eventi, ogni giorno. A noi tocca di vedere, a noi tocca di udire, a noi tocca di tenere aperti gli occhi, e di rendere verosimile quel versetto: “Chi ha orecchi per intendere, intenda”, che parafrasato diventa: “Chi ha occhi per guardare, veda”. Tutto è segno e messaggio, allora la sfida è sintonizzarsi e comprendere. Per farlo bisogna mettersi in viaggio verso il mistero nascosto nelle cose, scoprirlo senza profanarlo. L’arte in questo ci dà una mano, riproducendo non solo ciò che è visibile, ma rendendo visibile ciò che spesso non lo è. La fotografia, forse, fra tutte le forme d’arte è la più accessibile per la sua immediatezza nel comunicare. Allora fotografare è chiedere in prestito alla Luce una porzione di
luce; il tanto che basta per illuminare il buio che, talvolta, abbiamo dentro. Mi piace pensare che in quel “E luce fu”, nel pensiero di Dio c’era anche il primo modello di macchina fotografica!

Nella quarta di copertina scrivi che la passione per la fotografia per te è “la sorpresa di una rivelazione. Un entusiasmo e solo nell’entusiasmo l’essere umano vede il mondo esattamente”.
Quando è nata la tua passione per la fotografia e come spieghi la sua origine tra i tuoi interessi?

Eredito la passione della fotografia da mio padre. Lui conserva gelosamente diapositive, foto stampate e macchine fotografiche di ogni tipo, dalle più antiche col soffietto alle più sofisticate che la tecnologia abbia recentemente elaborato.Poi all’Università ho affinato la passione ereditata studiando la tecnica e i vari stili. Fu in quegli anni che mi rimase impressa una frase che il professore disse durante una lezione: “il primo scatto avviene negli occhi, lo strumento è solo un mezzo per rielaborarlo”. La mente e gli occhi, dunque, restano il primo software per scattare una foto. Per questo uso spesso l’iphone. Le mie foto non sono un fermo-immagine, quanto piuttosto un fermo-sguardo su qualcosa che costantemente richiama la mia attenzione e riesce a rendere “topico” un momento della mia giornata, salvandola dalla routine e diventandone il centro, il punto di leva, la benedizione… E’ quasi sempre un pensiero che ho dentro e che si concretizza sotto gli occhi, come se il mondo circostante fosse l’amplificatore visivo di ciò che nello spirito esiste
già. Così quella foto diventa pura contempl-azione, una Voce che parla pur facendo silenzio. C’è beatitudine nell’istante affrancato dal tempo, pur essendo nel tempo generato.

Sei riuscita in questo libro a coniugare la tua passione per la fotografia con quella per la scrittura. Ci parli di quest’ultima?

In realtà in “Scrivere la luce” ho scritto pochissimo. Ho utilizzato una scrittura di luce che forse ha comunicato come o più della scrittura tradizionale. E’ stata una scelta -una sorta di tacito patto- quando fra Emiliano ed io abbiamo deciso di trasformare questo incontro in un libro: io avrei messo le foto, lui avrebbe aggiunto le sue meditazioni. Anche per la scrittura, alcuni incontri sono risultati decisivi. La scrittura per me è un atto naturale, ma è anche il talento che più di tutti, miseramente, continuo a sotterrare, e che qualche ‘levatrice’, ciclicamente, mi “impone” di stanare. Così io lo devo trafficare, senza scusanti. Dopo l’Incontro ho iniziato a scrivere brevi meditazioni sul Vangelo ed articoli di attualità, principalmente sul mio blog (hosete.wordpress.com); saltuariamente offro la mia collaborazione stilando articoli e recensioni per testate on line di stampo cattolico. Tre anni fa mi sono iscritta alla Facoltà Teologica per allenare la scrittura partendo da un assunto: “Dio ci ha dato la Parola per raccontarla”, cominciando ad indagare il meraviglioso e vastissimo
mondo delle ri-scritture del testo sacro nella letteratura, nel teatro, nel cinema e nell’arte in generale. Sogno di scrivere un libro. Un giorno, forse, lo farò.

Possiedi un ricco archivio fotografico. Pensi di ripetere l’esperienza di un altro libro simile?

Si, sono foto scattate in un arco temporale medio-lungo (circa dieci anni) e la media è di uno scatto al giorno (da qui l’hashtag: #unafotoalgiorno). Di una eventuale prossima edizione con fra Emiliano ne abbiamo già parlato: la nostra idea è quella di dare ospitalità alle meditazioni di quanti –laici, sacerdoti, teologi, scrittori- vorranno dare voce alle fotografie, secondo ciò che al loro cuore la foto dirà, o più semplicemente, secondo ciò che il talento proprio vorrà manifestare. Ne approfittiamo, dunque, per lanciare un appello: AAA Meditatori e contemplativi cercasi.

Torniamo a “Scrivere la luce”. Dove e quando la prima presentazione “fisica” del libro?

Fra Emiliano ed io lo presenteremo per la prima volta insieme il 27 marzo alle 19 presso la sala della Biblioteca del Sermig - Arsenale della Pace, a Torino. Ci auguriamo di portare il libro dovunque vorrà nascere e far rinascere.

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26/03/2019
1409/2019
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