Società

di Silvio Rossi

La famiglia come società naturale

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La politica per la famiglia di cui il nostro Paese ha bisogno deve fondarsi su alcuni presupposti condivisi, senza i quali il governare diventa solo propaganda o azione frammentata e confusa.

Perciò occorrono: una definizione condivisa dalla famiglia; la coscienza del suo ruolo sociale; la consapevolezza del rapporto stretto tra la salute della famiglia e la crescita economica: la conviznione che scuola, lavoro, giustizia, sanità e ogni altra eespressione della cosa pubblica abbiano come obiettivo il servizio alla famiglia.

Questa sottolineatura del ruolo dell’istituto familiare come snodo centrale sella società è legata al fatto che ogni persona nasce, viene allevata e formata, protetta, custodita, costruisce il suo io sociale all’interno della famiglia. E, come giustamente ricordava Giovanni Paolo II: “La famiglia è il prisma attraverso cui considerare tutti i problemi sociali, attrvaerso il qualle passano tutte le questioni politiche”.

La definizione ce l’offre in modo chiaro la nostra Costituzione, la quale dichiara all’Art. 29: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», Questa definizione bellissima, perchè sintetica ed esaustiva, dice tutto ciò che c’è da dire. La famiglia è una società naturale, e in quanto naturale preesistente alla società civile, fondante la società civile, cuore della società civile. Non è un’istituzione basata su un accordo o una convenzione tra le parti, che domani si può ridefinire o mettere via, ma una realtà naturale che come tale non si discute, si accetta e con cui si devono fare i conti. Una realtà che non conosce divenire o in mutamento: l’Evoluzionismo, teoria che sempre di più mostra le sue fragilità e incoerenze anche in campo biologico, come mostrano i più recenti sviluppi scientifici, tanto più non regge di fronte ad una realtà sociale connaturata all’uomo, che ha sempre accompagnato la storia e le diverse espressioni culturali umane, e della quale la biologia è solo uno dei tanti aspetti costitutivi. La famiglia è fondata sul matrimonio, cioè sulla libera adesione di un uomo e una donna, perchè la società richiede per la sua stessa sopravvivenza la garanzia dell’unità, e la famiglia è quella che nel nel suo momento costitutivo offre l’impegno e la promessa di un patto definitivo senza condizioni. Questa caratteristica di “definitivo” non è solo un’esigenza dell’essere umano, ma di tutta la compagnie sociale, che altrimenti andrebbe (e infatti va) verso la disgregazione, la frammentazione, l’isolamento, l’impoverimento e la sopraffazione del più forte sul più debole.

La famiglia, come ambiente privilegiato finalizzato al sano sviluppo sociale della persona, è la garanzia per la crescita di uomini e donne consapevoli e maturi, di cittadini capaci di contribuire alla prosperità e al buon funzionamento del corpo sociale. La società trova il suo valore nell’essere a servizio della piena realizzazione dei suoi membri, ma non può adempiere pienamente alla sua funzione se il suo componente base, la famiglia, non si trova in una condizione di salute e benessere. Se la società non agevola le famiglie, non le protegge con leggi giuste, non ne tutela l’unicità, non ne facilita la vita, è una società che si suicida perchè impedisce alle sue stesse cellule la sopravvivenza. Una società che equipara alla famiglia qualsiasi cosa (“L’importante è amarsi”) è come un organismo che quipara germi, virus e batteri alle cellule sane del proprio corpo. No, l’importante non è amarsi, l’importante è amarsi tra un uomo e una donna, esprimendo un patto di indissolubilità, aperti alla procreazione e coscienti degli obblighi di mutuo aiuto e di educazione dei figli. Se togliamo alla famiglia le sue esclusive e la paragoniamo a qualsiasi altra forma di convivenza, la famiglia viene meno, si dissolve nell’ambiguità del tutto-e-niente, la società collassa.

E che queste non siano belle parole disincarnate e astratte, è testimoniato da semplici osservazioni. Intanto sul versante meramente individuale, solo chi è in autentica mala fede può negare quanta sofferenza porti l’abbandono della corretta visione della famiglia. Chi esce dall’alveo della famiglia naturale deve mettere in conto di disseminare la sua strada di morti e feriti. Il progressivo collasso della famiglia non sembra essere estraneo al parallelo aumento di depressioni, disagio, isolamento sociale, fuga nelle dipendenze. Ma anche su versante economico dobbiamo riconoscere di aver inseguito dei falsi miti. Viziati da decenni di propaganda Malthusiana abbiamo sviluppato la convinzione che ogni male derivasse dall’aumento di popolazione. Enormi risorse sono state spese per combattere la natalità e minare l’esistenza stessa della famiglia. E invece dobbiamo verificare, per esempio osservando il virtuoso esempio dell’Ungheria, che proprio investire sulla famiglia e sulla vita significa generare ricchezza, aumentare il benessere e avviare un potentissimo processo di sviluppo. Non è vero, come si pensava un tempo, che solo le floride condizioni economiche portino ad un aumento demografico, è invece vero il contrario: l’aumento demografico conduce ad una crescita della ricchezza. E l’aumento demografico non significa accontentare i capricci dei ricchi e viziati che vanno a comprarsi i figli sfruttando il bisogno di povere donne affittando il loro utero, ma è sostenere la famiglia naturale, metterla in condizione di fare più figli e allevarli serenamente sentendosi sostenuta dallo Stato.

Politica integrata, contro l’emanazione di leggi e provvedimenti slegati tra loro, applicate su singoli comparti, magari per accontentare esigenze particolari e completamente parcellizzate. C’è bisogno di uno sguardo ampio, con un progetto di rilancio a lungo termine incardinato sulla ripresa del paese ripartendo dalla famiglia: la sanità pubblica deve offrire alla famiglia strutture e servizi immediatamente e facilmente fruibili, un servizio capillare alla promozione della vita, un programma di prevenzione a lungo termine delle dipendenze. L’Istruzione deve uscire dalla demagogia e dell’approccio ideologico, deve abbandonare un approccio troppo localizzato con un’autonomia esasperata e autoreferenziale, deve liberarsi dalla logica fumosa e ambigua dei “progetti”, per abbracciare una formazione solida di base, con dei programmi veramente praticabili, chiari e definiti, per una cultura condivisa e diffusa su tutto il territorio nazionale. Le famiglie devono poter scegliere liberamente tra scuola pubblica e scuola privata, senza aggravio economico. Il lavoro deve essere rispettoso delle esigenze della famiglia, dei doveri di educazione dei figli, del tempo familiare. Siamo contro un lavoro che occupa ogni spazio, che violenta l’intimità familiare, che calpesta ogni festa, che obbliga a qualsiasi ricatto. Soprattutto le donne, che spesso si ritrovano a dover scegliere tra lavoro o famiglia senza alcuna tutela dello Stato, devono essere sostenute e tutelate. Il Progetto del Reddito di Maternità del Popolo della Famiglia, da questo punto di vista è emblematico. È una proposta intelligente e lungimirante che ha come obiettivo il futuro del paese e che coglie come volano la promozione della natalità. È una legge al servizio della Famiglia, che permette alle donne di vivere la maternità in piena libertà sapendo di poter contare sul sostegno pubblico che riconosce loro un ruolo sociale fondamentale. Non sono soldi buttati a pioggia nella totale assenza di progettualità e di significato valoriale. Non è elemosina pubblica con la sola prospettiva di essere ricordati alle prossime elezioni. È una legge che porta con sé un investimento sociale, un significato valoriale, una prospettiva economica di tutto rispetto. Cultura e visione tradotti in una Legge di un solo articolo.

Oggi si richiede all’Italia una classe di governo che non brancoli nel buio nella propria indeterminatezza, che non viva alla giornata cambiando opinione ogni mattina, fiutando l’aria che tira dall’ultimo tweet. Serve una visione politica integrale che metta al centro la Famiglia. 29 milioni di cittadini sposati abbandonati a loro stessi dagli sbandieratori di rosario, sbandieratori che contemporaneamente sostengono leggi anti-famiglia e anti-vita, sbandieratori che non fanno nella per la natalità però acchiappano voti pretendendo di impedire che gli stranieri vengano ad occupare il vuoto lasciato dagli italiani non nati. Ipocriti al potere, mentitori senza pudore tracimati dalla padania all’Italia come se niente fosse, come fosse un cambio di felpa.

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28/03/2019
2010/2019
S. Maria Bertilla Boscardin

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