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di Raffaele Dicembrino

Frate Emiliano Antenucci: Non sparlare degli altri

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Frate Emiliano Antenucci lavora per il bene ed il bello tutti i giorni. Ha scelto un cammino non semplice in una società come la nostra dove le bocche sono spalancate e le orecchie chiuse.Lui ci consiglia la preghiera ed il silenzio e lo fa con tutto il cuore. In questi giorni è in uscita un’altro suo scritto importate, un libro che ci invita alla riflessione ed il cui titolo non ammette incomprensioni o dubbi “Non sparlare degli altri” della casa editrice Effatà.

Quando sparliamo degli altri, togliamo loro il volto della Bellezza di Dio e mettiamo loro la maschera della bruttezza del male. Diventiamo «brutti» anche noi, nel guardarci allo specchio sporchi del sangue del fratello che abbiamo ucciso con la lingua. Riflessioni spirituali, citazioni di autori e parole del Papa per non cadere in tentazione.

Ho chiesto a frate Emiliano perché il silenzio è così importante e lui mi ha risposto così!

Il silenzio è importante perché siamo “malati” dal rumore dei media, delle parole, del chiasso e della confusione. Il silenzio è ordine, bellezza, armonia, pace. Dal silenzio nasce tutto: la scrittura, la musica, il cinema, il teatro etc. Dal Silenzio nasce la Parola e le parole. 2)Nella società del “frastuono” anche delle opinioni è fondamentale la “sospensione del giudizio”. Il saggio è colui che sà quello che dice, non dice quello che sa. Ogni parola deve essere ponderata dal silenzio, dall’ascolto e dalla prudenza. Sparlare degli altri è lo sport più praticato al mondo, ma è un peccato di lingua che ferisce più della spada.

E’ lui stesso ad invitarci ad alcune riflessioni!

Ma voi pregate la Madonna del Silenzio? Ma voi sapete che la Madonna del Silenzio ci protegge tutti… per non diventare chiacchieroni. Qualcuno o qualcuna di voi è chiacchierone? No? Quando ti viene la voglia di chiacchierare morditi la lingua e prega la Madonna del Silenzio. Vi siete spaventati eh? Niente chiacchiericcio: quando esce il chiacchiericcio va fuori la Madonna, o la Madonna o il chiacchiericcio, dovete scegliere» (Colloquio di Papa Francesco con l’equipe della Vergine del Silenzio di Fra Emiliano Antenucci al termine dell’udienza di mercoledì 7 novembre 2018).

Il chiacchiericcio è un “atto terroristico”, perché tu con la chiacchiera butti una bomba, distruggi l’altro e te ne vai tranquillo! Per questo, occorre custodire la fraternità sacerdotale. Per favore, niente chiacchiere. Sarebbe bello mettere un cartello all’entrata: “Niente chiacchiere”. Qui [nel Palazzo Apostolico] c’è l’immagine della Madonna del Silenzio, all’ascensore al piano terra; la Madonna che dice: “Niente chiacchiere”. (papa Francesco, Discorso alla comunità del Pontificio Collegio Pio-Brasiliano di Roma, Sala del Concistoro, Sabato, 21 ottobre 2017)

A una donna che si accusava di frequenti maldicenze, San Filippo Neri domandò: “Vi capita proprio spesso di sparlare così del prossimo?”. Molto spesso, Padre”, rispose la donna. “Figliola, il vostro errore è grande. E’ necessario che ne facciate penitenza. Ecco cosa farete: uccidete una gallina e portatemela subito, spennandola lungo la strada da casa vostra fin qui”. La donna ubbidì, e si presentò al santo con la gallina spiumata. “Ora”, le disse Filippo, “ritornate per le strade attraversate e raccogliete ad una ad una le penne della gallina…”. “Ma è impossibile, Padre”, ribatté la donna; “col vento che tira oggi non si troveranno più”. “Lo so anch’io”, concluse il santo, “ma ho voluto farvi comprendere che se non potete raccogliere le penne di una gallina sparpagliate dal vento, come potrete riparare a tutte le maldicenze gettate in mezzo alla gente, a danno del vostro prossimo?”. Papa Francesco tra i bellissimi discorsi che fa nel suo magistero insegna di: “Non sparlare degli altri!”. Frase che il Santo Padre ha scritto autografandola dietro l’originale della Vergine del Silenzio che ho. Salvo Noè, nel suo bellissimo libro Vietato Lamentarsi scrive: “Perché ci lamentiamo? Perché siamo abituati a farlo, perché siamo insoddisfatti nella vita e perché è un meccanismo efficace per manipolare gli altri”. Quando diventiamo “criticoni” sporchiamo il mondo e l’immagine bella di Dio che c’è in ogni persona. Alle persone giudicandole gli togliamo il volto della Bellezza di Dio e gli mettiamo la maschera della bruttezza del male. Diventiamo “brutti” prima noi nel guardarci allo specchio con il sangue del fratello che abbiamo ucciso con la lingua e il Signore, come per Caino, ci chiederà: “Dov’è tuo fratello?”. La risposta potrà essere la rabbia o la nostra confessione di perdono e di misericordia verso noi sessi e verso la persona che abbiamo “ammazzato” con la spada della lingua. Chi non ti conosce in profondità, ti giudica, invece chi ti conosce sul serio, ti ama e al massimo ti corregge, cioè “regge insieme a te” il tuo errore e il tuo peccato. Perché giudichiamo con severità? Per ignoranza di umanità, per ignoranza dell’altro, per la mancanza di rispetto, perché ci sentiamo superiori e “giusti” nel dire chi è buono e chi è cattivo (questo è un mito, siamo tutti buoni e siamo tutti cattivi dentro di noi). Sappiamo la storia di Caino e Abele, è una storia della Bibbia, ma che non ha un “happy end”, ma risvolto non umano e non evangelico. Perché Caino ammazza Abele? Per invidia “sorella stretta” della rabbia, dell’ira e della superbia: madre di tutti i vizi. Alla fine della vita il Signore non ci chiederà se siamo stati credenti, se abbiamo fatto tante opere e cose buone, o aiutato tante gente, ma se siamo stati credibili, cioè testimoni della Luce e dell’Amore e ci chiederà quanto amore abbiamo messo nelle cose che abbiamo fatto. I “like” di Dio saranno sull’intensità di come abbiamo amato e se abbiamo fatto le cose per la Sua gloria e non per la nostra gloria, vanità, avarizia e orgoglio. Quanta invidia nella società, nel mondo del lavoro e della scuola, dentro la chiesa e tra le persone. Gli antidoti e le medicine contro lo sparlare degli altri sono: la preghiera, il perdono, il non guardare gli altri, ma se stessi (conoscenza profonda di se stessi davanti a Dio). Guardare “la trave nel proprio occhio e non la pagliuzza nell’occhio degli altri”, perché molte volte come dice un proverbio: “il bue dice cornuto all’asino”, forse perché non vede le sue corna (cioè i suoi difetti) e lo vuole trovare negli altri, altri medicinali sono: la misericordia, il dialogo, la relazione vera e autentica. Il mondo non lo salva la politica, l’economia, i grandi della terra, le conferenze e le prediche, ma il mondo è salvato dalle nostre relazioni con le persone che devono essere profonde, sagge, belle e che fanno crescere umanamente e spiritualmente. Bisogna essere molto discreti e prudenti, avere un senso di giustizia nei rapporti (non fare preferenza di persone, ma le uniche preferenze sono i piccoli, i poveri, i malati e gli ultimi). Non dobbiamo fare l’investigatore privato di nessuno, ma ascoltare e accogliere con tanta pazienza e perdono, guardando Gesù paziente e misericordioso sulla croce.Che cosa fanno nelle mondo le formiche? Che cosa fanno nel mondo le api? Che cosa fanno nel mondo le farfalle? Nessuno lo sa, perché sono piccoli esseri e che non li vediamo. Eppure le formiche, secondo la leggenda possono portare 3 volte il loro peso, ma vedendo un documentario su di loro ho scoperto che possono portare dalle 200 alle 300 il loro peso. Le formiche lavorano in silenzio notte e giorno per la costruzione del formicaio e sorreggono il mondo. Come si fa a criticarle? Oppure le api, c’è una perfezione e un’architettura naturale meravigliosa e straordinario, pensiamo a tutti i prodotti delle api. Come si fa a giudicare le api? Pensiamo alle farfalle, se togliamo dal mondo le farfalle togliamo la bellezza con tutta la loro leggerezza e libertà. Ci sono tante persone che sono come delle formiche, delle api e delle farfalle. Dio solo conosce il cuore dell’uomo e le sue azioni, l’uomo guarda l’apparenza che molte volte inganna, illude, fa mettere un marchio ad una persona senza neppure la conosciamo. Il pettegolezzo, la mormorazione e lo sparlare degli altri ci danno la tristezza nel cuore e nel volto. Un proverbio ebraico dice: “La tristezza chiude le porte del cielo, la preghiera le apre, la gioia le abbatte”, dobbiamo sentirci amati da Dio continuamente questo è il segreto per vivere. Il silenzio è un percorso sensibile e spirituale che parte dall’orecchio, giunge alla bocca, va a finire alla mente e arriva al cuore. L’orecchio è l’organo per eccellenza dell’ascolto. Nella Bibbia è ricorrente l’espressione: «Ascolta, Israele!», come caratteristica dell’atteggiamento dell’uomo verso Dio, e del discepolo verso Cristo. «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore» (Dt 6,4). La bocca è l’organo della comunicazione e della comunione. «Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo» (Gc 1,19-26). La mente è la sede dei pensieri. «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9). B Cuore. Il cuore è l’organo della vita affettiva ed emotiva. Nella Bibbia ce lo presenta come il vero centro della persona. Se «Dio è in noi» (Ger 14,9), il cuore costituisce il luogo privilegiato della sua dimora: «Cristo per la fede abita nei nostri cuori» (Ef 3,17). «Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,5). (pag.180-181, Il cammino del silenzio).

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04/04/2019
2504/2019
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